Fabrizio Corona ha svelato sul profilo Instagram del sito Dillinger News i due calciatori presunti scommettitori di cui aveva parlato dopo il caso di Nicolò Fagioli. Si tratta, secondo quanto dichiara il re dei paparazzi, di «Tonali e Zaniolo». «Anche loro scommettono», ha scritto in un post poi cancellato. Negli stessi minuti Corona ha diffuso degli audio tramite stories parlando dell’arrivo della polizia in casa sua e annunciando che per questo motivo «le prime prove sui calciatori coinvolti slittano alle 18».
Nicolò Zaniolo e Sandro Tonali a contrasto durante un match con le rispettive ex squadre, Roma e Milan (Getty Images).
Corona: «Presto tutte le prove e i documenti»
Nelle story sul proprio profilo ufficiale, Corona ha raccontato: «Sto andando in questura volontariamente a essere sentito come persona informata sui fatti. Per queste problematiche le prime prove slittano alle 18». Nel post cancellato, inoltre, ha aggiunto: «Nel corso della prossima settimana tutte le prove e i documenti con audio e nomi». Il paparazzo aveva anticipato l’inchiesta su Fagioli, che si è poi autodenunciato. Diverso il caso di Tonali e Zaniolo: non c’è alcuna conferma del loro coinvolgimento nel mondo delle scommesse.
Lo sfogo di Romelu Lukaku dal ritiro del Belgio non è piaciuto ai tifosi dell’Inter. L’attaccante della Roma, impegnato con la propria nazionale, ha volto lo sguardo agli ultimi mesi, dopo un’estate turbolenta in chiave mercato. E ha dichiarato: «Se dicessi davvero come è andata l’estate scorsa, tutti rimarrebbero scioccati. Sono state scritte tante cazzate sul mio conto». Poi, però, ha anche parlato delle chance da gol mancate in finale di Champions: «I primi giorni mi sentivo un po’ a disagio, ma la mia mente era spenta per quello che era successo nei giorni precedenti. Ne parlerò più avanti». Giustificazioni che non sono piaciute alla Curva Nord.
Lukaku sorride durante un allenamento con il Belgio (Getty Images).
Un capo ultras attacca Lukaku: «Milano ti aspetta»
Uno dei capi ultras della Curva Nord nerazzurra, infatti, ha risposto al gigante belga con un messaggio pubblicato su Instagram. Ha scritto: «Romelu Lukaku … non ci interessa quello che hai da dire, non ci interessano le tue giustificazioni, non vogliamo minimamente sentire la tua voce! Se hai le palle (dubito) vieni al Meazza. Milano ti aspetta». Il 29 ottobre allo stadio San Siro l’Inter ospiterà la Roma e sarà il primo incrocio tra Lukaku e i suoi ex tifosi. L’accoglienza rischia di essere non delle migliori, anche alla luce delle ultime dichiarazioni dell’attaccante.
Romelu Lukaku nel riscaldamento del match della Roma contro il Cagliari (Getty Images).
50 mila fischietti per l’arrivo di Lukaku
In attesa della gara, i tifosi hanno distribuito centinaia di volantini durante le ultime uscite dell’Inter. Il messaggio è chiaro: «29 ottobre data da segnare in rosso per far sentire tutto il disgusto che proviamo verso chi ci ha voltato le spalle nel modo più indegno. Un personaggio che si è dimostrato un piccolo uomo, perché prima di essere un campione bisogna essere uomini e saper rispettare la parola data; ti abbiamo difeso a spada tratta e ci hai ripagato voltandoci le spalle. Prima dell’incontro con la Roma la Nord distribuirà 50 mila fischietti da utilizzare a perdifiato ad ogni tocco di palla di chi ha tradito la nostra maglia. Facciamo vedere a tutti come merita di essere trattato chi si è mostrato indegno di indossare i nostri colori».
«Quando sono arrivato al Napoli c’erano persone che dicevano che non avrei segnato neanche 4 gol perché la Serie A è molto fisica. Ed è così ma quando mi dici che non posso fare una cosa, anche se non so farla, voglio imparare e sfidare quelle persone. Chi diceva certe cose adesso si sta nascondendo». Lo ha detto Victor Osimhen in un’intervista in Nigeria al canale Kortyeo, prima dell’amichevole della sua nazionale contro l’Arabia Saudita.
Osimhen: «Maradona? Il più grande di tutti»
Osimhen ha parlato del suo legame sentimentale alla città quando gli è stato chiesto di Maradona: «Diego per me è il più grande di tutti i tempi, nessun altro potrà mai fare qualcosa a Napoli di comparabile a lui». L’attaccante ha ricordato anche l’infortunio alla faccia del novembre 2021: «È stato nel match contro l’Inter. Il pallone stava arrivando e volevo prenderlo, il difensore (Milan Skriniar dell’Inter, ndr) ha colpito con la testa la mia faccia e hanno dovuto operarmi. È stato quasi un infortunio mortale, ringrazio Dio che sono ancora vivo».
«La fama non significa niente, non mi interessa»
Poi Osimhen ha analizzato il presente e la sua infanzia: «La fama oggi non significa niente per me, non mi interessa. Ci sono tante persone famose, ma col conto in banca in rosso. Non è semplice mostrare amore nel mondo in cui viviamo, per questo quando persone vengono da me e mostrano apprezzamento, mi ringraziano, mi dicono di continuare così, per me è un privilegio. Da piccolo potevo solo immaginare di diventare un calciatore, la situazione per la mia famiglia era dura, andavo a vendere i giornali o le bottiglie di acqua. Adoro Lagos, quando ho 4 giorni liberi vengo qua, mi piace stare in mezzo alla gente. Adoro tutto, lo stress, le vibrazioni, l’amore, le gelosie». Ultimo passaggio sul suo arrivo in Europa al Wolfsburg a 18 anni: «Quando ero in Nazionale e siamo andati al Mondiale in Cile, con l’Under 17, feci bene e vincemmo il torneo. I grandi club guardano queste competizioni e decisi di andare in Germania. Quando firmai c’erano molte voci a riguardo».
Non si ferma l’affaire scommesse nel mondo del calcio. Dopo NicolòFagioli, indagato dalla procura di Torino con l’accusa di aver giocato su circuiti illegali, Fabrizio Corona in un video sul suo profilo Instagram ha annunciato che ci sarebbe un altro giocatore italiano nell’elenco dei calciatori con il vizio del gioco d’azzardo. L’ex re dei paparazzi ha detto: «Giovedì 12 ottobre alle 18 secondo giocatore famosissimo coinvolto nel calcioscommesse». Nel video poi viene fornito un breve identikit del nuovo profilo coinvolto: il secondo nome farebbe infatti parte della Nazionale. Si tratterebbe di un calciatore ora impegnato in un campionato estero. Di chi si tratta?
Corona: «Non solo scommetteva, ma lo faceva mentre era in panchina»
Nel corso di un’intervista su TvPlay, Corona ha aggiunto: «Fagioli non è l’unico che fa questo nel campionato italiano, soprattutto di giocatori che ora sono in attività. Io, nell’arco delle prossime settimane, a partire da giovedì 12 ottobre, attraverso il mio sito Dillinger News, comunicherò il secondo calciatore coinvolto, che è molto più famoso di Fagioli e in questo momento gioca all’estero. Non solo scommetteva, ma lo faceva sulla propria squadra mentre era in panchina». L’annuncio è poi proseguito la mattina di giovedì 12 ottobre, Corona ha ulteriormente rilanciato parlando di due nomi che sarebbe pronto a svelare, di cui uno appartenente sempre alla Juventus.
Lo staff tecnico della Nazionale di calcio italiana (Getty).
L’ex re dei paparazzi coinvolge la Juventus: «Sapevano tutto»
Corona aveva anticipato il caso Fagioli già due mesi fa attraverso il suo canale Telegram. All’epoca scrisse: «Quando ho saputo la notizia non ci credevo, perché di solito a pelle riesco a capire come sono fatte le persone, anche guardando semplici fotografie, video e immagini. La notizia, infatti, mi ha sconvolto. Avere una grave dipendenza dalle scommesse/gioco, specie a 20 anni, è un problema a dir poco clamoroso». Nel corso dell’intervista su TvPlay, Corona ha poi aggiunto: «Quando ho dato questa notizia cinque mesi fa cioè che Fagioli era inguaiato, perché scommetteva da tantissimo tempo e aveva debiti con gente pesante, serba, è stato messo fuori rosa da Massimiliano Allegri, trovando motivi diversi dalla realtà dei fatti. La società lo sapeva e non ha denunciato, sapendo che il giocatore era ludopatico e scommetteva da un anno intero. Quindi, oltre la responsabilità di Fagioli vi è anche quella della Juventus». La testimonianza di Corona però è risultata essere lacunosa in alcuni aspetti, soprattutto quelli legati alle presunte responsabilità della società torinese. Infatti nel corso dell’ultima stagione Fagioli non è mai stato messo fuori rosa, ha solo trascorso alcune partite in panchina.
Il team Ducati Gresini ha ufficializzato l’accordo con Marc Marquez per la stagione 2024. Lo spagnolo, otto volte campione del mondo, aveva recentemente annunciato la propria separazione da Honda e a partire dalla prossima annata.
Il motociclista gareggia a fianco del fratello Alex
Marquez è il nuovo alfiere del Team Gresini nel mondiale classe MotoGP, al fianco del fratello Alex. Per l’occasione Marc ha dichiarato: «Sono entusiasta di questa nuova sfida. Non è stata una decisione facile perché sarà un grande cambiamento sotto tutti gli aspetti. A volte nella vita bisogna uscire dalla propria zona di comfort e mettersi alla prova per continuare a crescere. Per quanto riguarda il cambio di moto, so che dovrò adattare molte cose nel mio stile di guida e non sarà facile. Ma sono convinto che tutto il Team Gresini mi aiuterà molto. Non vedo l’ora di conoscere la squadra e di iniziare a lavorare con tutti loro». Così Marquez ha salutato il primo passo della sua nuova avventura, che è prevista nel 2024 in sella alla Ducati del team Gresini dopo 11 anni alla Honda, con la quale ha vinto sei titoli mondiali in MotoGP. Il motociclista ha aggiunto: «Per quanto riguarda il cambio di moto, so che dovrò adattare molte cose nel mio stile di guida e non sarà facile. Ma sono convinto che il Team Gresini mi aiuterà molto».
Prende il via giovedì 12 ottobre 2023 il Festival dello Sport di Trento. Per quattro giorni, fino a domenica 15 ottobre, la manifestazione, arrivata alla sua sesta edizione ha come tema conduttore la Grande Bellezza. Durante queste giornate, tanti gli ospiti presenti che si raccontano, da Baggio a Ibrahimovic, da Pogacar a Tamberi fino a Egonu.
Gli ospiti della prima giornata
Nella sua giornata d’apertura, il Festival dello Sport di Trento accoglie un campione che proviene dal mondo del calcio: Roberto Baggio. Fuoriclasse, Pallone d’Oro nel 1993, il calciatore è solamente il primo che ha confermato la sua presenza. Assieme a lui, a parlare della loro carriera e appassionare i più giovani, anche Ronaldinho, Shevchenko, Papin e Rummenigge e il più atteso, Zlatan Ibrahimovic oltre che Antonio Conte. Durante la kermesse previsti anche gli Stati generali del calcio, un forum per discutere del futuro del mondo del calcio tra sostenibilità dei costi, costruzione di nuovi stadi e il tema dei vivai. Durante il Festival spazio anche al ciclismo con la presentazione del Giro d’Italia 2024 e l’inaugurazione della mostra Campionissime, con le leggende Giuseppe Saronni e Andrea Tafi. Nei giorni seguenti arrivano anche Tadej Pogacar, Primoz Roglic, Filippo Ganna e Peter Sagan che proprio a Trento ha intenzione di annunciare l’addio al ciclismo. Nell’ambito dell’atletica è Mike Powell, primatista del mondo di salto in lungo nel 1991, a inaugurare la manifestazione, insieme alla coppia di amici e rivali Tamberi-Barshim e Marcello Fiasconaro. Ultime ma non ultime, sono pronte a raccontare la loro passione sportiva anche la sciatrice Sofia Goggia e la pallavolista Paola Egonu.
Aveva compiuto 89 anni lo scorso gennaio: Antonio Rosellini, decano degli agenti Fifa, è morto in Brasile, dove aveva scelto di vivere anche se non aveva mai dimenticato le sue origine umbre, di Foligno. Il nome di Rosellini è legato ai tanti campioni brasiliani arrivati in Italia dopo l’apertura delle frontiere nel 1980: Junior al Torino, Falcao e Cerezo alla Roma, Careca e Alemao al Napoli sono solo alcuni dei suoi colpi.
La carriera
Dopo aver lavorato nelle assicurazioni e poi alla Siae, Rosellini a cavallo degli anni 60-70 diventa dirigente del Foligno. Organizza amichevoli e comincia i suoi viaggi in Sud America per portare in Europa i club più blasonati. Quando nel 1980 l’Italia, dopo 14 anni, riapre agli stranieri, Rosellini vive in Brasile e praticamente tutti i club si rivolgono a lui che fu l’artefice dello sbarco nel nostro campionato di tantissimi giocatori. «Alemao lo avevo proposto a Cataldo del Lecce per quattro centesimi, non lo prese, lo vendetti in Spagna per dieci volte tanto e poi ancora di più in Italia» raccontò Rosellini in una intervista.
Lautaro Martinez e la moglie Agustina Gandolfo hanno rotto il silenzio e commentato la notizia della condanna del tribunale di Milano all’attaccante per licenziamento illegittimo. Su Instagram, i due hanno fatto chiarezza e attaccato la famiglia della 27enne babysitter, prima assunta e poi licenziata dopo le tante assenze per una grave malattia. Agustina ha scritto che la giovane: «Era un’amica e l’abbiamo aiutata. La sua famiglia si approfitta di noi».
La famiglia Martinez: «Abbiamo fatto tanto»
Nella story su Instagram, condivisa anche dal marito Lautaro Martinez, Agustina Gandolfo ha scritto: «Avevo deciso di rimanere in silenzio per rispetto. Ma non permetterò che venga infamata la mia famiglia. Abbiamo assunto una persona che era già malata, nostra amica da una vita. Abbiamo fatto molto per lei e la sua famiglia. Abbiamo pagato viaggi, aiutato a trovare i letti in ospedale, aiutato con le cure, con la sistemazione della famiglia che abbiamo dovuto convincere affinché venisse ad occuparsi della figlia che stava morendo».
L’attacco: «Che razza di persone siete?»
Poi l’attacco ai familiari: «E la sua famiglia, mentre la figlia stava morendo, ha tentato di ottenere soldi da noi, ha tentato di approfittarsi della situazione anche dopo la morte. Noi l’aiuto, un grande aiuto, lo abbiamo dato a lei quando aveva bisogno. E ora tentate di infamarci? Che razza di persone siete che tentate di approfittare della morte di un figlio per ottenere denaro?».
La story pubblicata sia da Agustina Gandolfo sia da Lautaro Martinez (Instagram).
Il calciatore della Juventus Nicolò Fagioli, indagato perché avrebbe effettuato scommesse online su siti non autorizzati, rischia fino a tre anni di squalifica. Dopo il caso plusvalenze, la manovra stipendi e la penalizzazione, ancora scossa per la positività al doping di Paul Pogba, un altro guaio per il club bianconero. Ma il centrocampista classe 2001, che si «è autodenunciato» alla giustizia sportiva, è «sereno» sulla vicenda che lo vede indagato dalla Procura della Repubblica di Torino. Lo fanno sapere all’Ansa i due legali Luca Ferrari e Armando Simbari.
Nicolò Fagioli (Getty Images).
«Nicolò è massimamente concentrato sulla Juventus e sul campionato»
«Nicolò è sereno ed è massimamente concentrato sulla Juventus e sul campionato», hanno dichiarato i due avvocati. «In riferimento alle notizie apparse sulla stampa, possiamo rappresentare che il nostro assistito sta affrontando con responsabilità la vicenda, in un’ottica di massima trasparenza e collaborazione con l’Autorità giudiziaria ordinaria e sportiva, come dimostra il fatto di essersi attivato per primo e tempestivamente nei confronti della Procura Federale».
Il Tribunale di Milano, sezione Lavoro, ha condannatoLautaro Martinez a risarcire la famiglia di una giovane per licenziamento illegittimo. La vicenda risale a diversi mesi fa, quando l’attaccante dell’Inter aveva assunto una 27enne come babysitter per la figlia Nina. Ma la giovane, otto mesi dopo, ha scoperto di avere una grave malattia che l’ha portata prima al ricovero e poi alla morte. Durante il periodo passato in ospedale, la 27enne ha fatto i conti anche con l’amarezza scaturita dall’essere stata licenziata. Lautaro Martinez aveva motivato la scelta con lo sforamento del tetto massimo previsto per le assenze per malattia.
Lautaro Martinez dovrà risarcire la famiglia
Il licenziamento è stato impugnato dai legali dello studio Gagliano-Vadalà, che difendevano l’ex babysitter e la famiglia. E da parte loro erano scaturiti i primi tentativi di conciliazione bonaria. È mancato, però, l’accordo e si è arrivati in tribunale. Dopo la morte della ragazza, la causa è passata agli eredi. Il giudice del lavoro ha tentato così nuovamente la via della conciliazione, ma anche in questo caso è saltato l’accordo, stavolta per la mancata adesione dell’attaccante. Infine, la sentenza: il licenziamento è stato dichiarato illegittimo e Lautaro Martinez ora dovrà risarcire gli eredi della giovane e provvedere al pagamento delle spese legali.
Lautaro Martinez in azione con la maglia dell’Inter (Getty Images).
Romelu Lukaku è tornato a parlare dell’estate che l’ha visto protagonista di un lungo intreccio di mercato, culminato con il suo arrivo alla Roma. L’attaccante sta vivendo un momento positivo, con 5 gol in 6 gare in giallorosso. Ora, dal ritiro del Belgio, ha deciso di lanciare un messaggio preciso: «Parlerò a tempo debito, aspetterò il momento giusto». Le parole del centravanti hanno incuriosito i fan. Il gigante belga ha aggiunto: «Se dicessi davvero come è andata l’estate scorsa, tutti rimarrebbero scioccati. Sono state scritte tante cazzate sul mio conto».
Il riferimento di Lukaku è alla vicenda che ha visto protagonista lui, il Chelsea, l’Inter, la Juventus e la Roma. Il belga ha concluso la stagione con i nerazzurri, in prestito dal club londinese, e sembrava chiuso l’accordo per il trasferimento a titolo definitivo a Milano. Poi la notizia del presunto sì alla formazione bianconera. La trattativa è sfumata e soltanto ad agosto Lukaku è riuscito a trovare una nuova destinazione, la Roma di Josè Mourinho, con cui è subito nato l’amore. Ora le parole dell’attaccante: «Sapete che non mi piace girare intorno a un argomento. Ci sono stati momenti in cui ho pensato davvero di poter esplodere, cinque anni fa probabilmente lo avrei fatto. Ora mi sono concentrato su quello che so fare meglio: giocare a calcio».
Lukaku esulta con i compagni di squadra dopo un gol (Getty Images).
L’attaccante: «Sono come LeBron James»
«Sono come LeBron James, gioca da tanti anni e ha dovuto sopportare molte cose», ha proseguito Romelu Lukaku. «Ma ogni estate lavora duro e smentisce tutti. Rispondo anch’io in campo. Sono state dette tante cose su di me, ma sono concentrato sulla Roma e sul Belgio. Ho lavorato duro tutta l’estate, come vedete sono in buona forma e voglio continuare così. Anche lo staff tecnico della Roma è rimasto colpito dal mio stato di forma al mio arrivo. È il campo che parla». E commentando il trasferimento nella Capitale, ha voluto ringraziare il connazionale Radja Nainggolan: «Alla Roma mi sono trovato subito bene fin dalla trattativa e devo ringraziare anche Radja per il contatto con la società. Mi ha informato sulla squadra e sui tifosi».
Più che una pista da bob è una pista da… boh. Il tempo scorre, il 2026 si avvicina, ma ancora non si sa dove saranno in programma le gare di bob, slittino e skeleton delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Anzi, una cosa quasi certamente è nota: che non si faranno dentro l’Italia, ma fuori. E già qui, figura barbina. Ma quanto fuori? Un conto è contemplare, come si è fatto, le alternative di Saint Moritz, in Svizzera, o di Innsbruck, Austria. Ben altro è ragionare su un’ipotesi che avrebbe del clamoroso ma sta prendendo sempre più piede: cioè Pechino, Cina. A quasi 8 mila chilometri di distanza da Cortina. Giusto un pelo fuori mano.
La distanza Cortina-Pechino: 7.822 chilometri.
La soluzione è meno strampalata di quello che si pensi, semplicemente perché la pista da bob cinese è quella più “fresca”, essendosi conclusa lì l’ultima edizione delle Olimpiadi invernali, quelle del 2022 che hanno consegnato il testimone proprio a Milano-Cortina. Ma che ora sono pronte a vederselo spedito indietro, in una richiesta d’aiuto piuttosto disperata.
Il cantiere per la costruzione del villaggio olimpico (Imagoeconomica).
Malagò si era arreso all’idea di una sede fuori dall’Italia
D’altronde il presidente del ConiGiovanni Malagò aveva ammesso che il Comitato organizzatore era pronto ad arrendersi all’idea di «identificare un’altra sede fuori dall’Italia». Smentendo il presidente della Federazione italiana sport invernali (Fisi), Flavio Roda, che aveva invece ribadito l’impegno nel cercare di «investire il possibile per costruire la pista nel nostro Paese».
Il presidente del Coni Giovanni Malagò (Imagoeconomica).
L’ipotesi scartata del recupero della pista di Torino 2006
Tra le ipotesi passate al vaglio ma scartate per infattibilità c’era anche quella di riattivare la (derelitta) pista di Cesana Pariol, quella usata per Torino 2006 e abbandonata. Un’infrastruttura costata alla fine 110 milioni di euro, a cui vanno sommati 2 milioni di manutenzione all’anno fino al 2012, a fronte di un prezzo preventivo che nel 1998 era quasi la metà: 60 milioni. Senza contare che nel 2018 l’allora sindaca di Torino Chiara Appendino si sfilò, non senza polemiche, dall’organizzazione dei Giochi.
Andrea Varnier, amministratore delegato di Milano-Cortina 2026 (Imagoeconomica).
Costo di 80 milioni, 800 giorni di tempo, aste deserte
Adesso il costo di questo impianto è oltre 80 milioni. A Cortina le aste sono andate deserte, in Veneto non si trova una ditta che voglia fare i lavori a quelle condizioni, cioè con pochi soldi e soprattutto poco tempo (circa 800 giorni) per costruire l’impianto, con buona pace del governatore Luca Zaia. Ecco perché la Cina è sempre più vicina. Olimpiadi Milano-Cortina-Pechino 2026. Suona come uno scherzo, ma una soluzione non può slittino, pardon slittare, ancora per molto.
Floyd Mayweather si schiera per Israele. L’ex pugile americano, vincitore di tutti i 50 incontri della carriera, ha infatti annunciato con alcuni post su Instagram che invierà viveri alla popolazione vittima della guerra. Come ha riportato Tmz, a bordo del suo jet privato, il campione americano organizzerà una spedizione di cibo, acqua e vestiti per i civili oltre a giubbotti antiproiettile per l’esercito israeliano contro Hamas. Air Mayweather, questo il nome della missione umanitaria dell’ex mattatore del ring, sarà guidato dai suoi quattro piloti personali AJ Ramey, Chris Javier, Sam Kniskern e Freeman Blakney. «Io sono per la pace, per i diritti umani», ha scritto l’ex pugile sul suo profilo Instagram. «Condanno l’antisemitismo in ogni sua forma e con ogni mezzo. Il terrorismo non è mai la risposta».
Floyd Mayweather: «I terroristi di Hamas attaccano vite innocenti»
In altri post su Instagram, l’ex pugile americano si è scagliato violentemente contro Hamas, che ha definito «un gruppo terroristico che sta attaccando vittime innocenti». Floyd Mayweather ha poi spiegato di volersi schierare dalla parte di Israele in quanto convinto difensore «di tutti gli esseri umani». Auspicando il ritorno in patria dei cittadini americani coinvolti negli attacchi di Hamas, ha espresso solidarietà per le vittime e per le famiglie delle persone rapite «durante gli orribili crimini di guerra». Assieme ai suoi post ha anche condiviso una foto che lo ritrae a Gerusalemme durante uno dei suoi viaggi nel Paese. «Questo non è il momento della politica, ma della solidarietà e della sicurezza», ha concluso l’ex pugile sui social. «Dio benedica il genere umano».
L’ex pugile americano Floyd Mayweather (Getty Images).
Il trasporto di viveri in Israele non sarà la prima missione umanitaria di Floyd Mayweather. In estate infatti, come hanno riportato Tmz e il Daily Mail, pagò cibo e acqua per circa 70 famiglie di Maui colpite dai terribili incendi che hanno devastato l’isola delle Hawaii. Ha inoltre fornito loro un alloggio in vari alberghi per settimane e pagato pranzi e cene nei ristoranti. In collaborazione con H&M ha persino inviato una fornitura di vestiti a tutti coloro che hanno perso o hanno dovuto lasciare la loro casa. Bronzo ai Giochi di Atlanta 1996, il pugile ha poi dominato in varie categorie Wbc, Ibf e Wba. Ha concluso la sua carriera nel 2017, dopo un incontro con il campione di arti marziali miste Conor McGregor, ritirandosi da imbattuto. Fra le 50 vittorie, ben 27 (oltre il 50 per cento) sono arrivate per KO.
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis avrebbe in programma nella giornata di mercoledì 11 ottobre un incontro con il tecnico Antonio Conte per valutare la possibilità che sia lui a guidare il Napoli al posto di Rudi Garcia. La situazione viene descritta al momento come molto complicata, ma se dovesse sbloccarsi, Conte potrebbe arrivare subito a Castel Volturno per guidare la squadra e il rapporto con Garcia potrebbe risolversi in maniera anticipata e consensuale.
De Laurentiis stanco dei flop di Rudi Garcia
A spingere Aurelio De Laurentiis a muoversi in prima persona è il rapporto mai nato con Rudi Garcia e le prestazioni decisamente sottotono della squadra campione d’Italia in questo avvio di stagione. Già nella giornata del 10 ottobre, infatti, il patron del Napoli aveva rotto il silenzio sul rapporto con il tecnico francese, ammettendo di stare pensando a una possibile soluzione. «Con Garcia sto vivendo un momento no, prenderò le decisioni opportune quando sarà il momento di prenderle. Ogni decisione affrettata è sbagliata», ha detto De Laurentiis che ha poi aggiunto: «Quando prendi un allenatore che non conosce più il calcio italiano, forse fa fatica. Sarebbe accaduto a qualunque altro. Non è scritto da nessuna parte che ci siano delle soluzioni matematiche per vincere nello scudetto. Io credo che anche quest’anno fino alla fine ce la giocheremo. L’unica responsabilità che ho oltre ad aver scelto l’allenatore è che non ho avuto la possibilità di stargli tutti i giorni vicino a Castel Volturno».
Rudi Garcia, allenatore del Napoli (Getty images).
Con il no di Conte pronti Tudor o Galtier
Nel momento in cui l’accordo con Antonio Conte non dovesse concretizzarsi, Adl avrebbe già delle alternative in agenda. Si tratterebbe, in ordine di preferenza, di Igor Tudor e di Christophe Galtier. Scelte secondarie che non convincerebbero del tutto, con la dirigenza che starebbe facendo dunque il possibile per arrivare all’accordo con Antonio Conte.
La campionessa Sofia Goggia è la nuova ambassador Armani. Portavoce e volto del brand, indosserà abiti Giorgio Armani per le occasioni istituzionali e capi EA7 Emporio Armani per le performance sportive. A partire dalla stagione autunno/inverno 2023/24, Sofia Goggia si aggiunge infatti agli atleti testimonial della linea EA7 Emporio Armani. La sua partecipazione alla Coppa del Mondo di Solden, che avrà inizio con le gare del 28 ottobre 2023, segnerà l’inizio della collaborazione. La sciatrice, campionessa olimpica nella discesa libera a Pyeongchang 2018, vincitrice di quattro Coppe del Mondo di discesa libera e di due medaglie mondiali va ad affiancarsi agli altri testimonial EA7, eccellenze italiane e internazionali nelle rispettive discipline: i tennisti Fabio Fognini, Simone Bolelli, Lorenzo Sonego, Alexander Bublik, Nikoloz Basilashvili, Veronika Kudermetova, i pallavolisti Paola Egonu e Simone Giannelli e il nuotatore Simone Barlaam.
José Mourinho potrebbe non essere più l’allenatore della Roma dopo il 2024. Ad aprire a questa possibilità è stato lo stesso tecnico portoghese che, in un’intervista a Sky Sport, ha ammesso di non avere, al momento, nessuna certezza per il suo futuro professionale nella Capitale.
Il futuro di Mourinho a Roma
«Se resto oltre il 2024? Non lo so» ha detto Mourinho, aggiungendo poi: «Prima di Budapest ho promesso ai calciatori che sarei rimasto. Dopo lo Spezia, all’Olimpico, l’ho promesso anche con i gesti che ho fatto ai tifosi che sarei rimasto qua e adesso sono qua». Tutte le strade, più che portare a Roma, sembrano essere al momento percorribili, con il contratto dell’allenatore giallorosso che scade a giugno 2024.
Il mourinhismo e l’anti-mourinhismo
L’allenatore portoghese che ha riportato la Roma a vincere una coppa europea nel 2022, ha parlato anche nel suo rapporto con la tifoseria giallorossa, divisa, va detto, sulle valutazioni del loro condottiero. Per una larga fetta che ama l’atteggiamento e il lavoro dell’allenatore, ce n’è un’altra che lo vorrebbe lontano da Trigoria. Si parla, infatti, di mourinhismo per chi lo ama e, per stessa ammissione del diretto interessato, di anti-mourinhismo: «Specialmente a Roma, ci sono entrambe le fazioni. Il mourinhismo lo conoscono le persone che sanno cosa ho fatto. L’anti-mourinhismo è cavalcato da gente felice in tutto il tempo in cui la Roma non vinceva una coppa e non aveva alcun tipo di successo europeo. Si divertono in radio e va bene». «L’anti-mourinhismo vende» ha concluso il tecnico giallorosso «il mourinhismo è un modo di stare nella vita più che nel calco».
L’attaccante belga Eden Hazard, senza club da quando ha lasciato il Real Madrid a giugno, ha annunciato su Instagram il suo ritiro all’età di 32 anni. «Bisogna sapersi ascoltare e dire basta al momento giusto. Dopo 16 anni di carriera e oltre 700 partite disputate, ho deciso di porre fine alla mia carriera di calciatore professionista», ha scritto il giocatore, che ha dato il meglio con le maglie di Lille e Chelsea, arrivando inoltre terzo al Mondiale nel 2018 con il Belgio. «Ho potuto realizzare il mio sogno, giocare e divertirmi sul campo in tutta Europa e nel mondo».
L’esplosione nel Lille e la consacrazione con il Chelsea
Nato a La Louvière in Belgio il 7 gennaio 1991, Hazard è cresciuto nel Lille, club francese con cui ha centrato la doppietta campionato-coppa nazionale nel 2011 in Francia. L’estate successiva ha spiccato il volo verso l’Inghilterra, destinazione Chelsea. Nelle sette stagioni con i Blues, con cui è sceso in campo 352 volte segnando 110 gol, si è affermato come uno dei calciatori più forti al mondo, arricchendo il suo palmarès con due Premier League (2015, 2017) e altrettante Europa League (2013, 2019). Nel 2019 il passaggio al Real Madrid per l’astronomica cifra di 115 milioni di euro. Ma in Spagna, come accaduto qualche anno prima a Kakà, la sua carriera si è arenata.
L’esultanza di Eden Hazard dopo una rete col Chelsea (Getty Images).
Il passaggio al Real Madrid e le difficili stagioni con i Blancos
A causa di una serie di infortuni che lo hanno fortemente limitato, Hazard non solo non è riuscito nella difficile impresa di far dimenticare Cristiano Ronaldo, ma ha segnato appena sette gol in campionato per il Real Madrid in 76 presenze complessive tra Liga e coppe, prima di rescindere a giugno il contratto con i Blancos che scadeva nel 2024. E ora ecco l’annuncio del ritiro. Hazard aveva detto addio alla Nazionale belga al termine del Mondiale 2022, dopo aver collezionato 126 presenze impreziosite da 33 reti.
Eden Hazard con la maglia del Real Madrid (Getty Images).
Achille Polonara, cestista della Virtus Bologna e della Nazionale italiana di basket, sarà operato il 10 ottobre per la rimozione di un tumore al testicolo. Lo ha annunciato la sua stessa società con un breve comunicato: «Virtus Pallacanestro Bologna S.p.A. comunica che, nella giornata di martedì 10 ottobre, Achille Polonara verrà sottoposto ad intervento chirurgico per la rimozione di una neoplasia testicolare riscontrata recentemente. Al termine dell’operazione verranno comunicati i tempi di recupero». Poi un messaggio di sostegno per l’atleta: «ACHI siamo tutti con te!».
Achille Polonara durante un match con la Nazionale (Getty Images).
Polonara è sceso in campo contro Varese
Il giocatore è sceso in campo domenica 8 ottobre nella sfida tra la Virtus Bologna e Varese, vinta dalla sua squadra. Ha segnato 10 punti in 22 minuti. Al post sui profili social della società bolognese hanno risposto anche avversari e account dei campionati stranieri, mostrando la propria vicinanza all’atleta.
— Virtus Segafredo Bologna (@VirtusSegafredo) October 9, 2023
Chi è Achille Polonara
Achille Polonara compirà 32 anni il prossimo 23 novembre. Nato ad Ancona, vanta una lunga carriera e numerose vittorie. Il primo trofeo vinto risale al 2015, quando ha conquistato la Supercoppa italiana con la Pallacanestro Reggina. Vanta anche una Fiba Europe Cup con la Dinamo Sassari, nella stagione 2018-2019, un campionato spagnolo vinto nell’annata 2019-2020 con il Saski Baskonia, oltre ai campionati turco e lituano e alle relative coppe nazionali, con le casacche del Fenerbahce, dell’Anadolu Efes e della Zalgiris Kaunas. Con la Nazionale italiana ha recentemente disputato i Mondiali in Giappone, Filippine e Indonesia. Con la casacca azzurra ha disputato 87 gare mettendo a referto oltre 500 punti.
Achille Polonara a canestro in Italia-Slovenia (Getty Images).
Risultatisti contro giochisti, corto muso oppure calcio spettacolo e ricerca del possesso palla. Da che parte state? Lo scontro che accende i social di solito prende le sembianze dei due allenatori italiani più discussi del momento: Massimiliano Allegri e Roberto De Zerbi. Chiacchierati per motivi opposti: gli “zero titoli” e il gioco scadente della Juventus allegriana, i risultati sorprendenti del Brighton che vince e soprattutto fa divertire. A intervenire sulla diatriba è stato addirittura Pep Guardiola, tecnico del Manchester City e vincitore dell’ultima Champions. Anche se di parte – in quanto appartenente alla fazione giochista – ha provato a fare il democristiano: «Pensate che Allegri non voglia vincere?», ha detto il catalano nel corso di un intervento all’evento Dialoghi sul talento svoltosi al Palazzetto dello sport di Cuneo. «Stesso discorso vale anche per De Zerbi, entrambi vogliono vincere. Allegri è convinto di poter vincere con le sue idee, idem De Zerbi. De Zerbi non cerca l’estetica, vuole vincere. E crede di poterlo fare giocando secondo quello che è il suo credo. Stesso discorso per Allegri, anche lui vuole vincere. Tutti gli allenatori vogliono vincere, nessuno pensa solo al bello e dice che non gli interessa vincere. Non ho mai visto un allenatore che non vuole vincere o un giocatore che non vuole giocare bene. Sono modi di interpretare il calcio».
I rapporti con la Juventus: «Non mi ha mai cercato»
Il tecnico del Manchester City ha anche smentito tutte le voci di mercato che lo hanno accostato, in passato o in ottica futura, alla Juventus. «No, non mi ha mai cercato», ha detto rimarcando però il suo amore per l’Italia, Paese che ha conosciuto alla fine della sua carriera da calciatore tra Brescia e Roma. «L’Italia però mi piace molto e ci vengo molto spesso in vacanza. E poi si mangia davvero bene».
Solo un grande spavento per Paulo Dybala dopo che nella partita della Roma contro il Cagliari l’argentino era stato costretto a uscire per via di un brutto colpo ricevuto sul ginocchio sinistro. Da subito sembrava che l’infortunio potesse essere qualcosa di molto serio, ma le analisi condotte nella notte dal calciatore hanno escluso il peggio. I menischi e soprattutto il legamento crociato di Dybala sono a posto, mentre il legamento collaterale del ginocchio sarebbe lievemente stirato. Si accorciano dunque i tempi di recupero del numero 21 giallorosso.
Così come riferito da alcuni amici sudamericani di Dybala, il giocatore nel corso della notte tra domenica 8 ottobre e lunedì 9 si sarebbe sottoposto in gran segreto a una risonanza magnetica a Villa Stuart a Roma e l’esito avrebbe escluso il peggio. Solo un lieve stiramento al collaterale del ginocchio sinistro che, per quanto doloroso, potrebbe permettere all’argentino di tornare in campo molto presto.
Quando può tornare Dybala
I tifosi della Roma guardano dunque al calendario degli impegni e sperano che Dybala possa tornare a guidare l’attacco giallorosso già dopo la sosta delle nazionali, con l’obiettivo che sarebbe quello vederlo in campo contro l’Inter a San Siro il 29 ottobre. Il giocatore comincerà al più presto una fisioterapia specifica, anche se non sarebbe da escludere che possa preferire attendere più tempo per tornare in campo ed evitare pericolose ricadute.
Un altro fantastico primato del mondo nella maratona dopo quello femminile dell’etiope Tigist Assefa a Berlino, dove lo scorso 24 settembre ha corso in 2h11’53”. Il 23enne keniano Kelvin Kiptum ha infatti vinto la maratona di Chicago con il tempo di 2h 00’35”, tempo che migliora il precedente record di 2h01’19” che apparteneva all’altro keniano Eliud Kipchoge, due volte campione olimpico.
Kelvin Kiptum (Getty Images).
Per Kiptum record mondiale alla terza maratona della carriera
Il 4 dicembre 2022, all’esordio nella maratona, Kiptum aveva conquistato il successo nella 42 km di Valencia con un tempo di 2h01’53”, diventando così il terzo uomo più veloce della storia (dietro a Kipchoge e Kenenisa Bekele) su tale distanza e, contestualmente, anche il più veloce esordiente di sempre. Il 23 Aprile 2023 a Londra, alla sua seconda maratona della carriera, Kiptum ha vinto ancora, chiudendo con il tempo di 2h01’25”, cioè a soli 16 secondi dal record del mondo fatto segnare dal connazionale Kipchoge a Berlino appena sei mesi prima. Alla terza maratona della carriera, ecco il sorpasso.
WORLD RECORD: We have a new man in town. Kelvin Kiptum just broke Eliud Kipchoge's World Record with an unofficial time of 2:00:35! UNBELIEVABLE! pic.twitter.com/XfeMEzPveZ
Max Verstappen si è laureato campione del mondo di Formula 1 per la terza volta consecutiva in Qatar grazie all’uscita di pista nella gara sprint del compagno di squadra Sergio Perez, secondo nella classifica del Mondiale e unico ancora in grado di raggiungerlo aritmeticamente. Per tenere virtualmente aperto il campionato, il messicano avrebbe dovuto vincere la Sprint e sperare nel flop dell’olandese.
La Red Bull di Verstappen in Qatar (Getty Images).
Nella sprint race in Qatar la vittoria è andata a Piastri su McLaren
Verstappen ha ottenuto così il terzo titolo iridato della carriera quando mancano ancora sei gare alla fine della stagione. E, per la prima volta nella storia della F1, l’assegnazione del titolo è avvenuto durante la sprint race. La “mini gara” è stata vinta da Oscar Piastri (McLaren), primo davanti a Verstappen. Sul podio anche la seconda McLaren con Lando Norris. Sesto e settimo posto per le Ferrari di Carlos Sainz e Charles Leclerc, alle spalle delle Mercedes di George Russell, quarto, e Lewis Hamilton, quinto.
Il box della Red Bull (Getty Images).
Tre titoli per Max: come Senna, Lauda, Piquet, Stewart e Brabham
Verstappen aggiorna il suo curriculum stellare, in cui spiccano 48 Gp vinti (ad appena 26 anni). Con tre Mondiali in bacheca, l’olandese aggancia Ayrton Senna, Nelson Piquet, Niki Lauda, Jack Brabham e Jackie Stewart nella classifica all time. Il primato assoluto appartiene a Michael Schumacher e Lewis Hamilton, capaci di vincere il titolo sette volte. «È una sensazione fantastica, abbiamo fatto una stagione incredibile. Sono fiero di fare parte di questo team. Cercheremo di fare il meglio che possiamo anche in futuro». Queste le prima parole di Verstappen dopo la gara sprint in Qatar «La corsa è stata divertente anche con le tante safety car, sono molto contento. Piastri ha fatto una grande gara, specie perché aveva le gomme medie. Pensavo di andarlo a prendere ma non ci sono riuscito».
Max Verstappen conquista la pole position a Losail, in Qatar, e si avvicina sempre di più al titolo di campione del mondo per la terza volta di fila. Nella serata qatariota, non hanno invece brillato le Ferrari: Charles Leclerc, inizialmente settimo, domenica partirà in terza fila con il quinto tempo dopo la cancellazione dei crono delle McLaren di Norris e Piastri che avevano fatto meglio del monegasco e che si sono visti cancellare i tempi per “track limits” mentre venivano intervistati. Eliminato in Q2 con il 12/o tempo, Carlos Sainz.
SUPERMAX MOSTRUOSO ANCHE IN QATAR Qualifiche piene di colpi di scena a Losail: Verstappen conquista la pole, poi le due Mercedes che sfruttano i tempi cancellati delle McLaren di Norris e Piastri. Leclerc sale in quinta posizione. #Formula1#GPQatar#QuestoèNOWpic.twitter.com/xQKkcjypyX
La positività al testosterone del giocatore della Juventus Paul Pogba è stata confermata. Le controanalisi sono state effettuate giovedì 5 ottobre nel laboratorio dell’Acqua Acetosa a Roma. Il centrocampista della squadra bianconera, lo scorso 20 agosto al termine di una partita con l’Udinese, era stato sottoposto ai controlli dai quali era risultata la positività. Il 30enne francese era stato poi sospeso in via cautelare dal tribunale nazionale antidoping.
BREAKING: Paul Pogba has tested testosterone doping positive also to backup sample today.
Juventus will now decide how to proceed with his contract as Pogba faces risk of long-term ban. pic.twitter.com/P6lGlLv48C
Sul caso Pogba, si è pronunciato anche il tecnico bianconero Massimiliano Allegri che ha incontrato i giornalisti durante la conferenza stampa prima del derby Juve-Torino. «Confermata la positività di Pogba? Non lo sapevo» ha dichiarato, aggiungendo: «Mi dispiace. Attendiamo l’esito di quello che sarà il continuo. Parlarne ora non serve a niente».
JUVENTUS – Allegri: "Chiesa e Vlahovic assenti nel derby, umanamente dispiaciuto per Pogba" https://t.co/ErORdcNlOB
Victor Osimhen diventa Cicciobello bomber. La foto del bambolotto ispirato all’attaccante nigeriano, con tanto di maglia del Napoli, mascherina nera e capelli ricci biondi, ha fatto il giro dei social. A lanciarlo è stata l’azienda Giochi Preziosi e si pensava che il bambolotto potesse essere messo sul mercato già nei prossimi giorni. Intorno al giocattolo si è creato però un giallo, perché sembra che il Napoli non abbia concesso la licenza per il prodotto. La società detiene i diritti d’immagine dei propri tesserati e sarebbe intenzionata a passare alle vie legali se Cicciobello bomber dovesse essere messo in vendita.
Il #Napoli non ha licenziato il Cicciobello Bomber di Giochi Preziosi. Il club, per tutelarsi, ne sta chiedendo il ritiro dal mercato, non è da escludere un intervento legale per l’utilizzo delle fattezze di #Osimhen e delle texture della maglia ufficiale.https://t.co/KShKCgGRax
Il presso di Cicciobello bomber sarà di 70 euro. Non poco, nonostante sembri non interessare ai tanti tifosi che hanno commentato la notizia e si preparano ad acquistarlo, in vista anche del periodo natalizio, per regalarlo a figli e nipoti. Si tratta dell’ennesimo oggetto ispirato dall’attaccante nigeriano. Osimhen è diventato un idolo grazie ai tanti gol nella scorsa annata e allo scudetto conquistato dal Napoli. E così a lui sono state dedicate torte, uova di Pasqua, pizze, panini, caffè e perfino una versione della zeppola di San Giuseppe. La sua mascherina protettiva, utilizzata dopo un brutto infortunio, è stata per mesi un oggetto di tendenza.
Victor Osimhen durante il match del Napoli contro il Real Madrid (Getty Images).
De Laurentiis sul rinnovo di Osimhen: «Nessun problema»
Intanto il club è alle prese con il caso del rinnovo del calciatore. Dopo la frattura generata dai video pubblicati su TikTok dal profilo ufficiale, che hanno indispettivo l’attaccante, Osimhen ha ripreso a giocare e segnare. L’accordo con la società sembra però lontano e il nigeriano rischia di svalutarsi, con l’avvicinarsi della scadenza prevista per giugno 2025. Il presidente Aurelio De Laurentiis però è apparso sereno e ha dichiarato: «Non c’è problema, non c’è mai un problema. Nel Napoli sono sempre tutti contenti. Il problema è semmai quando vanno via da Napoli che non riescono più a trovare la strada maestra. Osimhen è sempre forte, un giocatore che fa squadra da solo, non è in discussione».
Alessandro Del Piero potrebbe diventare il nuovo direttore sportivo dell’Al Nassr, club di punta della Saudi League e attuale squadra di un altro ex calciatore della Juventus, Cristiano Ronaldo. L’indiscrezione circola sui social, soprattutto su X, dove i fan bianconeri attendono di conoscere il futuro della loro vecchia bandiera. Del Piero non ricopre alcun ruolo all’interno della Juventus e da anni la tifoseria spera in un suo ritorno a Torino, da dirigente o nello staff. Si attendono conferme dai media locali, che non hanno ancora ripreso la notizia.
| Ultim'ora: Alessandro Del Piero è vicino a diventare direttore sportivo dell'Al Nassr!
| Alessandro Del Piero is close to being the sporting director of Al Nassr!
Dopo aver chiuso la carriera in Australia e in India, Del Piero si è trasferito all’estero. L’ex stella della Juventus, oggi 48enne, vive da anni in California, a Bel Air, in una villa da 6 milioni di dollari insieme alla moglie Sonia e ai tre figli. Lì è diventato un apprezzato ristoratore dopo l’apertura del suo ristorante N.10, a Los Angeles. Inoltre Del Piero ha aperto diverse scuole calcio ed è diventato uno dei commentatori di punta di Sky ed Espn.
Del Piero insieme alla moglie Sonia e ai tre figli durante una cerimonia (Getty Images).
All’Al Nassr troverebbe Ronaldo, Brozovic e Manè
Qualora dovesse davvero diventare il nuovo ds dell’Al Nassr, Del Piero non solo andrebbe in uno dei club di punta del calcio arabo, ma ritroverebbe anche diversi campioni che hanno giocato nel calcio europeo a grandi livelli. Oltre al già citato Cristiano Ronaldo, basti pensare all’ex Liverpool Sadio Manè e al centrocampista croato Marcelo Brozovic, fino allo scorso anno all’Inter. L’obiettivo sarebbe quello di portare il club alla vittoria non soltanto della Saudi Pro League, sfuggita durante la passata stagione, ma anche della Champions League asiatica.
L’esultanza dell’attaccante Cristiano Ronaldo dopo un gol con la maglia dell’Al Nassr, club dell’Arabia Saudita in cui gioca da due stagioni (Getty Images).
Celebrare «nel modo più appropriato» i 100 anni della Coppa del mondo di calcio. Con questo intento, ha spiegato il presidente Gianni Infantino, il Consiglio della Fifa ha deciso «all’unanimità» che nell’edizione del 2030 assegnata a Portogallo, Spagna e Marocco, tre Paesi sudamericani Uruguay, Argentina e Paraguay ospitino ciascuno una partita. «La prima di queste si giocherà, ovviamente, nello stadio in cui tutto è iniziato, il mitico Estadio Centenario di Montevideo» ha continuato Infantino.
Infantino: «La Fifa e il calcio uniscono, esempio di accordi in cui vincono tutti»
Rispetto ai tre Paesi organizzatori, Infantino ha sottolineato: «Due continenti: Africa ed Europa uniti non solo nella celebrazione del calcio, ma anche nel fornire una coesione sociale e culturale unica. Un grande messaggio di pace, tolleranza e inclusione». L’edizione del 2034, ha quindi anticipato, «si sposterà a est, in Asia e Oceania, per garantire un’adeguata rotazione tra i continenti. In un mondo diviso, la Fifa e il calcio si uniscono dando così un altro esempio di come il dialogo e la comprensione reciproca possano sfociare in accordi in cui in realtà vincono tutti, in particolare i tifosi, i giocatori e tutte le regioni del mondo».
«È stata una settimana meravigliosa, ma ci sono ancora tante cose su cui devo lavorare». Con queste parole Jannik Sinner, 22 anni compiuti il 16 agosto, ha commentato il suo successo contro Daniil Medvedev nella finale del China Open. Un doppio 7-6, con due punti concessi in ogni tie-break all’avversario, che valgono quanto una doppia stoccata non soltanto al rivale russo, sua bestia nera nel circuito, ma anche alle critiche e alle polemiche che lo hanno accompagnato dalla fine dell’estate. Già, perché nove titoli tra cui un Masters 1000, tre dei quali conquistati nel 2023, non sono bastati per renderlo immune agli attacchi. Ha pesato il suo rifiuto, nel mese di settembre, di indossare la maglia della Nazionale in Coppa Davis, dove ha declinato per la fatica dei troppi incontri ravvicinati. Una competizione minore che gli stessi assi della racchetta criticano da anni.
Jannik Sinner dopo la vittoria a Pechino contro Medvedev (Getty Images).
Jannik Sinner, un 2023 da record con la «macchia» Nazionale
Tra i tre trofei conquistati e i 45 successi nel 2023 – primo azzurro di sempre a vincere così tanti match in un anno solare per tre volte di fila – Jannik Sinner è stato anche un «Caso Nazionale». Almeno secondo LaGazzetta dello Sport, che non gli ha perdonato il rifiuto di vestire la maglia azzurra in Coppa Davis. «Sono molto stanco e non ho recuperato dalla fatica», aveva scritto sui social l’altoatesino nell’annunciare il suo forfait nei match di Malaga. Pochi giorni prima aveva chiuso la sua esperienza agli Us Open in preda ai crampi dopo cinque set contro Sasha Zverev. Una dichiarazione che ha aizzato i critici, che lo hanno definito un «peccatore (giocando con la traduzione del suo cognome, Sinner, ndr) ingrato per cui l’azzurro non è che un accessorio». Il tutto per non aver partecipato a un torneo che gli stessi tennisti boicottano per snellire il calendario già troppo denso di impegni.
Le critiche su Sportweek e Gazzetta dello Sport (X).
Nonostante la difesa pubblica del capitano della Davis Filippo Volandri, che su Sportweek, l’inserto settimanale della Gazzetta, ha parlato di un Sinner «sempre disponibile per la convocazione» e di un torneo «che arriva in un periodo complicato», la campagna non ha accennato a fermarsi. Troppo grave l’ennesimo – ma solo il quarto – rifiuto alla Nazionale in carriera, di cui i primi due ad appena 18 anni e il terzo per un infortunio alla mano. A far tacere le critiche ci ha pensato lo stesso tennista con un successo che lo ha di nuovo riportato sull’Olimpo del tennis. «Sinner Fantastico 4, non fermarti più» si legge ora sulle pagine dei quotidiani sportivi. «Una vittoria dedicata a quei deficienti che lo avevano criticato dopo la Davis», ha dichiarato invece il presidente della Fitp Angelo Binaghi. «Sinner ha un cuore d’oro e ci tiene alla maglia azzurra. Spero che le critiche, senza senso, continuino perché gli danno una grande carica».
I complimenti di Panatta e il nuovo attacco di Pietrangeli
La divisione della stampa si materializza anche in due pareri contrapposti di altrettante leggende del tennis italiano. Sinner infatti si divide, dopo i successi in Oriente, fra i complimenti di Adriano Panatta e una nuova stoccata di Nicola Pietrangeli. «Sono davvero contento», ha spiegato in un videomessaggio su X il romano. «Sia per lui, perché è un bravissimo tennista, e mi dicono anche un bravissimo ragazzo». Una lezione di stile corredata da un augurio per il futuro, che non potrà che rendere «ancora più felici». Opposta la posizione di Pietrangeli, che ha puntualizzato con decisione di non voler cedere il suo record. Nel 1959 e 1960, «quando non c’erano ancora i computer», fu infatti numero tre al mondo, un posto più in alto di Sinner. «Per battere me non gli basteranno due vite», ha spiegato l’ex campione del Roland Garros. Una caduta di eleganza sottolineata su X da Alessandro Gassmann, che ha puntualizzato la «mancanza di solidarietà».
Fra chi lo critica e non perde occasione per fargli notare i difetti, c’è però anche chi ne elogia la qualità. Lo ha sempre fatto Carlos Alcaraz, fenomeno spagnolo nonché vincitore di Wimbleon 2023, che dopo ogni partita mette in risalto la rivalità accesa e i match entusiasmanti in campo. Come il 3 ottobre, dopo la semifinale di Pechino. «Complimenti e in bocca al lupo per la finale», aveva scritto Carlitos su X. «Grande partita». Una lezione di stile da cui forse certi commentatori italiani dovrebbero imparare.
Congratulations and good luck in the final @janniksin! Great match! Next stop: Shanghai! Thanks for the support!
La Coppa del Mondo di calcio, organizzata dalla Fifa, toccherà un nuovo traguardo nel 2030: le gare si disputeranno su tre continenti e in sei Paesi diversi. Con una nota ufficiale, l’organo guidato dal presidente Gianni Infantino ha ufficializzato l’assegnazione a Marocco, Portogallo e Spagna, che hanno inviato l’unica candidatura per ospitare la manifestazione. Ma il 2030 sarà anche l’anno del Centenario dell’evento e per questo le prime tre partite si disputeranno in Uruguay, Argentina e Paraguay, dove si è tenuta la prima edizione.
Il comunicato ufficiale
Nel comunicato si legge: «Nel 2030, la Coppa del Mondo Fifa unirà tre continenti e sei Paesi, invitando il mondo intero a unirsi alla celebrazione di questo bellissimo gioco, del Centenario e della stessa Coppa del Mondo FIFA. Il Consiglio Fifa ha concordato all’unanimità che l’unica candidatura sarà l’offerta combinata di Marocco, Portogallo e Spagna, che ospiteranno l’evento nel 2030 e si qualificheranno automaticamente in base all’assegnazione degli slot esistenti, subordinatamente al completamento di una procedura di gara condotta con successo dalla Fifa».
E inoltre il Consiglio ha «concordato all’unanimità di ospitare una cerimonia di celebrazione del centenario unica nella capitale dell’Uruguay, Montevideo, dove si è tenuta la prima edizione della Coppa del Mondo FIFA, oltre a tre partite della Coppa del Mondo rispettivamente in Uruguay, Argentina e Paraguay».
Infantino: «Decisione unanime»
Soddisfatto Gianni Infantino. Il presidente Fifa ha dichiarato: «In un mondo diviso, la FIFA e il calcio si stanno unendo. Il Consiglio FIFA, che rappresenta l’intero mondo del calcio, ha deciso all’unanimità di celebrare nel modo più appropriato il centenario della Coppa del Mondo FIFA, la cui prima edizione si è giocata in Uruguay nel 1930. Di conseguenza, si svolgerà una festa in Sudamerica e tre paesi sudamericani, Uruguay, Argentina e Paraguay, organizzeranno una partita ciascuno della Coppa del Mondo FIFA 2030. La prima di queste tre partite si giocherà ovviamente allo stadio dove tutto ha avuto inizio, nel mitico Estádio Centenário di Montevideo, proprio per celebrare l’edizione del centenario della Coppa del Mondo FIFA».
Gianni Infantino (Getty Images).
Il presidente Fifa: «Impronta globale unica»
Poi Infantino ha proseguito: «Il Consiglio Fifa ha inoltre concordato all’unanimità che l’unica candidatura per ospitare la Coppa del Mondo Fifa 2030 sarà quella congiunta di Marocco, Portogallo e Spagna. Due continenti, Africa ed Europa, uniti non solo in una celebrazione del calcio ma anche nel fornire una coesione sociale e culturale unica. Un grande messaggio di pace, tolleranza e inclusione. Nel 2030, avremo un’impronta globale unica, tre continenti, Africa, Europa e Sudamerica, e sei paesi, Argentina, Marocco, Paraguay, Portogallo, Spagna e Uruguay, accoglieranno e uniranno il mondo celebrando insieme il bellissimo gioco del calcio, il centenario e la Coppa del Mondo Fifa».
Jannik Sinner ce l’ha fatta. Nella finale del China Open di Pechino, l’altoatesino ha infatti battuto il russo Daniil Medvedev in due set con il punteggio di 7-6, 7-6 concedendo solo due punti in entrambi i tiebreak all’avversario. È solo la prima vittoria contro il 27enne tennista di Mosca che lo precede al terzo posto nella classifica Atp e che lo aveva sempre battuto nei precedenti sei incontri su tutte le superfici. Per il neo numero 4 del ranking si tratta del nono titolo in carriera, il terzo del 2023 dopo Montpellier e il più prestigioso Masters 1000 di Toronto. L’azzurro ha giocato un’ottima partita, giocata sul filo dell’equilibrio nei turni di servizio, prima di dominare nei due tiebreak.
Jannik Sinner a Pechino per il China Open (Getty Images).
Sinner numero 4 al mondo, i complimenti di Adriano Panatta
Con la vittoria in semifinale contro l’amico e rivale spagnolo Carlos Alcaraz, Sinner si era già assicurato la quarta posizione nella classifica mondiale. Il primo azzurro a riuscirci dopo Adriano Panatta nel 1976, anno in cui il romano centrò la doppietta agli Internazionali d’Italia e soprattutto nello Slam del Roland Garros.«E anche questa è fatta», ha detto lo stesso Panatta in un videomessaggio su X. «Non ci crederete, ma sono molto contento, perché lui è un bravo tennista e mi dicono che è anche un bravissimo ragazzo». È invece arrivata una stoccata da Nicola Pietrangeli, altra leggenda della racchetta azzurra. «È un predestinato», ha dichiarato il due volte vincitore a Parigi parlando di Sinner. «Non si può parlare di record perché io arrivai al numero 3 del mondo, quando ancora non esisteva il computer dell’Atp ma le classifiche già le stilavano. I record sono fatti per essere battuti».