Mourinho: «Non so se resto alla Roma dopo il 2024, c’è l’anti-mourinhismo»

José Mourinho potrebbe non essere più l’allenatore della Roma dopo il 2024. Ad aprire a questa possibilità è stato lo stesso tecnico portoghese che, in un’intervista a Sky Sport, ha ammesso di non avere, al momento, nessuna certezza per il suo futuro professionale nella Capitale.

Il futuro di Mourinho a Roma

«Se resto oltre il 2024? Non lo so» ha detto Mourinho, aggiungendo poi: «Prima di Budapest ho promesso ai calciatori che sarei rimasto. Dopo lo Spezia, all’Olimpico, l’ho promesso anche con i gesti che ho fatto ai tifosi che sarei rimasto qua e adesso sono qua». Tutte le strade, più che portare a Roma, sembrano essere al momento percorribili, con il contratto dell’allenatore giallorosso che scade a giugno 2024.

Il mourinhismo e l’anti-mourinhismo

L’allenatore portoghese che ha riportato la Roma a vincere una coppa europea nel 2022, ha parlato anche nel suo rapporto con la tifoseria giallorossa, divisa, va detto, sulle valutazioni del loro condottiero. Per una larga fetta che ama l’atteggiamento e il lavoro dell’allenatore, ce n’è un’altra che lo vorrebbe lontano da Trigoria. Si parla, infatti, di mourinhismo per chi lo ama e, per stessa ammissione del diretto interessato, di anti-mourinhismo: «Specialmente a Roma, ci sono entrambe le fazioni. Il mourinhismo lo conoscono le persone che sanno cosa ho fatto. L’anti-mourinhismo è cavalcato da gente felice in tutto il tempo in cui la Roma non vinceva una coppa e non aveva alcun tipo di successo europeo. Si divertono in radio e va bene». «L’anti-mourinhismo vende» ha concluso il tecnico giallorosso «il mourinhismo è un modo di stare nella vita più che nel calco».

Eden Hazard ha annunciato l’addio al calcio

L’attaccante belga Eden Hazard, senza club da quando ha lasciato il Real Madrid a giugno, ha annunciato su Instagram il suo ritiro all’età di 32 anni. «Bisogna sapersi ascoltare e dire basta al momento giusto. Dopo 16 anni di carriera e oltre 700 partite disputate, ho deciso di porre fine alla mia carriera di calciatore professionista», ha scritto il giocatore, che ha dato il meglio con le maglie di Lille e Chelsea, arrivando inoltre terzo al Mondiale nel 2018 con il Belgio. «Ho potuto realizzare il mio sogno, giocare e divertirmi sul campo in tutta Europa e nel mondo».

 

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L’esplosione nel Lille e la consacrazione con il Chelsea

Nato a La Louvière in Belgio il 7 gennaio 1991, Hazard è cresciuto nel Lille, club francese con cui ha centrato la doppietta campionato-coppa nazionale nel 2011 in Francia. L’estate successiva ha spiccato il volo verso l’Inghilterra, destinazione Chelsea. Nelle sette stagioni con i Blues, con cui è sceso in campo 352 volte segnando 110 gol, si è affermato come uno dei calciatori più forti al mondo, arricchendo il suo palmarès con due Premier League (2015, 2017) e altrettante Europa League (2013, 2019). Nel 2019 il passaggio al Real Madrid per l’astronomica cifra di 115 milioni di euro. Ma in Spagna, come accaduto qualche anno prima a Kakà, la sua carriera si è arenata.

Eden Hazard ha annunciato l’addio al calcio. L’attaccante belga appende le scarpe al chiodo a soli 32 anni.
L’esultanza di Eden Hazard dopo una rete col Chelsea (Getty Images).

Il passaggio al Real Madrid e le difficili stagioni con i Blancos

A causa di una serie di infortuni che lo hanno fortemente limitato, Hazard non solo non è riuscito nella difficile impresa di far dimenticare Cristiano Ronaldo, ma ha segnato appena sette gol in campionato per il Real Madrid in 76 presenze complessive tra Liga e coppe, prima di rescindere a giugno il contratto con i Blancos che scadeva nel 2024. E ora ecco l’annuncio del ritiro. Hazard aveva detto addio alla Nazionale belga al termine del Mondiale 2022, dopo aver collezionato 126 presenze impreziosite da 33 reti.

Eden Hazard ha annunciato l’addio al calcio. L’attaccante belga appende le scarpe al chiodo a soli 32 anni.
Eden Hazard con la maglia del Real Madrid (Getty Images).

Basket, Achille Polonara ha un tumore a un testicolo: sarà operato

Achille Polonara, cestista della Virtus Bologna e della Nazionale italiana di basket, sarà operato il 10 ottobre per la rimozione di un tumore al testicolo. Lo ha annunciato la sua stessa società con un breve comunicato: «Virtus Pallacanestro Bologna S.p.A. comunica che, nella giornata di martedì 10 ottobre, Achille Polonara verrà sottoposto ad intervento chirurgico per la rimozione di una neoplasia testicolare riscontrata recentemente. Al termine dell’operazione verranno comunicati i tempi di recupero». Poi un messaggio di sostegno per l’atleta: «ACHI siamo tutti con te!».

Basket, Achille Polonara ha un tumore a un testicolo sarà operato
Achille Polonara durante un match con la Nazionale (Getty Images).

Polonara è sceso in campo contro Varese

Il giocatore è sceso in campo domenica 8 ottobre nella sfida tra la Virtus Bologna e Varese, vinta dalla sua squadra. Ha segnato 10 punti in 22 minuti. Al post sui profili social della società bolognese hanno risposto anche avversari e account dei campionati stranieri, mostrando la propria vicinanza all’atleta.

Chi è Achille Polonara

Achille Polonara compirà 32 anni il prossimo 23 novembre. Nato ad Ancona, vanta una lunga carriera e numerose vittorie. Il primo trofeo vinto risale al 2015, quando ha conquistato la Supercoppa italiana con la Pallacanestro Reggina. Vanta anche una Fiba Europe Cup con la Dinamo Sassari, nella stagione 2018-2019, un campionato spagnolo vinto nell’annata 2019-2020 con il Saski Baskonia, oltre ai campionati turco e lituano e alle relative coppe nazionali, con le casacche del Fenerbahce, dell’Anadolu Efes e della Zalgiris Kaunas. Con la Nazionale italiana ha recentemente disputato i Mondiali in Giappone, Filippine e Indonesia. Con la casacca azzurra ha disputato 87 gare mettendo a referto oltre 500 punti.

Basket, Achille Polonara ha un tumore a un testicolo sarà operato
Achille Polonara a canestro in Italia-Slovenia (Getty Images).

Guardiola: «La Juve non mi ha cercato. Allegri e De Zerbi? Vogliono vincere con le loro idee»

Risultatisti contro giochisti, corto muso oppure calcio spettacolo e ricerca del possesso palla. Da che parte state? Lo scontro che accende i social di solito prende le sembianze dei due allenatori italiani più discussi del momento: Massimiliano Allegri e Roberto De Zerbi. Chiacchierati per motivi opposti: gli “zero titoli” e il gioco scadente della Juventus allegriana, i risultati sorprendenti del Brighton che vince e soprattutto fa divertire. A intervenire sulla diatriba è stato addirittura Pep Guardiola, tecnico del Manchester City e vincitore dell’ultima Champions. Anche se di parte – in quanto appartenente alla fazione giochista – ha provato a fare il democristiano: «Pensate che Allegri non voglia vincere?», ha detto il catalano nel corso di un intervento all’evento Dialoghi sul talento svoltosi al Palazzetto dello sport di Cuneo. «Stesso discorso vale anche per De Zerbi, entrambi vogliono vincere. Allegri è convinto di poter vincere con le sue idee, idem De Zerbi. De Zerbi non cerca l’estetica, vuole vincere. E crede di poterlo fare giocando secondo quello che è il suo credo. Stesso discorso per Allegri, anche lui vuole vincere. Tutti gli allenatori vogliono vincere, nessuno pensa solo al bello e dice che non gli interessa vincere. Non ho mai visto un allenatore che non vuole vincere o un giocatore che non vuole giocare bene. Sono modi di interpretare il calcio».

I rapporti con la Juventus: «Non mi ha mai cercato»

Il tecnico del Manchester City ha anche smentito tutte le voci di mercato che lo hanno accostato, in passato o in ottica futura, alla Juventus. «No, non mi ha mai cercato», ha detto rimarcando però il suo amore per l’Italia, Paese che ha conosciuto alla fine della sua carriera da calciatore tra Brescia e Roma. «L’Italia però mi piace molto e ci vengo molto spesso in vacanza. E poi si mangia davvero bene».

Le condizioni di Dybala e i tempi di recupero dopo l’infortunio

Solo un grande spavento per Paulo Dybala dopo che nella partita della Roma contro il Cagliari l’argentino era stato costretto a uscire per via di un brutto colpo ricevuto sul ginocchio sinistro. Da subito sembrava che l’infortunio potesse essere qualcosa di molto serio, ma le analisi condotte nella notte dal calciatore hanno escluso il peggio. I menischi e soprattutto il legamento crociato di Dybala sono a posto, mentre il legamento collaterale del ginocchio sarebbe lievemente stirato. Si accorciano dunque i tempi di recupero del numero 21 giallorosso.

Gli esami a Villa Stuart

Così come riferito da alcuni amici sudamericani di Dybala, il giocatore nel corso della notte tra domenica 8 ottobre e lunedì 9 si sarebbe sottoposto in gran segreto a una risonanza magnetica a Villa Stuart a Roma e l’esito avrebbe escluso il peggio. Solo un lieve stiramento al collaterale del ginocchio sinistro che, per quanto doloroso, potrebbe permettere all’argentino di tornare in campo molto presto.

Quando può tornare Dybala

I tifosi della Roma guardano dunque al calendario degli impegni e sperano che Dybala possa tornare a guidare l’attacco giallorosso già dopo la sosta delle nazionali, con l’obiettivo che sarebbe quello vederlo in campo contro l’Inter a San Siro il 29 ottobre. Il giocatore comincerà al più presto una fisioterapia specifica, anche se non sarebbe da escludere che possa preferire attendere più tempo per tornare in campo ed evitare pericolose ricadute.

Kiptum ha vinto la Maratona di Chicago stabilendo il nuovo record mondiale

Un altro fantastico primato del mondo nella maratona dopo quello femminile dell’etiope Tigist Assefa a Berlino, dove lo scorso 24 settembre ha corso in 2h11’53”. Il 23enne keniano Kelvin Kiptum ha infatti vinto la maratona di Chicago con il tempo di 2h 00’35”, tempo che migliora il precedente record di 2h01’19” che apparteneva all’altro keniano Eliud Kipchoge, due volte campione olimpico.

Kiptum vince la Maratona di Chicago con nuovo primato mondiale. Il 23enne keniano ha chiuso con il tempo di 2h00'35".
Kelvin Kiptum (Getty Images).

Per Kiptum record mondiale alla terza maratona della carriera

Il 4 dicembre 2022, all’esordio nella maratona, Kiptum aveva conquistato il successo nella 42 km di Valencia con un tempo di 2h01’53”, diventando così il terzo uomo più veloce della storia (dietro a Kipchoge e Kenenisa Bekele) su tale distanza e, contestualmente, anche il più veloce esordiente di sempre. Il 23 Aprile 2023 a Londra, alla sua seconda maratona della carriera, Kiptum ha vinto ancora, chiudendo con il tempo di 2h01’25”, cioè a soli 16 secondi dal record del mondo fatto segnare dal connazionale Kipchoge a Berlino appena sei mesi prima. Alla terza maratona della carriera, ecco il sorpasso.

Verstappen campione del mondo di F1 per la terza volta consecutiva

Max Verstappen si è laureato campione del mondo di Formula 1 per la terza volta consecutiva in Qatar grazie all’uscita di pista nella gara sprint del compagno di squadra Sergio Perez, secondo nella classifica del Mondiale e unico ancora in grado di raggiungerlo aritmeticamente. Per tenere virtualmente aperto il campionato, il messicano avrebbe dovuto vincere la Sprint e sperare nel flop dell’olandese.

Il pilota della Red Bull Max Verstappen si è laureato campione del mondo di F1 per la terza volta consecutiva.
La Red Bull di Verstappen in Qatar (Getty Images).

Nella sprint race in Qatar la vittoria è andata a Piastri su McLaren

Verstappen ha ottenuto così il terzo titolo iridato della carriera quando mancano ancora sei gare alla fine della stagione. E, per la prima volta nella storia della F1, l’assegnazione del titolo è avvenuto durante la sprint race. La “mini gara” è stata vinta da Oscar Piastri (McLaren), primo davanti a Verstappen. Sul podio anche la seconda McLaren con Lando Norris. Sesto e settimo posto per le Ferrari di Carlos Sainz e Charles Leclerc, alle spalle delle Mercedes di George Russell, quarto, e Lewis Hamilton, quinto.

Il pilota della Red Bull Max Verstappen si è laureato campione del mondo di F1 per la terza volta consecutiva.
Il box della Red Bull (Getty Images).

Tre titoli per Max: come Senna, Lauda, Piquet, Stewart e Brabham

Verstappen aggiorna il suo curriculum stellare, in cui spiccano 48 Gp vinti (ad appena 26 anni). Con tre Mondiali in bacheca, l’olandese aggancia Ayrton Senna, Nelson Piquet, Niki Lauda, Jack Brabham e Jackie Stewart nella classifica all time. Il primato assoluto appartiene a Michael Schumacher e Lewis Hamilton, capaci di vincere il titolo sette volte. «È una sensazione fantastica, abbiamo fatto una stagione incredibile. Sono fiero di fare parte di questo team. Cercheremo di fare il meglio che possiamo anche in futuro». Queste le prima parole di Verstappen dopo la gara sprint in Qatar «La corsa è stata divertente anche con le tante safety car, sono molto contento. Piastri ha fatto una grande gara, specie perché aveva le gomme medie. Pensavo di andarlo a prendere ma non ci sono riuscito».

F1 Gp Qatar: Verstappen in pole position, quinto tempo per Leclerc

Max Verstappen conquista la pole position a Losail, in Qatar, e si avvicina sempre di più al titolo di campione del mondo per la terza volta di fila. Nella serata qatariota, non hanno invece brillato le Ferrari: Charles Leclerc, inizialmente settimo, domenica partirà in terza fila con il quinto tempo dopo la cancellazione dei crono delle McLaren di Norris e Piastri che avevano fatto meglio del monegasco e che si sono visti cancellare i tempi per “track limits” mentre venivano intervistati. Eliminato in Q2 con il 12/o tempo, Carlos Sainz.

La griglia di partenza

  • 1/a fila: Max Verstappen (Ola/Red Bull) George Russell (Gbr/Mercedes)
  • 2/a fila: Lewis Hamilton (Gbr/Mercedes) Fernando Alonso (Spa/Aston Martin)
  • 3/a fila: Charles Leclerc (Mon/Ferrari) Oscar Piastri (Aus/McLaren-Mercedes)
  • 4/a fila: Pierre Gasly (FRA/Alpine) Esteban Ocon (FRA/Alpine)
  • 5/a fila: Valtteri Bottas (Fin/Alfa Romeo) Lando Norris (Gbr/McLaren)
  • 6/a fila: Yuki Tsunoda (Jpn/AlphaTauri) Carlos Sainz Jr (Spa/Ferrari)
  • 7/a fila: Sergio Pérez (Mex/Red Bull) Alexander Albon (Tha/Williams)
  • 8/a fila: Nico Hulkenberg (Ger/Haas) Logan Sargeant (Usa/Williams)
  • 9/a fila: Lance Stroll (Can/Aston Martin) Liam Lawson (Nzl/AlphaTauri)
  • 10/a fila: Kevin Magnussen (Den/Haas) Zhou Guanyu (Cin/Alfa Romeo)

Calcio, Pogba: confermata la positività alle controanalisi

La positività al testosterone del giocatore della Juventus Paul Pogba è stata confermata. Le controanalisi sono state effettuate giovedì 5 ottobre nel laboratorio dell’Acqua Acetosa a Roma. Il centrocampista della squadra bianconera, lo scorso 20 agosto al termine di una partita con l’Udinese, era stato sottoposto ai controlli dai quali era risultata la positività. Il 30enne francese era stato poi sospeso in via cautelare dal tribunale nazionale antidoping.

Le parole di Allegri

Sul caso Pogba, si è pronunciato anche il tecnico bianconero Massimiliano Allegri che ha incontrato i giornalisti durante la conferenza stampa prima del derby Juve-Torino. «Confermata la positività di Pogba? Non lo sapevo» ha dichiarato, aggiungendo: «Mi dispiace. Attendiamo l’esito di quello che sarà il continuo. Parlarne ora non serve a niente».

Osimhen diventa Cicciobello bomber ma il Napoli blocca la vendita

Victor Osimhen diventa Cicciobello bomber. La foto del bambolotto ispirato all’attaccante nigeriano, con tanto di maglia del Napoli, mascherina nera e capelli ricci biondi, ha fatto il giro dei social. A lanciarlo è stata l’azienda Giochi Preziosi e si pensava che il bambolotto potesse essere messo sul mercato già nei prossimi giorni. Intorno al giocattolo si è creato però un giallo, perché sembra che il Napoli non abbia concesso la licenza per il prodotto. La società detiene i diritti d’immagine dei propri tesserati e sarebbe intenzionata a passare alle vie legali se Cicciobello bomber dovesse essere messo in vendita.

Il pupazzo di Osimhen costerà 70 euro

Il presso di Cicciobello bomber sarà di 70 euro. Non poco, nonostante sembri non interessare ai tanti tifosi che hanno commentato la notizia e si preparano ad acquistarlo, in vista anche del periodo natalizio, per regalarlo a figli e nipoti. Si tratta dell’ennesimo oggetto ispirato dall’attaccante nigeriano. Osimhen è diventato un idolo grazie ai tanti gol nella scorsa annata e allo scudetto conquistato dal Napoli. E così a lui sono state dedicate torte, uova di Pasqua, pizze, panini, caffè e perfino una versione della zeppola di San Giuseppe. La sua mascherina protettiva, utilizzata dopo un brutto infortunio, è stata per mesi un oggetto di tendenza.

Osimhen diventa Cicciobello bomber il Napoli blocca la vendita
Victor Osimhen durante il match del Napoli contro il Real Madrid (Getty Images).

De Laurentiis sul rinnovo di Osimhen: «Nessun problema»

Intanto il club è alle prese con il caso del rinnovo del calciatore. Dopo la frattura generata dai video pubblicati su TikTok dal profilo ufficiale, che hanno indispettivo l’attaccante, Osimhen ha ripreso a giocare e segnare. L’accordo con la società sembra però lontano e il nigeriano rischia di svalutarsi, con l’avvicinarsi della scadenza prevista per giugno 2025. Il presidente Aurelio De Laurentiis però è apparso sereno e ha dichiarato: «Non c’è problema, non c’è mai un problema. Nel Napoli sono sempre tutti contenti. Il problema è semmai quando vanno via da Napoli che non riescono più a trovare la strada maestra. Osimhen è sempre forte, un giocatore che fa squadra da solo, non è in discussione».

Del Piero in Arabia Saudita: l’Al Nassr lo vuole come ds

Alessandro Del Piero potrebbe diventare il nuovo direttore sportivo dell’Al Nassr, club di punta della Saudi League e attuale squadra di un altro ex calciatore della Juventus, Cristiano Ronaldo. L’indiscrezione circola sui social, soprattutto su X, dove i fan bianconeri attendono di conoscere il futuro della loro vecchia bandiera. Del Piero non ricopre alcun ruolo all’interno della Juventus e da anni la tifoseria spera in un suo ritorno a Torino, da dirigente o nello staff. Si attendono conferme dai media locali, che non hanno ancora ripreso la notizia.

Del Piero attualmente vive a Los Angeles

Dopo aver chiuso la carriera in Australia e in India, Del Piero si è trasferito all’estero. L’ex stella della Juventus, oggi 48enne, vive da anni in California, a Bel Air, in una villa da 6 milioni di dollari insieme alla moglie Sonia e ai tre figli. Lì è diventato un apprezzato ristoratore dopo l’apertura del suo ristorante N.10, a Los Angeles. Inoltre Del Piero ha aperto diverse scuole calcio ed è diventato uno dei commentatori di punta di Sky ed Espn.

Del Piero in Arabia Saudita l'Al Nassr lo vuole come ds
Del Piero insieme alla moglie Sonia e ai tre figli durante una cerimonia (Getty Images).

All’Al Nassr troverebbe Ronaldo, Brozovic e Manè

Qualora dovesse davvero diventare il nuovo ds dell’Al Nassr, Del Piero non solo andrebbe in uno dei club di punta del calcio arabo, ma ritroverebbe anche diversi campioni che hanno giocato nel calcio europeo a grandi livelli. Oltre al già citato Cristiano Ronaldo, basti pensare all’ex Liverpool Sadio Manè e al centrocampista croato Marcelo Brozovic, fino allo scorso anno all’Inter. L’obiettivo sarebbe quello di portare il club alla vittoria non soltanto della Saudi Pro League, sfuggita durante la passata stagione, ma anche della Champions League asiatica.

Del Piero in Arabia Saudita l'Al Nassr lo vuole come ds
L’esultanza dell’attaccante Cristiano Ronaldo dopo un gol con la maglia dell’Al Nassr, club dell’Arabia Saudita in cui gioca da due stagioni (Getty Images).

Infantino: «Mondiali 2030 in sei Paesi è un messaggio di inclusione»

Celebrare «nel modo più appropriato» i 100 anni della Coppa del mondo di calcio. Con questo intento, ha spiegato il presidente Gianni Infantino, il Consiglio della Fifa ha deciso «all’unanimità» che nell’edizione del 2030 assegnata a Portogallo, Spagna e Marocco, tre Paesi sudamericani Uruguay, Argentina e Paraguay ospitino ciascuno una partita. «La prima di queste si giocherà, ovviamente, nello stadio in cui tutto è iniziato, il mitico Estadio Centenario di Montevideo» ha continuato Infantino.

Infantino: «La Fifa e il calcio uniscono, esempio di accordi in cui vincono tutti»

Rispetto ai tre Paesi organizzatori, Infantino ha sottolineato: «Due continenti: Africa ed Europa uniti non solo nella celebrazione del calcio, ma anche nel fornire una coesione sociale e culturale unica. Un grande messaggio di pace, tolleranza e inclusione». L’edizione del 2034, ha quindi anticipato, «si sposterà a est, in Asia e Oceania, per garantire un’adeguata rotazione tra i continenti. In un mondo diviso, la Fifa e il calcio si uniscono dando così un altro esempio di come il dialogo e la comprensione reciproca possano sfociare in accordi in cui in realtà vincono tutti, in particolare i tifosi, i giocatori e tutte le regioni del mondo».

Da peccatore a eroe di Pechino, la parabola di Sinner che ha dovuto battere pure le critiche

«È stata una settimana meravigliosa, ma ci sono ancora tante cose su cui devo lavorare». Con queste parole Jannik Sinner, 22 anni compiuti il 16 agosto, ha commentato il suo successo contro Daniil Medvedev nella finale del China Open. Un doppio 7-6, con due punti concessi in ogni tie-break all’avversario, che valgono quanto una doppia stoccata non soltanto al rivale russo, sua bestia nera nel circuito, ma anche alle critiche e alle polemiche che lo hanno accompagnato dalla fine dell’estate. Già, perché nove titoli tra cui un Masters 1000, tre dei quali conquistati nel 2023, non sono bastati per renderlo immune agli attacchi. Ha pesato il suo rifiuto, nel mese di settembre, di indossare la maglia della Nazionale in Coppa Davis, dove ha declinato per la fatica dei troppi incontri ravvicinati. Una competizione minore che gli stessi assi della racchetta criticano da anni.

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Un 2023 con tre trofei e oltre 45 successi, ma anche di polemiche per il rapporto con la Nazionale. Così Sinner scaccia le critiche in Italia.
Jannik Sinner dopo la vittoria a Pechino contro Medvedev (Getty Images).

Jannik Sinner, un 2023 da record con la «macchia» Nazionale

Tra i tre trofei conquistati e i 45 successi nel 2023 – primo azzurro di sempre a vincere così tanti match in un anno solare per tre volte di fila – Jannik Sinner è stato anche un «Caso Nazionale». Almeno secondo La Gazzetta dello Sport, che non gli ha perdonato il rifiuto di vestire la maglia azzurra in Coppa Davis. «Sono molto stanco e non ho recuperato dalla fatica», aveva scritto sui social l’altoatesino nell’annunciare il suo forfait nei match di Malaga. Pochi giorni prima aveva chiuso la sua esperienza agli Us Open in preda ai crampi dopo cinque set contro Sasha Zverev. Una dichiarazione che ha aizzato i critici, che lo hanno definito un «peccatore (giocando con la traduzione del suo cognome, Sinner, ndr) ingrato per cui l’azzurro non è che un accessorio». Il tutto per non aver partecipato a un torneo che gli stessi tennisti boicottano per snellire il calendario già troppo denso di impegni.

Un 2023 con tre trofei e oltre 45 successi, ma anche di polemiche per il rapporto con la Nazionale. Così Sinner scaccia le critiche in Italia.
Le critiche su Sportweek e Gazzetta dello Sport (X).

Nonostante la difesa pubblica del capitano della Davis Filippo Volandri, che su Sportweek, l’inserto settimanale della Gazzetta, ha parlato di un Sinner «sempre disponibile per la convocazione» e di un torneo «che arriva in un periodo complicato», la campagna non ha accennato a fermarsi. Troppo grave l’ennesimo – ma solo il quarto – rifiuto alla Nazionale in carriera, di cui i primi due ad appena 18 anni e il terzo per un infortunio alla mano. A far tacere le critiche ci ha pensato lo stesso tennista con un successo che lo ha di nuovo riportato sull’Olimpo del tennis. «Sinner Fantastico 4, non fermarti più» si legge ora sulle pagine dei quotidiani sportivi. «Una vittoria dedicata a quei deficienti che lo avevano criticato dopo la Davis», ha dichiarato invece il presidente della Fitp Angelo Binaghi. «Sinner ha un cuore d’oro e ci tiene alla maglia azzurra. Spero che le critiche, senza senso, continuino perché gli danno una grande carica».

I complimenti di Panatta e il nuovo attacco di Pietrangeli

La divisione della stampa si materializza anche in due pareri contrapposti di altrettante leggende del tennis italiano. Sinner infatti si divide, dopo i successi in Oriente, fra i complimenti di Adriano Panatta e una nuova stoccata di Nicola Pietrangeli. «Sono davvero contento», ha spiegato in un videomessaggio su X il romano. «Sia per lui, perché è un bravissimo tennista, e mi dicono anche un bravissimo ragazzo». Una lezione di stile corredata da un augurio per il futuro, che non potrà che rendere «ancora più felici». Opposta la posizione di Pietrangeli, che ha puntualizzato con decisione di non voler cedere il suo record. Nel 1959 e 1960, «quando non c’erano ancora i computer», fu infatti numero tre al mondo, un posto più in alto di Sinner. «Per battere me non gli basteranno due vite», ha spiegato l’ex campione del Roland Garros. Una caduta di eleganza sottolineata su X da Alessandro Gassmann, che ha puntualizzato la «mancanza di solidarietà».

Fra chi lo critica e non perde occasione per fargli notare i difetti, c’è però anche chi ne elogia la qualità. Lo ha sempre fatto Carlos Alcaraz, fenomeno spagnolo nonché vincitore di Wimbleon 2023, che dopo ogni partita mette in risalto la rivalità accesa e i match entusiasmanti in campo. Come il 3 ottobre, dopo la semifinale di Pechino. «Complimenti e in bocca al lupo per la finale», aveva scritto Carlitos su X. «Grande partita». Una lezione di stile da cui forse certi commentatori italiani dovrebbero imparare.

Il Mondiale 2030 sarà in Marocco, Spagna e Portogallo: ma ci saranno tre partite in Sud America

La Coppa del Mondo di calcio, organizzata dalla Fifa, toccherà un nuovo traguardo nel 2030: le gare si disputeranno su tre continenti e in sei Paesi diversi. Con una nota ufficiale, l’organo guidato dal presidente Gianni Infantino ha ufficializzato l’assegnazione a Marocco, Portogallo e Spagna, che hanno inviato l’unica candidatura per ospitare la manifestazione. Ma il 2030 sarà anche l’anno del Centenario dell’evento e per questo le prime tre partite si disputeranno in Uruguay, Argentina e Paraguay, dove si è tenuta la prima edizione.

Il comunicato ufficiale

Nel comunicato si legge: «Nel 2030, la Coppa del Mondo Fifa unirà tre continenti e sei Paesi, invitando il mondo intero a unirsi alla celebrazione di questo bellissimo gioco, del Centenario e della stessa Coppa del Mondo FIFA. Il Consiglio Fifa ha concordato all’unanimità che l’unica candidatura sarà l’offerta combinata di Marocco, Portogallo e Spagna, che ospiteranno l’evento nel 2030 e si qualificheranno automaticamente in base all’assegnazione degli slot esistenti, subordinatamente al completamento di una procedura di gara condotta con successo dalla Fifa».

E inoltre il Consiglio ha «concordato all’unanimità di ospitare una cerimonia di celebrazione del centenario unica nella capitale dell’Uruguay, Montevideo, dove si è tenuta la prima edizione della Coppa del Mondo FIFA, oltre a tre partite della Coppa del Mondo rispettivamente in Uruguay, Argentina e Paraguay».

Infantino: «Decisione unanime»

Soddisfatto Gianni Infantino. Il presidente Fifa ha dichiarato: «In un mondo diviso, la FIFA e il calcio si stanno unendo. Il Consiglio FIFA, che rappresenta l’intero mondo del calcio, ha deciso all’unanimità di celebrare nel modo più appropriato il centenario della Coppa del Mondo FIFA, la cui prima edizione si è giocata in Uruguay nel 1930. Di conseguenza, si svolgerà una festa in Sudamerica e tre paesi sudamericani,  Uruguay, Argentina e Paraguay, organizzeranno una partita ciascuno della Coppa del Mondo FIFA 2030. La prima di queste tre partite si giocherà ovviamente allo stadio dove tutto ha avuto inizio, nel mitico Estádio Centenário di Montevideo, proprio per celebrare l’edizione del centenario della Coppa del Mondo FIFA».

Vince la candidatura unica di Marocco, Spagna e Portogallo, che si aggiudicano il Mondiale 2030 della Fifa. Ma ci saranno tre partite in Uruguay, Argentina e Paraguay
Gianni Infantino (Getty Images).

Il presidente Fifa: «Impronta globale unica»

Poi Infantino ha proseguito: «Il Consiglio Fifa ha inoltre concordato all’unanimità che l’unica candidatura per ospitare la Coppa del Mondo Fifa 2030 sarà quella congiunta di Marocco, Portogallo e Spagna. Due continenti, Africa ed Europa, uniti non solo in una celebrazione del calcio ma anche nel fornire una coesione sociale e culturale unica. Un grande messaggio di pace, tolleranza e inclusione. Nel 2030, avremo un’impronta globale unica, tre continenti, Africa, Europa e Sudamerica, e sei paesi, Argentina, Marocco, Paraguay, Portogallo, Spagna e Uruguay, accoglieranno e uniranno il mondo celebrando insieme il bellissimo gioco del calcio, il centenario e la Coppa del Mondo Fifa».

Sinner batte Medvedev 7-6, 7-6 e vince il China Open

Jannik Sinner ce l’ha fatta. Nella finale del China Open di Pechino, l’altoatesino ha infatti battuto il russo Daniil Medvedev in due set con il punteggio di 7-6, 7-6 concedendo solo due punti in entrambi i tiebreak all’avversario. È solo la prima vittoria contro il 27enne tennista di Mosca che lo precede al terzo posto nella classifica Atp e che lo aveva sempre battuto nei precedenti sei incontri su tutte le superfici. Per il neo numero 4 del ranking si tratta del nono titolo in carriera, il terzo del 2023 dopo Montpellier e il più prestigioso Masters 1000 di Toronto. L’azzurro ha giocato un’ottima partita, giocata sul filo dell’equilibrio nei turni di servizio, prima di dominare nei due tiebreak.

Il tennista altoatesino Jannik Sinner ha vinto il China Open 2023. Battuto in finale a Pechino Daniil Medvedev con un doppio 7-6
Jannik Sinner a Pechino per il China Open (Getty Images).

Sinner numero 4 al mondo, i complimenti di Adriano Panatta

Con la vittoria in semifinale contro l’amico e rivale spagnolo Carlos Alcaraz, Sinner si era già assicurato la quarta posizione nella classifica mondiale. Il primo azzurro a riuscirci dopo Adriano Panatta nel 1976, anno in cui il romano centrò la doppietta agli Internazionali d’Italia e soprattutto nello Slam del Roland Garros.«E anche questa è fatta», ha detto lo stesso Panatta in un videomessaggio su X. «Non ci crederete, ma sono molto contento, perché lui è un bravo tennista e mi dicono che è anche un bravissimo ragazzo». È invece arrivata una stoccata da Nicola Pietrangeli, altra leggenda della racchetta azzurra. «È un predestinato», ha dichiarato il due volte vincitore a Parigi parlando di Sinner. «Non si può parlare di record perché io arrivai al numero 3 del mondo, quando ancora non esisteva il computer dell’Atp ma le classifiche già le stilavano. I record sono fatti per essere battuti».

 

Honda ufficializza il divorzio da Marc Marquez

«Honda Racing Corporation e Marc Marquez hanno deciso di comune accordo di rescindere anticipatamente il loro contratto quadriennale alla fine della stagione 2023 del campionato MotoGp. Entrambe le parti hanno convenuto che fosse nel loro migliore interesse perseguire altre strade in futuro per raggiungere al meglio i rispettivi obiettivi e traguardi e continueranno a dare il loro pieno sostegno per i restanti appuntamenti della stagione». L’annunciato divorzio tra la Honda e Marc Marquez dopo 11 anni di competizioni e vittorie nel Mondiale MotoGp è stato ufficializzato così dalla casa giapponese.

Honda-Marquez, una coppia da sei titoli mondiali in MotoGP

Honda Racing Corporation ha ricordato che il pilota spagnolo e il team hanno vinto insieme sei campionati del mondo della classe regina, ottenendo 59 vittorie, 101 podi e 64 pole position. Grazie alla vittoria d’esordio in MotoGp con la Honda RC213V al Gp delle Americhe ad Austin, nel 2013, Marquez era diventando il più giovane vincitore della classe regina e quindi a fine stagione il più giovane campione del mondo. Nel 2014 ha difeso il suo titolo e ha vinto le prime 10 gare consecutive dell’anno, conquistando titoli anche nel 2016, 2017, 2018 e 2019.

Il pilota spagnolo è pronto a guidare la Ducati del team Gresini

Marquez ha ringraziato Honda con un post sui social: «Risate, lacrime, gioie, momenti duri, ma soprattutto un rapporto unico e irripetibile». Il campione spagnolo è in procinto di accasarsi per la prossima stagione con la Ducati, nel Gresini Racing Team.

Asian Games, in una foto due atlete abbracciate formano il numero 6-4: scatta la censura cinese

Un abbraccio di incoraggiamento tra due atlete, catturato in una foto, ma non una foto qualunque. È successo domenica primo ottobre durante le finali dei 100 metri a ostacoli degli Asian Games di Hangzouh, quando Lin Yuwei e Wu Yanni, due atlete cinesi si sono abbracciate per sostenersi e qualcuno ha scattato loro una foto. Nell’immagine è ben visibile il numero di corsia di Lin vicino a quello di Wu, più precisamente un 6 e un 4 insieme. La foto, che aveva iniziato a circolare su tutti i giornali e social media cinesi, è stata censurata.

Il motivo della censura è da ricercare nell’accostamento dei numeri 6 e 4, associato al massacro di piazza Tienanmen datato 4 giugno 1989. A riportare la notizia è stato il Guardian, dove si legge che i post su Weibo, principale social network cinese, contenenti la foto delle due atlete, sono stati oscurati con dei riquadri grigi che nascondono i loro numeri di gara. Lo scatto è tuttavia comparso nella sua interezza nell’account X di un artista cinese (@whyyoutouzhele) residente in Italia, già noto per aver mostrato cosa succedeva durante le proteste contro la strategia zero Covid del governo di Xi Jinping.

 

Sinner come Panatta, batte Alcaraz e diventa numero 4 al mondo

Il 3 ottobre 2023 è diventata una giornata da ricordare per il tennis italiano. Grazie alla vittoria ottenuta contro Carlos Alcaraz nella semifinale nell’Atp 500 di Pechino, Jannik Sinner ha infatti raggiunto il quarto posto nel ranking mondiale. Prima di lui (nell’era del computer) c’era riuscito solo Adriano Panatta nel 1976, anno in cui il tennista romano centrò la doppietta Internazionali di Roma-Roland Garros.

Sinner come Panatta, batte Alcaraz ed è numero 4 al mondo: eguagliato il miglior piazzamento di un tennista italiano (nell’era del computer).
Jannik Sinner (Getty Images).

Nella finale del torneo di Pechino lo attende la bestia nera Medvedev

Dopo aver conquistato la semifinale dl torneo di Pechino battendo il bulgaro Grigor Dimitrov in tre set con il punteggio di 6-4, 3-6, 6-2 in 2 ore e 31 minuti di gioco, Sinner ha regolato Alcaraz in due set con il punteggio di 7-6 (4), 6-1 in poco meno di 2 ore, ottenendo i punti necessari per scavalcare Holger Rune e Stefanos Tsitsipas e approdare così alla quarta posizione del ranking Atp. La partita è stata molto equilibrata nel primo set, mentre Sinner si è aggiudicato senza difficoltà il secondo. Ora in finale lo attende la bestia nera Daniil Medvedev, contro cui non è mai riuscito a vincere: un altro tabù da sfatare.

Pietrangeli era arrivato al terzo posto, ma prima dell’introduzione del ranking Atp

Curiosità: in assoluto, il miglior piazzamento di un italiano sarebbe il terzo posto di Nicola Pietrangeli, che ha occupato nel 1959 e nel 1960 questa posizione nella classifica mondiale, proprio negli stessi anni in cui vinse due edizioni del Roland Garros. Tuttavia, il piazzamento risale a prima del 1973, anno di introduzione del ranking Atp.

Rebecca Tarlazzi, campionessa di pattinaggio artistico, si ritira a 24 anni: «Troppa pressione»

La pluricampionessa di pattinaggio artistico a rotelle, Rebecca Tarlazzi, ha annunciato il suo ritiro dalle scene a soli 24 anni. Lo ha fatto poche ore dopo aver conquistato, nel weekend a cavallo tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, il suo sedicesimo titolo mondiale tra junior e senior. Ai Mondiali di Ibagué-Tolima, in Colombia, l’atleta ha trionfato nonostante il terzo posto nello short, con cui ha rischiato di compromettere la gara. Poi è arrivato l’annuncio: «Con questa medaglia saluto il pattinaggio». Tarlazzi ha anche sottolineato che «non è un addio: proseguirò la mia carriera come allenatrice».

Tarlazzi: «Troppa pressione, ho avuto anche attacchi di panico»

La pattinatrice è stata intervistata dal Quotidiano Nazionale al rientro in Italia. Ed è durante l’intervista che ha spiegato il perché della sua scelta di ritirarsi: «Bisogna lasciare spazio alle giovani generazioni e non bisogna mai tirare troppo la corda». Poi ha proseguito: «Ho sofferto di attacchi di panico e ne soffro ancora. Anche se li gestisco meglio. Essere sempre al centro dell’attenzione non è semplice. In gara c’è la pressione di confermarsi ai vertici. Ci si aspetta molto, mi aspetto molto da me. E allora si complica tutto». Tarlazzi ha assicurato che gli attacchi di panico non hanno influito sulla sua scelta. Ma ha anche ammesso di aver sentito «odio sportivo» nei propri confronti non appena raggiunti i vertici della sua disciplina.

La carriera di Tarlazzi

Nata il 9 gennaio 1999, Rebecca Tarlazzi ha vinto i primi titoli internazionali a 13 anni. Nel 2012, infatti, si è assicurata gli europei ad Arnas e i mondiali a Auckland in coppia nella categoria Junior. Tra i giovani ha poi vinto altri due mondiali in coppia (2013 e 2014) e altrettanti in singolo (2017 e 2018), oltre agli europei 2015 e 2016 nella categoria Jeunesse. Tra i senior, con Luca Lucaroni, ha poi vinto i mondiali 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019. Nel 2019 è scattata anche la doppietta, grazie all’oro conquistato in singolo. E lo stesso risultato è stato bissato con gli ori a Buenos Aires nel 2022. Tra i successi, si annoverano anche l’oro in singolo alla World Cup di Gottinghen 2022 e l’oro in coppia artistico ai World Game 2017 di Wroclaw.

Stop notturne, gli Australian Open 2024 dureranno un giorno in più

Gli Australian Open 2024 dureranno un giorno in più, dal 14 al 28 gennaio 2024. Il tradizionale primo torneo del Grande Slam dell’anno si terrà, quindi, per 15 giorni con l’obiettivo dichiarato di evitare partite di notte.

Il tennista Andy Murray si era lamentato dell’organizzazione

Lo ha annunciato la direzione, facendo indirettamente riferimento al fatto che nell’edizione 2023 Andy Murray aveva concluso un incontro con Thanasi Kokkinakis alle 4.05 del mattino dopo cinque ore e 45 minuti di gioco. Il direttore del torneo, Craig Tiley, ha dichiarato: «Abbiamo ascoltato il feedback dei giocatori e dei fan e siamo lieti di annunciare una soluzione per ridurre la fine delle partite tardive. Il giorno in più raggiungerà questo obiettivo e offrirà una migliore programmazione a fan e giocatori». La riflessione sulle modifiche di calendario è iniziata quando Andy Murray, durante il suo match notturno di inizio 2023, si è lamentato con l’organizzazione: «Perché giochiamo alle 3 del mattino? Non va bene per gli arbitri, per i funzionari. Non credo che sia una bella cosa per i fan. Non va bene per i giocatori». Gli Australian Open 2024 inizieranno così domenica, anziché lunedì, aumentando il numero di sessioni nelle tre arene da 47 a 52. La sessione alla Rod Laver Arena e alla Margaret Court Arena, quella diurna, prevede un minimo di due partite, anzichè tre, per evitare che gli incontri finiscano in notturna.

Nba: si lavora al nuovo Dream Team per Parigi 2024, ok da Durant

Una squadra di stelle Nba per le Olimpiadi di Parigi 24: sono sempre di più i big del campionato professionistico americano di basket che stanno manifestando il proprio interesse a prendere parte ai Giochi parigini in programma il prossimo anno. L’ultimo campione ad aver annunciato di voler esserci è Kevin Durant: «Giocherò alle Olimpiadi l’anno prossimo», ha dichiarato.

La composizione del nuovo Dream Team

A sciogliere le riserve precedentemente è stato anche Steph Curry, idolo dei Golden State Warriors: «Voglio giocare – ha detto – È l’unica cosa che non ho fatto… Voglio assolutamente esserci». Tra le stelle che potrebbero brillare al torneo olimpico c’è anche Lebron James: «Sì, lo faccio. Ho interesse. Vedremo cosa succede», ha detto il giocatore dei Lakers. La lista sembra sempre più allungarsi. La squadra americana è reduce da un deludente quarto posto ai Mondiali di questa estate: partiti come favoriti hanno deluso le aspettative e ricevuto numerose critiche per il gioco espresso. Come accadde nel 1992 ai Giochi di Barcellona, per riscattare l’immagine del basket professionistico nord-americano negli Usa si pensa ad allestire un nuovo Dream Team.

Tennis, Pechino: Sinner batte Dimitrov e conquista la semifinale

Jannick Sinner ha conquistato la semifinale nel torneo di Pechino dopo aver battuto il bulgaro Grigor Dimitrov in tre set: punteggio 6-4, 3-6, 6-2 in due ore e 31 minuti di gioco. Si è trattato di un quarto di finale non facile per Jannick che si è dimostrato più forte anche delle difficoltà fisiche.

Da qualche giorno infatti, Sinner sta affrontando uno stato influenzale, tanto che a metà del terzo set ha rigettato durante un cambio di campo. La semifinale di martedì 3 ottobre riproporrà il confronto tra Sinner e Carlos Alcaraz.

Uefa ed Eca pensano a una nuova Superlega con tre leghe da 18 squadre

La Uefa sta pensando a un campionato sul modello della Superlega. A rivelarlo è stato il quotidiano spagnolo El Pais, che ha spiegato come i vertici della federazione europea, insieme all’Associazione dei club europei, la Eca, stiano pensando a una vera rivoluzione. La nuova lega sarebbe composta da tre serie da 18 squadre ciascuna: la Superlega, la Lega Europea e la Lega Aspirante. Se così fosse, il mondo del calcio direbbe addio alle coppe europee e a un circuito che dura da decenni. Sarebbero cancellate non soltanto la Conference League e l’Europa League, ma anche la Champions League.

LEGGI ANCHEIl calcio e la sindrome saudita: perché l’assalto dei petrodollari ci sta facendo ammattire

Uefa ed Eca pensano a una nuova Superlega con tre leghe da 18 squadre
La celebre coppa della Champions League (Getty Images).

Solo due retrocessioni tra le prime due leghe

L’idea è ancora da affinare, ma il quotidiano spagnolo ha rivelato anche quale sarebbe il sistema di promozioni e retrocessioni. Mentre dalla Aspirante alla Europa potranno essere promosse quattro squadre, che prenderanno il posto di altrettante retrocesse, tra la Superlega e la seconda divisione il passaggio riguarderebbe soltanto due formazioni. E questo perché i club più potenti avrebbero chiesto alla Uefa di azzerare i rischi il più possibile. La retrocessione non sarebbe decisa dalla classifica di una singola stagione ma dalla media delle ultime tre o cinque, per non dare peso a un singolo campionato negativo.

Uefa ed Eca pensano a una nuova Superlega con tre leghe da 18 squadre
Aleksander Ceferin (Getty Images).

Si partirebbe dal 2027

Nelle intenzioni della Uefa e del presidente Aleksander Ceferin, si partirebbe con il nuovo sistema al termine del ciclo di diritti 2024-2027, cioè quello della nuova Champions League. Restano da risolvere alcuni problemi, tra cui l’alto numero di gare. Con leghe da 18 squadre, ogni club andrebbe a disputare 34 match europei. Troppi per un calendario già fitto. Tra le ipotesi al vaglio degli organizzatori ci sarebbe quindi la divisione in due gironi, che darebbero accesso a una fase finale. Resta da capire anche se l’Uefa si accontenterà di mantenere i match infrasettimanali o cercherà di accordarsi con le leghe nazionali per utilizzare i weekend. La discussione con le federazioni di ogni Stato è aperta, anche per capire cosa assegnare a chi vince ogni campionato e a ogni posizione raggiunta, visto che non si accederebbe più a Champions, Europa e Conference League.

Emanuele Filiberto insultato dai tifosi: «Lascio l’Aversa per dieci pseudo ultras»

Emanuele Filiberto lascerà il Real Aversa. L’amore tra l’erede di casa Savoia e la società campana è finito dopo pochi mesi. Ad annunciare l’addio è stato lo stesso Emanuele Filiberto, da tempo in rotta con la tifoseria che già dai primi tempi non l’ha accolto nel migliore dei modi. Il principe non ha gradito, ad esempio, gli striscioni filo borbonici esposti al suo arrivo, nella primavera scorsa. Poi la rottura definitiva, arrivata durante il match tra Aversa e Puteolana a causa di insulti che gli ultras hanno rivolto a lui e alla sua famiglia. Nel maggio scorso aveva denunciato il presunto avvelenamento della sua squadra prima del pesante ko contro il Ragusa.

Emanuele Filiberto insultato dai tifosi «Lascio l'Aversa per dieci pseudo ultras»
Emanuele Filiberto di Savoia (Imagoeconomica).

Real Aversa, l’addio di Emanuele Filiberto: «Colpa di dieci pseudo ultras»

Emanuele Filiberto ha annunciato, dopo la sconfitta della sua squadra, l’addio: «Oggi termina il nostro progetto calcistico ad Aversa, non avendo alcuna intenzione di avere a che fare con quei dieci pseudo ultras che oggi hanno dato sfogo a tutta la loro frustrazione, senza tener conto di non essere neanche in grado di formulare in italiano una frase di senso compiuto». L’erede dei Savoia non ha digerito gli insulti: «Quanto accaduto allo stadio Papa durante la sfida Aversa-Puteolana è qualcosa di inaudito, soprattutto alla luce dei sacrifici sostenuti l’anno scorso e che continuiamo a sostenere per mantenere il calcio ad Aversa».

Emanuele Filiberto: «Nuova proprietà entro il 30 novembre o squadra ritirata»

Il principe ha proseguito: «Avevamo chiarito che stavamo rivedendo tutto e che dal 10 ottobre saremmo ripartiti, anche in previsione dell’apertura del mercato di dicembre. Contestare andando nel personale, con frasi volgari ed ingiuriose, è inaccettabile e vergognoso». Poi uno sguardo al prossimo futuro: «Abbiamo deciso di consegnare il titolo di Eccellenza al sindaco che si impegnerà a trovare qualcuno che sia interessato a gestire la squadra, rilevandola gratuitamente. Nel frattempo garantiremo la gestione ordinaria fino al 30 novembre. Decorsa tale data, nel caso non si fosse palesato nessuno, ritireremo la squadra dal campionato». E intanto si giocherà a porte chiuse.

Perché ha ragione Bin Salman nel dire che lo sportwashing in Arabia Saudita non c’è

Fine della discussione. Sua altezza il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman Al Saud, l’uomo che sta guidando la monarchia saudita e il suo Paese verso un nuovo Rinascimento (parole di ex premier italiano sopravvissuto alla rottamazione di sé medesimo) ha esternato sul tema dello sportwashing. Lo ha fatto durante un’intervista concessa all’emittente statunitense Fox News. E ha usato parole che hanno spiazzato soltanto chi insiste a credere che il piano di espansionismo sportivo saudita serva davvero a quella cosa lì, al lavaggio dell’immagine internazionale, anziché essere una mera politica di potenza. E invece adesso dovrebbe essere chiaro a tutti che si tratta soltanto di uno sfoggio muscolare da parte di chi sa che può stravincere e perciò lo fa, per non lasciare il minimo margine a chiunque volesse fare ostacolo. Costui sappia che verrà spazzato via. Rispetto a tutto ciò, cosa c’entrerà mai la presunta volontà di usare lo sport per ripulirsi la reputazione?

Perché ha ragione Bin Salman nel dire che lo sportwashing in Arabia Saudita non c'è
La famigerata “intervista” di Matteo Renzi a Bin Salman (Imagoeconomica).

Uso propagandistico dello sport? Veramente c’entra il Pil

In questo senso il principe ereditario saudita è stato di una schiettezza disarmante. Posto davanti all’accusa di fare sportwashing, Mohammad bin Salman ha risposto né sì né no. Ha scelto una terza via e ha invitato i critici a chiamarlo pure come meglio credano, che sia sportwashing o Pasquale, ché tanto a lui importa altro. Gli importa che il massiccio utilizzo della leva sportiva gli abbia permesso di incrementare dell’1 per cento il Prodotto interno lordo. E se dunque quella cosa che gli fa aumentare il Pil si chiama sportwashing, viva lo sportwashing. Come fosse una marca di detersivo per i piatti. Meglio ancora se quella cosa lì portasse in futuro a un aumento di Pil dell’1,5 per cento, ha aggiunto. Non è arrivato a dire che per un aumento del 2 per cento potrebbe anche farsi tatuare “sportwashing” sull’avambraccio, ma il senso è quello. Ciò dà ragione alla tesi di chi non ha mai creduto alla versione sull’uso propagandistico dello sport. Ai sauditi, come prima di loro ai qatarioti, questo uso non interessa perché non sentono di averne bisogno. Sono altri gli usi cui mirano.

Perché ha ragione Bin Salman nel dire che lo sportwashing in Arabia Saudita non c'è
Un tifoso con le foto del re Bin Salman e del principe ereditario (Getty).

L’obiettivo è il posizionamento internazionale sui grandi eventi

Innanzitutto il posizionamento internazionale, poiché la potenza sportiva è un pezzo della potenza politica nei rapporti fra Stati. In secondo luogo c’è l’importanza di fare sfoggio di capacità organizzative nel caso della grandi manifestazioni sportive internazionali. Ma infine, e soprattutto, ci sono le mire su un’economia cruciale del XXI secolo, quella dello sport e dell’intrattenimento, che viene portata a casa in una logica di diversificazione delle attività d’investimento e di progressiva integrazione-sostituzione della risorsa petrolifera. E se tutto ciò ha anche una grande forza propagandistica e contribuisce a costruire egemonia, tanto meglio. Ma non è certo l’obiettivo primario, che rimane quello della politica di potenza.

Perché ha ragione Bin Salman nel dire che lo sportwashing in Arabia Saudita non c'è
Il principe ereditario saudita Bin Salman (Getty).

Diritti umani, repressione, pena di morte, leggi anti-Lgbtq+? Spallucce

Sullo sfondo rimane un ulteriore equivoco. Parlare di sportwashing significa presumere che, da parte di chi lo eserciti, venga avvertita l’esigenza di ripulirsi in qualche modo, o di avere qualcosa da farsi perdonare, o comunque di dover distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto a condotte sanzionabili in termini sia legali sia etici. E invece nel caso della monarchia saudita, come di ogni altro regno o emirato della penisola araba, questa esigenza non è minimamente avvertita. «Ma quale sarebbe mai la macchia che dovremmo lavare via?», sembrano chiedere rivolgendosi alle opinioni pubbliche occidentali. Quindi fanno spallucce quando si parla di diritti umani, di repressione estrema degli oppositori, di pena di morte, di condizioni pre-moderne riguardo al ruolo e alle libertà delle donne in società, di criminalizzazione dei soggetti Lgbtq+. Rispetto a tutto ciò il loro atteggiamento potrebbe essere sintetizzato con la frase: «Sono problemi vostri e non nostri, perché noi questi problemi non li vediamo».

Perché ha ragione Bin Salman nel dire che lo sportwashing in Arabia Saudita non c'è
Bin Salman con Gianni Infantino e Vladimir Putin durante il Mondiale 2018 in Russia (Getty).

Si comprano pure il diritto di esserci antipatici, la facoltà di non piacerci

Governano e si comportano come hanno sempre fatto, secondo ciò che stabiliscono i loro codici culturali. E quale comunità si è mai sentita colpevole di ciò? Sicché, figurarsi come possano mai avvertire l’esigenza di fare sportwashing. Piuttosto, esibiscono le caute aperture in materia di diritti della popolazione femminile come una prova di modernizzazione. Ma intanto proseguono a comprare tutto ciò che ritengono appetibile, sia nel mondo dello sport che in altri settori cruciali dell’economia globale. Possono farlo in virtù di riserve finanziarie inavvicinabili per qualsiasi altro concorrente (la dotazione del Public Investment Fund, Pif, che è anche proprietario del Newcastle, è stimata in 700 miliardi di dollari). Anche a costo di diventare antipatici, perché alla lunga chi vuole stravincere ed esibisce ripetute prove di forza diventa antipatico. Nessun problema, hanno messo in conto anche quello. E si comprano il diritto di esserci antipatici, la facoltà di non piacerci. Ché magari produce pure un altro 1 per cento di Pil.

Parigi 2024, alle Paralimpiadi ci saranno anche gli atleti russi

Dopo l’esclusione ai Giochi invernali di Pechino 2022, gli atleti russi potranno partecipare alle Paralimpiadi di Parigi 2024. Lo ha decretato il Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc) in un’assemblea generale del 29 settembre in Bahrain. Non è ancora chiaro se potranno gareggiare sotto il vessillo di Mosca oppure se, con ogni probabilità, scenderanno in campo senza bandiera in qualità di atleti neutrali. Un’ulteriore votazione, come ha riportato la Bbc, arriverà nell’immediato futuro. «Riteniamo che sport e politica non debbano mai mescolarsi», ha spiegato in una nota ufficiale Andrew Parsons, presidente dell’Ipc. Il comitato ha votato la riammissione con 74 pareri favorevoli e 65 contrari, cui si sono aggiunti 13 astenuti. La decisione arriva a due settimane di distanza dalla riunione del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, che a ottobre infatti si riunirà per discutere della partecipazione di Russia e Bielorussia ai Giochi di Parigi 2024.

Parigi 2024, la posizione del Parlamento europeo e del presidente francese Macron

Russia e Bielorussia sono state bandite dai Giochi olimpici e paralimpici nel febbraio 2022, a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina. In più occasioni, il Parlamento europeo si è espresso incitando il Comitato olimpico internazionale a «non consentire agli atleti delle due nazioni di partecipare né a Parigi 2024 né ad altri eventi sportivi internazionali». Il presidente francese Emmanuel Macron, in un’intervista al quotidiano transalpino L’Equipe di inizio settembre, aveva confermato che «ai Giochi non ci sarà la bandiera russa». Sulla presenza degli atleti alla competizione a cinque cerchi, invece, aveva auspicato che «la decisione arrivi secondo la coscienza del comitato, in quanto la questione non spetta allo Stato organizzatore». Ancora nessun commento sui social network da parte del capo dell’Eliseo. Nulla nemmeno dagli account del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky o del suo ministro degli Esteri Dmytro Kuleba.

Gli atleti russi potranno partecipare alle Paralimpiadi di Parigi 2024. Decisiva la votazione del comitato: «Mai mescolare sport e politica».
Alle Paralimpiadi di Parigi 2024 ci saranno anche gli atleti russi (Getty Images).

Ginnastica ritmica, chiesta l’ammonizione per l’allenatrice delle Farfalle: «Solo eccesso d’affetto»

La procura federale della Federginnastica ha chiesto al tribunale nazionale la sanzione dell’ammonizione per Emanuela Maccarani e l’assoluzione per la collaboratrice Olga Tishina. L’allenatrice delle Farfalle è stata denunciata per vessazioni e pressioni psicologiche da Nina Corradini e Anna Basta. Da qui è partita l’inchiesta sportiva per abusi che ora sta vivendo una svolta. A chiedere l’ammonizione al è stato il procuratore federale Michele Rossetti, che ha dichiarato: «La colpa di Emanuela Maccarani? Aver avuto un eccesso di affetto per la ginnasta Anna Basta».

Livia Rossi: «Quadro probatorio ridimensionato»

Durante l’udienza è intervenuta Livia Rossi, membro applicato della Procura generale dello sport del Coni. Ha spiegato: «Questo processo è molto mediato e dobbiamo stare attenti. Il quadro probatorio ne esce comunque ridimensionato. La strada per arrivare al successo nello sport è impervia e serve sacrificio. Stiamo parlando di un livello olimpico e la disciplina, la ginnastica ritmica, richiede dei requisiti innanzitutto di natura fisica. E c’è anche il peso. Siamo in presenza di ragazze giovanissime che quando vengono selezionate per diventare atlete di livello nazionale stravolgono la loro vita. Ci vuole quindi anche una particolare forza mentale, una predisposizione e un forte autocontrollo per controllare periodi di forte stress. Mentre da parte delle allenatrici non servono solo le capacità tecniche, ma anche l’attitudine a saper controllare situazione di questo genere».

Ginnastica ritmica, chiesta l'ammonizione per l'allenatrice delle Farfalle «Solo eccesso d'affetto»
Le atlete della Nazionale italiana di ginnastica ritmica in una foto del 2021 (Imagoeconomica).

Rossetti: «Non ci sono prove»

Il procuratore Rossetti ha invece affermato che «non ci sono prove di un comportamento intenzionale o eccessivamente vessatorio nei confronti delle ginnaste. Non c’è stato un accanimento per ottenere una medaglia in più. Sarebbe stata un’occasione d’oro per la squadra attuale della nazionale, perché finalmente qualcuno aveva scoperchiato un meccanismo perverso». L’indagine preliminare della procura ordinaria di Monza prosegue. Il processo sportivo, invece, potrebbe chiudersi. Secondo Rossetti, se i presunti abusi fossero veri, anche tra le Farfalle attuali ci sarebbe stata qualche atleta a denunciare.

Ginnastica ritmica, chiesta l'ammonizione per l'allenatrice delle Farfalle «Solo eccesso d'affetto»
Le atlete della Nazionale italiana di ginnastica ritmica con la medaglia d’oro vinta ai Mondiali del 2021 in Giappone (Getty Images).

La pesata in mutande: «Negli spogliatoi non si sta in giacca e cravatta»

Tra i punti chiave nella denuncia a Maccarani presentata dalle ex atlete Corradini e Basta ci sarebbero state le pesate giornaliere in mutande. Rossetti ha risposto anche su questo tema: «Stiamo parlando di ragazze che vivevano in maniera familiare, passavano ogni giorno insieme. Qualsiasi sportivo che frequenta uno spogliatoio non ci va in giacca e cravatta. Che il peso sia importante nella ginnastica ritmica è un dato di fatto. E la pratica della pesata quotidiana è stata abbandonata spontaneamente da Maccarani prima che avvenisse qualunque tipo di apertura di fascicolo».

Europei 2032, Abodi pensa a un commissario per la gestione degli stadi

Il prossimo 10 ottobre si saprà se la candidatura presentata da Italia e Turchia per ospitare gli Europei di calcio 2032 sarà accettata. I due Paesi sono stati gli unici a candidarsi e a meno di sorprese sembra ormai certo che la manifestazione sarà disputata per metà in sei o sette stadi della penisola. Nonostante manchino ancora nove anni, il tema della scelta delle strutture da proporre per le gare è già caldo. Il ministro per lo Sport e per i Giovani, Andrea Abodi, ha ammesso che sul tavolo ci sarebbe anche l’idea di affidare la gestione degli stadi a un commissario: «Ci ragioneremo».

Europei 2032, Abodi pensa a un commissario per la gestione degli stadi
Uno stadio vuoto (Getty Images).

Abodi: «C’è bisogno di sviluppo simmetrico»

Il ministro è tornato sul tema a margine della presentazione dei campionati di Serie A1 di pallanuoto. E ha dichiarato, parlando di un ipotetico commissario per la gestione degli impianti: «Ragioneremo su questa possibilità, non per sovrapporci agli interessi territoriali, ma per uniformare il procedimento e mettere tutti nella stessa condizione. Abbiamo bisogno di uno sviluppo simmetrico. Oggi il modello prevede che non ci sia uniformità, al di là del fatto che abbiamo visto svilupparsi pochi progetti negli ultimi anni e anche quando c’è accordo la parte burocratica amministrativa dura tanti anni».

Europei 2032, Abodi pensa a un commissario per la gestione degli stadi
Lo stadio Olimpico di Roma prima di una partita (Getty Images).

Parole anche sulla Serie A

Abodi ha poi concluso con un ragionamento complessivo: «Non può essere solo Euro 2032 a determinare l’effetto che auspichiamo, ma grazie all’Europeo dobbiamo occuparci del tema che non riguarda solo i 6-7 stadi che ospiteranno le partite della competizione, ma di tutto il sistema professionistico. Promozioni e retrocessioni espongono soprattutto la Serie A all’inserimento di soggetti che devono predisporsi al massimo campionato. Così come la Serie A deve predisporsi tutta a una qualità di prodotto che dipende anche dalla qualità delle infrastrutture».

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Il Milan ha presentato il progetto del nuovo stadio al Comune di San Donato

Primo passo formale per il nuovo stadio del Milan: il club rossonero ha presentato il progetto al Comune di San Donato Milanese, sotto forma di proposta di variante al Piano Integrato di Intervento relativo all’area denominata “San Francesco”.

Avrà 70 mila spettatori, come il nuovo stadio dell’Inter

L’ipotesi progettuale prevede la costruzione di un impianto innovativo, sostenibile e multifunzionale in grado di accogliere circa 70 mila spettatori. Le dimensioni sono in linea con quelle del nuovo stadio dell’Inter che sorgerà a Rozzano, sempre nell’hinterland milanese. «Obiettivo della proposta è una valorizzazione significativa dell’area, che potrebbe così beneficiare di un suo sviluppo sostenibile integrato, grazie a una serie di interventi migliorativi di urbanizzazione che includono: la creazione a Sud di una nuova “Porta di Milano”; la connessione (Est-Ovest) di San Donato verso l’Abbazia di Chiaravalle e i suoi parchi; una più facile fruibilità e servizi per il Parco Sud; un’ordinata accessibilità al possibile futuro sito», si legge nel comunicato della società.

Il Milan ha presentato il progetto del nuovo stadio da 70 mila spettatori al Comune di San Donato Milanese.
Paolo Scaroni (Getty Images).

La soddisfazione del presidente rossonero Scaroni

«Da quattro anni abbiamo intrapreso un percorso per dotare il nostro Club di uno stadio fra i migliori al mondo, capace di accompagnarci verso un futuro vincente e sostenibile. Quello di oggi rappresenta uno step preliminare nell’evoluzione di questo percorso, ma è anche un’ulteriore testimonianza dell’impegno della nostra proprietà per garantire al Milan una crescita continua, dentro e fuori dal campo», ha dichiarato Paolo Scaroni, presidente del club rossonero. «È un giorno importante che ci pone di fronte a decisioni, quali esse siano, che avranno comunque un impatto sul futuro della nostra città», ha detto il sindaco di San Donato Milanese, Francesco Squeri.

Calcio: Gennaro Gattuso nuovo allenatore del Marsiglia

Gennaro Gattuso sarà il nuovo allenatore dell’Olympique Marsiglia, secondo quanto riferito mercoledì 27 settembre dalle radio pubbliche francesi della catena di Radio France. L’ex campione del mondo del 2006, 45 anni, è atteso in queste ore in città e potrebbe essere in panchina già sabato per la settima giornata di Ligue 1, con il Marsiglia impegnato in trasferta contro il Monaco.

Gattuso sostituirà Marcelino, che ha lasciato la squadra all’ottavo posto, dopo la sconfitta per 4-0 domenica scorsa contro il PSG e i tifosi in rivolta.