Per la seconda volta in pochi giorni, la Casa Bianca ha rimosso unilateralmente la CNN dall’incarico di principale emittente televisiva del press poll al seguito di Donald Trump: è successo in occasione della visita del presidente Usa allo stabilimento della società costruttrice di autocarri Peterbilt a Denton, in Texas, seguita da un comizio a Durant, in Oklahoma. Sabato la CNN era stata esclusa dal gruppo di giornalisti a bordo dell’Air Force One, nonostante la decisione di un giudice distrettuale di annullare il divieto imposto dalla Casa Bianca.
Continua il braccio di ferro tra Trump e la CNN
Tutto è iniziato con la revoca dei pass di accesso per la Casa Bianca decisa per i giornalisti dell’emittente, di Politico e di MS Now, dopo una serie di articoli non graditi al tycoon, che li aveva accusati di diffondere fake news. Le tre testate avevano avviato un’azione legale contro Trump e tre suoi stretti collaboratori (la capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e il direttore del Secret Service Sean Curran), accusandoli di aver violato il Primo emendamento della Costituzione Usa, che prevede la libertà di stampa. A quel punto un giudice federale aveva ordinato all’Amministrazione Usa di ripristinare per 14 giorni l’accesso. Nonostante ciò, Trump aveva di nuovo escluso dalla Casa Bianca i cronisti delle tre testate, adottando poi la stessa misura per la CNN sull’Air Force One. Tuttavia, domenica – in quello che sembrava un allentamento delle tensioni – la Casa Bianca aveva pubblicato l’elenco delle assegnazioni per il press pool al seguito di Trump, indicando la CNN come responsabile della copertura delle attività di oggi in Texas e Oklahoma e l’emittente conservatrice Real America’s Voice come secondo membro. Poi, mercoledì sera, la White House ha improvvisamente escluso la CNN, lasciando dunque Real America’s Voice come unica emittente tv del gruppo stampa al seguito di Trump.
Proprio il 29 settembre un’altra festa a sorpresa?
In molti, tuttavia, sono rimasti piuttosto spiazzati nel notare il comportamento di uno degli assenti più illustri, cioè Pier Silvio Berlusconi. Il figlio del Cavaliere e numero uno di Mfe–Mediaset non soltanto quel giorno è rimasto al lavoro a Cologno Monzese, ma ha anche impegnato risorse e tempo per organizzare, proprio il 29 settembre, una festa di compleanno a sorpresa per i 70 anni di Giorgio Restelli, direttore delle risorse artistiche di Mediaset. Ma come? Sembra quasi uno sgarbo nei confronti del resto dei Berlusconi.
La storia, tuttavia, va raccontata bene. Innanzitutto, le celebrazioni del 29 settembre a Porto Rotondo erano state volute soprattutto da Luigi Berlusconi, il più giovane dei figli dell’ex presidente del Consiglio: a Villa Certosa sono arrivate anche la sorella Eleonora, la mamma Veronica Lario e poi l’ultima compagna del Cavaliere, Marta Fascina. Assieme a loro Paolo Berlusconi, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Gianni Letta, Marcello Dell’Utri, Matteo Perego di Cremnago. Insomma, un gruppo vacanze che, di questi tempi, non potrebbe essere più lontano da Marina e Pier Silvio, figli di primo letto del Cavaliere.
Villa Certosa non è mai stata un luogo del cuore per Marina e Pier Silvio
Una lettura un po’ più superficiale mette in evidenza che Villa Certosa non è un luogo del cuore per i due fratelli. Marina, molto riservata, si è creata i suoi ritiri di vacanza in Svizzera e in Costa Azzurra, mentre Pier Silvio vive tra Arcore e Portofino e non ha mai amato la Sardegna, tanto da aver detto pubblicamente: «Trovo proprio terribili posti tipo Porto Rotondo o Porto Cervo, dove la gente sta a guardare come sei vestito. Insomma, la vacanza deve essere vacanza. Conosco poco la Sardegna, ma di sicuro preferisco andare in Corsica. Lì ci sono solo motociclisti, campeggiatori, gente sportiva che non se la tira. Ho visitato tanti paesi corsi bellissimi, un mix tra la Liguria e un respiro internazionale che invece in Sardegna non c’è. E poi in Corsica fai una corsetta di 40 minuti e passi dal mare alla spiaggia, alle fortezze della Legione straniera, alla pineta fino al deserto, meraviglioso. Sono luoghi eccezionali, non capisco proprio quelli che per fare le vacanze vanno fino ai Caraibi».
Villa Certosa, peraltro, evoca pure le estati folli del Cavaliere, le serate, le feste, le cene eleganti. E anche il 2020, l’anno del Covid, non ha lasciato buoni ricordi. Allo scoppiare della pandemia a marzo, infatti, Marina si era premurata di portare il papà a Châteauneuf-Grasse (località sulle alture vicino a Cannes e Nizza), all’interno della sua villa di proprietà, dove Silvio Berlusconi trascorse l’intero periodo di isolamento preventivo sotto stretto controllo medico.
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Tutti questi riguardi, però, vennero meno quando il Cavaliere, in vacanza a settembre in Sardegna a Villa Certosa, prese il virus: qualcuno ipotizzò fosse colpa della figlia Barbara, passata a salutare il papà dopo alcuni giorni trascorsi a Capri. Versione che però venne smentita dallo stesso Berlusconi. Fatto sta che il Covid debilitò pesantemente il fisico del fondatore di Forza Italia, che dopo alcuni giorni di ricovero al San Raffaele di Milano fece nuovamente ritorno nella tenuta provenzale di Marina per trascorrervi la convalescenza al sicuro da ulteriori rischi e visite.
Barbara Berlusconi.
Tornando al video dei festeggiamenti organizzati da Pier Silvio per Restelli, proprio il 29 settembre, e reso pubblico sulle piattaforme Mediaset Infinity e su YouTube, ecco che questo lascia tuttavia spazio a interpretazioni un po’ più profonde e intime, che hanno a che fare anche con quello che gli psicologi incasellano nella definizione di distacco definitivo dalla figura paterna, che prima o poi tutti i figli compiono per costruire la propria identità autonoma (e per qualcuno evidentemente ci possono volere anche 57 anni, a tre anni dalla morte di Silvio).
Resto a Cologno perché qui sono quello che comanda
Io, Pier Silvio, decido chi festeggiare e quando farlo. Non vado a Villa Certosa e neppure all’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a mio padre, perché lì sono il figlio di Berlusconi. Mentre qui a Cologno, come a Portofino, sono il Berlusconi originale, quello che adesso comanda e che convoca tutto il management per celebrare il mio collaboratore fidato.
E festeggio i 70 anni di Giorgio Restelli con una cerimonia (chi avrà la pazienza di vedere il video lo potrà constatare) in cui io, capo azienda, lo ringrazio per quelle telefonate all’una di notte grazie alle quali si è preso il toro per le corna e si è deciso di chiudere Striscia la notizia.
Un’ombra da scacciare con tutti i mezzi
Non banali gli stacchi di camera su Gerry Scotti, che con La ruota della fortuna ha rilanciato gli ascolti di Canale 5 in access prime time, e l’intervento di Ezio Greggio, ossia colui che è stato privato del suo programma di punta, Striscia, ma che da scaltro uomo di business è già salito sul carro del vincitore, abbandonando Antonio Ricci al suo destino. D’altronde pure Ricci intravedeva in Pier Silvio l’ombra ingombrante del padre. Un’ombra che negli ultimi anni il capo azienda di Mediaset sta provando a scacciare con tutti i mezzi.
Gruppo Fs e Fondazione IncontraDonna rinnovano l’impegno per la prevenzione con FrecciaRosa, il progetto che nel 2026 raggiunge la 16esima edizione. L’iniziativa, realizzata con il supporto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) torna a bordo delle Frecce, degli Intercity e dei treni del Regionale di Trenitalia. Dal lunedì al venerdì, per tutto il mese di ottobre, i viaggiatori potranno ricevere gratuitamente informazioni e consulenze sulla prevenzione oncologica dai professionisti messi a disposizione da Aiom. Sarà inoltre possibile prenotareteleconsulti per ottenere chiarimenti da approfondire successivamente nelle strutture del servizio sanitario nazionale. Medici e volontari di Fondazione IncontraDonna distribuiranno inoltre il Vademecum della salute, realizzato con il ministero della Salute. La guida sarà disponibile in formato digitale e in più lingue.
Attività anche a terra
Le attività di prevenzione si estendono anche “a terra”, per la prima volta nella stazione Rfi di Cosenza e nello scalo Fs Logistix di Sampierdarena, Genova, affiancando l’appuntamento già previsto presso lo scalo di San Lorenzo a Roma. Quest’anno, inoltre, Rfi sarà protagonista di una speciale “accensione” di 40 stazioni, illuminate di rosa nelle serate del 30 settembre e del 1° ottobre, a partire dalle 20.00, per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione. La stazione di Cosenza tornerà ad accendersi di rosa anche nelle serate del 19 e del 20 ottobre.
I numeri della prevenzione
In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 390 mila nuovi casi di tumore, circa 176 mila dei quali riguardano le donne. Secondo i dati riportati nel progetto, più di 70 mila casi potrebbero essere evitati attraverso stili di vita sani e una maggiore adesione ai programmi di prevenzione e diagnosi precoce. Nel 2025 il carcinoma mammario, la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione femminile, ha interessato oltre 53 mila donne.
Anche Tamoil Italia, società appartenente al gruppo petrolifero Oilinvest, con sede nei Paesi Bassi e siti estrattivi in Libia, ha deciso di adottare «una serie di misure volte a mitigare il prezzo dei carburanti commercializzati presso la propria rete di distributori a marchio». L’iniziativa resterà in vigore fino al 31 ottobre. Tamoil non ha specificato l’ammontare dello sconto e nemmeno se la riduzione dei prezzi sarà graduale, come per IP e Q8, oppure simultanea in tutti i distributori come per Eni. Ieri Palazzo Chigi aveva anticipato le trattative con Oilinvest e il governo libico per favorire l’adesione del marchio all’appello sul price cap dei carburanti.
Il pg della Corte di Appello di Roma ha chiesto di dichiarare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, della compagna Elisabetta Tulliani, del fratello Giancarlo Tulliani e del padre Sergio Tulliani accusati di riciclaggio nell’ambito del processo sulla compravendita dell’appartamento di Montecarlo. In primo grado, nell’aprile del 2024, Fini venne condannato a due anni e otto mesi, la compagna Elisabetta Tulliani e il padre Sergio a cinque anni, il fratello Giancarlo a sei anni. Per il procuratore generale Roberto Felici «la sentenza di primo grado è condivisibile mentre non condivido le censure proposte con gli atti di Appello proposti dai difensori degli imputati. Va preso atto dell’intervenuta prescrizione per i reati contestati». Dal canto loro i difensori di Fini, gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, hanno chiesto in via prioritaria l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» e in via subordinata di dichiarare la prescrizione. La sentenza è attesa a febbraio.
La Camera dei deputati ha rigettato con 229 voti contrari e 151 a favore le pregiudiziali di costituzionalità alla legge elettorale presentate dalle opposizioni. La votazione si è svolta a scrutinio segreto. Secondo i tabulati, ci sono stati sette voti favorevoli in più rispetto agli esponenti dei partiti di maggioranza presenti, che erano 222 (al netto delle assenze ed escludendo quelli del gruppo misto).
Le prossime tappe
Tre voti di fiducia sui primi tre articoli, che verranno richiesti alle 14 di lunedì 5 ottobre. La prima e la seconda fiducia sul primo e secondo articolo verranno votate martedì 6 ottobre. Mercoledì, invece, al mattino inizieranno le dichiarazioni di voto e votazione della fiducia sull’articolo 3. Al termine i deputati saranno chiamati a esprimersi sull’articolo 8. Sempre il 7 ottobre, dopo il question time, verranno votati gli ordini del giorno. Il voto finale è in programma giovedì 8 ottobre: sarà trasmesso in diretta televisiva.
Neva Sgr, la società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo controllata al 100 per cento da Intesa Sanpaolo Innovation center, ha tenuto a Torino l’annual meeting intitolato Connettiamo l’innovazione alla crescita. Ha riunito alle Officine Grandi riparazioni investitori, imprenditori, manager, istituzioni e rappresentanti dell’ecosistema dell’innovazione da tutto il mondo per presentare i risultati di sei anni di attività e confrontarsi sulle soluzioni innovative alle grandi sfide globali che il venture capital può supportare, dal cambiamento climatico all’efficienza energetica, dalle nuove frontiere delle scienze della vita alla trasformazione digitale, dalle opportunità della space economy alle tecnologie produttive più evolute.
In sei anni Neva Sgr ha raccolto 600 milioni di euro di capitale
Dall’agosto del 2020 a oggi, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia nei primi due anni e dal mutamento dello scenario geopolitico, Neva Sgr ha raccolto complessivamente 600 milioni di euro di capitale, gestiti con isei fondi di venture capital Neva First, Neva First Italia, Fondo Sei (Sviluppo ecosistemi di innovazione), Neva II, Neva II Italia e Fondo Neva II Parallelo Lombardia. Tramite i propri fondi, Neva Sgr ha finora investito 273 milioni di euro in oltre 50 tra società altamente innovative in Italia e all’estero e fondi italiani dedicati allo sviluppo dell’innovazione, incassando dalle exit (vendite di quote societarie a seguito della loro valorizzazione) circa 55 milioni di euro. Il resto dei capitali raccolti consente a Neva Sgr di partecipare a nuovi investimenti sia nelle società già investite più promettenti sia in nuove realtà selezionate a livello globale. Nei portafogli dei propri fondi, Neva Sgr annovera già da tempo aziende che hanno precorso i tempi e oggi sono considerate dal mercato come nuovi punti di riferimento nella trasformazione di interi settori strategici. Nella seconda parte dell’evento, investitori e partner industriali hanno potuto ascoltare le testimonianze dirette di founder e ceo di alcune di queste realtà, tra gli imprenditori più innovativi a livello globale.
Situazione molto tesa in Francia, soprattutto a Marsiglia, nel quadro delle proteste degli studenti ai quattro angoli del Paese per reclamare la sostituzione dei professori assenti e più mezzi per l’istruzione pubblica. Il preside, il vicepreside, la segretaria generale e un dipendente del Lycée Victor Hugo di Marsiglia sono stati aggrediti all’interno dell’istituto e cosparsi di benzina. Nella stessa città, un camion dei pompieri è stato accerchiato e poi incendiato dagli studenti in rivolta davanti al Lycée Saint-Exupéry. Nel Nord della Francia, a Pas-de-Calais, un altro preside è rimasto ferito dal lancio di un razzo da mortaio per fuochi d’artificio.
Sospesi i mezzi pubblici, annullati i viaggi dei ministri
Dinanzi a questa situazione, il governo ha deciso di annullare, almeno fino a lunedì, tutti i viaggi e gli spostamenti previsti nell’agenda dei ministri. Sospesa anche la circolazione di autobus, tram e metropolitane a Marsiglia, oltre che il servizio tram ad Aubagne. Intanto, il ministro dell’Educazione Edouard Geffray ha denunciato violenze «di estrema gravità» e ha chiesto che, in caso di occupazione di istituti o gravi danneggiamenti agli edifici, le lezioni si svolgano a distanza per poter andare avanti con i programmi in totale sicurezza. «Un liceo incendiato, personale cosparso di benzina, un bilancio dei feriti che si aggrava. Le violenze commesse da questa mattina nei pressi dei licei sono di estrema gravità. Esse vanno ben oltre la sola questione della scuola. Nessuna rivendicazione può giustificare tali atti», ha scritto in un lungo messaggio pubblicato su X. Quindi l’avvertimento ai facinorosi: «Coloro che commettono queste violenze devono essere perseguiti e sanzionati. Ciascuno deve comprendere la responsabilità delle proprie parole e dei propri appelli alla mobilitazione».
Un lycée incendié, des personnels aspergés d’essence, un bilan de blessés qui s’alourdit : les violences commises depuis ce matin aux abords des lycées sont d’une extrême gravité. Elles dépassent largement la seule question de l’École. Aucune revendication ne peut justifier de…
Non la vuole Elly Schlein. La evita Giorgia Meloni. Silvia Salis pare essere criptonite per la sinistra e per la destra. Mancava solo l’esclusione della sindaca di Genova dal taglio del nastro inaugurale del Salone Nautico, “incidente” che sta diventando un caso politico. La premier è apparsa puntuale sul palco insieme con il presidente di Confindustria Nautica Pietro Formenti e con il presidente della Liguria Marco Bucci, ma della sindaca nemmeno l’ombra. Salis è arrivata in un secondo momento per i saluti istituzionali. La situazione ha creato un certo imbarazzo, tanto che da Palazzo Chigi hanno descritto una Meloni «sorpresa e dispiaciuta» dell’assenza. Nel corso della cerimonia, la premier avrebbe addirittura chiesto lumi a Formenti, «apprendendo in quel momento che si era trattato di un errore dell’organizzazione del Salone». L’organizzazione però ha assicurato che il cerimoniale prevedeva la sindaca sul palco insieme con la presidente del Consiglio e il governatore. Dunque chi ha deciso di tagliare fuori Salis?
Pietro Formenti, Giorgia Meloni e Marco Bucci al Salone Nautico di Genova (Imagoeconomica).
Centrosinistra sulle barricate
Immediate le reazioni da parte del centrosinistra. Italia Viva parla di uno «sgarbo istituzionale senza precedenti». Anche perché «non era mai accaduto in 66 edizioni». E, ancora: «Non si tratta di una questione di forma. Il Salone è uno dei simboli di Genova nel mondo, e la presenza del suo sindaco al taglio del nastro è sempre stata un segno di rispetto verso la città e verso le istituzioni che la rappresentano. Escludere Silvia Salis significa ignorare le tradizioni, il galateo istituzionale e, prima ancora, i genovesi». Sulle barricate anche il dem Andrea Orlando: «Siamo a un livello di arroganza che conduce alle vette del ridicolo. Ci sarebbe da ridere se fatti come questo non fossero l’ennesimo segno di degrado istituzionale, un degrado che parte dalla rimozione del fatto che il venir meno di ogni dovuto riguardo per una carica pubblica equivale ad un’offesa nei confronti di tutti i cittadini che democraticamente rappresenta», ha postato su Facebook l’ex ministro.
Salis: «Se l’obiettivo era quello di levarmi attenzione, non credo sia stato raggiunto»
Poi è intervenuta direttamente la diretta interessata. «Se l’obiettivo, come si vocifera, e spero che non sia così, era quello di levarmi attenzione, non credo sia stato raggiunto», ha commentato secca Salis. «Io rappresento la città di Genova, non voglio fare polemica, vorrei solo ricordare che noi siamo in prestito alle istituzioni, non sono nostre, gli incarichi che abbiamo li serviamo, non servono a noi, noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votate».
Elon Musk, che era apparso al fianco di Donald Trump dopo il vertice alla Casa Bianca con i leader del settore tecnologico (incentrato sull’IA), dopo un passato come capo del dipartimento per l’Efficienza governativa (Doge) e lo strappo col presidente Usa torna a collaborare con l’attuale Amministrazione statunitense. Il magnate fornirà infatti consulenza ufficiale e co-guiderà il Project Meridian appena annunciato da Pete Hegseth, capo del Pentagono.
Pete Hegseth (Ansa).
Di cosa si occuperò il Project Meridian
In un discorso nella base militare di Quantico, in Virginia, Hegseth ha definito il Project Meridian «un’iniziativa guidata dalle migliori menti americane per studiare il futuro della guerra». Il progetto è stato descritto come lo strumento per garantire agli Stati Uniti una superiorità militare di lungo periodo, attraverso l’individuazione delle capacità necessarie a raggiungere un «dominio tecnologico assoluto» sul campo di battaglia della prossima generazione.
Elon Musk (Ansa).
L’iniziativa, insomma, lo scopo di individuare le tecnologie da introdurre nelle forze armate a stelle e strisce: il lavoro si estenderà all’intero spettro degli ambiti operativi del futuro, dalle profondità del sottosuolo fino alla frontiera cislunare, cioè lo spazio compreso tra l’orbita terrestre e quella della Luna.
Newt Gingrich (Ansa).
Chi sono gli altri co-leader del progetto
Musk guiderà il progetto assieme al 34enne Palmer Luckey, co-fondatore dell’azienda di tecnologie per la difesa Anduril Industries, e all’83enne Newt Gingrich, repubblicano ex presidente della Camera dei Rappresentanti. «Stiamo sfruttando una fonte unica di vantaggio americano, che i nostri avversari non possiedono: i nostri innovatori, i nostri leader di alto livello e i nostri esperti di tecnologia», ha detto il segretario alla Difesa Usa, spiegando che le analisi e i risultati del Project Meridian saranno presentati entro 120 giorni.
La guerra interna a Forza Italia tra tajanei e arcoriani è tracimata anche nella comunicazione. Secondo i ben informati, il capo ufficio stampa e responsabile dei Rapporti con i media del partito, Marco Ventura, sarebbe in odore di commissariamento. Ventura – con alle spalle una lunga esperienza da cronista parlamentare e già capo ufficio stampa esteri di Silvio Berlusconi – era stato nominato lo scorso giugno da Antonio Tajani e, per assumere il nuovo incarico, aveva lasciato Diario del giorno su TgCom24, dove i maligni prevedono possa far ritorno a breve. Al capo ufficio stampa si imputa una gestione troppo schierata a favore del leader a scapito delle altre anime (scalpitanti) del partito e a Milano si starebbe cercando un sostituto più in linea con la visione della Family. Caso vuole che mercoledì sera, alla presentazione della sua ultima fatica letteraria Il coraggio di governare, il presidente della Calabria e vice di Tajani Roberto Occhiuto avesse consigliato, tra le altre cose, di rivedere la comunicazione del partito e del segretario (soprattutto dopo i recenti scivoloni, dalle gonne alla sentenza Regeni). Una coincidenza?
La procura di Roma ha chiuso le indagini sull’incidente in cui morì a Roma il 18enne Mirko Garofano, investito da Andrea Stroppa, referente di Elon Musk in Italia, che viaggiava sulla sua auto quasi al doppio del limite di velocità consentito. Stroppa rischia ora di dover affrontare un processo per omicidio stradale.
Andrea Stroppa (Imagoeconomica).
Cosa è successo la sera del 31 dicembre 2025
I fatti risalgono alla serata del 31 dicembre 2025. Stroppa (che non era seguito dalla scorta), dopo aver investito Garofano che stava attraversando la strada sulle strisce ma con il semaforo pedonale rosso in via Filippo Fiorentini, nel quartiere Collatino, aveva subito chiamato il 118. Ma i soccorsi si erano rivelati inutili. Dalle indagini è però emerso la Smart guidata da Stroppa – dotata di un dispositivo satellitare – viaggiava a una velocità di 94 chilometri orari, in un tratto dove il limite è di 50. L’ipotesi è che ci sia stato un «concorso di colpa». Il mezzo, inoltre, non era coperto dalla revisione (scaduta il mese prima) e aveva i vetri degli sportelli oscurati: un’altra violazione del codice della strada.
Visto e considerato che delle decisioni dei giudici è meglio non fidarsi del tutto – come dimostrano gli attacchi preventivi arrivati dai giornali di centrodestra alla giudice del Tribunale del Lavoro Donatella Casari che ha sulla scrivania il ricorso di Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione di Report– la Rai si sarebbe assicurata un’uscita (di Sigfrido) di sicurezza. Nelle prossime ore, si apprende, potrebbe arrivare il parere del famoso Comitato Etico e il conseguente licenziamento di Ranucci. Una decisione drastica che sarebbe motivata in particolare dall’invio a soggetti esterni (ovvero a Valter Lavitola) di mail interne, come la circolare inviata a Ranucci dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini.
Paolo Corsini (Ansa).
Due settimane fa a Ranucci è stata inviata una lettera di contestazione sulla scorta, appunto, della relazione del Comitato Etico. Ora saremmo arrivati al punto: via con la procedura di licenziamento e tanti saluti al Tribunale del Lavoro. Qualcuno, anche nella redazione di Report,potrebbe così tirare un sospiro di sollievo. E non solo Giorgio Mottola, con cui Ranucci ha ingaggiato un duro botta e risposta dopo le dichiarazioni dell’inviato andate in onda a Filorosso.
«Ha sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi», ha attaccato Ranucci su Facebook. Ma «di certo non a lui», che «è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330 mila euro l’anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati».
Forza Italia, Occhiuto in Azione
È il momento di Roberto Occhiuto. Galvanizzato dalla “vittoria” di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria, il governatore azzurro sta presentando urbi et orbiIl coraggio di governare, la sua ultima fatica letteraria e Manifesto della Forza Italia che verrà. Così tra un’intervista e l’altra, il vicesegretario di FI non perde l’occasione di rifilare stilettate ad Antonio Tajani, invitandolo a rinnovare un partito «ingiallito». Ospite a Start su SkyTg24, parlando di alleanze ha invitato a guardare più che a Vannacci a «Calenda, a Marattin, a tutti quelli che nel centrosinistra hanno fatto esperienza della impossibilità di produrre un pensiero liberale e riformista. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo». Un piano che però presenta un ostacolo: Carlo Calenda, che secondo alcuni non vede l’ora di imbarcarsi con i moderati di centrodestra, accetterebbe di entrare in una coalizione con la Lega di Matteo Salvini? Togliere il nome dal simbolo, decisione che potrebbe essere annunciata al Congresso straordinario, e candidare Luca Zaia, all’Azionista di minoranza forse potrebbe non bastare.
Visto lo stallo nei negoziati, il segretario di Stato Marco Rubio ha ordinato alla delegazione iraniana giunta a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite di lasciare subito gli Usa, cosa che sarebbe poi successa. Lo hanno riferito ad Axios un funzionario statunitense e una seconda fonte a conoscenza della vicenda, che però sono stati smentiti da Teheran.
Lo stallo e l’ordine di Rubio
La delegazione del Qatar aveva tentato di mediare una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran: quando è diventato evidente che le trattative erano in una fase di stallo, la missione statunitense presso l’Onu – su ordine di Rubio – nella serata del 28 ottobre ha comunicato agli iraniani che dovevano lasciare immediatamente New York, in quanto si erano trattenuti in territorio statunitense «oltre il periodo consentito». Tra i diplomatici ai quali è stato chiesto di lasciare gli Usa figurava anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi (mentre all’assemblea ha parlato il presidenteMasoud Pezeshkian).
Abbas Araghchi (Imagoeconomica).
La smentita di Teheran
La circostanza (almeno nel merito del rientro anticipato) è stata però smentita da Teheran. «La partenza da New York è avvenuta lunedì sera, secondo il programma comunicato anche al Dipartimento di Stato degli Usa il 17 settembre», ha precisato la stessa delegazione iraniana su X. Il gruppo ha preso un volo diretto per Doha all’1:20 di martedì, ha spiegato Axios. Secondo alcune fonti citate da Associated Press, la delegazione iraniana aveva invece intenzione di fermarsi negli Stati Uniti fino a mercoledì.
Benedetta Fiorini, già parlamentare e con una lunga esperienza nelle relazioni istituzionali e nella comunicazione strategica, ha assunto l’incarico di Chief Marketing & Communication Officer di ITA Airways.
Benedetta Fiorini (Imagoeconomica).
Chi è Benedetta Fiorini
Nata a Reggio Emilia nel 1976, Fiorini è laureata in Scienze della comunicazione all’Università di Modena e Reggio Emilia e ha conseguito un master in Comunicazione integrata d’impresa. Dopo gli inizi in Max Mara e Fineco, tra il 2012 e il 2014 ha lavorato prima presso l’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministro dell’Interno e poi come vice portavoce del Ministro della Giustizia. Eletta deputata con Forza Italia e poi passata alla Lega durante la sua permanenza a Montecitorio (2018-2022), nel corso del mandato parlamentare è stata segretaria della commissione Attività produttive della Camera. Dal 2017 al 2023 ha lavorato nell’area Institutional & Regulatory Affairs di UniCredit e in seguito è stata, fino a fine 2024, consulente per lo sviluppo delle Relazioni Istituzionali, Culturali ed Economiche presso Cinecittà SpA. Di recente il suo percorso professionale si è incrociato direttamente col settore dell’aviazione civile: dal 2024 al 2026 ha fatto parte del cda di Enac. Da maggio siede nel board di Eni come amministratore non esecutivo indipendente.
Il rendimento del Treasury a 10 anni, parametro di riferimento globale per i costi di finanziamento, ha toccato il 5,34 per cento, superando il picco del 2007 e tornando ai massimi dal 2002, sulla scia dei rialzi del petrolio (WTI sopra 92 dollari e Brent a quasi 100 dollari). Secondo i dati LSEG citati da Reuters, il rendimento del Treasury Usa a 10 anni ha registrato un rialzo di 87,1 punti base nel trimestre terminato a settembre, segnando l’aumento trimestrale più marcato dal 1994. La pressione sull’obbligazionario – con un’inflazione persistente a causa dei rincari energetici e le preoccupazioni sugli ingenti debiti pubblici a varie latitudini – si sente anche in Europa, dove la Francia continua ad essere il paese più colpito per una incertezza politica maggiore.
Approvando l’accordo transattivo tra Paramount Skydance e un gruppo di Stati americani, che guidati dal procuratore generale della California Rob Bonta avevano fatto causa sostenendo che l’acquisizione di Warner Bros. Discovery avrebbe concentrato nelle mani di un’unica società un potere eccessivo nel settore della televisione via cavo e dei grandi film, il giudice distrettuale Araceli Martínez-Olguín ha dato via libera alla maxi operazione da 111 miliardi di dollari.
Logo di Warner Bros. (Ansa).
L’assemblea degli azionisti Warner aveva approvato la vendita ad aprile
L’assemblea straordinaria degli azionisti di Warner Bros. Discovery ha approvato ad aprile la vendita a Paramount Skydance, che a febbraio in extremis aveva fatto pervenire un’offerta che aveva sopravanzato quela di Netflix. A quel punto la piattaforma di streaming aveva deciso di non rilanciare, dopo aver siglato già a dicembre 2025 un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business. L’offerta di Paramount Skydance è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa.
Dopo la causa Paramount Skydance aveva minacciato di lasciare la California
Ricevuto tutte le autorizzazioni normative richieste dall’accordo, l’operazione – una delle più grandi fusioni nel settore di sempre – ha poi dovuto affrontare lacausa antitrust intentata dai 12 Stati: alla base dell’azione legale i timori di danni per la distribuzione cinematografica e televisiva e di una riduzione dei posti di lavoro nel settore dei media e dell’intrattenimento. Paramount Skydance aveva minacciato di trasferirsi fuori dalla California, se il procuratore generale Bonta non avesse ritirato la causa. Infine è arrivato l’accordo transattivo.
Closing atteso il 6 giugno, David Ellison e Ynon Kreiz saranno co-ceo
Il closing a questo punto è atteso per il 6 ottobre. Per quanto riguarda la governance della nuova azienda, che riunirà anche importanti realtà come HBO Max, CBS e CNN, l’ex amministratore delegato di Mattel Ynon Kreiz assumerà l’incarico di Co-Chief Executive Officer affiancando David Ellison. Krezi avrà la responsabilità di seguire la gestione quotidiana e il processo di integrazione operativa delle attività di Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery., mentre Ellison si concentrerà sulla strategia di lungo periodo.
L’esecuzione della pena capitale nei confronti di Christa Pike in Tennessee è fallita e la condannata è stata portata in ospedale per ricevere le cure. L’hanno reso noto i suoi avvocati, segnalando la «difficoltà di accesso alle vene, vene rotte, pentobarbital degradato e assenza di assistenza medica di emergenza». Anche alcuni testimoni sentiti dai media americani avevano riferito dell’episodio, spiegando che Pike continuava a respirare anche dopo l’iniezione letale. La donna è stata condannata a morte per l’omicidio, commesso nel 1995, di Colleen Slemmer, 19 anni, una sua compagna nel programma di formazione professionale Job Corps di Knoxville. Pike aveva allora 18 anni e il delitto era legato a una rivalità sentimentale. I suoi due complici, anch’essi adolescenti — il suo fidanzato dell’epoca, 17 anni, e un’altra ragazza di 18 anni — hanno evitato la pena di morte. Il primo è stato condannato all’ergastolo, mentre la seconda ha ricevuto una pena sospesa in cambio della sua testimonianza contro gli altri due.
L’esecuzione prevedeva la somministrazione di due iniezioni di pentobarbital
La Corte suprema aveva dato luce verde all’esecuzione dopo che un tribunale federale aveva ordinato di sospendere in extremis l’iniezione letale per esaminare possibili circostanze attenuanti non prese in considerazione all’epoca del processo. I funzionari del Dipartimento penitenziario del Tennessee non hanno confermato pubblicamente l’esito dell’esecuzione, che prevedeva la somministrazione di due iniezioni di pentobarbital, né hanno risposto a una richiesta di informazioni dell’Afp.
L’ex schermitrice e vicepresidente del Coni Diana Bianchedi si è dimessa da capo delegazione della Nazionale maschile di calcio, ruolo che aveva assunto ad agosto. La decisione è seguita ad alcune critiche che le erano state rivolte dal ministro dello Sport Andrea Abodi. I fatti risalgono a martedì 30 settembre, quando la giunta del Coni aveva votato all’unanimità il commissariamento della Fipe, la Federazione italiana pesi. Durante la riunione, Bianchedi e l’altro vicepresidente Marco Di Paola avrebbero però espresso alcune perplessità, salvo poi votare a favore con tutti gli altri membri di Giunta, Malagò incluso. Di qui la reazione di Abodi che, a margine di un evento, ha fatto intendere di non averla presa bene: «Il vicepresidente vicario e il vicepresidente del Coni hanno diritto e dovere di esprimere un’opinione, ma se questa è sempre contraria (a quella del presidente, ndr) dovrebbero fare una scelta, perché quel ruolo è nell’ambito di un rapporto fiduciario. Normalmente rapporti così non durano molto, nel ruolo e nella funzione». Un invito nemmeno troppo velato a lasciare l’incarico.
Il passo indietro
E così, in tarda serata, Biana Bianchedi ha affondato il suo, di colpo, dimettendosi non dalla Giunta del Coni ma dal ruolo di capo delegazione in Figc «a seguito delle dichiarazioni del ministro Abodi e delle polemiche negli organi di stampa, con una decisione maturata per il grande rispetto che ho del Coni, della sua Giunta e della Figc, come dimostra la mia carriera da atleta e da dirigente».
Vittorio Sgarbi è ricoverato al Policlinico Gemelli in terapia intensiva e sarebbe in gravi condizioni. Al momento non sono noti i motivi del ricovero, confermato dalla struttura ospedaliera romana. Da tempo il critico d’arte ed ex deputato soffre di una profonda sindrome depressiva che lo ha portato a periodi di isolamento e al rifiuto di alimentarsi. In un’intervista aveva definito la malattia «un treno fermo in un luogo ignoto».
Era stato ricoverato già a marzo del 2025
L’ultimo importante ricovero per Sgarbi risale alla primavera del 2025: in quel caso era rimasto al Gemelli per circa un mese. Lo scorso febbraio il critico d’arte, finito nel frattempo al centro di una battaglia giudiziaria avviata dalla figlia Evelina, che ha presentato un’istanza al tribunale civile di Roma per la nomina di un amministratore di sostegno, era riapparso in pubblico alla Certosa di Ferrara, visibilmente debilitato fisicamente. Sempre nel 2026 l’ex sottosegretario è stato assolto dall’accusa di riciclaggio e contraffazione di opere d’arte per il caso del dipinto “La cattura di San Pietro” di Rutilio Manetti.
Una lista unica di centro, in cui tutti abbiano pari dignità. L’ultimo appello alla galassia centrista è arrivato da Riccardo Magi, leader di Più Europa alle prese con forze centripete e centrifughe all’interno del suo stesso partito. Sull’opportunità di schierarsi con Carlo Calenda, ipotesi gradita a Benedetto Della Vedova o, al contrario, federarsi con Italia Viva di Matteo Renzi, con il Psi di Enzo Maraio e con Progetto Civico di Alessandro Onorato, soluzione più gradita a Magi, si è sviluppato un lungo braccio di ferro condito da richieste di congresso anticipato e dibattiti in punta di statuto del partito.
La centralità strategica data dal Melonellum a Renzi e Calenda
Al di là di quanto accade dentro Più Europa, però, il tema della lista o delle liste di centro nel centrosinistra è sentito. Di più: potrebbe essere esiziale per il campo largo. Per rendersene conto basta leggere le recenti dichiarazioni di Giuseppe Conte contro la norma inserita nella legge elettorale – Stabilicum o Melonellum a seconda delle declinazioni – che porta da 1.500 a 6 mila le firme da raccogliere in ogni collegio per presentarsi alle elezioni. Sempre che non si sia già in parlamento. I partiti che hanno già dei gruppi parlamentari, infatti, sono dispensati dal raccogliere le sottoscrizioni. Da qui la centralità assunta da Renzi e Calenda rispetto alle sigle non rappresentate in parlamento. Centralità che rende il leader di Italia Viva il ‘banco’ che distribuisce le carte nel centro del centrosinistra. Diverso il caso di Calenda che non riesce a immaginarsi allo stesso tavolo di Conte e Fratoianni.
Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Matteo Renzi (Imagoeconomica).
Le barricate di Conte e il niet a Italia Viva
Ecco, il tavolo: la posta in gioco rimane quella di sedere al tavolo del programma (in attesa di sapere se ce ne sarà uno per la formazione della squadra di governo) come leader al pari di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La prospettiva di dover trattare con l’ex rottamatore, con colui che ha fatto cadere il Conte 2 e aperto la strada al governo Draghi, risulta indigesta al capo del M5s. Un precedente che spiega le barricate annunciate da Conte contro l’aumento del numero di firme per la presentazione delle liste. Da parte di Renzi arrivano parole di distensione: «Se vincerà le primarie sosterrò Giuseppe Conte», assicura dopo essersi detto disponibile a farsi da parte e a non partecipare al tavolo della coalizione. «C’è gente che dice “non voglio vedere Renzi nella foto con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni”. Vi do una notizia: io in quella foto non ci devo essere e non voglio esserci. Non sono qui per uno strapuntino, ci sono perché porto idee».
Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli (Instagram).
La simpatia di Conte per Onorato
Il leader M5s non ha mai fatto mistero della sua simpatia per il Progetto Civico di Alessandro Onorato, assessore capitolino che gode anche del sostegno del ‘suo’ sindaco, Roberto Gualtieri, e di un bel pezzo di Pd, romano e non solo. Per chi, invece, auspica la presenza di Renzi al tavolo del centrosinistra, e tra questi anche i riformisti del Pd, quella di Onorato è un’operazione studiata a tavolino per tenere il leader Iv a distanza di sicurezza. Conte non fa mistero, d’altra parte, della diffidenza che ancora nutre nei confronti del senatore di Rignano sull’Arno. Dal palco della festa di Avs, Conte ha fatto sapere di ritenere indispensabile avere la garanzia che i compagni di viaggio non «scartino con disinvoltura» o creino rotture per «ragioni opportunistiche personali o partitiche». Pochi giorni dopo, l’ex premier è stato più esplicito ricordando quanto accaduto nel gennaio 2021 quando i nodi del Mes, del Pnrr e della delega ai servizi portarono Italia Viva a rompere con l’esecutivo.
Giuseppe Conte e Alessandro Onorato (Imagoeconomica).
Cercasi federatore di centro
È anche per superare queste resistenze di Conte che Elly Schlein ha adottato ormai da due anni a questa parte il mantra del testardamente unitari. La segretaria Pd sa bene che per vincere occorre avere un centro moderato forte e coeso. La memoria corre alla partita del cuore e all’abbraccio tra Renzi e la stessa Schlein, condito con l’appello «basta veti» arrivato dalla leader dem. Ed è sempre per superare questi veti che si è cominciato a parlare di un federatore di centro, di un esponente che possa sedere a quel tavolo in rappresentanza dei soggetti centristi senza essere leader di uno di essi. Renzi ha già fatto sapere di essere pronto a farsi da parte: in vista del programma del centrosinistra «io individuerei un sindaco o una sindaca per stare al tavolo che rappresenti il mondo riformista e poi si va alle elezioni e chi c’ha i voti si vedrà», sono state le parole del leader Iv alla festa dell’Unità. «Devi prendere un sindaco o una sindaca di centrosinistra che non sia iscritto a nessun partito e rappresenti il centrosinistra. Abbiamo già due nomi, Salis e Manfredi».
Matteo Renzi ed Elly Schlein durante la Partita del cuore (via X).
Ruffini e gli altri papabili, tra veti e contro-veti
Tuttavia, anche qui, pesano i desiderata dei leader. Inizialmente si era fatto il nome di Ernesto Maria Ruffini, ex numero uno dell’agenzia delle Entrate, oggi leader di Più Uno, soggetto politico che si aggiunge a quella galassia centrista in perenne espansione. Nella lista dei potenziali federatori comparivano anche il sindaco di Milano Beppe Sala – che piaceva in ambienti dem e di Italia Viva ma è uscito quasi immediatamente dal ventaglio delle possibilità – e un’altra sindaca, Silvia Salis, che sembrava poter mettere d’accordo renziani e dem, ma non ha suscitato l’entusiasmo dell’ala sinistra della coalizione, compreso il M5s. E, soprattutto, non ha suscitato l’entusiasmo della diretta interessata che si è chiamata fuori dalla partita. Per Salis si era espresso, prima dell’estate, anche Vincenzo Spadafora, già ministro e sottosegretario nei governi Conte e fondatore dell’associazione Primavera. «La sindaca di Genova rappresenta una delle poche figure nuove capaci di parlare oltre i confini tradizionali del centrosinistra», aveva detto Spadafora che, su Renzi, aveva aggiunto: «È tornato a fare opposizione vera». Più gradito ai cinque stelle e Avs il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che però intende continuare a dedicarsi alla sua città.
Uscirà in contemporanea con Stranimondi, dove l'autore è tra gli ospiti, questa “distopia ecologica” già tradotto in diciannove lingue.
Tra gli ospiti di Stranimondi 2026 ci sarà anche Jonáš Zbořil, poeta e giornalista ceco, giunto alla fantascienza con questo primo romanzo, Flora, che ha riscosso notevole successo non solo in patria, essendo stato tradotto in diversi paesi. Per l'Italia l'editore è Eris, che ha anche invitato l'autore in Italia con la collaborazione di Stranimondi per la fiera del fantastico milanese, dove Zbořil incontrerà pubblico e stampa il 17 e 18 ottobre.
La quarta di copertina
In un'epoca segnata dall'Antropocene e da costanti emergenze climatiche,... - Leggi l'articolo
Il ritorno nei cinema del blockbuster del 2019 vince al botteghino e apre la strada alle retcon
Il ritorno al cinema degli Avengers ha superato ogni aspettativa, con Avengers: Endgame Encore (Extra in Italia) al primo posto al botteghino nel Regno Unito e in Irlanda e un incasso globale che sfiora, dopo il primo fine settimana di proiezione, i 90 milioni di dollari. Il film, che nel 2019 ha chiuso la Saga dell'Infinito, è infatti tornato nelle sale con alcune scene inedite aggiunte, che collegano le prime fasi del Marvel Cinematic Universe alla Saga del multiverso di cui faranno parte Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars. Proprio per preparare il terreno per gli eventi... - Leggi l'articolo
CINEMA - Cinema - 1 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
La Juventus ha trovato un’immagine che riassume gli ultimi sei anni meglio di qualsiasi relazione finanziaria. Un toast. Pane bianco, prosciutto, formaggio, quattro triangolini su un piatto a fiori. Didascalia: “Il Toast”. Lo ha pubblicato su Instagram Ginevra Elkann il 17 settembre. Dopo 12 giorni, il giornalista di calciomercato Matteo Moretto ha rilanciato l’indiscrezione secondo cui proprio lei, la sorella di John, potrebbe diventare presidente della Juventus. E i tifosi sono tornati sotto quella foto. «GRAZIE PRESIDENTE!», ha scritto uno. Un altro è passato già alla lista della spesa: «Buonissimo toast pres però a centrocampo siamo contati e non abbiamo terzini sinistri». Mentre un account satirico su X ha fotografato l’umore generale: «Il Toast. Presidente della Juventus. Sono sinceramente stanchissimo».
Cosa c’entra il cinema col calcio professionistico?
L’indiscrezione resta un’indiscrezione. Da ambienti vicini alla famiglia sono arrivate smentite, con una motivazione asciutta: Ginevra si occupa di cinema. Il curriculum lo conferma: regista di Magari, candidato ai David di Donatello, presidente della Pinacoteca Agnelli, consigliera di Exor. Di calcio professionistico non c’è traccia. Da Bertolucci a Bremer ci sono parecchie fermate. Il toast ha colpito nel segno per un motivo semplice. Qualunque cosa ci metti dentro, il conto arriva sempre agli stessi: gli azionisti.
Bilancio al 30 giugno 2026 chiuso con 66 milioni di perdita
Martedì 29 settembre il consiglio di amministrazione ha approvato il bilancio al 30 giugno 2026 con 66 milioni di perdita, il nono esercizio consecutivo in rosso. Nella stessa seduta ha proposto un aumento di capitale fino a 250 milioni. Exor, che controlla il 65,4 per cento, ne versa subito 60. Traduciamo. Nel 2019 la Juve ha chiesto ai soci 300 milioni. Nel 2021 altri 400. Tra il 2023 e il 2024 altri 200. Nel novembre 2025 altri 97,8. Totale: 997,8 milioni. In pratica un miliardo. Adesso se ne aggiungono 250.
John Elkann e Gianluca Ferrero (foto Ansa).
Dall’altra parte del tavolo c’è una cifra gemella: dal 2017/18 al 2025/26 le perdite cumulate superano il miliardo. Un miliardo entrato. Un miliardo sparito. È una simmetria da festival del cinema, e a questo punto una produttrice alla presidenza avrebbe perfino una sua logica. Il comunicato ammette anche che il fabbisogno reale per quest’anno e il prossimo vale il 45-50 per cento della delega. Chiedono 250 milioni, ne servono 110-125. Il resto, par di capire, serve a non dover tornare a chiedere tra un anno. Se ne riparla tra due.
Meno male che nuovi aumenti di capitale non erano necessari
Nel dicembre 2022 John Elkann spiegò agli analisti di Exor che nuovi aumenti di capitale non erano necessari. Dopo 11 mesi è arrivato quello da 200 milioni. Il 7 novembre 2024 il presidente-commercialista Gianluca Ferrero ha spiegato agli azionisti che il piano non prevedeva ulteriori rafforzamenti del capitale. Da allora gli aumenti sono stati due. Il debito, intanto, fa il suo mestiere. Nonostante i versamenti dei soci, l’indebitamento finanziario netto è salito da 280 a 331 milioni. Nel 2017 era 162. Il patrimonio netto consolidato si ferma a 11,5 milioni, meno dello stipendio netto annuo che la Juve pagava fino a pochi mesi fa a Dusan Vlahovic.
Dusan Vlahovic dopo il gol segnato ma poi annullato contro la Fiorentina (foto Ansa).
Un miliardo dopo, l’ultimo scudetto è sempre quello del 2020
L’ultimo scudetto è quello del 2019/20, il nono di fila. Epoca Covid, allenatore Maurizio Sarri, un’era geologica fa. Da allora sono arrivate una Supercoppa nel 2021 e due Coppe Italia, l’ultima nel maggio 2024. Poi più niente: da due anni e mezzo nemmeno la Coppa del Nonno è passata da Torino. In Champions league due eliminazioni di fila ai playoff, con i non irreprensibili Psv e Galatasaray. Quest’anno si gioca l’Europa League. Sul mercato, intanto, i milioni volavano.
Cristiano Ronaldo con Maurizio Sarri. (Ansa)
Cristiano Ronaldo è costato 117 milioni di solo cartellino. Matthijs de Ligt 85,5. Arthur 76. Il già citato Vlahovic 83,5, record italiano per un acquisto di gennaio: quest’estate è andato al Besiktas, in Turchia, a parametro zero. Per Teun Koopmeiners sono stati buttati 54,7 milioni. Per Douglas Luiz 51,5. Torino ha finanziato con rara generosità l’intera economia europea del pallone.
Teun Koopmeiners passato dall’Atalanta alla Juventus per una cifra vicina ai 60 milioni (foto Ansa).
In panchina è stata una giostra: Sarri, Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri, Thiago Motta, Igor Tudor, Luciano Spalletti (che sta già facendo dannare i tifosi). Per mandare via Motta dopo appena 10 mesi sono serviti una ventina di milioni. Tudor è costato 8,3 milioni di buonuscita. Una classifica, almeno, la Juve l’ha vinta. Con circa 149 milioni lordi, il monte ingaggi 2026/27 è il più alto della Serie A (l’Inter è seconda a quota 143).
Il presidente a occhi chiusi che forse medita sull’indebitamento
Il 9 marzo 2025 si è giocata Juventus-Atalanta, finita 0-4. Le telecamere hanno inquadrato Ferrero in tribuna con gli occhi chiusi. I social lo hanno ribattezzato il presidente dormiente, lo Stadium fischiava. Non sappiamo se dormisse davvero. Magari meditava sull’indebitamento finanziario netto. Oppure sognava il pareggio di bilancio, che alla Juve resta appunto un sogno.
Un Ferrero che sembra appisolato allo stadio.
Tether, l’azionista stoppato dalla famiglia
Alla Juventus c’è una colletta ricorrente che si chiama aumento di capitale in opzione. Exor mette la sua quota. Gli altri soci devono mettere la loro, altrimenti si diluiscono. Tra loro c’è Tether, secondo azionista con l’11,5 per cento. A dicembre 2025 aveva offerto circa 1,1 miliardi per la quota di Exor, più un altro miliardo di investimenti nel club. Exor ha detto no all’unanimità. John Elkann ha spiegato in un video che la Juventus e i suoi valori non sono in vendita, e che la Juve fa parte della sua famiglia da 102 anni. L’epoca di Giampiero Boniperti e dell’Avvocato, di Giovanni Trapattoni e di Marcello Lippi, dei nove scudetti consecutivi.
Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether (Imagoeconomica).
Ora Tether deve scegliere se versare la sua parte dei 250 milioni o farsi annacquare. Paga il biglietto di uno spettacolo che avrebbe voluto dirigere. Non sapremo mai se sarebbe riuscito a rilanciare la Juve. Sappiamo però che fare peggio era complicato. Con Tether pagano i piccoli azionisti, quelli che hanno comprato le azioni per amore e lo rinnovano pro-quota ogni due anni. La famiglia ha tutto il diritto di tenersi il club, e ne ha i mezzi: dal 2019 Exor ci ha messo oltre 690 milioni. Resta una domanda che un secolo di storia rende inevitabile: per quanti anni ancora il ricordo di Boniperti e dell’Avvocato dovrà coprire i conti di oggi?
Una proprietà lontanissima dalla disperazione sportiva dei tifosi
Probabilmente Ginevra Elkann non diventerà presidente. Il toast ha già fatto il suo lavoro: ha dato forma alla sensazione di una proprietà lontanissima dal linguaggio, dalle passioni e perfino dalla disperazione sportiva dei tifosi. Un miliardo di aumenti, un miliardo di perdite, altri 250 milioni in arrivo, ultimo scudetto nel 2020. Il tifoso juventino apre Instagram e trova il toast. Almeno quello, va riconosciuto, è costato meno di 80 milioni.
La bozza del bando-tipo nazionale per i balneari, presentata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla Conferenza unificata e ancora passibile di aggiustamenti, prevede concessioni che avranno durata da 5 fino a 20 anni, indennizzi per i concessionari uscenti e limiti alla concentrazione delle licenze.
I bandi dovranno essere pubblicati almeno sei mesi prima della scadenza
Il bando-tipo nazionale è un modello di gara destinato alle stazioni appaltanti, cioè agli enti pubblici che organizzano e pubblicano le procedure per assegnare le concessioni: l’obiettivo è ridurre le differenze tra i territori. Nel testo, previsto dal decreto legge dell’11 marzo per «promuovere condizioni omogenee di affidamento delle concessioni demaniali», si legge che i Comuni titolari della gestione del demanio marittimo dovranno pubblicare i bandi con almeno sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza, e in ogni caso entro il 30 giugno 2027. Le procedure competitive dovranno essere aperte a tutti gli operatori e verranno aggiudicate secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa, valutata sul miglior rapporto qualità/prezzo. Tra i requisiti minimi obbligatori figurano standard di accessibilità per i disabili, inclusi bagni, docce e passerelle larghe almeno 1,20 metri per l’accesso diretto alla battigia.
La gestione della fase di transizione e i limiti alla concentrazione delle licenze
Un punto rilevante riguarda la gestione della fase di transizione: andrà infatti garantita la continuità dei servizi durante le gare e i titoli in essere continueranno ad avere efficacia fino al subentro effettivo del nuovo concessionario. Al fine di tutelare la concorrenza e la massima partecipazione, verranno poi introdotti tetti massimi al numero di lotti che un singolo operatore o gruppi collegati potranno aggiudicarsi per ciascuna tipologia di bene (stabilimenti, ristoranti, spiagge libere attrezzate, aree sportive e punti di ormeggio). Previsti poi indennizzi per i gestori uscenti, che saranno a carico del subentrante.
Il consiglio di amministrazione di Poste italiane – come ha riportato il Tg Poste – ha deliberato l’avvio dell’esercizio delle attività di direzione e coordinamento su Tim, approvando anche il relativo Regolamento di governo operativo. Dopo la chiusura dell’opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco a detenere circa l’86 per cento di Tim, il board ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo facente capo a Poste italiane. L’ingresso di Tim in Poste prevede la condivisione di obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali, l’integrazione di attività e competenze per favorire lo sviluppo e la creazione di valore dell’intero Gruppo.
Tracciato il percorso per sviluppare le nuove sinergie tra i due gruppi
L’attività di direzione e coordinamento su Tim saranno disciplinate dal cda, dall’amministratore delegato, dal direttore generale attraverso l’esercizio dei poteri a loro attribuiti, nonché dalle strutture organizzative di Poste italiane negli ambiti di rispettiva competenza. Il regolamento garantisce la gestione accentrata delle attività ovvero il coordinamento funzionale per realizzare economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Con il nuovo assetto, Poste italiane avrà così piena visibilità sulle principali attività e iniziative di Tim e verrà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico – incluse le operazioni rilevanti – ferma restando l’autonomia giuridica di Tim e delle sue controllate, a tutela anche degli azionisti di minoranza. A soli cinque giorni dalla conclusione dell’opas, il board di Poste ha così già tracciato il percorso aprendo una nuova fase destinata a guidare lo sbarco di Tim nel perimetro del Gruppo, con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi.
Roberto Gualtieri è andato su tutte le furie, ma non vuole metterci la faccia: c’è grande caos in Campidoglio dopo il premio conferito a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile nella sala della Protomoteca, un “luogo trofeo” del Comune di Roma, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dalla casa editrice 100 Edizioni. Premiate in qualità di scrittrici: Nobile è stata insignita del “Premio Internazionale della Cultura” per il suo libro Vendere… cara la pelle e la madre ha ottenuto il riconoscimento grazie a La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. Entrambi i volumi, non a caso, sono editi proprio da 100 Edizioni.
Il consigliere presente, Dario Nanni, ha fatto pubblica ammenda dopo le polemiche sorte per l’iniziativa: «Mi assumo personalmente la responsabilità di aver richiesto, in qualità di consigliere comunale, la concessione della Protomoteca per il Premio organizzato dalla casa editrice 100 Edizioni. È una procedura spesso utilizzata nel tempo dai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Ovviamente non ero assolutamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, chiaramente, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala».
Dario Nanni (foto Imagoeconomica).
Ci aveva messo anche il suo “carico da undici” l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, oggi consigliere comunale del Movimento 5 stelle: «Forse il Campidoglio vuole ridefinire i confini della cultura. Che l’amministrazione non sapesse chi e cosa sarebbe stato celebrato nella sala della Protomoteca, la più prestigiosa del Campidoglio, appare davvero surreale».
Virginia Raggi (foto Imagoeconomica).
Ma qual è il problema? La leggerezza con cui si gestisce l’accesso alla sala della Protomoteca, ossia la possibilità di ottenere la “location”. Un luogo che ha un costo, con tanto di tariffario per accedere e allestire un’iniziativa. La spesa può essere annullata grazie a un’antica consuetudine, usata da decenni da politici locali di maggioranza e di opposizione: un eletto dal popolo alla carica di consigliere comunale ha diritto di ottenere la sala a titolo gratuito, specificando che l’iniziativa da ospitare ha, appunto, valore culturale.
E nel tempo il concetto è stato allargato agli eventi gastronomici, dato che la cucina italiana gode del patrocinio dell’Unesco, oltre ai classici appuntamenti con il mondo del cinema, del teatro, della danza, dell’arte contemporanea. Un’elasticità che ha portato ad allestire eventi spesso borderline, godendo però del fatto che la domanda era appoggiata da un consigliere comunale. Alcuni infatti sono presenti nella sala con una decina di appuntamenti, ogni anno, sempre con finalità culturali. Ora Gualtieri vuole mettere una stretta, selezionando le domande o, come dicono alcuni consiglieri (anche della maggioranza), mettendo becco sui nomi dei partecipanti.
Anche nella prima edizione c’era lo zampino del consigliere ex calendiano
Formalmente era un’iniziativa culturale, quella con Wanna Marchi e Stefania Nobile: si trattava della cerimonia per il Premio Internazionale alla Cultura, un riconoscimento inventato dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri e dall’imprenditore Silvestro Muccillo. Un premio giunto alla sua seconda edizione, sempre in Campidoglio dove era presente il consigliere comunale Nanni, ex Partito democratico poi eletto con la lista di Carlo Calenda, passato al gruppo misto ed entrato in maggioranza a dicembre del 2025. Stavolta però Nanni ha voluto comunicare a tutti il suo mea culpa, battendosi il petto. Ma anche alla prima edizione (in quel caso il premio era stato dato a Muccillo per due libri autobiografici, tanto per capirci) è stato sempre lui, Nanni, ad aver appoggiato la domanda per allestire la kermesse nella sala della Protomoteca. Solo che stavolta il Campidoglio non si è trovato «d’accordooo!» (cit.).
Intervenuto in question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato l’avvio delle procedure per sei nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio: uno in Campania, uno in Calabria, uno in Toscana, uno in Emilia-Romagna e due in Trentino-Alto Adige. Il governo, ha aggiunto, continuerà inoltre a «lavorare all’attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio».
Piantedosi: «Cpr indispensabili per la sicurezza dei cittadini»
«Riteniamo che una rete adeguata di Cpr sia indispensabile non solo per una gestione sostenibile della politica migratoria, ma anche per la sicurezza dei cittadini, tenuto conto che la quasi totalità dei soggetti ad oggi trattenuti in queste strutture risulta denunciata per gravi reati sia contro il patrimonio sia contro la persona», ha affermato Piantedosi, sottolineando che il governo ha «sempre respinto con fermezza le campagne ideologiche e le opposizioni strumentali contro la realizzazione o il potenziamento» di strutture di questo tipo. L’obiettivo, ha aggiunto il titolare del Viminale, è «consolidare ulteriormente i risultati ottenuti in tema di espulsioni, affermando il principio che, in un sistema migratorio serio e credibile, chi entra illegalmente e rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica va rimpatriato».
Trenord ha ufficializzato l’ingresso nell’azienda di Roberto Cattaneo, con il ruolo di direttore comunicazione e relazioni territoriali. Nel suo nuovo incarico coordinerà media, brand, digitale e social e riporterà direttamente ad Andrea Severini, amministratore delegato dell’azienda di trasporti, che svolge ogni giorno il proprio servizio per quasi 800 mila e che ha circa 5 mila dipendenti.
Chi è Roberto Cattaneo
Cattaneo ha iniziato la carriera nel giornalismo tecnologico. Successivamente è passato alla comunicazione d’impresa, con incarichi in NRG Italia (Ricoh Italia), IBM Italia e Gruppo Bracco. Nel 2019 è entrato in Brembo, di cui due anni dopo è diventato Chief Communication Officer. Nel 2021 l’approdo a Prometeon Tyre Group, dove ha assunto la guida di Comunicazione e Relazioni istituzionali
Del ricordo del Cav non si butta via niente. Tanto più in campagna elettorale e con un partito, Forza Italia, in difficoltà nei sondaggi e sempre più balcanizzato al suo interno. Anche le celebrazioni per il 90esimo compleanno di Silvio Berlusconi hanno restituito la distanza ormai incolmabile tra Milano-Arcore e Roma. Mentre in Sardegna, a Villa Certosa, si sono ritrovati gli amici più stretti del Cav e una parte della famiglia, a Napoli il partito guidato da Antonio Tajani ha organizzato un party simil convention, che però è stato disertato dai big, più in linea con gli eredi.
L’ultimo pranzo a Villa Certosa prima del passaggio di proprietà
Alla messa e al pranzo organizzato nella villa affacciata sul golfo di Marinella erano presenti i figli Eleonora e Luigi – mentre non sarebbero pervenuti Barbara, Marina e Pier Silvio – oltre a Veronica Lario, Marta Fascina, Paolo Berlusconi. E ancora: Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Gianni Letta e Marcello Dell’Utri. Da uno dei van scuri che hanno prelevato alcuni ospiti dall’aeroporto di Olbia è spuntato pure Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, amico di Luigi e soprattutto papabile candidato sindaco per il centrodestra a Milano. La rimpatriata nella tenuta tanto amata dal Cav è servita anche per congedarsi prima di lasciare la proprietà alla famiglia reale del Qatar che l’ha acquistata tramite un fondo lussemburghese per 350 milioni di euro.
La festa-convention alla Mostra d’Oltremare con cartonati e torta
Alla Mostra d’Oltremare di Napoli, invece, è andata in scena la festa del partito organizzata da Maurizio Gasparri e dal segretario campanoFulvio Martusciello. In altre parole dal cerchio magico di Tajani. Un evento con tanto di mega torta decorata con l’immagine di Silvio che pulisce la sedia usata da Marco Travaglio a Servizio Pubblico, cartonati a grandezza naturale, gadget, fazzoletti con la scritta “siete solo poveri comunisti”. Tra gli ospiti, come raccontato dal Foglio, anche Cristina D’Avena, Maurizio Belpietro e il convalescente Bruno Vespa. Gran cerimoniere, il conduttore Giuseppe Brindisi.
Dalle parti del Vesuvio, però, non si sarebbe visto nessuno dei big azzurri dati più in sintonia con la family: da Giorgio Mulé a Paolo Zangrillo, da Alessandro Cattaneo a Deborah Bergamini, da Licia Ronzulli a Roberto Occhiuto, fresco della vittoria di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria. Tajani, impegnato a blindare la sua leadership con la stagione congressuale, sarebbe arrivato solo al taglio della torta, di ritorno da Bruxelles dove aveva partecipato all’evento “Silvio Berlusconi. 90 anni: una storia italiana”.