Resta in cella Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, lo spacciatore ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Il giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro non ha convalidato il fermo, non ritenendo sussistente il pericolo di fuga contestato dalla procura di Milano nei confronti dell’assistente capo della polizia, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere.
La messinscena per coprire l’omicidio del pusher
Cinturrino, è emerso dalle indagini, ha sparato a Mansouri che era disarmato. Poi, dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, ha lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio. Una messinscena organizzata per coprire l’omicidio, venuta alla luce anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre Mansouri era a terra agonizzante, ma ancora vivo, Cinturrino non ha chiamato subito i soccorsi, ritardando la chiamata di oltre 20. Le «specifiche modalità e circostanze dei fatti» e «la negativa personalità» di Cinturrino «rendono evidente il concreto ed attuale pericolo che, ove non sottoposto a misura, l’indagato possa commettere ulteriori gravi reati della stessa specie di quello per cui si procede, ovvero con l’uso di armi o di altri mezzi di violenza personale, se non di criminalità organizzata», ha spiegato il gip.
