I pubblici ministeri sudcoreani hanno avanzato la richiesta di pena capitale nei confronti dell’ex presidente Yoon Suk Yeol, imputato per aver proclamato la legge marziale. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Yonhap, che ha riferito come, nel corso dell’udienza finale del processo per insurrezione a Seul, «I procuratori speciali hanno chiesto la pena di morte per l’ex presidente Yoon in quanto capofila dell’insurrezione con il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del parlamento», parole pronunciate dal procuratore speciale aggiunto Park Eok-su, che ha aggiunto come «la natura del crimine è grave, in quanto ha mobilitato risorse materiali che avrebbero dovuto essere usate solo nell’interesse della collettività nazionale».
La pena di morte in Corea del Sud è sospesa dalla moratoria in vigore dal 1997
Yoon, ex procuratore generale noto per la sua linea dura contro la corruzione, è diventato nel gennaio 2025 il primo presidente sudcoreano in carica a essere arrestato, prima di essere rimosso dall’incarico nell’aprile successivo a seguito dell’impeachment confermato dalla Corte costituzionale. Sebbene la pena di morte sia formalmente prevista dall’ordinamento, in Corea del Sud è di fatto sospesa per la moratoria in vigore dal 1997. L’ex presidente rischia di diventare il terzo capo dello Stato riconosciuto colpevole di insurrezione, dopo i due leader militari legati al colpo di Stato del 1979. Il procedimento, che avrebbe dovuto chiudersi il 9 gennaio, è stato rinviato dopo un esame durato otto ore delle prove a carico dell’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, per il quale l’accusa ha chiesto l’ergastolo. Il processo coinvolge complessivamente otto imputati ritenuti promotori della legge marziale, tra cui Yoon e lo stesso Kim.
