dii Olga Chieffi
“Nonno passa la banda….che bello, come mai. Oggi è 25 aprile la festa della Liberazione d’Italia, dai fascisti e dalla guerra, un giorno di pace”. Giornata luminosa questo sabato speciale, quando gli ultimi colpi di fucile furono esplosi tra Torino e Milano ottantuno anni fa. Una festa che il vento del No ha spazzato da qualsiasi ombra, con la Costituzione, concepita qui a Salerno, salva e integra, ancora a lungo. Le celebrazioni sono iniziate nella Chiesa del Sacro Cuore la Santa messa in suffragio ai caduti, quindi l’omaggio alla medaglia d’oro Ugo Stanzione, i discorsi delle autorità civili, militari e religiose, i sindaci dei comuni della provincia, i rappresentanti delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, gli studenti degli Istituti Scolastici di Salerno e provincia e i cittadini accorsi si sono riuniti in Piazza Vittorio Veneto, ove sono stati resi gli onori ai caduti e deposte le corone d’alloro al “Monumento ai Caduti”, il silenzio, il labaro del comune di Olevano sul Tusciano insignito della medaglia d’oro al valor civile. “Questa festa nazionale deve continuare, negli anni, a rappresentare un momento di formazione civile, di memoria, di speranza per il futuro, di riflessione sui valori che uniscono e tengono vivo il nostro Paese: i valori della Costituzione repubblicana. Le Costituzioni nascono in momenti straordinari della vita di una comunità, sulla base dei valori che questi momenti esprimono e ne ispirano i principi. Tutti insieme dobbiamo credere che il mondo possa migliorare ancora e dobbiamo essere consapevoli che nelle guerre, che si combattono ormai sempre più spesso, vengono messi alla prova i motivi ispiratori della nostra convivenza civile. Oggi celebriamo chi ha conquistato la nostra libertà pagando con la vita: scegliamo oggi, come allora, di sostenere la pace, di rifiutare con fermezza ogni forma di sopraffazione, scegliamo di non essere indifferenti”. Le parole Resistenza e Libertà, hanno lo stesso significato ieri come oggi. La storia umana continua nel suo sviluppo, imperterrita, la perdita della gioia, la perdita dei primordi, attraverso la guerra. E’ un giorno, il 25 aprile, per andare alla ricerca della plenitudo temporis eckartiana: quando il tempo è alla fine, riluce la sua pienezza, quando l’uomo è alla fine, esplode la sua umanità, che verrà ritrovata cercando una nascita, la ri-nascita, una R(i)esistenza. Quanta distanza si avverte tra le generazioni in questo giorno: cosa vuol dire per un bambino, per un ragazzo, risalire alla Resistenza? Una generazione quella, che si caricò l’Italia sulle spalle, consapevole della Res Publica, nella sua essenza più pura, un qualcosa che da tempo sembra smarrito, quasi sconosciuto, sia nella popolazione che nella classe dirigente, che non governa ma applica la governance. Si chiama Mediocrazia, è questa severa e ineluttabile la rampogna di Deneault nei confronti della politica: per affacciarsi alla vita pubblica in ogni sua forma (diventare un parlamentare oppure un preside di facoltà universitaria) non occorre altro che “occupare” il punto di mezzo, il centro, il momento medio elevato a programma” e abbracciare nozioni feticcio quali “provvedimenti equilibrati”, “giusto centro” o “compromesso”. Insomma, essere perfettamente, impeccabilmente mediocri. Ma così non c’è più la democrazia, poiché senza rendercene conto siamo scivolati verso un sistema, quello della governance, che tendiamo a confondere con la democrazia. Si tratta allora, di rompere questo circolo perverso, partendo dai piccoli passi quotidiani: resistere alle piccole tentazioni e dire no. Non occupare quella funzione, non accettare quella promozione, rifiutare quel gesto di riconoscenza per non farsi lentamente avvelenare. Resistere per uscire dalla mediocrità non è semplice, ma forse vale la pena di tentare. L’auspicio è che comincino a farlo in tanti. Resistere è ri-cantare Bella Ciao! Ci eravamo lasciati con le celebrazioni dell’Ottantesimo senza aver ascoltato le parole di questa canzone, con la quale si è combattuto. Lo scorso anni cortei divisi, confusione. Ieri il vento del No ha reso limpidissimo il cielo, compattato il corteo, partecipato, con le bandiere garrenti alla leggera bava di Maestrale primo annuncio di primavera. Nel Corpo bandistico di Giffoni Valle Piana “L.Rinaldi”, tanti bambini al fianco degli esperti maestri, tutti agli ordini di Francesco Guida: una speranza, per quanti hanno potuto riflettere nel proprio sentire sulla parola la libertà che non è un valore gratuito che esiste automaticamente o una condizione che si mantiene da sola. Un momento per riaffermare che la libertà va difesa giorno per giorno e che tutti noi dobbiamo tenere sempre gli occhi ben aperti se vogliamo custodire questo bene prezioso che garantisce alle persone di vivere al meglio possibile. Il silenzio, la leggenda del Piave, il Canto degli Italiani con un bel “Si” gridato che ha chiuso l’intervento della formazione con le sue note evocanti il sacrificio dei partigiani, forti di cuore e di coraggio, forti di amor di Patria e di sogno, la loro aspirazione più profonda alla pace, al dialogo, all’uguaglianza, alla giustizia, ieri, come oggi.
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