Roberto Vannacci «è un ottimo politico e siamo suoi fan, vediamo cosa succederà». Lo ha detto all’Ansa René Aust, eurodeputato di Alternative für Deutschland e capogruppo di Europa delle Nazioni Sovrane (Esn), rispondendo a una domanda riguardo il possibile ingresso dell’ex generale nella sua famiglia politica, dopo l’addio alla Lega e la conseguente esclusione dai Patrioti.
Altro che dimissioni da europarlamentare: Vannacci si avvicina a Esn
Insomma, altro che dimissioni dal Parlamento europeo: nel futuro di Vannacci, che era già stato destituito dalla vicepresidenza dei Patrioti per volontà dei francesi del Rassemblement National a causa delle tesi esposte ne Il mondo al contrario, potrebbe profilarsi l’ingresso in Esn, gruppo di estrema destra nato 10 luglio 2024 a seguito delle Europee su iniziativa dei tedeschi di AfD. Del gruppo, che conta 27 seggi a Strasburgo, fanno parte (tra gli altri) anche i francesi di Reconquête, i polacchi di Nowa Nadzieja, gli slovacchi di Repubblica e i bulgari di Rinascita. Tra i partiti politici dei Patrioti per l’Europa – nato anch’esso nel 2024 – ci sono invece la Lega, il RN, gli ungheresi di Fidesz, gli spagnoli di Vox, i portoghesi di Chega e il Partito per la Libertà olandese.
Una cosa è certa: Luca Zaia non si annoia. Appena uscito dalla bufera Vannacci, l’ex Doge, ora presidente del Consiglio regionale del Veneto e domani chissà, si è lanciato nel mondo dei videopodcast. Mercoledì è stata pubblicata su youtube la prima puntata de Il Fienile, progetto pensato da Zaia e co-prodotto con Shado, media company di H-Farm di Roncade, nel Trevigiano, dove è stato allestito anche lo studio, con tanto di balle di vero fieno. Il primo ospite non poteva che essere Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina. Un tempismo non esattamente fortunato, visto che l’ex numero uno del Coni per un soffio non è statoeletto nel consiglio esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale. Una doppia beffa per lui, visto che l’elezione (a scrutinio segreto) si è svolta proprio a Milano alla vigilia dei Giochi Olimpici invernali.
Il futuro politico dell’ex Doge
Ma perché proprio Il Fienile? Il nome «nasce da un’idea molto concreta: fermarsi un momento e ascoltare», ha spiegato Zaia. «Creando una nuova esperienza di comunicazione, in un tempo in cui tutto corre, ho voluto creare uno spazio di parole vere, senza sovrastrutture. Il fienile, nelle case di campagna, era spesso custode delle cose più importanti delle famiglie: non solo fieno e provviste, ma anche rifugio sicuro, luogo di incontri e confidenze lontano da occhi indiscreti. Nel nostro Fienile la storia di ogni ospite diventa occasione di ispirazione». Chissà se questa nuova avventura creativa (dopo la fortunata e un pelo cringe campagna social IA con il leoncino alato delle ultime Regionali) non sia un trampolino di lancio in vista delle prossime Politiche. Per Zaia e anche per il lombardo Attilio Fontana si parla infatti di una candidatura nel 2027. E ora senza «corpi estranei» e con una leadership di Salvini traballante, Sior preferenza è più che mai fondamentale per risollevare le sorti della Lega e l’umore dei padani.
«Non è più tempo di una destra che chiede scusa e chiede permesso, che cerca legittimazione negli altri. È tempo di una destra che parla chiaro e agisce». Così l’ex deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo, ora nel Gruppo Misto, ha annunciato sui social che aderirà al nuovo partito di Roberto Vannacci, Futuro nazionale. È il primo membro di Montecitorio a seguire l’ex generale nella sua nuova avventura dopo lo strappo con la Lega, ma altri sarebbero pronti a seguirlo – si parla dei leghisti Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Domenico Furgiuele. «Il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano, non solo il capo di un partito ma il punto di riferimento di una reazione del buonsenso, capace di superare gli steccati ideologici del Novecento. Su di lui possono convergere tradizioni diverse, unite dalla schiettezza di pensiero e di parola e dalla difesa dell’interesse nazionale», ha continuato Pozzolo.
Pozzolo: «Sicurezza, famiglia e lotta all’immigrazione per una destra autentica»
Questa la destra che ha in mente: «Una destra autentica difende la sicurezza: chi aggredisce deve sapere che il cittadino ha il diritto di difendersi, senza essere trattato da colpevole. Una destra autentica rimette al centro la famiglia: padre, madre, figli. Servono misure forti e concrete per fermare il suicidio demografico. Una destra autentica governa l’immigrazione unendo umanità e ordine, per evitare sradicamento e conflitto sociale. Come ricordava Giovanni Paolo II, il primo diritto dell’uomo è quello di non essere costretto a emigrare. Una destra autentica tiene la schiena dritta in Europa e nel mondo, difende prima gli interessi dell’Italia e cambia davvero il rapporto tra Stato e cittadini: meno tasse, meno assistenzialismo, più libertà per chi lavora e produce. Questa è una destra senza complessi, che non si piega al pensiero unico. Perché, come insegnava Gabriele D’Annunzio, memento audere semper».
Si può avere nostalgia di un traditore? Giammai! In Lega ostentano sollievo per la fuoriuscita del “corpo estraneo” Roberto Vannacci, e addirittura qualche toscano ora rivendica di non averlo votato alle Europee 2024, quando prese oltre mezzo milione di preferenze. La verità però sembra essere un’altra: nel Carroccio serpeggia preoccupazione per l’addio del Generalissimo, che ora potrà picchiare duro sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, per di più senza dover rendere conto a nessuno vista la “comodità” di essere fuori dalla coalizione di governo.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Consiglieri leghisti in Lombardia angosciati davanti a un drink
Il possibile sorpasso a destra è un incubo. I comunicati stampa, i tweet e le dichiarazioni celoduriste messe a verbale sono tutte reazioni di facciata. Nel giorno stesso dello strappo, in Lombardia, davanti ai gin tonic della buvette (necessari per sopravvivere alle beghe in Aula), i consiglieri regionali leghisti per esempio si confrontavano con facce cupe. Nonostante le manifestazioni machiste e il paragone tra il parà e Gianfranco Fini, re dei traditori a destra (“La storia si ripete”), infatti, i sempre meno convinti sottoposti di Matteo Salvini si dicevano terrorizzati dal consenso che l’ormai ex compagno di partito possa raccogliere alle elezioni 2027. Prevedono il 3 per cento. Almeno.
Il post della Lega.
Transfughi e beghe col logo: che Futuro (nazionale) ci aspetta?
Si stima che la nuova formazione Fn (non Forza nuova, non Front national, ma Futuro nazionale), appena avrà finito di litigare col prezzemolino di destra Francesco Giubilei per la somiglianza dei rispettivi loghi – il marchio di Vannacci tra l’altro era stato registrato nel 2011 da un ex eletto del Movimento 5 stelle, altra grana da smarcare – potrebbe abbracciare due deputati alla Camera, cioè Rossano Sasso ed Edoardo Ziello (forse pure Domenico Furgiuele), e, sicuramente, l’unico consigliere eletto dalla Lega in Toscana, Massimiliano Simoni.
Qualcuno pensa di essersi tolto un peso. Ma la sfida dei voti…
Insomma, qualcuno intimamente può anche aver festeggiato e provato sollievo, con l’idea di essersi «tolti finalmente un peso». Ma tanti sono consapevoli che la crepa che si è aperta potrebbe sottrarre voti alla Lega, eccome: l’eventuale travaso è già stato calcolato attorno all’1,5 per cento dei consensi. Ecco perché uno degli obiettivi, grazie al “mago delle leggi elettorali” Roberto Calderoli, è cambiare il sistema di voto per alzare la soglia di sbarramento almeno al 4 per cento, con l’obiettivo di sterilizzare la variabile impazzita Vannacci.
Dopo le polemiche degli scorsi giorni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiarito che ruolo avranno gli agenti dell’Ice durante le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 in partenza venerdì 6 febbraio. «Sul piano fattuale», ha spiegato in un’informativa alla Camera, «gli investigatori di Hsi (ndr la componente investigativa dell’Ice) che verranno in Italia, a supporto del personale già presente nelle sedi diplomatiche statunitensi, non sono agenti operativi e non hanno alcuna funzione esecutiva». Inoltre, operando all’interno degli uffici diplomatici statunitensi, «non saranno neanche tecnicamente su suolo italiano». Il ministro ha aggiunto che «svolgono sempre lo stesso tipo di attività di natura investigativa senza che il governo abbia mai disposto o anche soltanto ipotizzato alcuna modifica al loro perimetro di azione né per le Olimpiadi né in vista di altri possibili scenari». E, ha concluso, «non è mai arrivata alcuna proposta o richiesta di modificare queste attività dalle autorità americane».
Piantedosi: «Preoccupazione infondata»
«Non vedremo sul territorio nazionale nulla che sia riconducibile a quanto si è visto sui media negli Stati Uniti», ha assicurato Piantedosi con riferimento alle violenze di Minneapolis. «È completamente infondata la preoccupazione che ha ispirato la polemica degli ultimi giorni, che questa informativa mi consente di spazzare via definitivamente. La cooperazione in questione tra le autorità italiane e l’Homeland security investigations (Hsi) risale a un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014, quando al governo c’era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi», ha aggiunto. «Potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quell’iniziativa del governo dell’epoca fu vantaggiosa in quanto l’accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto ad alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva, e tuttora corrisponde, all’interesse di entrambi i Paesi, e contribuì ad aumentare la sicurezza dell’Italia».
Dopo quasi nove mesi da vicesegretario della Lega, Roberto Vannacciha detto addio a via Bellerio e si prepara alla discesa in campo con Futuro Nazionale, il movimento politico di cui ha prima depositato il marchio (non senza polemiche) e poi anche il manifesto, presentato sui social. L’obiettivo dichiarato dell’ex generale è costruire «una destra diversa, non moderata e vitale», perché «innamorata della vita e protesa verso il futuro», capace di rappresentare gli «italiani stufi di braccia basse e dialettica timida». “Vitale” è l’acronimo usato per illustrare i sei punti del manifesto di Futuro Nazionale, con un paragrafo per ogni lettera: V di virtù, I di identità, T di tradizioni, A di amore, L di libertà, E di eccellenza e entusiasmo.
Vannacci: «L’Italia è una polveriera pronta a deflagrare»
«Vera, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura, contagiosa: l’unica destra che io conosca». Questo il titolo del manifesto del nuovo progetto politico di Vannacci, che parla dell’Italia come di «una polveriera pronta a deflagrare» e di un Paese «in trepidante attesa colmo di energia trattenuta». Tanti, troppi gli italiani di destra che, delusi da «calici annacquati, linguaggi misurati e vie di mezzo», non votano più. Ma, scrive l’ex vicesegretario della Lega, «la mia Destra è diversa da quella che qualcuno propone o che qualcun altro si rassegna di rappresentare». Poi i sei punti dell’acronimo “vitale”.
«Coraggio, forza, dovere, spirito di sacrificio, iniziativa, determinazione, passione, memoria. Queste sono le virtù cui si ispira», scrive Vannacci nel primo punto del suo manifesto. L’ex generale parla di «coraggio che vince la paura», di «dovere verso la bandiera, la Nazione, la società e il prossimo», di «iniziativa, perché non siamo pecore che rispondono al fischio del pastore, ma uomini e donne talentuosi consapevoli della rotta e capaci e liberi di agire per raggiungere la meta». Quanto alla memoria, «chi non ha un passato – o non lo onora – non può pretendere un futuro».
I di identità
Nel secondo punto Vannacci parla di «quell’identità che ci rende unici, esclusivi: italiani», di una «Patria ben delimitata da confini che devono essere protetti e difesi, abitata da un popolo che si riconosce negli stessi ideali e valori» e di un Paese che «è il più bello e più rilevante della storia mondiale». D’altra parte, osserva l’ex generale, «qui la religione di Cristo ha posto il proprio centro». Pertanto l’Italia può e deve tornare a essere grande: insomma, Make Italy Great Again.
T di tradizioni
Le tradizioni, osserva Vannacci, «sono le radici che ancorano la nostra identità alla nostra terra». L’Italia, spiega, «deve riconquistare e custodire la propria civiltà, fondata su valori, riferimenti storici e basi precisi», come «il profumo del pane, i canti natalizi, la domenica in famiglia, il focolare domestico, le croci, le chiese, la cucina, i poeti, gli eroi». E poi: «Le nostre tradizioni non sono negoziabili. Non sono diluibili. Per chi non si integra e non si assimila la remigrazione diventa una necessità».
A di amore
Nel paragrafo dedicato all’amore, Vannacci parla della famiglia, ovviamente tradizionale: «L’unica, insostituibile, conforme alla natura. Lo insegna la biologia: per vincere il tempo un popolo deve procreare, e per fare figli servono un uomo e una donna. Di otto miliardi di persone su questo pianeta tutti sono nati da un uomo e da una donna». Poi: «Chi non si assimila ai valori, agli ideali, ai principi e ai sentimenti della nostra comunità non fa parte del nostro popolo. Chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato ma non per questo diventerà italiano. L’Italia non può limitarsi a essere un Paese dove si rispettano le regole e non si commettono crimini».
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
L di libertà
Nel capitoletto sulla libertà, Vannacci salta un po’ di palo in frasca, spiegando che «chi viola le regole della convivenza deve essere messo in condizione di non nuocere», ma anche che «la Repubblica è fondata sul lavoro», alla base di «ricchezza e benessere». Pertanto, «se violi la mia casa o mi aggredisci per la strada rischi la vita: la difesa è sempre legittima». E poi: «Ripudiamo il pensiero unico e i delitti d’opinione. Le idee non si processano. Crediamo nell’universalità della giustizia secondo cui la legge è uguale per tutti».
E di eccellenza e entusiasmo
Nell’ultimo dei sei punti, dedicato a due concetti, eccellenza e entusiasmo Vannacci auspica una politica «che sostenga le eccellenze, protegga il Made in Italy, investa sui migliori, creda nell’orgoglio di ciò che sappiamo essere e produrre». Poi spiega che «un Paese a cui basti sopravvivere, che appiattisce tutto verso il basso, che confonde uguaglianza con mediocrità, è condannato aldeclino». Infine: «Chi resta indietro verrà aiutato, ma l’eccellenza e la bellezza sono virali e contagiose».
Vannacci: «Questa è la mia destra. Chi mi ama, mi segua»
In chiusura del manifesto, Vannacci scrive poi: «La mia destra non è un menù à la carte, non è una sinistra sbiadita e un po’ meno alla moda, non è a geometria variabile come la famiglia queer e, soprattutto, non è moderata: nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati. La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa: è l’unica destra che io conosca. Chi mi ama, mi segua: io inseguo un sogno e vado lontano». Vannacci, che aveva raccolto 500 mila preferenze alle Europee, approdando a Strasburgo, sarebbe già pronto ad accogliere in Futuro Nazionale (che potrebbe valere attorno al 2 per cento) diversi parlamentari.
Come cambiano gli equilibri tra i partiti con la nascita del nuovo partito di Roberto Vannacci? Escluso per il momento che possa entrare in maggioranza – ipotesi scartata sia da Fratelli d’Italia e Forza Italia che dalla stessa Lega, delusa e amareggiata per lo strappo dell’ex generale -, i sondaggisti hanno iniziato a ipotizzare quanto potrebbe prendere Futuro nazionale in caso di elezioni. Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, ha spiegato: «Oggi è ancora sotto il 2 per cento. Perché non basta un singolo. Un contenitore del 5-6 per cento si fa con la struttura. Ovvero con i consiglieri comunali, regionali». Per Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi, «il suo partito è in una forbice compresa tra il 2,5 e il 4,5 per cento». Si tratta di percentuali che al momento non sono basati su dati reali ma che potrebbero spingere il centrodestra ad alzare la soglia di sbarramento al 4 per cento per frenare la scalata di Vannacci.
La regola, almeno fino a ieri, era che a destra non ci si divide ma ci si sopporta. Per trovare l’unica eccezione bisogna andare indietro al 2010, con l’icastico «Che fai, mi cacci?» di Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi che sancì la rottura tra i due. Per questo l’uscita di Roberto Vannacci dalla Leganon è solo una resa dei conti tra il Generale e il Capitano, ma un’anomalia.
Il post della Lega.
Il ‘tradimento’ dei sacri valori dei patrioti
Storicamente lo scissionismo è prerogativa della sinistra: lì ci si separa per eccesso di pensiero, per sovrabbondanza di distinguo, per incapacità di sintesi. A destra si resta insieme anche quando non si è d’accordo su quasi nulla, vedi la politica estera dell’attuale governo. Prevale l’istinto di conservazione, la paura di perdere un potere faticosamente conquistato. Andandosene dalla Lega dopo poco più di un anno, Vannacci viola una consuetudine antropologica. Lo fa spostandosi da destra verso destra, movimento raro (di solito è il centro che fa da grande catalizzatore degli estremi), accusando Matteo Salvini di aver compromesso i sacri valori dei patrioti. Accusa interessante, visto che fino a ieri il leader del Carroccio occupava posizioni non troppo dissimili da quelle oggi considerate impresentabili.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Per il generale Salvini si è piegato al compromesso
Certo dietro la rottura ci sono anche beghe più terra terra: poltrone, visibilità, il controllo dell’elettorato sovranista che Vannacci rivendica come suo. La scissione è anche, banalmente, una questione di spazi e di soldi. Ma la tenzone sui principi appare stavolta più interessante. Il generale non rompe perché Salvini è diventato improvvisamente moderato, ma perché si piega al compromesso per restare a Palazzo Chigi. La destra di governo, che lo ha accolto tra le sue fila, non rinnega le sue roboanti parole d’ordine ma le depotenzia. Non le condanna, ma ne diluisce l’impatto. Cosa che per un militare tutto d’un pezzo equivale a tradimento.
Il paradosso è che Salvini viene accusato di annacquare una destra che lui stesso ha radicalizzato. E ora è come se il neofita rimproverasse al politico navigato di non credere più alle parole d’ordine che con lui aveva condiviso. Così Vannacci diventa un problema non perché estremista, ma perché coerente. L’uomo era parà in divisa e tale è rimasto in doppiopetto: ripete sempre le stesse cose anche quando il contesto cambia. Al contrario di Salvini che, obbedendo alla sua demagogia, piega il contesto alla convenienza del momento sperando di passare inosservato. Peccato che i social non perdonino e basti un clic per riesumare vecchi post che enfatizzano le sue contraddizioni.
È lo scontro tra due concezioni della stessa ideologia
Non siamo in presenza di una scissione ideologica, ma dello scontro tra due concezioni della stessa ideologia. Vannacci, con i suoi slogan e i richiami al ventennio, la vive alla boia chi molla, come imperitura testimonianza. Salvini come pragmatico adattamento. Lo stesso che alle ultime Europee, sfidando il mal di pancia dei suoi, ha portato a mettere il generale in cima alle liste del partito. E poi a farlo vicesegretario.
«Dobbiamo riprenderci Tolkien». È l’invito che Elly Schlein ha lanciato domenica primo febbraio dal palco della Fondazione Feltrinelli, a conclusione di “Un’altra storia. L’alternativa nel mondo che cambia”, la prima tappa del «viaggio d’ascolto» del Pd per «delineare la cornice attuale e futura di un mondo contrassegnato da nuovi assetti globali, di un’economia sempre più condizionata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale e di una democrazia aggredita da vecchie e nuove autocrazie sino dentro il cuore dell’Europa e dell’Occidente».
Elly Schlein alla Fondazione Feltrinelli (Ansa).
Tu mi scippi Gramsci e io mi (ri)prendo Tolkien
Probabilmente, l’appello a riprendersi (sic!) l’autore della saga degli hobbit e del Signore degli Anelli ha colpito molto più di quanto la stessa Schlein pensasse e desiderasse. Con il risultato che il suo intervento è suonato solo come una controffensiva culturale: se la destra tenta di “scippare” alla sinistra capisaldi come Antonio Gramsci (la questione è tornata anche di recente attualità, ma già a fine Anni 70 Alain De Benoist, “padre” della Nouvelle Droite, predicava il «gramscismo di destra») e Pier Paolo Pasolini, perché non tentare di sfilare alla destra un autore venerato come vera icona, riferimento culturale e persino identitario?
L’istituto Antonio Gramsci (Imagoeconomica).
Nero a sua insaputa
Peraltro, con lo scrittore inglese l’operazione potrebbe essere meno ostica, perché se sull’appartenenza di Gramsci alla sinistra non possono esservi dubbi, su quella di Tolkien alla destra di dubbi ce ne sono e molti. Non a caso, la passione della destra per il papà degli hobbit è fenomeno praticamente solo italiano. Nel resto del mondo è difficile trovare una simile politicizzazione dello scrittore che viene considerato, giustamente, uno dei più influenti autori del Novecento e padre indiscusso del genere fantasy moderno, ma non certo come un punto di riferimento “metapolitico”. John Ronald Reuel Tolkien era sicuramente conservatore e convintamente cattolico, ma non certo assimilabile al mondo, in senso lato, “fascista”. Non solo: ha sempre contrastato ogni lettura delle sue opere – spesso incentrate su storie di potere, spirito comunitario, contrasto al male – come una sorta di allegoria politica dei suoi tempi. Ed è celebre la risposta che, da insegnante di filologia, diede nel 1938 a un editore tedesco che voleva tradurre il suo romanzo di esordio, Lo Hobbit, e che gli aveva chiesto rassicurazioni sulle sue origini ariane: «Temo di non comprendere quello che voi intendete con la parola “ariano”. Non sono di estrazione ariana: che sarebbe indo-iraniana; per quanto ne sappia nessuno dei miei progenitori parlava l’indiano, il persiano o il gitano, o qualsiasi altro dialetto affine. Ma se ho capito bene, e voi mi state chiedendo se ho origini ebraiche, posso solo rispondere che mi dispiace di non avere antenati di quel popolo dotato».
J.J.R Tolkien (Ansa).
Così il papà dello Hobbit è diventato icona della destra
Ciononostante, a partire dagli anni immediatamente successivi alla sua morte (avvenuta nel 1973), Tolkien è divenuto un autore non solo di culto, ma un vero e proprio riferimento identitario per i giovani italiani di destra, soprattutto tra le file di quelli gravitanti nell’orbita del Msi e della sua organizzazione giovanile (Fronte della Gioventù), che cercavano, attraverso le sue opere, la possibilità di rappresentare una “mitologia” alternativa rispetto alla cultura di sinistra, prevalente all’epoca, e, al tempo stesso, di liberarsi dall’orpello culturale un po’ ingombrante e paludato del partito di appartenenza. Operazione, per esempio, enfatizzata dai raduni politici e culturali che i giovani missini tennero tra il 1977 e il 1980 – i famosi Campi Hobbit, guarda caso -, mentre proprio nel 1977 nasceva la cosiddetta Nuova Destra, versione nostrana di quella francese di De Benoist, che marcò un distacco, soprattutto culturale e forse anche “antropologico”, dalla destra almirantiana.
Giorgia-Frodo e FdI-compagnia dell’Anello
Anche se in epoca più tarda, per evidenti ragioni anagrafiche, pure l’attuale premier Giorgia Meloni si invaghì di Tolkien, come da lei stessa dichiarato. Qualcuno, per esempio Jason Horowitz sul New York Times del 21 settembre 2022, alla vigilia delle elezioni che l’avrebbero consacrata leader del primo partito e quindi premier, arrivò a dire che «Giorgia Meloni, la leader della destra radicale che probabilmente sarà la prossima premier italiana, si divertiva a travestirsi da hobbit», ma non ci sono prove in proposito.
Giorgia Meloni con La Compagnia dell’Anello di J. R. R. Tolkien, in una immagine tratta dal suo profilo Instagram.
Sappiamo solo che, quando nel 2008 divenne ministra per la Gioventù con il Governo Berlusconi IV, nel suo studio portò con sé un action figure di Gandalf il Bianco. E restano agli atti le numerose citazioni di J.R.R. Tolkien che la premier ha utilizzato in svariate occasioni, anche ufficiali. Ancora nel 2023, alla kermesse di Atreju, la prima da presidente del Consiglio donna disse: «Amo Tolkien ancora di più, perché aveva ragione: l’anello del potere “ti lusinga, cerca di farti perdere il senso della realtà: un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”», per rassicurare che non avrebbe ceduto al potere velenoso diffuso da Sauron. E qualche mese prima, nel comizio finale in piazza del Popolo, prima delle elezioni, il suo amico attore e doppiatore Pino Insegno (che nella trilogia cinematografica tolkieniana dà la voce a Argorn) la introdusse sul palco citando proprio Il Signore degli Anelli: «Verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo». Senza contare altre innumerevoli citazioni da parte della sorella di Giorgia, Arianna (la passione evidentemente è di famiglia) che, ancora di recente, concludendo una direzione romana di Fratelli d’Italia, è arrivata a dire che «Giorgia Meloni è il nostro Frodo e noi siamo la Compagnia dell’Anello».
Arianna Meloni (foto Imagoeconomica).
Tu chiamale se vuoi evasioni
Al netto che a Schlein i tanto agognati anelli – «Un anello per domarli, un anello per trovarli, / un anello per ghermirli e nel buio incatenarli» potrebbero servire per tenere a bada le correnti che da neo segretaria aveva promesso di eliminare, può darsi che la riconquista di Tolkien sia davvero una sfida simbolica alla sua diretta e principale antagonista (Giuseppe Conte e compagnia, non dell’anello, permettendo). Ma forse occorre qualche avvertenza. Che viene proprio da una voce di destra, quella di Giano Accame, storico intellettuale scomparso nel 2009, che, nel corso del convegno della Nuova Destra Al di là della destra e della sinistra (1981), proprio citando la passione dei giovani novodestri per Tolkien, invitò la platea ad ancorare il discorso culturale a precisi referenti politici (la comunità nazionale) per non ridurre il momento culturale a una mera e astratta evasione. «È un problema che potrebbe porsi a voi», disse a questo proposito Accame, «usando come testo di reclutamento Il Signore degli Anelli, un libro che vi confesso non sono riuscito a leggere per l’istintiva ripugnanza che provo di fronte alle opere di pura fantasia, di fronte all’invenzione dei miti». Accame segnalava «i rischi di evasione e quindi di alienazione impliciti in tutta una posizione culturale che a essi tanto più si espone per allontanamento dalla realtà nazionale, quanto più, con giusta ambizione, si propone di comprenderla dall’alto. Se non addirittura, come a tratti avviene, di superarla, fuggendo alla rincorsa di una sempre più fumosa “tradizione” verso lidi esotici o di un paganesimo intellettualistico, posticcio, dove secondo me veramente ci si perde». Insomma, meno Tolkien e più Gramsci. Varrebbe la pena di rifletterci.
Matteo Salvini e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Salvini: «Far parte di un partito non significa solo ricevere»
«La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti», ha scritto Salvini in un lungo messaggio, corredato da un video in cui Vannacci al “Pratone” smentiva di voler lasciare il Carroccio. Ricordando le varie opportunità offerte all’autore de Il mondo al contrario (tra cui la posizione di vicesegretario della Lega), Salvini aggiunge: «Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà».
Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato.
La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida,… pic.twitter.com/Lq25PzIzao
Salvini: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto»
In questi mesi, invece, «abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni», osserva Salvini. E poi: «Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini». Il leader della Lega prosegue: «Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano». Infine un’altra affermazione a tema militare: «La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali».
Zaia: «Non ci stracceremo le vesti per Vannacci»
«Direi che il segretario è stato fin troppo inclusivo e anche comprensivo. Dopodiché, non conosco le dinamiche di questa sua dipartita. Non so come sia nata. È pur vero che è un film che avremmo già scritto, già sapevamo come sarebbe stata la fine. Vorrei sottolineare che questa grande militanza in Lega è durata meno di un anno». Lo ha detto Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale ed ex governatore del Veneto, tra i big del Carroccio. L’ex generale, «se è il Vannacci di oggi, può ringraziare la Lega, che ha investito su di lui», ha aggiunto. E poi: «Noi andiamo avanti per la nostra strada come già è capitato, ho visto situazioni migliori ne ho viste di peggiori in Lega. Di certo non stiamo qui a stracciarci le vesti perché Vannacci se ne va via. Ne prendiamo atto e andiamo avanti per la nostra strada».
Ora è ufficiale. Sui suoi canali social, Roberto Vannacci ha annunciato la sua uscita dalla Lega per fondare un nuovo partito, Futuro nazionale. Di conseguenza, ha comunicato il Carroccio, l’ex generale non è più membro del gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo, perché la sua decisione rende la sua permanenza “incompatibile” con la struttura politica del gruppo. La formazione dell’Europarlamento ha comunque sottolineato che la Lega «resta un partito partner a pieno titolo all’interno della famiglia politica dei Patrioti» e la cooperazione con essa proseguirà invariata. Vannacci era già stato destituito dalla vicepresidenza del gruppo per volontà dei francesi del Rassemblement national a causa delle tesi esposte nel suo libro Il mondo al contrario. La carica, che spetta alla Lega, è rimasta vacante da allora.
Vannacci: «Continuo a combattere lontano da impicci, compromessi e inciuci»
Questo il post con cui Vannacci ha annunciato lo strappo con Salvini e la volontà di proseguire da solo: «Il mio impegno – da sempre – è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori. Da oggi Futuro nazionale è una realtà».
Mentre si attende l’ufficialità della rottura di Vannacci con Salvini, con l’ex generale pronto a lasciare la Lega per dar vita al suo nuovo partito Futuro nazionale, ci si chiede chi potrebbe seguirlo. Il pensiero va subito a due deputati leghisti, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, che il 15 gennaio 2026 hanno votato in dissenso rispetto al Carroccio sul decreto relativo agli aiuti per l’Ucraina (si sono espressi contro). Il primo non ha escluso di seguire Vannacci: «Se fosse confermato, farò una valutazione che mi riservo di esprimere nelle prossime giornate C’è una riflessione in corso da tempo». Il secondo non si è ancora espresso. Ma potrebbero non essere i soli ad andare con l’ex generale.
Da Pozzolo a Furgiuele, gli altri nomi possibili
Un altro deputato che negli ultimi mesi gli si è avvicinato moltissimo è Emanuele Pozzolo, l’ex parlamentare di Fratelli d’Italia (da cui è stato espulso) coinvolto nel caso dello sparo di Capodanno. «Ci parliamo sulla base di idee, c’è una comunanza di visioni con molte posizioni», aveva spiegato quando a metà dicembre incontrato l’ex comandante a Montecitorio. Della pattuglia potrebbe poi far parte anche il leghista Domenico Furgiuele, colui che aveva organizzato alla Camera la conferenza stampa sulla remigrazione poi saltata. «Spero non se ne vada», ha risposto a chi gli ha chiesto se lascerà il partito dopo l’addio di Vannacci. Tra i nomi circola anche quello di Manlio Messina, deputato ex Fdi ora nel gruppo Misto.
Alla fine della prima giornata della Fontana di Trevi a pagamento, tutti a commentare che «è stato un successo». Però nessuno ha voluto dire che la decisione del sindaco di Roma Roberto Gualtieri di introdurre un biglietto – in questo caso non di ingresso ma di “visione” della storica fontana – è stata “copiata paro paro”, come dicono in Campidoglio, dall’idea dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al Pantheon, una soluzione che ha permesso di creare nuovi introiti destinati al restauro del monumento. Gualtieri ha fatto la stessa cosa, omettendo il “diritto d’autore” (ma qualcuno ricorda che il copyright originale sarebbe in realtà di Dario Franceschini…). Comunque chi teme di vedere crollare i benefici per i meno abbienti è la Caritas, perché le monete lanciate venivano poi donate proprio all’istituzione caritatevole. Ora, dopo aver acquistato il ticket, quelli che lanciano i soldi nella fontana tireranno fuori 5 centesimi dalla tasca, e non certo 2 euro come spesso accadeva in passato.
Prossimo ticket? All’Altare della Patria
Visto il risultato positivo del biglietto per Fontana di Trevi, ora ne seguiranno altri. Dalle parti del ministero della Cultura da tempo alcuni dirigenti spingono per creare un ticket per accedere all’Altare della Patria, il monumento di piazza Venezia. Il motivo è semplice: si tratta del luogo più amato dai turisti stranieri che cercano un bagno nel centro storico della Capitale, e le spese per manutenzione di quei wc sono arrivate a cifre astronomiche, per l’eccesso di utilizzo, come affermano sobriamente da via del Collegio Romano, la sede del dicastero. Una selezione all’ingresso con un biglietto a pagamento permetterebbe di avere anche i fondi per pagare tutti gli interventi urgenti di idraulica…
L’Altare della patria (foto Imagoeconomica).
Immigrati? Parla De Gennaro
Alla presentazione della ricerca intitolata “Tra accoglienza, divieti e regolamentazione. Leggi e politiche dell’immigrazione negli Usa”, organizzata dal Centro studi americani giovedì 5 febbraio, l’elenco degli ospiti è lungo. Si comincia con Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, qui presente nella veste di presidente del Centro studi americani. «Ogni sua parola sul tema è legge», ricorda un suo antico amico. Quindi, con la moderazione di Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, ecco Giuliano Amato in qualità di presidente emerito della Corte costituzionale e presidente onorario del Centro studi americani, poi Lauren Braun-Strumfels del Cedar Crest College, Maddalena Marinari del Gustavus Adolphus College, Rosanna Rabuano che al ministero dell’Interno è capa dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. A seguire una seconda sessione con Stefania Craxi, presidente della commissione Affari Esteri e Difesa del Senato della Repubblica, e molti altri ancora. Si nota l’assenza, tra i relatori, del vicepresidente del Consiglio e ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Antonio Tajani.
Brunetta, sempre prof
Preparate i popcorn. Mercoledì mattina a Roma, nell’aula dei gruppi parlamentari, è in programma un evento imperdibile: la presentazione del rapporto 2025 di italiadecide “La cultura e i territori. Valori, modelli e strumenti per lo sviluppo delle aree interne”. Indirizzo di saluto del presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Introduzione di Anna Finocchiaro, presidente di italiadecide. Presentazione del rapporto da parte di Daniela Viglione, direttrice scientifica dell’associazione. E, alla fine, lectio magistralis di Renato Brunetta, presidente del Cnel. Vuole far sempre ricordare che è stato “un prof”, Brunetta.
San Lorenzo in Lucina? Per Il Messaggero è a Trastevere
Il caso di Giorgia Meloni “affrescata” in una nota chiesa del centro storico di Roma fa venire il mal di testa. Anche a molti giornalisti. Per la cronaca del quotidiano romano Il Messaggero, la basilica di San Lorenzo in Lucina si trova a Trastevere. Non a due passi da via del Corso, nel “miglio quadrato” della politica nazionale, dove è sempre stata. E meno male che si tratta del giornale della Capitale. Altra pagina, quella della cultura, nello stesso quotidiano, con una “notizia”, quella del vino del Colosseo, che però è datata almeno tre anni fa e quindi non è certo uno scoop. Della serie «signora mia, per carità, qui non si butta via niente».
«Notizia destituita di ogni fondamento, né tantomeno verificata con il sottoscritto. Mai parlato con qualcuno del centrodestra di questo argomento. Continueremo a lavorare per costruire un centro liberale europeista. Il resto è fantascienza e creatività artistica del giornalista». È quanto ha scritto Carlo Calenda su X commentando un articolo del Corriere della Sera che parla di una «suggestione Campidoglio» per il leader di Azione e di un «piano nel centrodestra per candidarlo». Nella coalizione al governo l’indicazione del prossimo candidato sindaco della Capitale, scrive il Corsera, spetta a Fratelli d’Italia, «ma la sintonia con Forza Italia apre all’ipotesi di una sua corsa» per il dopo-Roberto Gualtieri. Il voto è previsto nel 2027.
Notizia destituita di ogni fondamento, ne tantomeno verificata con il sottoscritto. Mai parlato con qualcuno del centro destra di questo argomento. Continueremo a lavorare per costruire un centro liberale europeista. Il resto è fantascienza e creatività artistica del giornalista. pic.twitter.com/rWYfET9ih3
Parlando con Corriere della Sera, Maurizio Gasparri ha detto: «Noi di FI pensiamo che stavolta si debba allargare il perimetro della coalizione, senza affidarci a candidati di bandiera», definendo poi la candidatura di Calenda «un’ipotesi realistica». Ma, ha precisato il senatore azzurro, «bisogna capire se è interessato».
Alla fine, com’era prevedibile, lo strappo si è consumato. Roberto Vannacci ha lasciato la Lega di Matteo Salvini. L’uscita del vicesegretario sarà formalizzata nelle prossime ore. L’incontro dell’autore del Mondo al contrario con il segretario-demiurgo evidentemente non è stato risolutivo. Cade così nel vuoto l’appello dell’altro vice, Claudio Durigon, che sperava in una permanenza dell’X man all’interno del Carroccio «anche perché tra pacchetto sicurezza e battaglie con i patrioti europei stiamo ottenendo risultati», aveva detto Il Giornale, aggiungendo: «Conto resti nella Lega, senza se e senza ma, perché tutte le opzioni alternative sono un regalo alla sinistra e quindi un danno per l’Italia». Nella Lega, aveva sottolineato Durigon, «sono tutti importanti ma nessuno è indispensabile: il generale sa benissimo che i primi tifosi del suo addio sono i media di sinistra. E un uomo come lui non farebbe regali a Schlein, Renzi o Conte. Un coraggioso patriota come lui ha già una casa: la Lega. Non ha bisogno di cespugli di fortuna».
Dopo gli scontri di Torino, il governo sta lavorando a nuove misure da inserire nel Decreto sicurezza. Tra queste c’è lo scudo penale per gli agenti di polizia, un provvedimento che prevede la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di «cause di giustificazione» in caso di reati, quando cioè agiscono nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi.
Come funziona lo scudo penale pensato dal governo
L’ipotesi è che, quando viene commesso un reato ed è ravvisabile una causa di giustificazione, il pm entro sette giorni svolga accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessaria, all’iscrizione. Gli esempi sono presenti nella bozza del decreto e includono «legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità». L’intenzione, per evitare questioni di incostituzionalità, è quella di far valere la misura a tutte le persone che agiscono per ragioni di servizio o in una situazione di legittima difesa. La bozza fa infatti riferimento a una misura «per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia».
Il situazionista ha colpito ancora. Dalle parti di Palazzo Chigi in questi giorni fanno di sovente ricorso al soprannome che Giorgia Meloni userebbe per indicare Matteo Salvini. È un alto dirigente leghista a raccontarlo. La premier lo userebbe quando si sentono al telefono. E il riferimento non sarebbe tanto alle ideologie dell’Internazionale anticapitalista fondata da Guy Debord. Ma alle tecniche usate da quel movimento, come il Dètournement o la Deriva situazionista: smarrimento volontario della rotta, della direzione, un vagare senza scopo. I situazionisti veri lo usavano come pratica di liberazione dalla società borghese percepita come autoritaria. Salvini-Debord invece deborda senza una rotta, pensano in Fratelli d’Italia, stando a quanto si racconta nella Lega.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Ora nel mirino della premier c’è il situazionista Salvini
Tra alleati politici – si sa – si è come tra parenti di secondo grado. Si sta insieme in occasione delle elezioni e al governo come coi cugini a Natale e ai compleanni. Ma, non appena appena si chiude la porta di casa e si sale in auto, fioccano gli sfoghi, le critiche, i distinguo. Certamente, il situazionista avrà avuto nel tempo soprannomi altrettanto pungenti per la presidente del Consiglio. Ma ora nel mirino c’è lui, perché è evidente a tutti che non controlla più il partito. E questo potrebbe diventare un problema per tutto il centrodestra. Matteo Renzi è stato tra i primi a farlo notare. Così sono partiti i retroscena sui suoi presunti incontri con Roberto Vannacci, smentiti da entrambi. Il problema è la minaccia di quel 2 o 3 per cento che potrebbe ottenere l’ex generale se corresse da solo alle Politiche del prossimo anno. I numeri non sono opinioni. E in Fratelli sono convinti che Vannacci potrebbe far perdere le elezioni al centrodestra. Ma anche tenerlo in coalizione sarebbe ampiamente rischioso.
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
L’idea rischiosa del tandem Futuro Nazionale e Lega
Nel partito di via Bellerio c’è chi avrebbe addirittura ipotizzato una corsa a due con la nuova formazione Futuro nazionale, in vista delle Politiche. L’idea, come già fece nel 2013 Roberto Maroni con il movimento di Giulio Tremonti, sarebbe quella di inserire il simbolo di Fn (sigla che rimanda a Forza nuova o al vecchio Front national di Le Pen?) come ‘lenticchia’ o ‘mosca’, che dir si voglia, nel contrassegno elettorale della Lega. Una soluzione che appare poco gradita al fronte degli amministratori del Nord. Una fonte molto ben informata nella Lega racconta per esempio che Luca Zaia sarebbe così determinato a favore dell’espulsione di Vannacci che si sarebbe offerto di proporla lui pubblicamente. «Matteo, ti devi liberare di questo qui», avrebbe detto a Salvini in uno dei colloqui delle ultime settimane. «Guarda, se vuoi io non ho problemi. Me ne assumo tutta la responsabilità e chiedo che tu lo metta fuori pubblicamente. Così tu ne esci bene, come pacificatore per l’unità del partito», avrebbe aggiunto il doge leghista. Ma Salvini è uso a perseverare negli errori e a non ascoltare questo tipo di suggerimenti. Zaia poi ormai non è neanche più in consiglio federale, non essendo più governatore.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
La controffensiva di Meloni per arginare Vannacci
Certo, se fosse vero quello che circola da settimane in Lega, ovvero che tra Zaia e Salvini sarebbe chiuso l’accordo per una candidatura del primo alle Politiche, insieme ad altri amministratori del Nord in scadenza come Attilio Fontana, quella di Vannacci e i governatori sarebbe una coabitazione assai complicata in campagna elettorale. E qui tornano le paure di Meloni e di Fratelli d’Italia, che vedono come unica soluzione una soglia di sbarramento più alta per chi non è in coalizione. Per il partito della premier e per Forza Italia non c’è alcun margine: Vannacci o resta nella Lega o è fuori dal centrodestra. Si manterrebbe poi la clausola del ‘miglior perdente’ per salvare Noi moderati di Maurizio Lupi con un meccanismo simile a quello del Porcellum. Contro il caos di Vannacci, Meloni e Salvini sembrano infatti avere una unica ancora di salvezza: il mago delle leggi elettorali, Roberto Calderoli.
Luca Zaia vorrebbe Roberto Vannacci fuori dalla Lega (Attilio Fontana l’ha definito «un’anomalia») e per questo, come ha scritto Lettera43, avrebbe messo in guardia Matteo Salvini, già preoccupato per nuove possibili fuoriuscite dal Carroccio. L’ex generale però non se le deve vedere “solo” con i big del partito di via Bellerio, ma anche con Francesco Giubilei, fondatore del think thank Nazione Futura che ha appena depositato un atto di opposizione presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) contro la domanda di registrazione del marchio Futuro Nazionale.
Abbiamo depositato l’atto di opposizione formale al nome e al logo del movimento di Vannacci. pic.twitter.com/EcUBxH8cmE
Il nome e il simbolo scelti da Vannacci, infatti, ricordano molto (troppo) quelli dell’associazione di Giubilei, vicina a Fratelli d’Italia. «Me ne frego», ha risposto il vicesegretario della Lega a domanda sull’iniziativa di Nazione Futura, definendo inoltre «prolisso» Giubilei. Il quale ha replicato con un videomessaggio diffuso sui social.
Vannacci attacca Nazione Futura dicendo "me ne frego" del nostro ricorso. È molto nervoso e lo saremmo anche noi se fossimo in lui visti i fuoriusciti da Il mondo al contrario che si stanno iscrivendo a Nazione Futura. Ormai Vannacci ha più amici a sinistra che a destra. pic.twitter.com/Pp2Q4ki5j2
«Leggo che Vannacci attacca Nazione Futura dopo che abbiamo presentato un’opposizione formale al nome e al logo del suo nuovo movimento che è evidentemente copiato da Nazione Futura. E lo fa citando il motto “me ne frego”, ripreso dagli Arditi e da D’Annunzio. Vannacci in questo periodo è particolarmente a corto di idee», afferma Giubilei nel videomessaggio. «Al tempo stesso lo vedo abbastanza nervoso. Se vuole può venire in sede da noi, ci beviamo una camomilla, ci facciamo una chiacchierata e cerchiamo di capire cosa non va. Però tanti fuoriusciti da Il mondo al contrario, deluso da un certo modo di fare e dalle scorrettezze che Vannacci continua a fare all’interno del suo partito e della coalizione di centrodestra si stanno avvicinando e si sono iscritti a Nazione Futura». E poi: «I nemici a destra iniziano a essere più di quelli a sinistra, fossi in lui mi farei qualche domanda. Sta facendo il gioco della sinistra». Infine la frecciata: «Quando Vannacci veniva invitato ai nostri eventi e quando si presentava col trolley per vendere i suoi libri ai nostri associati non c’era alcun “me ne frego”». Contestualmente all’annuncio del ricorso all’Euipo, Nazione Futura ha comunicato l’apertura del tesseramento 2026 con lo slogan “Leali e coerenti”, ribadendo il proprio posizionamento nell’area culturale e politica del centrodestra.
Roberto Vannacci ha detto la sua sulla cancellazione della conferenza stampa alla Cameradel comitato ‘Remigrazione e riconquista’, durante la quale avrebbero dovuto prendete la parola alcuni esponenti di CasaPound. «Oggi a Montecitorio è morta la democrazia», ha scritto su Facebook l’ex generale, oggi vicesegretario della Lega, fresco del lancio del marchio “Futuro Nazionale”. L’evento è stato annullato per motivi di ordine pubblico, dopo la protesta delle opposizioni che hanno occupato la sala stampa. «Mi auguro un deciso intervento del capo dello Stato che è garante e custode della nostra Costituzione», ha aggiunto, esortando a una riprogrammazione dell’incontro.
«A un parlamentare della Repubblica è stato impedito con la forza di poter democraticamente esprimere le sue opinioni in uno spazio della Camera dei deputati e in un evento regolarmente autorizzato, programmato e pianificato. Una formazione chiassosa di parlamentari di sinistra, guidati da Angelo Bonelli, ha occupato l’aula causando problemi di sicurezza e facendo annullare non solo quella ma tutte le conferenze stampa organizzate nella giornata di oggi», ha scritto Vannacci. «Quando si lascia decidere a una sola fazione del Parlamento chi può parlare e chi no, la democrazia è morta e la tirannia impera». Quanto al tema della remigrazione, il numero due del Carroccio ha affermato che «è un problema di attualità, è una necessità di sopravvivenza e parlarne non viola alcuna legge». E poi: «I primi a violare uno dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale sono stati questi sgangherati parlamentari che, evidentemente, non conoscono l’articolo 21 oppure lo applicano solo a loro uso e consumo secondo una rodata consuetudine della sinistra (puoi parlare solo se la pensi come me)». Infine Vannacci ha espresso «massima solidarietà all’onorevole Domenico Furgiuele che ha avuto il coraggio e la determinazione di far valere i diritti di cittadini che legittimamente e democraticamente vogliono rappresentare le loro istanze».
Disoccupati e inoccupati di lunga durata, strategie territoriali per le aree interne e Case della comunità nelle delibere della seconda seduta di giunta della legislatura Fico. Continua a leggere
Alla fine la tanto agognata direzione dem si farà, magari già la prossima settimana. Lo ha assicurato Elly Schlein. I riformisti, che a più riprese avevano chiesto alla segretaria un confronto aperto, per ora possono dirsi soddisfatti. O, meglio, si vogliono fidare. L’insofferenza della minoranza del resto stava montando in modo direttamente proporzionale all’insofferenza – mixata però a una ostentata indifferenza – che la segreteria Elly Schlein aveva mostrato nei loro confronti. Politica estera, ddl antisemitismo, organizzazione, convocazione delle riunioni: non c’è argomento su cui quasi quotidianamente non emerganolinee di frattura interneal Partito democratico.
Elly Schlein e Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).
L’appello di Sandra Zampa
«È ora che la segretaria Schlein e il presidente Bonaccini convochino una direzione che da troppo tempo, anche in violazione delle regole, non viene convocata», aveva tuonato la senatrice dem Sandra Zampa in un’intervista al Foglio. «Invece di far tracimare malignità sui giornali, si faccia un bello streaming (ah, i bei tempi bersaniani delle dirette a pesci in faccia unificati del Movimento che fu… ndr), consentendo alle persone di ascoltare e farsi una propria idea». Questa gestione del partito, aveva aggiunto la storica dirigente vicina a Romano Prodi, pure lui critico nei confronti di Schlein, «cancellando i luoghi di confronto, non fa altro che inasprire la contrapposizione fino a giungere a degenerazioni gravi, come avvenuto in questi giorni, con gente che insulta me e gli altri dirigenti riformisti, invitandoci a lasciare il partito. Persino un sindaco Pd ha fatto un post sui social con tutte le nostre facce chiedendo di mandarci via. Ma può essere ammissibile?». Il riferimento molto probabilmente era a Francesco Tagliaferri, primo cittadino di Vicchio, nel Mugello, che lo scorso dicembre aveva invitato Schlein a cacciare i «sionisti» dal partito.
Sandra Zampa (Imagoeconomica).
La campagna di ascolto sul territorio
La segretaria così ha aperto a un confronto, come chiesto anche da esponenti della maggioranza, da Goffredo Bettini ad Andrea Orlando, fino a Marco Sarracino. Non solo. Già dal prossimo fine settimana la segretaria darà il via a una campagna di ascolto sui territori. Si parte da Milano, alla Fondazione Feltrinelli, con Demo di Gianni Cuperlo. «Bene finalmente la direzione del Pd la prossima settimana», ha commentato Filippo Sensi su X. «Sarà un luogo di confronto franco, produttivo, utile. In un momento durissimo, internazionale e europeo. Sentiamo questa responsabilità, facciamolo in modo aperto, alto. Insieme». Vedremo.
Bene finalmente la direzione del @pdnetwork la prossima settimana. Sarà un luogo di confronto franco, produttivo, utile. In un momento durissimo, internazionale e europeo. Sentiamo questa responsabilità, facciamolo in modo aperto, alto. Insieme
Nonostante il malessere manifestato da Pina Picierno, Giorgio Gori, Filippo Sensi, Matteo Biffoni e altri, ai riformisti pare mancare la volontà dello strappo definitivo. Forse il Pd ha già dato abbondantemente con le scissioni. Oppure, come ha sottolineato Picierno, «il Pd è casa nostra e noi gli vogliamo bene».
Giorgio Gori, Pina Picierno e Graziano Delrio (Imagoeconomica).
In più mancano le alternative. Matteo Renzi, che pure rimane politicamente il più attrezzato, ha da tempo perso credibilità. Carlo Calenda parla con Forza Italia. I centristi non sono determinanti, almeno per ora. Fare un partito nuovo non avrebbe molto senso, anche se l’idea di una Margherita 2.0 ogni tanto continua a titillare i riformisti del Pd. Il rischio però è che alle prossime elezioni politiche, nel 2027, Schlein riesca a completare il progetto iniziato con la vittoria alle primarie del 2023: costruire un Pd a immagine e somiglianza di tutti quelli che non facevano parte del Pd (Marta Bonafoni, Igor Taruffi, Marco Furfaro, eccetera). La segreteria nazionale è d’altronde rappresentativa: Schlein ha voluto mettere ai vertici dirigenti che niente c’entravano con la storia politica del maggior partito di centrosinistra. È stata una precisa scelta per svincolare se stessa e il Pd dalla identità politica della forza che si è trovata a dirigere.
I metal detector potranno essere utilizzati nelle scuole, su richiesta dei dirigenti scolastici e con il coinvolgimento delle autorità di pubblica sicurezza: lo prevede una circolare congiunta firmata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, già inviata agli istituti e alle amministrazioni territoriali. La misura nasce dopo l’omicidio di uno studente a La Spezia, Abanoub Youssef, ed è inserita in un pacchetto di interventi con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di illegalità negli ambienti scolastici.
In quali casi le scuole potranno chiedere l’uso dei metal detector
La circolare indica che i controlli non saranno automatici né generalizzati, ma valutati caso per caso. I prefetti, d’intesa con i dirigenti scolastici regionali, dovranno convocare il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per analizzare le singole situazioni e definire le modalità di vigilanza. A questi tavoli potranno partecipare anche rappresentanti dei servizi sociali e delle strutture sanitarie, così da avere un quadro condiviso delle criticità presenti nei diversi territori. Il documento individua alcuni contesti che possono giustificare controlli mirati: comportamenti violenti, episodi di spaccio di stupefacenti e atti di bullismo segnalati e ripetuti. In questi casi è previsto un livello di intervento crescente, che può arrivare, nelle situazioni più gravi e previo accordo con le autorità competenti, all’installazione di strumenti di controllo agli accessi degli edifici scolastici, compresi i metal detector manuali. La circolare precisa che l’uso di questi dispositivi potrà avvenire solo su richiesta dei dirigenti scolastici e nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali. A La Spezia, l’istituto professionale Chiodo-Einaudi in cui è avvenuto l’omicidio, ha già chiesto di poter utilizzare i metal detector.
Mozione di sfiducia al presidente della VII Municipalità: la maggioranza si spacca, dodici consiglieri firmano l’atto e aprono formalmente la crisi politica. Continua a leggere
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal comitato promotore della raccolta di firme per il referendum sulla giustizia, che chiedeva l’annullamento della decisione del Consiglio dei Ministri di fissare le votazioni per il 22 e 23 marzo. Nella sentenza, i giudici hanno sottolineato che «la pretesa dei ricorrenti è destituita di fondamento, non potendosi lasciar dipendere la deroga ad un precetto normativo primario chiaro […] da un evento futuro ed incerto (l’ammissione del quesito referendario proposto dai promotori)», evidenziando come la normativa preveda una tempistica «certa e vincolante per lo svolgimento dei referendum costituzionali, anche al fine di evitare prolungati stati di incertezza sulla validità delle modifiche normative». Il Tribunale amministrativo ha inoltre respinto le eccezioni sollevate dai promotori riguardo al difetto di giurisdizione, chiarendo che «la deliberazione del Consiglio dei Ministri ed il conseguente Dpr di indizione del referendum, nella parte relativa all’individuazione della data per lo svolgimento della consultazione referendaria, hanno natura di atti di alta amministrazione e, pertanto, il relativo sindacato rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo».
Dopo giorni di polemiche sulla presenza dell’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il governo ha chiarito il perimetro dell’intervento statunitense. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi martedì ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman J. Fertitta per definire le attività di coordinamento tra le autorità italiane e l’Homeland Security Investigations (HSI), il ramo investigativo dell’ICE, in vista dei Giochi. Piantedosi ha precisato che gli agenti americani non svolgeranno alcuna funzione di ordine pubblico e non opereranno sul territorio. Il loro ruolo resterà confinato alle sale operative, con compiti di supporto informativo e di cooperazione investigativa a tutela delle delegazioni e degli atleti statunitensi. Il ministro ha inoltre annunciato la disponibilità a riferire alla Camera con un’informativa fissata per mercoledì 4 febbraio alle 17.
Tajani: «Gli agenti dell’ICE non saranno per le strade»
Sul punto è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha escluso in modo netto la presenza di agenti americani «in mezzo alla strada». Tajani ha sottolineato che l’ordine pubblico durante le Olimpiadi resterà una competenza esclusiva delle forze italiane e che la collaborazione con rappresentanti di altri Paesi nelle sale operative rientra in una prassi consolidata per i grandi eventi internazionali. Tajani ha inoltre chiarito che i funzionari non avranno compiti di protezione diretta delle alte cariche statunitensi, come dichiarato dal governatore della Lombardia Attilio Lontana, che invece è affidata al Secret Service. L’ICE ha confermato che l’HSI fornirà supporto informativo alle autorità statunitensi e alla nazione ospitante per prevenire rischi legati alla «criminalità transnazionale», precisando che tutte le operazioni restano sotto autorità italiana.
Roberto Vannacci deposita il marchio “Futuro nazionale”, riaccendendo le voci sul possibile strappo con la Lega per dare il via a un progetto politico autonomo di estrema destra. Il vicesegretario del Carroccio ha presentato la domanda il 24 gennaio all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. La richiesta, ora in fase di esame, prevede l’utilizzo del marchio su materiali di propaganda – manifesti, depliant, libri manifesto e insegne – e per servizi esplicitamente legati all’attività politica.
Il simbolo di Futuro Nazionale (Ansa).
Interpellato dall’Ansa, Vannacci ha sminuito la mossa parlando di «un simbolo» come quelli già utilizzati in passato, senza annunciare un partito. Ma il deposito del marchio cade in una fase di tensioni interne alla Lega. Nei mesi scorsi sono state diverse le telefonate fatte da Luca Zaia su questo tema. Secondo fonti qualificate sentite da Lettera43, l’ex governatore del Veneto non si è mai spinto a chiedere l’espulsione del generale – come riportato da ricostruzioni di stampa – ma ha avvertito Salvini sulla pericolosità del soggetto. Per ora, però, il vicepremier ha cercato di contenere lo scontro, smentendo ricostruzioni su pressioni o interventi punitivi nei confronti del suo vice.
Dopo l’ultima riformulazione della presidente Giulia Bongiorno, la Commissione Giustizia del Senato ha dato via libera al nuovo testo base dell’articolo 609 bis del codice penale sulla violenza sessuale. Il documento è passato con 12 voti a favore e 10 contrari. Nel testo, nonostante le proteste delle associazioni femministe e dell’opposizione – Pd e M5s avevano chiesto di non votare e di riaprire la discussione su quello approvato alla Camera – non è rientrato il riferimento al «consenso libero e attuale». Mentre invece è stato inserito quello al «dissenso». Rispetto al testo passato a Montecitorio cambiano le sanzioni, che aumentano: 6-12 anni di reclusione (anziché 4-10) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e 7-13 anni (invece di 6-12) se il fatto «è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». La Lega, a prima firma Laura Ravetto, ha però depositato una proposta di legge per aumentare la pena minima per la fattispecie più grave da 6 a 8 anni.
Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato e relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale, ha proposto un’ulteriore modifica al suo testo (che aveva suscitato molte polemiche), introducendo un aumento della pena per il reato di stupro. La nuova proposta di riformulazione dell’articolo 609 bis prevede infatti 6-12 anni di reclusione (anziché 4-10 anni) per gli atti sessuali contro la volontà di una persona e 7-13 anni (invece di 6-12) se il fatto «è commesso con violenza, minaccia o abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa».
Bongiorno: «Il testo mette al centro la volontà della donna»
«Oggi sarà posto in votazione il testo unificato da me sottoscritto. Devo dire che molti hanno parlato del mio testo senza leggerlo. Altri lo hanno letto e l’hanno deformato», ha dichiarato Bongiorno, spiegando che il testo, «mette al centro la volontà della donna» e «non crea nessuna inversione dell’onere della prova». E poi: «Per la prima volta in Italia, quando non c’è né consenso né dissenso, c’è una presunzione di dissenso nei cosiddetti casi di freezing. Si tratta quindi di una svolta a favore delle donne. Chi dice il contrario forse dovrebbe riflettere».