Il passo indietro di Federico Freni alla presidenza della Consob ha messo in luce l’ostinazione di chi persiste in una candidatura che sta bloccando un organismo del Parlamento. Quella di Simona Agnes, figlia di Biagio Agnes e consigliera di amministrazione della Rai, che nell’autunno 2024 il centrodestra ha proposto come presidente della tv pubblica, dopo la nomina dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, e che è ancora lì sul tavolo.
Su Freni è piombato il veto di Forza Italia
Da quattro mesi Freni era candidato alla presidenza dell’organismo che vigila sulla Borsa. Deputato leghista nonché sottosegretario all’Economia, era fortemente sostenuto da Giancarlo Giorgetti. L’accordo tra alleati sul suo nome pareva cosa fatta, ma Forza Italia si è improvvisamente sfilata. Per Antonio Tajani il leghista romano era troppo politico per guidare un’autorità indipendente. Rilievo assolutamente legittimo, anche se nel 2010 alla Consob arrivò Giuseppe Vegas, viceministro di Giulio Tremonti e parlamentare del Popolo della Libertà. Su Freni si era allungata poi l’ombra di un possibile conflitto di interessi: visto che si era occupato di redigere le nuove regole del mercato finanziario, da un giorno all’altro sarebbe passato da giocatore ad arbitro. Il braccio di ferro è andato in scena per quattro mesi fino all’epilogo di mercoledì scorso, quando Freni ha manifestato la volontà di togliersi dalla corsa. «Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese», ha spiegato in un’intervista a Repubblica. E in Parlamento, di fronte alle attestazioni di stima dei colleghi, ha commentato: «La vita è altro. Mia moglie e le mie figlie stanno bene. Il resto è solo lavoro…».

La candidatura di Agnes tiene in ostaggio la Vigilanza
Un passo indietro, una rarità nel nostro Paese, che rende ancora più evidente la cocciutaggine di Agnes. Non è solo una questione di stile. La sua ostinazione sta lasciando la tv pubblica semi-decapitata (il ruolo di presidente è ricoperto dal facente funzioni Antonio Marano) e al contempo sta bloccando i lavori della commissione di Vigilanza da quasi due anni. Visto che il centrosinistra si rifiuta di votare Agnes per una questione di metodo (il nome, che dovrebbe essere di garanzia quindi bipartisan, è stato proposto dal centrodestra senza alcuna interlocuzione: prendere o lasciare), ogni volta che la commissione decide di riunirsi, la maggioranza fa mancare il numero legale. Fin qui si sono tenute solo alcune audizioni “straordinarie”, come quella a Sigfrido Ranucci dopo l’attentato e all’ad Rai Giampaolo Rossi, per il resto l’attività dell’organismo è congelata. E continua a esserlo nonostante gli accorati appelli del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quelli un po’ meno accorati dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e pure, da ultimo, lo sciopero della fame che sta portando avanti Roberto Giachetti (Iv).

Mesi sulla graticola sono un danno di immagine
Nulla da fare. Agnes, sostenuta da Gianni Letta ma soprattutto da Maurizio Gasparri, non si muove di un millimetro. Resta lì, candidata a una poltrona dove non verrà mai eletta: per il via libera sono necessari i due terzi dei voti in Vigilanza, numeri di cui il centrodestra non dispone. Servirebbe un accordo con l’opposizione o con una parte di essa, ma al momento l’eventualità non esiste. In Parlamento sono in molti a pensare, anche nelle file della destra, che Agnes dovrebbe seguire l’esempio di Freni e farsi da parte. Perché restare sulla graticola dal 2024, lasciando la Rai senza presidente e bloccando la Vigilanza, dimostra poco senso delle istituzioni. «Se si fosse ritirata dalla corsa, com’era logico, a quest’ora probabilmente la tv pubblica avrebbe un presidente e la Vigilanza sarebbe operativa. Anche noi non capiamo perché preferisce stare lì, a farsi rosolare, oltretutto con un notevole danno d’immagine…», sussurrano alcuni parlamentari dell’opposizione in commissione.

Rai e Consob: il doppiopesismo di Tajani
In queste ore in Transatlantico il paragone tra i due casi viene evocato da molti, come si evince pure da uno scambio andato in scena giovedì pomeriggio. «Ho apprezzato il passo indietro di Freni dalla corsa per la Consob», ha commentato Tajani, specificando che non c’è mai stato un fatto personale nei suoi confronti. Non è una questione di nome. Pure se fosse stato uno di Forza Italia avrei detto che serve una figura tecnica alla guida della Consob e non di un politico». «L’apprezzamento del ministro degli Esteri per Freni rende inevitabile una domanda: si tratta dello stesso Tajani che, pur di imporre alla presidenza Simona Agnes, contribuisce a bloccare ormai da 20 mesi la Vigilanza Rai?», chiede Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva. Mentre il suo collega di partito, Giachetti, è in sciopero della fame da lunedì 4 maggio. Una protesta che finora non ha prodotto alcun risultato.

