Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra

La miccia l’ha accesa, come spesso è accaduto in passato, Matteo Salvini, che, parlando coi suoi parlamentari, è stato perentorio sulla necessità di modificare l’attuale legge elettorale, il Rosatellum. La linea sarebbe quella condivisa con Giorgia Meloni: ovvero il passaggio a un sistema proporzionale con premio di maggioranza assegnato a livello nazionale e l’eliminazione dei collegi uninominali. Il modello, frutto di un accordo di maggioranza, è confluito in una proposta di legge attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali alla Camera (le audizioni sono iniziate il 28 aprile).

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

I sospetti della Lega su Forza Italia e Tajani

La nuova legge si chiama Stabilicum, proprio perché dovrebbe identificare un vincitore chiaro e portare stabilità. Il nome lo hanno indicato gli sherpa di Forza Italia, partito ora finito nel mirino dei leghisti. L’idea che circolava negli uffici del gruppo Lega a Montecitorio, alimentata dallo stesso Salvini, è che gli azzurri si stiano tirando indietro. Da quando i Berlusconi hanno imposto i cambiamenti nel partito a lungo richiesti e ignorati da Antonio Tajani, gli ex lumbard non si fidano più degli alleati. E credono che all’interno di FI prevalgano le forze che lavorano per, o quantomeno sperano in, un pareggio alle prossime Politiche, in modo da dar vita a un governo di larghe intese.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

L’eventualità è stata smentita categoricamente, per quanto vale, dal portavoce di FI, Raffaele Nevi, molto vicino a Tajani. «Nessuno che vuole bene all’Italia può volere il pareggio alle elezioni perché questo porterebbe solo instabilità e difficoltà a poter affermare i propri programmi», ha scandito. «Forza Italia in particolare, essendo la forza che ha fondato il centrodestra, tiene particolarmente alla coalizione che stiamo sempre più contaminando con le nostre idee liberali. Dobbiamo solo pensare a vincere e la legge elettorale che abbiamo proposto per noi va benissimo. Suggerirei a tutti di pensare ai problemi della gente e non passare il tempo a parlare male degli alleati», ha attaccato Nevi. Quindi, la linea di FI, almeno per ora, è: avanti con la modifica della legge elettorale.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Raffaele Nevi (Imagoeconomica).

Le spaccature nella Lega sull’asse Nord-Sud

E allora cosa sta succedendo davvero? Sbaglia la Lega a pensar male? E perché mai deve pensare male? Da una parte, Salvini parla ai suoi. Nel partito si sono ingrossate le file di coloro che vorrebbero andare al voto con la legge elettorale in vigore. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, nel partito domina il pessimismo. Se andiamo avanti così, è il ragionamento, alle Politiche perderemo di sicuro; e allora è meglio tentare il pareggio che consegnare il grande premio di maggioranza alle sinistre. Da non sottovalutare poi le lotte interne: gran parte dei dirigenti leghisti del Nord è attaccata ai collegi uninominali come se fossero feudi, e pensa anche di poterli usare per ‘disfarsi’ degli ingombranti esponenti del Sud (leggi Claudio Durigon & Co) che si sono ormai presi il controllo del partito.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

A chi fa comodo la narrazione di una Forza Italia a trazione Marina?

Ma la narrazione di una FI controllata da Marina che tiferebbe per il pareggio non ha pervaso solo gli ambienti leghisti. È ormai il leitmotiv post referendum in tutti gli ambienti romani che contano. Che sia vero o no, non si parla d’altro. Viene usata come trama, chiave di lettura di ogni fatto politico rilevante. Ed è così che – in base a questa narrazione – la grazia a Nicole Minetti viene letta come un’apertura di Sergio Mattarella ai Berlusconi e a un loro sostegno a un eventuale esecutivo di larghe intese. Così come ogni mossa di Carlo Calenda viene scrutata con attenzione. Qualche giorno fa il leader di Azione ha detto che se il centrosinistra avesse candidato premier Silvia Salis, avrebbe aperto un dialogo con la coalizione. Anche se poi subito dopo ha frenato bruscamente chiudendo a ogni possibilità di alleanza con il campo largo; e in molti lo hanno letto come un segnale verso l’auspicato pareggio che rende il «centro decisivo per dettare l’agenda». La verità è che qualcuno, tra gli azzurri, vede queste voci come frutto di un tentativo messo in campo da una parte del partito per “stressare” i rapporti tra Meloni e i Berlusconi. Riacquistare spazio e credibilità spargendo zizzania e aumentando la diffidenza della premier nei confronti di Marina e Pier Silvio.

Perché lo Stabilicum agita e divide il centrodestra
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

La road map a ostacoli dello Stabilicum

In attesa di capire meglio, la strada della nuova legge elettorale l’ha indicata al momento il presidente della prima commissione, Nazario Pagano, anche lui di FI. Al momento l’obiettivo è l’approvazione in prima lettura alla Camera prima della pausa estiva per poi inviare la proposta di legge al Senato, a settembre. Tra settembre e ottobre si avrà anche un quadro più chiaro dei sondaggi e delle prospettive economiche della legge di bilancio. Sono mesi cerchiati di rosso nel calendario di Palazzo Chigi. Il 3 settembre, infatti, il governo Meloni potrebbe superare il Berlusconi II e diventare il più duraturo della storia repubblicana. Superato il record, cui Meloni è così affezionata, se le cose non dovessero andare bene, la nuova legge potrebbe essere bloccata al Senato o modificata e inviata nuovamente alla Camera. Oppure subire un’accelerazione. Ma è ormai una strada, quest’ultima, in cui sembrano credere solo Meloni e FdI. Con lei restano, nella Lega, Salvini; e, in Forza Italia, Tajani.