Enzo Sica
Parlare con Tullio Calzone, capo servizio di Corriere dello Sport e Guerin Sportivo, della Salernitana alla vigilia dei play off che prenderanno il via tra pochi giorni e che porteranno in serie B la migliore squadra che uscirà da questo post season ci permette di offrire ai nostri lettori un quadro preciso della situazione in casa granata.
Partiamo da lontano chiedendo subito cosa ne pensia del campionato, della stagione regolare conclusa nell’ultima domenica di maggio della Salernitana.
«Certamente al di sotto delle attese, considerando anche gli investimenti effettuati dalla proprietà. Non solo quelli della città e della tifoseria che solo tre anni fa lottava in serie A».
Si aspettava, dopo quella partenza lanciata e anche positiva in campionato questo terzo posto finale tra alti e bassi?.
«Dico che è un buon risultato ma si poteva ambire a qualcosa di più, anche alla vittoria del torneo in un girone obiettivamente difficile e molto competitivo per la rivalità tra le piazze».
Come giudica il lavoro iniziale del tecnico Raffaele e quello finale, in vista dei play off, di Cosmi?
«Raffaele ci ha messo l’anima ma la Salernitana non è mai diventata una squadra anche per qualche vuoto di organico e per alcuni infortuni. Serse Cosmi ha lavorato, fin quando è stato chiamato a Salerno, sul piano tattico e su quello mentale con risultati incostanti. Credo che dopo un pò abbia capito che per il primo posto ci fosse poco da fare vista la voragine che c’era con Benevento, che poi ha vinto il campionato e il Catania».
Il cambio tecnico poteva avvenire prima per dare un senso diverso alla stagione che, purtroppo, si era già incanalata diversamente con la prima posizione lontana?
«Penso che dopo la bruciante sconfitta nel derby di Benevento bisognava già azzerare tutto e ripartire. E forse sarebbero arrivati altri risultati».
Pensa che questo girone meridionale sia stato mediocre con solo tre, quattro squadre in grado di disputare un buon torneo?
«Be, si. Benevento e Catania sono state costruite per vincere vista la loro lunga militanza in serie C. Ma anche il Cosenza e la Salernitana aspiravano alla promozione. Ma resta, questo, un girone complicato anche per i molti derby e le storiche rivalità. Non è facile imporsi o quanto meno è meno facile rispetto agli altri gironi».
Quanto ha pesato sulla squadra e anche sull’ambiente negli ultimi mesi il passaggio di proprietà che poi non si è concretizzato?
«Una vicenda censurabile per tempistiche e modalità. Ha finito per togliere energie facendo emergere la volontà di disimpegno di Danilo Iervolino. Un vero peccato, a mio avviso, per la città di Salerno che non riesce ad esprimere una governance all’altezza di questa proprietà che ha tenuto la società in A per tre campionati di fila. Anche se in A il cavalluccio ci è arrivato attraverso la proprietà, spesso legittimamente osteggiata di Lotito e Mezzaroma con Angelo Fabiani al timone tecnico. Comunque la cessione del club conferma una verità incontrovertibile: entrare nel calcio non è difficile, è complicato soprattutto con garanzie economiche e di sostenibilità».
Come vede l’assenza per tutto il girone di ritorno di un attaccante come Inglese, fermo per infortunio, che non ha potuto dare una mano importante alla sua squadra anche se sia Ferraris che Ferrari ma anche Achik nelle ultime gare di campionato hanno dato davvero il massimo?
«Sicuramente senza un attaccante come Inglese fermo ai box la Salernitana ha perso molto visto che l’ex attaccante del Catania, in questa squadra, poteva fare la differenza».
Lescano potrà fare la differenza per la promozione in serie B?
«Certamente. Ma questa formula dei play off richiede anche altro, soprattutto prove collettive: come dire tutti insieme con testa e cuore».
In questa post season ci sono squadre più forti della Salernitana per la vittoria finale?
«Non vorrei essere ripetitivo ma ci sono tante rivali costruite per vincere, Ravenna e Ascoli su tutte ma non solo. Attenzione anche alle sorprese: chi non ha dovuto logorarsi per competere potrebbe avere risorse preziose da utilizzare. Consentimi di dire, però, che Serse Cosmi è una garanzia per la Salernitana e magari può rivitalizzare anche l’amore per il calcio salernitano di don Danilo».
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