Giorgia Meloni era stata chiara: «Penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito e sul contenuto di ciò di cui stiamo parlando, senza cercare di trasformarla in altro», aveva detto nell’ultima intervista rilasciata a SkyTg24. «Una polarizzazione o un referendum sul governo interessa chi non può stare nel merito, non noi perché la conferma della riforma può solo fare il bene dell’Italia», aveva insistito la premier costretta a mettere la faccia a difesa della Riforma della Giustizia per arginare l’avanzata del No.

E dopo la sbornia olimpica ecco il Festival da cavalcare
Il messaggio però non deve essere arrivato altrettanto chiaro allo staff social di Fratelli d’Italia che scopiazzando Taffo, Ryanair o Ceres, continuano a buttarla in caciara, declinando il sì al referendum sulla Giustizia sul tema del momento. Chiusa la maratona olimpica, non rimane che Sanremo, una manna per la Fiamma creativa. Dopo aver utilizzato a proprio vantaggio lo scivolone dem del meme con gli azzurri del curling, riproponendolo con Meloni protagonista (ma questa era farina del sacco della frizzante Atreju), ecco arrivare sul profilo ufficiale del partito il Festival Ingiustizia 2026, con ovviamente le card dei campioni del fronte del No.
I campioni del No in gara: da Gratteri a Travaglio
Un lavoro mica da poco visto che lo staff è arrivato a storpiare i titoli di hit del passato: Maledetta cronologia di Nicola Gratteri (il riferimento dei creativi è alla finta intervista di Giovanni Falcone per il no alla separazione delle carriere citata dal procuratore di Napoli).Ho cambiato idea, ma quale idea di Debora Serracchiani; Vuoto di memoria di Marco Travaglio; Voterei ma non posso eseguita da Nichi Vendola; I migliori scivoloni della nostra vita cantata da Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm, Non voglio mica riformare del presidente sempre dell’Anm Cesare Parodi. Insomma, a Sanremo la premier non è andata (Palazzo Chigi ha smentito la sua partecipazione alla prima serata bollandola come fake news, ma i ‘suoi’ Fratelli si sono dati da fare).
Forse però gli arditi social media manager hanno commesso un errore (o forse è solo l’ennesimo tentativo destrorso di scippare icone alla sinistra dopo Gramsci e Pasolini). Già perché il carosello su Instagram si chiude con un: A riformare comincia tu. Chissà se Raffaella Carrà sarebbe stata d’accordo…

