Alberto Cuomo
Il titolo originale del film “Sesso e potere”, uscito nel 1997, era “Wag the dog”, letteralmente far scodinzolare il cane, far giocare il cane, in una metafora che indica una situazione in cui una cosa piccola o secondaria controlla qualcosa di molto più grande e importante, quasi sia la coda a muovere il cane invece del contrario. Il regista del film Barry Levinson, premio Oscar per “Rain man”, era arrivato al cinema iniziando da sceneggiatore, scrittore quindi, e le sue storie erano infatti molto ben articolate, con personaggi definiti e intrecci chiari, scorrevoli, in una cifra sempre irriverente, dissacrante degli ambienti narrati, quello militare, sanitario, politico. Nel film “Wag the dog”, tratto dal romanzo “American Hero” di Larry Beinhart, uno scrittore satirico di libri polizieschi, viene messo alla berlina nientemeno che il presidente degli Stati Uniti e il sistema dei media o, se si vuole, del cinema stesso. La storia segue un esperto della comunicazione, Conrad Brean, incaricato di coprire uno scandalo riguardante l’abuso di una giovane scout in visita alla Casa Bianca da parte del presidente degli Stati Uniti poco prima delle elezioni. Per distrarre l’opinione pubblica, Brean si allea con un produttore hollywoodiano, Stanley Motss, e insieme inventano, utilizzando la tecnologia e riprese cinematografiche girate negli studios, una guerra degli USA contro il terrorismo in Albania al fine di distogliere l’opinione pubblica dallo scandalo riconducendola alla simpatia verso il presidente difensore del popolo. Attraverso false immagini, notizie costruite e una narrazione che include scene commoventi, riescono a convincere media e cittadini che il conflitto sia reale. La situazione rischia però di essere scoperta quando il produttore, desideroso di riconoscimento, manifesta la volontà di svelare l’intera messinscena, cosa che induce, naturalmente, i servizi governativi ad ucciderlo simulando un attacco cardiaco. Il film si conclude con la rielezione del presidente mentre un notiziario riporta la notizia, falsa, dell’uccisione di un terrorista. Il caso ha voluto che l’anno successivo, nel 1998, al suo secondo mandato, senza quindi la necessità di essere rieletto, Bill Clinton sia stato accusato di aver sostenuto il falso nel corso del procedimento sui suoi abusi sessuali, prima da governatore dell’Arkansas, nei confronti di Jennifer Flowers e Paula Jones poi, nella Casa Bianca, di Monica Lewinsky. L’azione giudiziaria durò sino al 1999, anno in cui Clinton guidò la Nato, motu proprio senza il mandato dell’Onu, nell’operazione “Allied Force” una campagna di bombardamenti di 78 giorni (24 marzo-10 giugno) contro la Jugoslavia per fermare la pulizia etnica in Kosovo da parte dei serbi di Milosevic. Si ricorderà che, ad onta delle attuali accuse della sinistra al governo, a proposito dell’uso delle nostre basi Nato nella guerra in Iran, non concesse agli Usa se non per la logistica, nel 1999 Massimo D’Alema, primo ministro e maggiorente del Pd, non solo le rese disponibili ai bombardieri americani, ma fece partecipare le nostre forze militari al conflitto. La guerra in Kosovo fu guerra vera, così come lo sono le odierne guerre in Ucraina, Iran, Libano che pertanto non servono certo a coprire gli eventuali scandali sessuali, di Trump o, tanto più di Pantedosi, cui oltretutto ormai nessuno fa caso. Si può dire anzi che l’uso del sesso in politica venga quasi visto come vizio acquisito, normale per entrambi gli attori: chi abusa in forza del proprio potere, in genere un uomo, e chi subisce l’abuso, spesso una donna che, in alcuni casi, lo provoca per trarne profitto. Che il potere sia seduttivo è noto da sempre, nell’aspetto deciso, visibile, spietato degli uomini; nella forma silenziosa, ma non meno incisiva, propria alle donne. Nel caso di Cesare e Cleopatra, ad esempio, la seduzione fu reciproca, con Cesare volitivo e Cleopatra calcolatrice. Caterina la Grande, ebbe numerosi favoriti durante il suo regno intrecciando il sesso con la politica e allontanando i suoi amanti, ufficiali, diplomatici, politici, quando non erano più utili. Naturalmente il potere e le forme di seduzione sono mutati. Nel dopoguerra il potere sembrava essere incarnato, nella necessità di ricostruire i valori, dai maitres à penser, gli intellettuali. Ne erano esempio Sartre e Simone de Bouvoir o, meglio ancora, Marilyn e Artur Miller. I politici, che pure utilizzavano il proprio potere in funzione seduttiva rimanevano sotto traccia. Vennero allo scoperto negli anni Sessanta con i fratelli Kennedy, amanti della stessa Marilyn. In Italia Gronchi che, secondo alcuni rotocalchi, aveva fatto aprire al Quirinale una porta segreta per far entrare le sue amiche poi sostenute nelle loro aspirazioni. E da lui a Craxi, anche per i politici locali, il potere è stato il viatico per relazioni anomale e abiette avances. Quanto alle donne, esse cominciarono a prediligere uomini dello sport, del basket o del football in America, del calcio in Europa. Intanto anche coloro che detenevano un potere economico approcciavano ragazze note per la loro bellezza. È il caso di Gianni Agnelli e Dalila Di Lazzaro. Poi giunse Berlusconi, un mix di potere economico e politico essendo anche il patron di una scudettata squadra di calcio, cui le olgettine si rivolgevano festose e fiduciose per qualsivoglia problema. Dopo di lui le deluge.
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