Byd, nell’incendio al deposito in Cina non c’entrano le batterie: cos’è successo

Non sono state le batterie dei veicoli elettrici a causare l’incendio divampato in un parcheggio multipiano Byd a Shenzhen, in Cina, il 14 aprile 2026. Le analisi tecniche hanno infatti individuato l’origine del rogo in un’area interessata da lavori di ristrutturazione. Un contesto ad alto rischio operativo, dove l’incendio è partito durante le attività di cantiere. Una dinamica già vista in episodi analoghi, come quello di Notre Dame nel 2019. Le auto elettriche sono state coinvolte solo in un secondo momento. Anche le esplosioni visibili nei video sono da considerare conseguenze del fuoco, non il punto di partenza.

Con i veicoli termici il quadro sarebbe stato probabilmente più critico

Il dato più rilevante riguarda però il comportamento delle batterie. Le Blade battery al litio-ferro-fosfato sviluppate da Byd hanno contribuito a evitare un’escalation. Si tratta di una tecnologia consolidata, testata in condizioni estreme come il nail penetration test, perforazione diretta senza sviluppo di fiamme o fumo e con temperature sotto controllo. A questo si aggiungono test superati con successo in scenari di schiacciamento, deformazione, esposizione a 300°C e sovraccarichi.

Byd, nell’incendio al deposito in Cina non c’entrano le batterie: cos’è successo
Blade battery (Byd).

Guardando allo scenario alternativo, con veicoli termici, a gas o con batterie agli ioni di litio tradizionali, il quadro sarebbe stato probabilmente più critico – reazioni più violente, maggiore propagazione e rischi concreti per le persone. In questo caso, invece, non c’è stata alcuna vittima e l’impatto è stato contenuto. Va inoltre considerata la minore emissione di sostanze nocive durante la combustione, un aspetto particolarmente rilevante in contesti urbani o ad alta densità.