Il “Caso don Gentile” e una solidarietà che divide la comunità

Il “Caso don Gentile”: tra ombre non chiarite e l’appello a una solidarietà che divide la comunità Ci sono vicende in cui il confine tra la sfera morale e il dovere pastorale si fa così sottile da spaccare in due l’opinione pubblica. È quello che sta accadendo attorno alla figura di don Gentile, un profilo sacerdotale finito di recente al centro di una fitta nebbia di indiscrezioni, dubbi e mezze verità non ancora del tutto chiarite, ma che oggi torna a far parlare di sé per una richiesta esplicita: quella di una “catena di solidarietà” e vicinanza, La domanda che rimbalza tra i banchi delle chiese e le piazze della comunità è tanto semplice quanto dolorosa: è possibile (e giusto) concedere fiducia e sostegno a una figura su cui pendono ancora troppi punti di domanda? Le ombre di una vicenda poco chiara Allo stato attuale, la ricostruzione di ciò che orbita attorno a don Gentile assomiglia a un mosaico a cui mancano i tasselli fondamentali. Le voci si rincorrono, alimentate dal silenzio – talvolta strategico, talvolta imbarazzato – dei vertici diocesani. In questo scenario di incertezza, l’opinione pubblica si trova disorientata. La mancanza di comunicazioni ufficiali, limpide e tempestive, anziché proteggere la figura del sacerdote o la sensibilità dei fedeli, ha finito per generare il peggiore dei mostri comunicativi: il sospetto sistematico. L’appello alla solidarietà: scudo o autentica richiesta d’aiuto? In questo clima già surriscaldato, la richiesta di solidarietà giunta nelle ultime ore ha finito per gettare benzina sul fuoco. C’è chi legge in questo appello un tentativo di “fare cerchio”, una mossa difensiva per blindare il sacerdote dietro l’affetto della sua storica comunità e silenziare le critiche. Resta il fatto che chiedere un sostegno senza prima aver fatto totale chiarezza sui fatti rischia di suonare, per molti, come una forzatura. La vicenda di don Gentile mette a nudo la fragilità dei legami comunitari quando vengono messi alla prova dal dubbio. Se la solidarietà è uno dei pilastri dell’esperienza cristiana e sociale, essa non può però viaggiare disgiunta dalla verità e dalla trasparenza. Finché non verranno fornite risposte chiare e definitive sui comportamenti e sulle responsabilità di don Gentile, qualunque appello al sostegno rischia di rimanere monco, dividendo ulteriormente i fedeli tra “colpevolisti” arroccati e “innocentisti” a prescindere. La comunità ha il diritto di stringersi attorno ai suoi pastori, ma ha prima di tutto il diritto di sapere, con assoluta certezza, chi sta sostenendo. Ossia è vero o no che don Gentile indirizza sacerdoti a fare polizze presso l’agenzia della sorella? E’ vero o no che per una amicizia particolare un giovane montorese ha scalato vette all’interno di Salerno Opera e che il padre di questi sta eseguendo lavori presso l’ex istituto Cristo Re? Calunnie o verità a cui il Vescovo non risponde anzi porta solidarietà al don Gentile a quel don Gentile che fa il brutto e cattivo tempo con tanti sacerdoti non schierati? Ora però tramite il suo Diacono chiede solidarietà quella solidarietà che forse per tanti preti cacciati dalle parrocchie non vi è stata nessuna solidarietà. La paternità di cui parla il diacono di don Gentile dovrebbe essere prerogativa di tutti e non solo dei sacerdoti vicino a lui. Il problema vero resta il silenzio di un Vescovo che si è trincerato tra le mura di Via Roberto il Guiscardo senza dare risposte. Sia giunto il momento forse si fare chiarezza se si vuole il bene di questa Diocesi altrimenti meglio cambiare aria. La visione è ben altra il fallimento in ambito pastorale.

L'articolo Il “Caso don Gentile” e una solidarietà che divide la comunità proviene da Le Cronache.