Camorra-mafia: arriva Raffaele Cantone

di Antonio Manzo

“Per combattere la mafia e contrastarne il potere, bisogna seguire la traccia dei soldi”. Sarà di grande utilità a Rafaele Cantone, nuovo procuratore della Repubblica di Salerno che arriva dalla lotta alla camorra e dall’Anticorruzione nazionale, la lezione principale di Giovanni Falcone. Cantone arriva a Salerno, dove la camorra è diventata mafia. E con il viatico di una lezione giudiziaria e politica di Giovanni Falcone molto attuale per il contesto in cui dovrà operare. Da lunedì mattina, giorno del suo insediamento, sarà chiamato a dirigere una Procura della Repubblica metafora dell’evoluzione criminale di una terrà del Sud. Seguire i soldi a Salerno, provare cioè a ricostruire la trama dei legami tra i codici tipici delle famiglie mafiose intrecciati con una vecchia ma restaurata camorra, documentando i pagamenti, gli scambi di denaro, gli investimenti fruttuosi sul territorio con connivenze politiche da cogliere senza il moralismo delle antimafie a scatti. Si economia nera che governa la società locale che, indisturbata detta legge tra appalti truccati e trafficanti di droga, aste fallimentari, omicidi eccellenti ancor irrisolti come il caso Angelo Vassallo, “amichettismo” universitario ancor inesplorato, l’attitudine nei comuni ad affidamenti di lavori pubblici “sotto soglia” per evitare gare di appalto pubbliche. A Salerno ci sono eccellenze industriali e commerciali ma anche debolezza finanziaria di centinaia di imprese che diventano strada obbligata della criminalità per acquisirne il controllo e rafforzare la loro presenza nell’economia. Salerno è un capitolo denso nelle ricorrenti relazioni annuali dell’Antimafia, spesso con ultradecennale e ripetitiva mappa dei clan criminali e senza alcuna analisi sulla infiltrazione nella società locale e nell’economia. Fin dagli anni Settanta a Salerno la camorra è stata a lungo considerata, erroneamente, una sorta di sorella minore della mafia e della ‘ndrangheta, nonostante le «verità» criminali definite nelle sentenze delle guerre tra clan ma residuamente descritte nella loro ampiezza criminale fatte di centri occulti, reti complottistiche, organizzazioni centralizzate e aliene dal contesto sociale. Ciò rende conto anche della stratificazione in più livelli di questo mondo criminale: «aristocrazia» delle famiglie camorriste, per alcune delle quali si ricostruiscono, attraverso alberi genealogici, attività in vari settori lungo una linea del tempo che ricopre fino a cinque generazioni. Anche gli scioglimenti dei comuni per infiltrazioni camorristiche denotano la presenza di aree intermedie di competenze criminali specializzate per settore; droga, usura, lavori pubblici, gestione dei rifiuti, infine porzioni minori di individui e piccoli gruppi che controllano attività illegali su minuscole porzioni di territorio. Ma che c’entra, in tutto questo quadro criminale, l’inesplorato amichettismo che governa, ad esempio, l’Ateneo Salernitano? Qui si è sviluppato il terreno ideale che ha svagato il campo istituzionale dell’Autorità per la Garanzia della privacy finita nelle indagini della Procura romana nelle quali ci sono anche i casi di presunta corruzione nati proprio nell’ambiente accademico salernitano. Segno di una dinamica sociale familistica che si può riprodurre in gangli vitali pe la comunità. A Salerno è in corso una campagna elettorale. Una voce isolata e preoccupata ha parlato dell’esistenza minacciosa di una camorra non solo fatta da piccoli clan criminali ma pronta a diventar “impresa” in grado di condizionare la società locale. Ricchezze inedite, mai spiegate, e quando vengono scoperte sono da tacitare con intimidazione a suon di minacce con querele. E’ la faccia oscura della criminalità che non tornerà nell’agone elettorale più per finto perbenismo che per paura. La parte che insinua sospetti, soprattutto politici e che inquina sull’onda emotiva di arresti o inchieste eclatanti contro il crimine organizzato nei propri territori. parte da un’antipolitica spinta al parossismo, fatta di scherni e nomignoli affidati al pm di turno, con l’obiettivo di affossare l’avversario per prenderne il posto. Non più “solo” un problema di sicurezza, peraltro ignorato, ma un vero e proprio allarme sulla possibilità che il tessuto economico cittadino possa essere già infiltrato dalla malavita. Non più “solo” «furti, parcheggiatori abusivi, piccoli delinquenti e aggressioni» ma «un fenomeno più preoccupante che – prosegue il candidato sindaco De Luca – si aggiunge a quello dello spaccio di droga che ormai è dilagante». E cita i bar della movida, il sotto-piazza della Concordia, il lungomare. E quando parla di «camorra» si riferisce soprattutto alle numerose attività aperte nel centro storico . C’è un gran lavoro per il nuovo procuratore capo della Repubblica Raffaele Cantone. E per la camorra-impresa saranno davvero giorni duri, senza populismo ma con rigore repressivo.

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