Rivolta nel carcere di Fuorn. In 11 a processo

Salerno/Agro. Era bastato l’annuncio della momentanea sospensione dei colloqui con i familiari, come misura di prevenzione per il coronavirus, per scatenare la rabbia dei detenuti del carcere di Salerno-Fuorni: a processo i promotori della rivolta che, armati di spranghe di ferro, divelte dalle brande, sfondarono i finestroni esterni del carcere e abbatterono le grate. Dopo essere riusciti a salire sul tetto, circa cento detenuti del penitenziario di Fuorni, cominciarono a lanciare pietre e detriti contro il personale della polizia penitenziaria riunito nel piazzale di via del Tonnazzo in assetto antisommossa. Distrussero completamente il sistema di videosorveglianza interno, le telecamere dei corridoi, gli impianti di illuminazione e diedero fuoco ai materassi incendiando i locali del secondo piano del penitenziario. Era il 7 marzo 2020 e in un clima spettrale per l’allerta coronavirus, nel carcere di Salerno era appena stata annunciata la sospensione dei colloqui tra i detenuti e i loro familiari. Fu questa la scintilla che fece esplodere la rivolta. La rivolta fi sedata a fatica, due gli agenti in ospedale Devastazione è l’ipotesi di reato formulata dalla procura che aveva individuato 17 persone, le uniche tra i circa cento rivoltosi al termine di serrate indagini,. Undici saranno in aula martedì, altre posizioni sono state stralciate. Si tratta di imputati di Scafati, Pagani, Nocera Inferiore, Pompei, Salerno e Battipagliam Tutti, all’epoca dei fatti, erano detenuti a Fuorni. Lunghe e complesse, le indagini espletate dalla Procura hanno ricostruito le singole fasi di quella folle sommossa all’esito della quale due agenti della polizia penitenziaria finirono al pronto soccorso dopo essere stati costretti a lanciarsi dai finestroni nel cortile esterno del penitenziario con i tubi antincendio usati come corda. Tutto iniziò alle 14,30 del 7 marzo 2020 e furono necessarie 180 unità di varie forze di polizia per frenare i rivoltosi che furono domati solo sei ore dopo. I detenuti agirono facilmente, approfittando del regime custodiale “aperto” e, dopo essersi impossessati con violenza delle chiavi dei cancelli di sbarramento delle sezioni A e B, acquisirono il controllo di tutto il secondo piano dell’edificio che ospitava 106 detenuti. Il film, ricostruito dalla Procura, mostra le scene di quella che si configura come una vera e propria devastazione. I rivoltosi lanciarono lungo le scale le brande dei letti e una scrivania sbarrando così il passaggio al personale che fu in tal modo immobilizzato; quindi rovesciarono sul pavimento la polvere degli idranti del sistema antincendio e si armarono con tutto ciò che riuscirono a reperire: piedi dei tavoli, brande metalliche smontate, mattoni e calcinacci. Con quegli arnesi distrussero tutto riuscendo persino ad abbattere le grate in ferro dei finestroni aprendo così dei varchi attraverso i quali salirono sul tetto. Ora si parte con il processo davanti ai giudici del Tribunale di Salerno.

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