A distanza di 44 giorni, dopo Pagani, anche Sarno cede il passo. Il Consiglio dei ministri, infatti, delibera lo scioglimento dell’ente di Palazzo San Francesco per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata. Il provvedimento, proposto dal ministero dell’Interno al termine di un lungo iter ispettivo portato avanti dalla prefettura di Salerno, riporta l’Ente di Palazzo San Francesco sotto gestione commissariale a distanza di 33 anni dal precedente scioglimento avvenuto a giugno 1993. La decisione arriva dopo l’attività della Commissione d’accesso nominata dal prefetto di Salerno, Francesco Esposito, su delega del Viminale, insediata a Palazzo San Francesco il 15 settembre scorso. A richiedere l’invio della commissione d’accesso, il deputato di Forza Italia, Pino Bicchielli, su sollecitazione della consigliera comunale Maria Rosaria Aliberti, capogruppo di Forza Italia. Bicchielli infatti ha più volte interpellato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: la prima interrogazione, presentata a marzo 2025, in merito all’indagine della Guardia di Finanza di Salerno che aveva portato all’arresto di 28 persone, tra cui Massimo Graziano, ritenuto a capo di un’associazione a delinquere dedita a usura, estorsione e altri reati, e l’avvocato Rubina Pignataro, moglie di Graziano e membro del nucleo di valutazione del Comune di Sarno. L’organismo, composto da Gabriella D’Orso, dal dirigente della polizia di Stato in quiescenza, Roberto Di Legami, e dal funzionario del ministero dell’Interno, Antonio Arangio, aveva inizialmente tre mesi di tempo, poi prorogati fino al 15 marzo scorso, a causa della complessità degli accertamenti. Le verifiche hanno riguardato atti amministrativi, procedure urbanistiche, appalti, affidamenti, concessioni e l’intera attività dell’ente, con l’obiettivo di accertare eventuali collegamenti tra amministrazione e contesti riconducibili alla criminalità. La relazione finale è stata trasmessa al ministero dell’Interno – diretto da Matteo Piantedosi -, che ha successivamente formulato la proposta di scioglimento poi accolta dal Consiglio dei ministri. Lo scioglimento segna la fine dell’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Squillante, eletto nel giugno del 2024 dopo la conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa di Giuseppe Canfora. L’esecutivo di Squillante (assessore con la vecchia amministrazione, ndr) nato con l’obiettivo dichiarato di avviare nuova fase politica ma si è interrotto dopo circa due anni con l’arrivo della commissione prefettizia. Sotto la lente d’ingrandimento era finito l’incarico all’avvocata Rubina Pignataro. La professionista era componente del Nucleo di valutazione, che avrebbe dovuto ricoprire fino al 2027. La decisione del sindaco di rimuoverla è arrivata in seguito agli sviluppi giudiziari che, nel marzo 2025, hanno visto la professionista al centro di un’inchiesta della Guardia di Finanza e di un’indagine, coordinata dalla Procura Antimafia di Salerno, che hanno portato all’emissione di una misura interdittiva di nove mesi nei confronti della Pignataro, moglie di Massimo Graziano, ritenuto a capo delle attività illecite già condannato nel 2013 per associazione mafiosa e ritenuto vicino all’omonimo clan camorristico attivo nella Valle del Lauro (Avellino). Secondo l’accusa, l’avvocato Pignataro avrebbe avuto «un ruolo chiave nella gestione di denaro proveniente da attività illecite, con l’ipotesi di reato di riciclaggio». Per quell’inchiesta erano state emesse 28 misure cautelari. A seguito degli sviluppi investigativi, il sindaco ne ha disposto l’immediata revoca dell’incarico, richiamando nel decreto «la necessità di tutelare l’interesse pubblico, garantire il regolare funzionamento del Nucleo di valutazione e preservare l’immagine e la credibilità dell’ente». Un incarico che ha portato a sollevare mille polemiche, portando il caso in Parlamento. Con il nuovo decreto del Presidente della Repubblica, che darà esecuzione alla deliberazione del Consiglio dei ministri, il Comune sarà affidato a una commissione straordinaria nominata dal ministero dell’Interno. Ai commissari spetterà il compito di garantire la continuità dei servizi pubblici, verificare la regolarità dell’attività amministrativa, rafforzare i controlli interni e ripristinare le condizioni di legalità e buon andamento dell’ente. La gestione commissariale durerà tra i 18 e 24 mesi. Poi si tornerà al voto.
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