L’Eurovision Song Contest è partito il 12 maggio a Vienna nonostante le polemiche legate alla partecipazione di Israele, il conseguente ritiro di cinque Paesi, tra cui uno dei Big e la riconsegna del trofeo da parte di Nemo, lo svizzero vincitore dell’edizione del 2024. A contestare la scelta di non escludere Tel Aviv, presentata come apolitica dagli organizzatori, non sono stati solo i partecipanti storici. La serata inaugurale è stata segnata dalle manifestazioni pro Pal, che sono riuscite a farsi spazio anche dentro la Wiener Stadthalle, tra fischi al cantante israeliano e palinsesti alternativi che hanno provato a offuscare la visibilità dell’evento. Un contraccolpo evidente anche nei dati d’ascolto: secondo quanto comunicato da Rai, lo share italiano si è fermato al 10,1 per cento, lontano dal 27 per cento registrato nel 2022, l’anno seguente alla vittoria italiana dei Måneskin.
Le manifestazioni pro Pal a Bruxelles e Vienna
Protagonista delle proteste europee del 12 maggio è stato Bashar Murad, cantautore palestinese che ha cantato a Bruxelles, in occasione dell’evento United for Palestine, una versione in inglese e arabo della canzone di Nina Simone I wish I knew how it would feel to be free (“Mi piacerebbe sapere come ci si sente a essere liberi”). Una scelta carica di significato che si inserisce nella serie di manifestazioni che hanno coinvolto anche Vienna, tra il presidio in Schwedenplatz degli attivisti di Palästina Solidarität Österreich, l’urlo “stop the genocide” che si è sentito nell’arena a pochi secondi dall’esibizione di Noam Bettan, il rappresentante israeliano, e il manifestante pro Pal bloccato sotto il palco. Il palinsesto televisivo sloveno ha proposto invece, nell’orario di messa in onda del contest europeo, una serie di documentari dal titolo Voices of Palestine.

Il Times parla di uso del palco come strumento di potere
Non è la prima volta che Israele rimane coinvolto nelle polemiche dell’Eurovision. Nel 2025, e anche l’anno precedente, la sua partecipazione era stata oggetto di dibattiti in tutta Europa. Il New York Times, in una recente pubblicazione, ha analizzato come il premier israeliano Benjamin Netanyahu abbia sfruttato la competizione canora per ottenere consensi internazionali e ripulire la reputazione del Paese: il suo governo avrebbe infatti investito circa un milione di dollari in iniziative di marketing, influenzando potenzialmente anche il voto. La testata statunitense ha definito questo approccio una forma di soft power e di propaganda.
Noam Bettan scortato dal Mossad
Il cantante israeliano ha provato a portare sul palco un messaggio di unità che stona però con le profonde divisioni legate alla partecipazione del Paese che rappresenta. E a Vienna non è arrivato da solo: ad accompagnarlo anche durante le prove della performance sono stati agenti del Mossad, una presenza che ha reso l’esibizione blindata, ma che non è riuscita a tenere lontani fischi e cori pro Pal, intonati anche dopo la qualificazione del cantante alla finale di sabato. La canzone presentata da Bettan è in lingua francese: un occhiolino alla dimensione europea del contest che, però, non sembra aver avuto lo stesso impatto simbolico del pezzo bilingue proposto dal palestinese Murad a Bruxelles.

