Di Olga Chieffi
“Un demonio”, “una strega”, il fiore di gaggia all’orecchio, le gambe sottili e bellissime, la figura minuta, gli occhi lucenti come diamante, lo scatto dei reni pari a quello di un felino, una forza d’inferno, una inafferrabile forza amorosa, dove amore sta per devastazione e morte, come negra esaltazione e guerra. E’ facile dire che Carmen è vista da Mérimée come un angelo del male. Eppure è così. Carmen vuole don Josè, il giovanotto basco le piace: sparisce e compare nella vita di lui come fra quinte di teatro. Le piace senza che vi sia bisogno di parole per dire tanto piacere. Le basta un’occhiata per divorarlo, gettarlo via, riprenderlo, insultarlo, inebriarlo di carezze improvvise, tirarselo dietro in un’avventura sinistra, per una deriva al cui termine non può esservi che il buio pesto del nulla. La Morte. E Bizet? Raccolse quella suggestione teatrale, e anche la sigla stilistica più saliente del racconto: bruciare l’emozione, spogliare la vicenda d’ogni esclamativo. Porte aperte al Teatro “Giuseppe Verdi” di Salerno per la danza dove stasera, alle ore 21 e domani alle 18, sarà in scena Carmen, in forma di balletto, con le coreografie originali di Agnese Omodei Salé e Federico Veratti, e le scene di Marco Pesta, sulle amate musiche di Georges Bizet, con ospite la Compagnia del Balletto di Milano, con prove e matinée, riservati a scuole, famiglie, cral, associazioni e gruppi organizzati alle ore 10,30. Il prodigio “Carmen” inizia con il ritmo di habanera. Bizet con un balzo folgorante e vertiginoso riesce a portarsi nel cuore delle cose, delle persone, delle situazioni, scrutandole fin nel profondo, forte di una percezione acuta fino allo spasimo, partecipe fino alla sofferenza, il palcoscenico che è un luogo non luogo, un recinto magico, anche se vuoto, diviene da sempre simbolo polisemico: l’arena della corrida ove si svolge un rituale della morte e dell’amore, un rituale pieno di regole, di usanze, di convenzioni, in cui la circolarità dello spazio, come nella tragedia greca, aiutava il pubblico e il coro a vivere insieme le passioni dei loro eroi. Ognuno può essere lo spettatore ed ognuno può diventare il fulcro della storia nel momento in cui il destino lo decide. Se Carmen, che avrà quali interpreti Giusy Villarà e Alessia Sasso, è nell’immaginario comune, sensualità, ritmo primordiale, i personaggi sono degli archetipi: Micaela ( Annarita Maestri e Sinthya Pezzoli) è la coscienza borghese dell’epoca, attaccata ai valori tradizionali, alla famiglia, alla casa, Don Josè ( Mattia Imperatore e Massimo Colonna Romano) vede sostanzialmente mantenuta integra la sua parabola discendente da brav’uomo ad assassino, sino alla morte di una parte di se stesso, nell’uccisione di Carmen, attraverso cui ri-nascerà affidandosi di nuovo alla Legge, mentre Escamillo è il simbolo della forza fisica, della sfida infinita con la morte, del Super Uomo. Carmen, col suo tema obliquo, individuato da un intervallo di seconda vistosamente eccedente, e con il tono scuro. è la zingara randagia, è l’eros inconfessabile delle taverne, l’eros che si esprime per vincere ogni degradazione, che è l’ultimo rifugio degli istinti, l’indizio d’una libertà illimitata, difesa fino alla morte, la libertà del corpo, dei sensi. Per Bizet, il mondo intorno a Carmen, intorno a quel tema che si spande come sangue da una ferita che non rimargina, è un mondo tutto vitalità: i soldati del primo atto e le sigaraie, i toreri e le loro marce, i contrabbandieri e i loro giochi di carte e le loro illusioni. E’ il chiasso dell’esistenza feriale, d’un’esistenza di poveri, che strappano al vivere tutto quanto possono. E questa vita dell’attimo, una vita fatta di brevi felicità, di crolli d’umore, d’estasi vagabonde, è travolta da un ritmo divorante, è pari a una fiammata che con un crepitio preso dal vento tutto illumina distruggendo. Tanta vitalità ha un rovescio amaro: l’amarezza che è nel cuore di chi vive ricavando scarso frutto; ma quel poco, nel momento in cui lo coglie, ha respiro infinito. Carmen è quell’amarezza, o il simbolo di essa, anche in Bizet, Carmen è sesso. Oltre il raggiungimento, il sesso è sconforto, è rete insaziabile, è capriccio e nera malinconia. In Carmen, nel suo tema, nel suo sussulto lirico, c’è un duro spessore di ostilità verso tutto e tutti. Carmen lusinga, ama, ma subito prova rancore. Quel che può avere è nulla, e il tutto che possiede rovina via: nel suo gioco di desideri la gitana danza, aggredisce chi le sta vicino, ruba, e getta la propria vita allo sbaraglio. L’incontro con Escamillo (come il personaggio Micaela, originale invenzione dei librettisti Meilhac e Halévy), parrebbe essere per lei decisivo: forse una vita di benessere si profila davanti. Ma il rifiuto a don Josè è un rifiuto segnato dalle cose. La doppia musica dell’ultimo atto, la corrida e, quindi, il duetto d’amore fuori dell’arena, non divide Carmen come a specchio. Il suo “no” all’antico amante è dettato da un istinto negativo che non ha niente a che vedere con l’occasione d’un diverso amore. Il torero ( Gianmarco Damiani e Jack Farren)nel cuore di lei, è un’eco di festa, lo sfondo di un conflitto ben più grave. Carmen subisce il richiamo del Destino, che nel balletto diventa personaggio e sarà impersonato nella due giorni da Alessandro Orlando e Francis Morgan) è presa da qualcosa che le è forse sconosciuto, e che non le lascia alcuno scampo. Il suo abbandonarsi al pugnale, pare rispondere ad un rito, un rito segreto che ella celebra con se stessa e per il quale ha bisogno di un officiante partecipe e pazzo. Un tema così profondo e oscuro, un personaggio pieno di insidie e misteri, che rivela la sorte di Carmen attraverso le carte e che la conduce a una morte certa, accompagnandola in questo suo tragico percorso senza speranza, caratterizzato da musiche minacciose e oscure. La morte di Carmen resta un caso ottocentesco di femminicidio, di una donna uccisa perché incapace di stare entro i bordi delle convenzioni: femminicidio non come delitto passionale — come spesso viene frainteso —, bensì come delitto di genere. Morire da donna che rifiuta un ruolo eteroimposto di impronta religiosa, bigotta e maschilista. Carmen non è affatto libera come sostiene, ma è un “oiseau rebelle” che ha ben presente l’inevitabile meta della sua rivolta.
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