A Bella ciao hanno tolto il partigiano. In diretta su Rai3, dal palco del Concertone del Primo Maggio, è andata in scena l’amputazione definitiva: via il protagonista della Resistenza, dentro un generico e innocuo «essere umano». A firmare il restyling è Delia Buglisi, terza classificata a X Factor 2025, che per «allargare il messaggio» e renderlo attuale rispetto ai conflitti in Ucraina e Gaza, ha finito per sbianchettarlo.
Delia canta Bella Ciao in una versione totalmente stravolta, in mash-up con la musica di Squid Game e senza la parola “partigiano”.
— antonioulix (gf/sanremo/esc)
Probabilmente l’esibizione più controversa di questo concertone.#1M2026 #concertone pic.twitter.com/SPUb3yDB9S(@antonioulix) May 1, 2026
La cronica insofferenza della destra verso l’inno della Resistenza
Una chirurgia linguistica che puzza di capitolazione davanti alla cosiddetta egemonia culturale della destra, ancora ammaccata dal siluramento di Beatrice Venezi dalla Fenice. Operazione utile, a pensar male, per non disturbare la narrazione di chi, come Ignazio La Russa, da sempre ostenta insofferenza verso l’inno della Resistenza. Solo un anno fa, d’altronde, la seconda carica dello Stato reagiva con gesti volgari ai cittadini che glielo intonavano contro, ribadendo di non voler mai cantare un brano considerato divisivo (forse dai nostalgici del Ventennio).
Il gran rifiuto di Laura Pausini
A onor del vero, ben prima della cantautrice siciliana e sul palco virtuale di YouTube era stato Povia – sì, Povia – a riscrivere Bella Ciao trasformandola in Italia ciao, con l’intento sovranista di mettere in guardia gli incauti connazionali dal «nuovo Hitler» che siede a Bruxelles.
Va detto che riuscire a fare peggio della Solarolo girl non era un’impresa facile, ma il sorpasso a destra è avvenuto. Se nel settembre 2022 Laura Pausini, ospite del programma tv spagnolo El Hormiguero, scappava dal microfono dichiarando di non voler intonare canzoni politiche per evitare strumentalizzazioni, la debuttante siciliana ha preferito purgare il testo, togliendo il confine tra chi libera e chi occupa. Perché la locuzione «essere umano», nella sua accezione più vasta e vuota, comprende per definizione anche l’invasore.
ma Laura Pausini chi?
— Sirio
Quella che si rifiutò di cantare Bella Ciao?
ah già, tutto torna…#Pausini #LauraPausini #Sanremo #14gennaio pic.twitter.com/g4un6aDuxd(@siriomerenda) January 13, 2026
Le reazioni sono state un coro di sdegno. Alessandro Gassmann ha inchiodato la questione sui social: «Il partigiano non è un qualsiasi essere umano. È un essere umano che, rischiando e a volte perdendo la propria vita, ti ha ridato la libertà». Gli ha fatto eco Veronica Gentili, conduttrice de Le Iene, che ha “sgridato” la cantante siciliana ricordando che «partigiano ed essere umano sono due parole molto diverse: il partigiano sceglie, si schiera, prende parte, ed è pronto a soccorrere chi ne ha bisogno, a differenza dell’umanità generica».
Il tentativo di trasformare la Resistenza in una serie Netflix
Il tempismo di questa pulizia del verso, d’altronde, fa pensare. Mentre in piazza San Giovanni si celebrava la versione light della canzone simbolo della Liberazione, nelle strade di Milano, un paio di giorni prima, tornava la liturgia nera per Sergio Ramelli, con centinaia di braccia tese e il rito del “presente!”. In questo clima di riabilitazione strisciante, la scelta di Delia appare come un assist perfetto al revisionismo che vuole trasformare la Resistenza in un ricordo sbiadito, stile serie Netflix La casa di carta. E pensare che la settimana della cantante era iniziata con uno “schiaffo” ricevuto nel salotto di Fabio Fazio. Sul Nove, a Che Tempo Che Fa, il cerimoniale l’aveva lasciata in piedi, congedandola con un poco elegante «non c’è posto per tutte», mentre le colleghe Levante e Serena Brancale prendevano posto al Tavolo. Invece di ribellarsi a quella cafonaggine, l’ex talent ha preferito rifarsi sul simbolo della Libertà. Bella ciao, partigiano. Sei diventato un ingombro per chi ha deciso di sacrificare la verità sull’altare degli attuali “padroni” di casa.




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