Un successo senza precedenti a Sarno: un confronto andato oltre il mero aspetto tecnico, con l’obiettivo di far comprendere alla cittadinanza l’importanza del referendum sulla giustizia. In una sala gremita, ieri pomeriggio, si è svolto l’incontro del Comitato nazionale cittadino per il Sì, organizzato dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale a Sarno, Maria Rosaria Aliberti, con un parterre d’eccezione. Alla tavola rotonda erano presenti: in collegamento da remoto il vicepresidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulé; il deputato salernitano di Forza Italia Pino Bicchielli, vice responsabile nazionale Enti Locali; Luigi Bobbio, magistrato presso il Tribunale di Nocera Inferiore; Giuseppe Cacciapuoti, procuratore capo presso il Tribunale di Lagonegro; gli avvocati Walter Mancuso, Giovanni Annunziata ed Enrico Siniscalchi; e il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, che ha portato la sua testimonianza di assoluzione dopo tredici anni di “inferno giudiziario”. Tra i presenti in sala, molti amministratori della provincia di Salerno, i consiglieri regionali Sebastiano Odierna e Livio Petitto, la consigliera di San Marzano sul Sarno Carmela Zuottolo, i presidenti del comitato Cittadino per il sì al referendum di Salerno e Albanella, rispettivamente Lello Ciccone e Giovanni Lamberti. Ad assistere al confronto pubblico anche il coordinatore Cittadino di Forza Italia Sarno Livio Falciano, una rappresentanza del Coordinamento Giovani del partito. «Magistrati, avvocati, istituzioni e cittadini insieme per discutere di giustizia e di equilibrio tra i poteri dello Stato», ha dichiarato la consigliera Aliberti. «Ho voluto organizzare questo incontro perché sono convinta che il confronto sui grandi temi della democrazia non possa restare chiuso nei palazzi o nei talk show. Deve arrivare anche nei territori, tra i cittadini. Sarno ha dimostrato una cosa semplice: quando il livello del confronto è serio, i cittadini partecipano». Dall’onorevole Mulé è arrivata grande attenzione alla vicenda giudiziaria di Pasquale Aliberti, al quale la sala ha tributato un lungo applauso, manifestando affetto e sostegno all’amministratore. «Ogni anno in Italia circa mille persone subiscono una custodia cautelare che poi si rivela ingiusta. Non sono numeri astratti: sono vite sospese, famiglie travolte, reputazioni distrutte. Anche quando arriva l’assoluzione, nulla restituisce davvero il tempo perduto», ha dichiarato il deputato Bicchielli. «Per questo il referendum non è una battaglia ideologica contro qualcuno, ma una scelta di equilibrio e di garanzia. È una riforma che rafforza i diritti del cittadino nel momento più delicato del rapporto con lo Stato: quello dell’accusa penale». «In una democrazia matura, il potere deve essere sempre accompagnato dalla responsabilità. E quando parliamo di libertà personale, non esistono temi secondari. Ridurre il rischio di errori, rendere più equilibrato il sistema, rafforzare la cultura delle garanzie significa rafforzare la credibilità della giustizia stessa», ha aggiunto. Per il deputato salernitano, «votare Sì significa affermare che lo Stato è forte quando è giusto. Significa difendere la libertà come valore costituzionale, non come concessione. Significa scegliere uno Stato che non ha paura delle riforme quando servono a tutelare i cittadini». Nel corso del suo intervento, il magistrato Bobbio ha illustrato le ragioni del Sì, dettagliando cosa e come cambierebbe il sistema giudiziario, a partire dalla separazione delle carriere. Dal canto suo, il procuratore di Lagonegro ha chiarito le ragioni del No e la necessità, a suo parere, di non modificare ulteriormente la Costituzione.
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