di Erika Noschese
«Non so assolutamente nulla, nessuno mi ha definito nulla. Pensavo filasse tutto liscio». Sorride Bianca Menna, nota con il nome d’arte Tomaso Binga, moglie dello storico dell’arte Filiberto Menna e proprietaria delle opere donate alla Fondazione a loro intitolata. Bianca Menna inizialmente ride e prova a scherzarci su, poi si fa seria e ammette di essere all’oscuro di tutto: conosce l’associazione Limen, sa poco o nulla del protocollo, ma a un certo punto si indispettisce: «Limen? Io li elimino, perché sono io colei che dirige e dispone delle cose». Raggiunta telefonicamente, Menna prova a commentare quanto sta accadendo nella sua città, Salerno. Ci prova, ma non può andare oltre perché – come ripete più volte – nessuno le racconta cosa stia realmente accadendo negli spazi della sua Fondazione. E svela un particolare che, almeno a chi scrive, non era noto: Limen, in quella sede, dovrebbe svolgere un’attività lavorativa, non può gestirla gratuitamente. Nessuno può né deve ringraziare Limen se quella struttura concede ospitalità per un evento di prestigio. «Io pensavo che tutto filasse liscio, che si facessero le normali attività che di solito vengono organizzate, come mostre e presentazioni di libri – ha dichiarato Bianca Menna – Bisogna prendere provvedimenti, questo sì. Limen non c’entra niente: adesso li elimino, perché sono io colei che dispone e dirige le cose. Se a Limen ho dato questa possibilità non è perché gliel’abbia regalata: ho dato loro l’opportunità di lavorare lì, ma sono l’unica proprietaria, sono io che pago quanto necessario per il mantenimento del locale». Bianca Menna ribadisce la necessità di un suo intervento diretto: «È chiaro che ora devo mettere tutto in ordine, devo sistemare questa vicenda. Qual è la prima mossa che posso fare?», chiede la moglie dello storico dell’arte, forse rassegnata, forse realmente intenzionata a riprendersi quegli spazi che non appartengono a nessun altro se non a lei, alla sua famiglia e alla storia di Menna. «Devo sapere esattamente chi occupa la sede e a quale scopo – aggiunge, indignata – Non credo abbiano documenti dai quali risulti che io abbia concesso loro la Fondazione: non ho dato nulla in tal senso. Voglio intervenire, ma non so a chi rivolgermi», ammette ancora Bianca Menna, sorpresa quando le viene riferito del protocollo, tanto da chiedersi «da quanti anni esista». Sulla festa di compleanno, invece, si dice disponibile: «Per le feste posso anche essere d’accordo, non voglio esagerare. Ho dato loro il locale, ma certo spero abbiano versato un contributo per il mantenimento della sede. Questo mi indigna molto, non la festa. La sede ha bisogno anche di entrate economiche per mantenersi in vita, quindi auspico un contributo dopo aver festeggiato il compleanno – afferma –Vediamo di risolvere ora: non voglio mandare in malora la Fondazione. L’ho ideata io, ho speso soldi, continuo a farlo e non ho intenzione di chiuderla. Ci aspettavamo un contributo economico, questo sì», ripete ancora. «Ma se deve essere tutto completamente gratuito, allora no: a quel punto scegliamo noi a chi concedere gli spazi», ha detto poi Bianca Menna.
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