Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica

Mario Calabresi non si nasconde più. E, a domanda precisa, durante un incontro alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi (zona sud-est di Milano, contesto che più progressista non si potrebbe), il 22 luglio ha confermato la sua voglia di candidarsi a sindaco di Milano: «Sì, ci sto pensando. Mi piacerebbe fare la mia parte. Alla tanta gente che me lo chiede per strada, io rispondo che sì, io ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano, ci tengo». Calabresi, quindi, successore di Beppe Sala alla guida della cosiddetta capitale economica e morale del Paese.

L’ex direttore di Stampa e Repubblica scende in campo?

Uno scenario che avrebbe assolutamente senso, essendo Calabresi stato anche direttore dei quotidiani La Stampa e la Repubblica con un piglio pro Pd perfetto per scendere in campo. Solo che Calabresi è pure ceo ed editor in chief a Chora News, la testata giornalistica di Chora, e azionista di Be water, la holding che controlla Chora media, Will, Cronache di spogliatoio, la casa di produzione Be water film e molto altro.

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Beppe Sala e Mario Calabresi (foto Imagoeconomica).

La Be water nel giro dell’ultimo anno e mezzo è stata sepolta dai soldi di Tether. Un investimento di oltre 41 milioni di euro (per controllare il 38 per cento, mentre il 40 per cento rimane nelle mani di Guido Maria Brera) da parte di una società, Tether appunto, fondata da Giancarlo Devasini e Pierce Brock, il cui ceo è Paolo Ardoino, con una capitalizzazione da 184 miliardi di dollari, che ha chiuso il 2025 con utili per oltre 10 miliardi di dollari, dopo i 13 miliardi di dollari di utili del 2024.

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Guido Maria Brera (foto Imagoeconomica).

Tether emette la criptovaluta Usdt, la stablecoin più usata al mondo (soprattutto in Turchia e in Argentina), agganciata al dollaro e con riserve in oro per 140 tonnellate conservate in un forziere anti-atomico in Svizzera per un controvalore di 17,4 mld di dollari.

Tether, simpatie mai nascoste per Trump

Devasini e Ardoino non hanno mai nascosto le loro simpatie per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al punto da investire 775 milioni di dollari in Rumble, il social diretto concorrente di YouTube che aveva accolto lo stesso Trump quando era stato messo al bando da Meta e dal Twitter pre Elon Musk.

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Tether (Ansa).

Come si concilierà, quindi, l’anima progressista del Calabresi giornalista e pensatore con l’anima capitalista del Calabresi azionista al 3 per cento di una società, Be water, che nell’arco di un anno e mezzo è passata dall’essere valorizzata 100 milioni di euro, salendo poi a 150 milioni a inizio 2026 (in base alle operazioni di scambio di azioni per l’acquisto di Cronache di spogliatoio), fino ai 200 milioni di euro complessivi di fine giugno (con aumento di capitale riservato a Tether per 30,8 milioni di euro)?

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Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether (Imagoeconomica).

Di sicuro l’affare l’ha fatto Guido Brera. Pure lui libero pensatore progressista ma con l’anima da finanziere che, come raccontato nel suo libro (poi diventato serie di Sky), non solo ha frequentato I Diavoli della City londinese, ma ne ha anche fatto parte.

Brera ha incrociato anni fa Devasini…

Bazzicando spesso i territori svizzeri, con la scusa della sua passione per la montagna, Brera ha incrociato anni fa Devasini, il socio fondatore di Tether. Addirittura, raccontano fonti informate, Valentina Picozzi, compagna di Devasini, e Caterina Balivo, moglie di Brera, sarebbero conoscenti piuttosto affiatate. E in più di un’occasione, anche a Lugano, Brera ha intervistato pubblicamente Ardoino, il ceo di Tether. Un lavoro ai fianchi che però ha fruttato 41 milioni di euro freschi freschi investiti su Be water.

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Giancarlo Devasini, creatore di Tether (Imagoeconomica).

Quelli di Tether sono filo-trumpiani? Da un lato chi se ne importa, perché per lo sviluppo di Be water ci vogliono soldi, e non si può stare a guardare il capello, come dicono a Roma, patria natia di Brera.  Poi, però, c’è anche la grande capacità di Brera di rigirare la frittata. E, a domanda diretta sul tema, ha risposto: «Tether filo-trumpiana? Diciamo che io ho una percezione diversa: Tether è una società su scala globale, punta alla disintermediazione, è open source, e ha consentito a centinaia di milioni di persone senza un conto corrente in banca di proteggersi dall’inflazione, di conservare il loro potere di acquisto e di trasferire i soldi in modo meno oneroso. Tether ci lascia assoluta libertà di stampa, i soci fondatori sono amanti della libertà, e Tether stessa è una società moderna perché, citando il sociologo Luciano Gallino, crea valore, non estrae valore. E questo per me è dirimente». Un maestro.