Barone: I salernitani scelgono ancora chi ha ridotto così la città

di Erika Noschese

C’è un misto di disincanto e rassegnazione sociologica nelle parole di Elisabetta Barone, candidata sindaco sostenuta dalla lista “Semplice Salerno”, mentre osserva i dati elettorali che faticano a premiarla. Attestatasi su un modesto 2,58%, la sua proposta civica – nata con l’intento di rompere gli schemi tradizionali della politica salernitana – si è infranta contro un duplice scoglio: da un lato la solidità incrollabile dell’amministrazione uscente, dall’altro l’apatia di un elettorato che ha disertato le urne in percentuali allarmanti. Il commento della Barone non è solo la chiosa di una candidata sconfitta, ma assume i contorni di una vera e propria analisi antropologica della città di Salerno e delle sue contraddizioni. Con lo spoglio ancora in corso, la Barone predica prudenza sui numeri esatti, ma non nasconde l’evidenza politica della serata. “Siamo ancora a una percentuale parziale di schede scrutinate, abbiamo bisogno di capire con esattezza cosa succederà alla fine. La maggioranza assoluta dei voti non è ancora emersa del tutto”, premette, aggrappandosi alla fredda matematica. Tuttavia, il trend è segnato, e la riflessione si sposta immediatamente sul comportamento dell’elettorato. È qui che l’analisi si fa tagliente e mette a nudo il paradosso di una città che mugugna nei bar e sui social network, ma che nel segreto dell’urna conferma lo status quo. “Se dovesse mantenersi questo trend, prenderemo atto del fatto che gli elettori salernitani hanno deciso. Pur lamentandosi continuamente e dicendosi disgustati dalla situazione di stallo in cui l’amministrazione ci ha ridotti, hanno scelto di riconsegnare la città alla stessa identica classe dirigente che l’ha portata in queste condizioni”. Il tema del coraggio e della volontà di voltare pagina, pilastro del suo ultimo comizio elettorale (“Cambiare è possibile, basta la volontà”), si scontra con una realtà refrattaria alle rivoluzioni dolci. Ma perché a Salerno manca questa spinta propulsiva? La risposta della Barone entra nella sfera psicologica dell’elettore. “Probabilmente non si è deciso di cambiare perché, mentalmente, non si immagina nemmeno che il cambiamento sia possibile. O, forse, qualcuno si aspetta che la svolta arrivi all’improvviso con le trombe del Fidelio, no? Con chissà quali eserciti salvifici. Non so davvero come l’elettore si immagini questo cambiamento”. La critica all’attendismo dei cittadini è severa. Per Elisabetta Barone, la rigenerazione urbana e politica non può essere delegata a fattori esterni, ma richiede un’assunzione di responsabilità individuale. “È invece probabile, e necessario, cominciare a pensare al cambiamento come a qualcosa che parte dal basso, dal piccolo, dalle azioni di ciascuno di noi. È la scelta del singolo, dell’individuo, che alla fine fa la differenza e pone le basi per un vero mutamento”. L’ultimo, dolente capitolo della sua analisi è dedicato al partito del non voto, il vero convitato di pietra di queste elezioni amministrative. Con un’affluenza che ha visto disertare le urne un cittadino su quattro, il deficit di partecipazione democratica diventa il dato più rumoroso del silenzio elettorale. “Il 40% degli elettori salernitani che ha rinunciato al voto ha rinunciato persino alla possibilità di esprimere una propria volontà di cambiamento, in un senso o nell’altro. Questo è un dato di fatto oggettivo e preoccupante. Tuttavia, questa è la democrazia, ha le sue regole e le sue derive, e noi non possiamo fare altro che prenderne atto”. Un’amarezza che non chiude le porte all’impegno civico, ma che certamente interroga profondamente il futuro di Salerno.

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