Blitz anti immigrazione: ancora in manette Cembalo e la moglie

Salerno/Agro/Piana del Sele. Avrebbero pagato fino a 7mila euro per ottenere un documento di assunzione in un’azienda agricola italiana: tutto ovviamente falso o addirittura chi aveva sborsato soldi in Italia non ci è mai arrivato. Lo hanno scoperto la Dda e la guardia di finanza del comando provinciale di Salerno unitamente ai carabinieri del nucleo operativo per la Tutela del lavoro. Un’indagine che segue quella denominata “Click day” del 2024, sempre della procura di Salerno che fece da apripista in Italia nella scoperta di questi raggiri. Scoperte, ancora una volta, finte attività agricole per organizzare la vendita di documenti e favorire l’immigrazione dal prevalentemente dal Marocco, dal Bangladesh e dall’India approfittando del click day del 2024. Finiscono nuovamente ai domiciliari due avvocati, con loro altre 16 indagati tra Scafati, Salerno, Piana del Sele e Cilento, tutti intermediari con i migranti e intestatari delle inesistenti ditte, italiani e stranieri. Ai 18 andati ai domiciliari si aggiungono altri quattro indagati sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di firma. Un’operazione che, ancora una volta, come del 2024, vide finire nel guai gli avvocati Gerardo Cembalo di Eboli e la mogie Maria Chirico, recentemente condanni, per il blitz di due anni fa a cinque anni e otto mesi di reclusione lui e a 5 anni e 4 mesi, lei. Nella nuova indagine della Dda di Salerno, i due legali sono ai domiciliari (dove si trovavano già ristretti) perché ritenuti al centro di un’associazione per delinguere che poteva contare intermediari, perlopiù stranieri, e titolari di finte aziende agricole, in capo a indagati di Scafati, Salerno, della Piana del Sele e del Cilento. Avrebbero operato anche nelle provincie di Napoli, Avellino e Benevento Campobasso, Roma, Ancona, Pisa, Savona e Brescia. Quasi tutti gli indagati sono persone semisconosciute, ma che si prestavano a creare e gestire aziende fasulle o a cercare gli immigrati che nei loro paesi di origine erano disposti a pagare per un finto rapporto di lavoro che, attraverso i Click day, consentiva di entrare in Italia in maniera, cartolarmente, legale. L’esecuzione delle misure cautelari di questa mattina ha riguardato, in particolare, un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla cui individuazione si è pervenuti all’esito di complesse indagini, svolte anche con ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche, che avevano già portato all’esecuzione di alcuni fermi ed al sequestro di ingenti somme di denaro contante. Le misure hanno interessato pure componenti dell’associazione, capaci di operare in Italia ed all’estero, e in grado di generare un volume di affari illeciti di diversi milioni di euro. In particolare, la Dda contesta alla gang di aver presentato, in favore di centinaia di cittadini extracomunitari (provenienti prevalentemente dal Marocco, dal Bangladesh e dall’India), disposti a pagare elevate somme di denaro pur di ottenere un valido titolo di soggiorno in Italia, altrettante fittizie richieste di nullaosta al lavoro nell’ambito dei decreti flussi ed emersione, avvalendosi di aziende compiacenti o create ad hoc e di liberi professionisti ed intermediari. Gli stranieri sarebbero stati gli intermediari nei confronti di connazionali desiderosi di giungere o permanere nel territorio dello Stato. I datori di lavoro compiacenti che, dietro compenso, avrebbero falsamente attestato il possesso dei requisiti previsti per l’inoltro delle domande. Vari intermediari, tra cui anche liberi professionisti, che si sarebbero occupati di reperire e formare la falsa documentazione per il buon esito delle istanze. Privati che, dietro compenso, nel corso dei cosiddetti click day, avrebbero inoltrato telematicamente le richieste di rilascio di nullaosta al lavoro in favore di cittadini extracomunitari. Alla fine chi è arrivato in Italia è diventato clandestino: in entrambi i casi oltre al danno la beffa. Le reazioni. “Desidero esprimere un sentito ringraziamento al Comando per la Tutela del Lavoro dell’Arma dei Carabinieri e al Comando Provinciale di Salerno della Guardia di Finanza per l’importante e capillare operazione condotta in diverse province del nostro territorio regionale, che ha consentito di smantellare una rete criminale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e allo sfruttamento del lavoro”. Lo dichiara l’Assessora al Lavoro della Regione Campania Angelica Saggese. “Come Regione Campania confermiamo la piena e assoluta sinergia con le Forze dell’Ordine sui temi fondamentali del lavoro dignitoso e del rispetto della legalità. La professionalità e l’impegno dimostrati dai militari confermano ancora una volta il valore del presidio che le istituzioni e le forze di polizia garantiscono quotidianamente a tutela della giustizia e della sicurezza dei cittadini. Nessuna speculazione sulle condizioni lavorative e, soprattutto, nessuno sfruttamento a danno dei soggetti più fragili possono essere tollerati sul nostro territorio”, conclude l’assessora Saggese. Ad evidenziare l’azione del governo nazionale è deputato salernitani di Fratelli d’Italia Imma Vietri: “L’operazione condotta oggi dai Carabinieri per la Tutela del Lavoro, dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Salerno e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato all’arresto di 18 persone e 4 con l’obbligo di firma, rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione contro le organizzazioni criminali che speculano sull’immigrazione clandestina, sfruttando persone e alterando le regole del nostro sistema – ha dichiarato Vietri – Desidero rivolgere il mio ringraziamento alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine che, con professionalità e determinazione, hanno smantellato un’organizzazione che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe costruito un vero e proprio business milionario attraverso i decreti flussi e la produzione di documentazione falsa. Questa nuova inchiesta conferma, ancora una volta, che il Governo Meloni aveva visto giusto quando ha deciso di intervenire con norme più rigorose per contrastare le frodi legate ai flussi di ingresso e impedire che strumenti nati per rispondere alle reali esigenze del mondo produttivo venissero trasformati in un canale di immigrazione illegale gestito dalla criminalità organizzata. La sinistra ha spesso criticato questo approccio, ma i fatti dimostrano che servivano controlli più stringenti e un deciso cambio di passo. Grazie all’azione del nostro Governo sono state introdotte misure per rafforzare le verifiche sulle richieste di nullaosta, contrastare le domande fittizie, colpire gli intermediari senza scrupoli e garantire che i decreti flussi siano utilizzati esclusivamente dalle imprese che operano nella legalità. Chi sfrutta l’immigrazione per fare affari deve sapere che lo Stato c’è e non farà alcun passo indietro”, conclude il deputato di FdI.

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