Blue Monday 2026, perché si chiama così e perché cade il 19 gennaio

Se vi sentite tristi, stanchi o particolarmente giù di morale, non siete i soli. Oggi 19 gennaio, come ogni terzo lunedì del primo mese, è infatti il Blue Monday, ossia il giorno più deprimente dell’anno.  Almeno secondo un’espressione nata nel 2005 per la campagna pubblicitaria di un’agenzia viaggi e nel tempo divenuta talmente virale da entrare di diritto nel linguaggio comune, condizionando sia i media sia, soprattutto, i social. A oltre 20 anni dalla nascita, ecco la storia dell’evento, dalla scelta del colore blu fino ai parametri che hanno dato vita alla formula.

Blue Monday: chi l’ha ideato e perché ha scelto proprio quel colore

Blue Monday 2026, perché si chiama così e perché cade il 19 gennaio
Una persona nella nebbia (Foto di Kilarov via Unsplash).

Il giorno più triste dell’anno non è di colore nero, come ci si potrebbe aspettare, ma blu. La ragione? Nel mondo anglosassone, come testimonia il film di animazione campione di incassi della Disney Inside Out, è proprio il blu a rappresentare lo stato d’animo che evoca depressione, malinconia e un giorno plumbeo. Fu lo scrittore Geoffrey Chaucer a usarlo per primo, nel XIV secolo, quando nel suo The Compliant of Mars parlò di «lacrime blu e cuore tormentato». L’espressione Blue Monday nacque invece nel 2005 da una campagna pubblicitaria di Sky Travel, diffusa agenzia viaggi americana, che intendeva convincere i propri clienti che uno stato d’animo negativo particolarmente diffuso nei primi giorni dell’anno potesse avere un fondamento di natura scientifica e che per combatterla bisognasse per forza prenotare una vacanza.

La credenza che ricada proprio sul terzo lunedì di gennaio deriva da una complessa equazione, che il Guardian non ha esitato a definire qualche anno fa «ridicola», formulata da Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff che da tempo ha preso le distanze da lui. Su quali basi? L’esperto prese in analisi diverse variabili, tra cui il tradizionale meteo grigio d’inverno, gli addebiti sulla carta di credito dopo le spese per le feste, la distanza dalle vacanze natalizie, il calo motivazionale dovuto alla ripresa del lavoro e i sensi di colpa per non riuscire a mantenere i buoni propositi fissati nel desiderio di Capodanno. Progettata per il sito di viaggi Sky Travel, la formula non presenta alcuna prova scientifica e nel tempo persino il suo ideatore si è visto costretto ad ammettere la natura prettamente mediatica dell’operazione.

Perché allora funziona ancora dopo più di 20 anni?

Blue Monday 2026, perché si chiama così e perché cade il 19 gennaio
Una mano alla finestra in una giornata di pioggia (Foto di Kristina Tripkovic via Unsplash).

Il Blue Monday dunque non è altro che una trovata pubblicitaria. Come mai allora, nonostante siano passati più di 20 anni, ha ancora una sua efficacia? Il successo non sta nella sua validità scientifica, quanto nella sua forza narrativa: dare un nome a un’emozione aiuta infatti il cervello a riconoscerla e renderla condivisibile. Terminate le festività di Natale, infatti, si è già inconsciamente suscettibili a una maggiore sensibilità, che rafforza la necessità di parlarne con qualcun altro e di trovare altri che la avvertono. «Il Blue Monday offre una narrazione pronta all’uso a un’emozione che molte persone provano davvero in questo periodo dell’anno», ha spiegato all’Ansa Luna Mascitti, specializzata in neuromarketing e storytelling. «Tuttavia, c’è un rischio nell’utilizzo superficiale di questo concetto: la malinconia non è un trend, è un’esperienza che merita di essere trattata con rispetto, empatia e consapevolezza».

Dopo il giorno più triste, Arnall ideò anche quello più felice

Il Blue Monday inoltre non è nemmeno l’unica invenzione di Arnall. L’azienda produttrice di gelati Wall’s gli commissionò infatti il calcolo della giornata più felice dell’anno. E lo psicologo, sempre mediante suoi personalissimi calcoli, la individuò non lontana dal solstizio d’estate, tra il 18 e il 24 giugno a seconda degli anni. Un’altra bufala a favore di marketing.