La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica

Tutti assolti, tutto finito? Non proprio, per quanto il fatto che il giudice stabilisca che «il fatto non costituisce reato» rappresenta una pietra miliare di questa lunga vicenda. Dopo tre anni di inchieste e titoloni giornalistici, la prima sentenza riguardante uno dei tanti filoni sull’urbanistica milanese ci traghetta dal terreno della polemica a quello della verità giudiziaria. La vicenda riguarda il grattacielo di 24 piani e alto 82 metri Torre Milano di via Stresa, quartiere Maggiolina, a Nord della città, tirato su sopra due edifici demoliti. Progetto iniziato nel 2018, indagini partite tra il 2022 e il 2023. Secondo le accuse, l’edificio era stato costruito come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Ma adesso, dopo che i giudici si sono espressi, come cambia la percezione su questo procedimento?

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica

Mancanza degli elementi soggettivi del reato

La verità, giova ricordarlo, è ancora molto parziale: non solo siamo al primo grado di giudizio del primo processo, ma ancora mancano diversi giorni alla pubblicazione delle motivazioni. Il solo dispositivo non ha sgombrato completamente il campo dai dubbi, nemmeno con l’appendice del dettagliato comunicato con il quale il presidente del tribunale Fabio Roia ha spiegato la ratio del provvedimento, in gran parte dovuto alla mancanza degli elementi soggettivi del reato. In buona sostanza, le norme sono state applicate secondo una prassi consolidata nel tempo, a fronte di pronunce giudiziarie vetuste, spesso contraddittorie e che hanno comunque orientato le scelte del Comune a fronte di tante pronunce del Tar in precedenti casi simili.

Perché bisogna attendere le motivazioni

C’è chi ha tradotto la spiegazione di Roia in modo piuttosto brutale: «È stato commesso un reato, ma li hanno assolti perché non se ne rendevano conto». Decisamente fuorviante. L’elemento soggettivo del reato non è un ammennicolo trascurabile, ma corrisponde alla consapevolezza di violare la legge, prevista dal nostro Codice come causa sine qua non per la condanna. Nel caso di specie risulta che tutte le parti in causa abbiano cercato di orientarsi al meglio in un dedalo normativo di difficile interpretazione.

Scontro tribale fra indignati e chi pretende le scuse

Ovviamente, la reazione dei social è stata apodittica. Nell’era della polarizzazione è sembrato naturale dividersi tra gli indignati che lamentano una presunta impunità dei potenti e i sostenitori dell’amministrazione, che invece invocano le scuse e – magari la pubblica penitenza – di ogni voce critica. Ci mancava giusto l’ennesima riedizione del conflitto politica-magistratura, un quarto di secolo dopo Tangentopoli.

Ancora molte famiglie che hanno comprato casa e sono fuori

Per quanto non sia di gran moda, bisogna invece discernere ogni elemento del caso con un atteggiamento molto cauto, soprattutto nel rispetto delle tante persone che da questa vicenda hanno ricevuto un danno, più o meno diretto. A differenza di altri palazzi e cantieri finiti sotto indagine, Torre Milano è già abitata. Ma ci sono diverse famiglie che hanno comprato casa in perfetta buona fede e che, dopo lo scoppio delle varie inchieste, ancora non possono godere del frutto dei risparmi di una vita. Ora, grazie a questa sentenza, sono tornate a sperare in uno sblocco della loro situazione.

Sentenza di merito: quanto può condizionare gli altri processi?

La sentenza emessa riguarda un giudizio di merito e quindi, benché tecnicamente faccia giurisprudenza, non può condizionare i successivi processi di pari livello. Diverso sarebbe stato, ovviamente, nel caso di una pronuncia della Cassazione, ma fino a qui la partita si deve considerare ancora aperta. Le difese hanno messo a segno un canestro da tre punti, questo è indubbio, ma non certo un colpo che cambia le sorti del match nell’ultima frazione di secondo.

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
Beppe Sala e Stefano Boeri (Imagoeconomica).

Anche il filone del 2025 è stato ridimensionato dal Riesame

Lo si comprende bene analizzando la posizione di chi era imputato in questo processo e lo è anche in altri: sancito il fatto che nel caso di via Stresa abbia agito nella convinzione di non violare la legge, sarà più complesso sostenere il contrario per altri processi. Ma più complesso, si badi bene, non significa impossibile. A luglio 2025 si è tornati a parlare dell’inchiesta sull’urbanistica, anche se – di nuovo – poi il Riesame ha ridimensionato il lavoro della procura, parlando di «nessuna prova del patto corruttivo».

Non vengono contestati episodi di corruzione

Ogni singola fattispecie dovrà essere esaminata a parte e, se nel caso di Torre Milano non sono stati ravvisati reati, nulla garantisce che non potranno essere individuati e sanzionati in altri processi. Un tema certamente rilevante è che – almeno a quanto finora emerso – non vengono contestati episodi di corruzione, fattore che propende a favore di chi sostiene che le scelte sono state adottate per il bene comune, giuste o sbagliate che fossero.

Il tema da affrontare dovrebbe essere quello politico

Proprio questo è il nodo fondamentale: la vicenda penale faccia pure il suo corso, coi tempi biblici che le sono propri, ma il tema da affrontare con la massima urgenza dovrebbe essere quello politico. Anche dando per scontato che tutti abbiano agito sempre e solo nell’interesse della collettività, è stato giusto perseguirlo cercando di attirare investimenti privati anche con quelli che molti hanno definito «regali»?

La città che non sa più discutere: e nel 2027 si vota…

In questo sterile scambio di veleni tra chi appiccica etichette di inaffidabilità ai magistrati o, alternativamente, ai pubblici amministratori, manca un serio confronto politico sulla città che si appresta alle elezioni, in calendario nel 2027. Una marcia di avvicinamento iniziata molto prima del solito, segno tangibile della spossatezza dell’amministrazione in carica, e decisamente povera sul piano dei contenuti.

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
Pierfrancesco Majorino (Imagoeconomica).

Le riflessioni si spostano sulla competizione interna al centrosinistra

La parola “discontinuità” ha fatto venire l’orticaria ai più permalosi, mentre il netto divario nei sondaggi a favore del centrosinistra sposta le riflessioni più sulla competizione interna per chi dovrà ereditare la poltrona di Beppe Sala, invece di una seria riflessione sul futuro da prospettare ai milanesi. Ed è, al contrario, ciò che più serve a una città che si appresta a cambiare ciclo dopo due mandati dell’amministrazione in carica.