Il lavoro di ricucitura di Marco Rubio, segretario di Stato americano da giovedì in Italia per un denso giro diplomatico fra Vaticano e Roma, potrebbe essere parecchio complicato, forse persino insufficiente, dopo le ultime sortite di Donald Trump. O meglio, precisiamo: il Papa vive secondo altre coordinate e altri canoni, poco gli importa se Trump continuerà a insultarlo e ad attaccarlo; il dialogo, almeno da parte del Vaticano, non si fermerà. Sarebbe ontologicamente impossibile il contrario. Il che non significa che il Papa smetterà di intervenire a favore della pace (si è parlato, durante l’udienza, anche di Cuba, proprio mentre gli Stati Uniti adottavano nuove sanzioni).

Meloni ha capito che di Trump non ci si può fidare del tutto
Diverso il discorso per quanto riguarda il governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembra aver raggiunto la consapevolezza che di Trump non ci si può fidare del tutto. D’altronde il presidente degli Stati Uniti, nei fatti, cerca di indebolire sistematicamente il progetto europeo, nonostante a parole rivendichi l’interesse ad avere un’Unione Europea più forte.

Il problema è che per Trump l’Ue è forte se gli dà ragione, se sostiene acriticamente le sue sortite. Anche a Palazzo Chigi, sponda Fratelli d’Italia, paiono averlo compreso molto bene. Così come sembrano aver compreso il giochino in corso da parte del mondo MAGA nei confronti dell’Italia.
L’intervista di Salvini a BreitBart rilanciata da Trump
Qualche giorno fa è uscita su BreitBart News, quotidiano estremista di destra co-fondato da Steve Bannon – principe delle tenebre del trumpismo ed ex stratega della Casa Bianca durante il primo mandato – un’intervista a Matteo Salvini realizzata a febbraio. Un’intervista in cui il capo della Lega s’acconcia a primo tifoso di Trump e della sua amministrazione. Grandi elogi per come l’amministrazione americana affronta la questione dell’immigrazione, grandi elogi per la battaglia culturale di Trump, un’evoluzione, dice Salvini, rispetto al primo mandato. Merito anche di J.D. Vance, dice Salvini, esaltato da BreitBart e dallo stesso Trump che su Truth Social ha rilanciato la sua intervista. Per Bannon e soci, Meloni non è l’alleata più affidabile, è troppo europeista, troppo mainstream e il mondo MAGA cerca altri alleati.

Dopo la caduta di Orbán, Donald cerca altri alleati europei
D’altronde la rotta trumpiana era stata individuata nell’ultima strategia sulla sicurezza nazionale pubblicata l’anno scorso. Le questioni più importanti che l’Europa deve affrontare «includono le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la repressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi. Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile entro 20 anni o meno». L’amministrazione Trump, convinta com’è di poter esportare il trumpismo all’estero, è particolarmente interessata a «coltivare la resistenza alla traiettoria attuale dell’Europa all’interno delle nazioni europee». Un vero peccato che Viktor Orbán, sostenuto da Trump e Vance in prima persona, non possa più essere la quinta colonna del trumpismo in Europa. Sicché servono altri alleati. Alleati disponibili a rivedere i canoni europei riadattandoli all’ideologia MAGA.

La sintonia tra il presidente Usa e il segretario della Lega
D’altronde secondo Trump l’Europa sta sbagliando tutto. La Casa Bianca lo ha detto anche nella “strategia antiterrorismo degli Stati Uniti” pubblicata due giorni fa: «I Paesi europei restano i nostri partner principali e di lunga data nella lotta al terrorismo. Il mondo è più sicuro quando l’Europa è forte, ma l’Europa è fortemente minacciata ed è sia un obiettivo del terrorismo sia un terreno fertile per le minacce terroristiche. I terroristi spesso cercano di attaccare le nazioni europee per minare le loro istituzioni democratiche e i loro legami con gli Stati Uniti. Eppure, un conglomerato di attori malvagi – al-Qaeda, l’ISIS, i cartelli e attori statali – ha sfruttato liberamente le frontiere deboli dell’Europa e le risorse antiterrorismo ridotte per trasformare l’Europa in un ambiente operativo permissivo dove tramare contro europei e americani». È inaccettabile che i «ricchi alleati della NATO» possano «fungere da centri finanziari, logistici e di reclutamento per i terroristi. L’Europa ha ancora la possibilità di cambiare il proprio destino individuale e collettivo in materia di antiterrorismo se riconosce la minaccia reale e agisce subito». L’amministrazione Trump ha individuato il responsabile di questa situazione? Ovviamente sì: «L’immigrazione di massa incontrollata è stata il motore che ha alimentato il terrorismo». Che poi è quello che dice Salvini nella sua intervista a BreitBart e nelle sue rinnovate battaglie sovraniste. Tutto si tiene, tutto torna. Meloni è avvisata.

