Groenlandia, non solo Trump: gli altri presidenti Usa che hanno provato ad annetterla

Donald Trump non è l’unico presidente americano a sostenere l’idea che gli Stati Uniti debbano controllare la Groenlandia. L’isola è un territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca, situato tra il Nord America e l’Europa e collocato lungo la rotta più breve tra Washington e Mosca. Per la sua posizione geografica, l’isola è considerata un punto chiave per il controllo dell’Artico, per la difesa del continente nordamericano e per i sistemi di allerta missilistica e di sorveglianza spaziale. Nel corso del Novecento, Washington ha trattato la Groenlandia come una piattaforma militare avanzata, mantenendo basi e infrastrutture strategiche anche dopo la fine della Seconda guerra mondiale. È questo contesto, consolidato prima dei mandati di Trump, che spiega perché la Groenlandia continui a essere vista dagli Stati Uniti come un territorio di interesse vitale.

Il primo tentativo degli Stati Uniti di acquisire la Groenlandia risale al 1867

Groenlandia, non solo Trump: gli altri presidenti Usa che hanno provato ad annetterla
Groenlandia (Ansa).

Nel corso della storia, diversi presidenti degli Stati Uniti hanno preso in considerazione l’acquisizione della Groenlandia per ragioni strategiche. Il primo fu Andrew Johnson nel 1867: sotto la sua presidenza, il segretario di Stato William H. Seward valutò l’annessione della Groenlandia e dell’Islanda, promuovendo la pubblicazione di un rapporto ufficiale che ne descriveva l’importanza strategica ed economica, senza però arrivare a un’offerta formale. L’ipotesi riemerse nel 1910 durante la presidenza di William Howard Taft, quando l’ambasciatore statunitense in Danimarca Maurice Francis Egan esplorò all’interno dell’amministrazione la possibilità di ottenere la Groenlandia tramite uno scambio territoriale. Durante la presidenza di Woodrow Wilson, tra il 1917 e il 1920, gli Stati Uniti rinunciarono invece a qualsiasi pretesa sull’isola, accettando formalmente la sovranità danese nel contesto dell’acquisto delle Indie Occidentali Danesi.

Le mire dei presidenti nella seconda metà del Novecento

Il tentativo più esplicito avvenne sotto la presidenza di Harry Truman. Nel 1946 la sua amministrazione offrì segretamente alla Danimarca 100 milioni di dollari in oro per acquistare la Groenlandia, proposta respinta da Copenaghen. Durante la presidenza di Dwight D. Eisenhower, nonostante il Greenland Defense Agreement del 1951 garantisse già agli Stati Uniti un’ampia presenza militare sull’isola, nel 1955 i Joint Chiefs of Staff suggerirono nuovamente di tentare l’acquisto per assicurare una sovranità diretta sulle basi; il Dipartimento di Stato bloccò l’ipotesi. Negli anni successivi, l’idea riapparve solo in forma informale: negli anni Settanta sotto Richard Nixon, quando il vicepresidente Nelson Rockefeller evocò un possibile acquisto per fini minerari, e negli anni Novanta durante la presidenza di Bill Clinton, quando Patrick Buchanan parlò pubblicamente di un’espansione statunitense verso la Groenlandia, senza alcun seguito ufficiale.