Il caso di Grok e delle foto deepfake di nudo generate dal chatbot su X continua a far discutere. Dal Parlamento europeo si è levato il grido di 54 eurodeputati, da diversi schieramenti politici. Si parla di esponenti di Ppe, S&D, Renew, Verdi e Sinistra che hanno scritto a Ursula von der Leyen. La richiesta alla presidente della Commissione europea è di «sostenere le alternative europee alle piattaforme di social media dominanti». Hanno spiegato che «X non è più uno strumento aperto ed equilibrato per la comunicazione politica o il giornalismo. Assomiglia a un sito web di pornografia deepfake e a un sistema di trasmissione unidirezionale per lo stesso Musk». L’invito è a non comunicare più attraverso il social e a «indagare e far rispettare con fermezza le nostre leggi, comprese le eventuali leggi penali violate. La creazione di immagini di abusi sui minori è un reato».
Virkkunen: «Stiamo esaminando cosa fare»
Intanto la vice presidente Henna Virkkunen ha parlato della possibilità di considerare la creazione di deepfake sessuali una pratica vietata all’interno delle leggi sull’AI. Ha spiegato: «Il divieto di pratiche dannose nell’ambito dell’IA potrebbe essere rilevante per affrontare il problema dei deepfake sessuali non consensuali e del materiale pedopornografico. Dipende dal tipo di danno che causano». E su Grok ha ricordato: «Abbiamo ordinato alla piattaforma di conservare tutti i documenti e i dati interni ad essa relativi fino alla fine dell’anno. Stiamo ora esaminando in quale misura X possa in ogni caso violare il Dsa e non esiteremo a intraprendere ulteriori azioni se le prove lo suggeriranno».
