Pagamento Assegno Unico a dicembre 2023: date accredito Inps e come regolarizzare l’Isee


L’assegno unico di questo mese verrà accreditato il 18, 19 e 20 dicembre 2023 alle famiglie per le quali la rata non ha subito nessuna variazione, dal 20 al 31 dicembre per chi ha subito una variazione dell'importo rispetto a novembre. I genitori che sono anche percettori del reddito di cittadinanza lo riceveranno dal 27 dicembre 2023 insieme all'Rdc. Vediamo quali nuclei potrebbero vedere ridotti gli importi e come fare per porre rimedio.
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Pagamento Assegno Unico a novembre 2023: date accredito Inps e per chi scatta il taglio degli importi


L'assegno unico di questo mese verrà accreditato il 16, 17, 20 novembre 2023 a quelle famiglie che l'hanno già ricevuto nei mesi scorsi e per i quali la rata non ha subito nessuna variazione. Mentre i genitori che percepiscono anche il reddito di cittadinanza e che, nelle scorse settimane, non hanno ricevuto nessun messaggio dall'Inps con l'avviso di sospensione riceveranno l'assegno unico dal 27 novembre 2023. Vediamo quali nuclei potrebbero vedere ridotti gli importi.
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Caro voli: l’Ue indaga sull’aumento delle tariffe aeree in Europa

Bruxelles indaga sull’aumento delle tariffe aeree in tutta Europa, salite fino al 30 per cento nel corso dell’estate con profitti eccezionali per le compagnie. Ad annunciarlo è stata la commissaria Ue ai Trasporti, Adina Valean, in un’intervista al Financial Times.

Urso: «L’Ue si muove nella rotta indicata dall’Italia»

«Stiamo indagando» per avere «una spiegazione completa e dettagliata», ha spiegato Valean, precisando che Bruxelles non intende intervenire su un mercato “funzionante”. Il commento del ministro Adolfo Urso: «L’Ue si muove sulla rotta indicata dall’Italia a tutela degli utenti e contro il caro voli. Avanti, insieme, per un servizio migliore, in trasparenza e nel rispetto delle regole».

Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo

La risposta europea alla Nuova via della seta cinese, la Belt and Road Initiative, è finalmente in marcia, tra ambiziosi progetti e lati ancora poco chiari. Il Global Gateway dell’Unione europea, un piano di sviluppo infrastrutturale rivolto al Sud del mondo, ha vissuto una tappa importante del suo percorso il 25 e 26 ottobre con un business forum che si è svolto a Bruxelles e durante il quale la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha incontrato 40 alti rappresentanti istituzionali di alcuni Paesi in via di sviluppo per discutere opportunità di investimento. Ma di cosa si tratta?

Al centro infrastrutture, energia, materie prime e vaccini

Il piano europeo al centro del vertice vuole mobilitare globalmente 300 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati entro il 2027, di cui la metà andranno all’Africa. Non saranno per la maggior parte investimenti diretti – perché il piano non ha ancora soldi propri, lì avrà forse dal prossimo bilancio -, ma un insieme di fondi e strumenti per sbloccare l’equivalente di questa somma. Nel continente africano 136 miliardi su 150 saranno privati, si stima. Dal suo lancio, al programma europeo afferiscono 89 progetti, di cui molti già avviati in precedenza, in America Latina, Caraibi, Medio Oriente, Asia, Pacifico e Africa subsahariana, per un valore di 66 miliardi di euro. I settori di intervento prioritari del piano saranno le infrastrutture, la connettività, lo sviluppo di nuove fonti di energia, l’approvvigionamento di materie prime e la crescita dei sistemi sanitari, con la produzione locale di vaccini.

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Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo
La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen col primo ministro egiziano Mostafa Madbouly (Getty).

Un progetto nato dalla crisi durante la pandemia di Covid-19

Il Global Gateway è stato fortemente voluto da von der Leyen che l’aveva annunciato nel 2021 durante il suo discorso sullo stato dell’unione. Maddalena Procopio, senior policy fellow del Programma Africa dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), ha detto che il progetto «nasce dalla crisi delle catene di approvvigionamento durante la pandemia di Covid-19 e ha l’obiettivo di soddisfare le esigenze interne europee di resilienza economica». Procopio ha parlato durante l’evento “Global Gateway Africa: Geopolitica, investimenti e prospettive per l’Italia” che il think tank ha organizzato in concomitanza del forum di Bruxelles allo Spazio Europa di Roma insieme alla rivista Africa e Affari. La pandemia, insieme poi con la guerra tra Russia e Ucraina e alla contemporanea forte ascesa sulla scena internazionale di altri attori come la Cina o la Turchia, hanno contribuito a isolare l’Europa in ambito geopolitico ed economico.

Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo
Personale sanitario in America Latina durante i mesi più duri del Covid (Getty).

Il piano Ue ha quindi tra i suoi principali obiettivi quello di accorciare le catene del valore, per disporre più facilmente di energia e materie prime, ma è anche «uno strumento per rilanciare l’immagine e le relazioni dell’Ue con una parte di mondo, stabilendo con questa un rapporto paritetico», come ha detto Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio romano dello Ecfr. A livello geopolitico, secondo l’esperto, il piano arriva alla sua implementazione in un momento in cui in particolare l’Africa sta vivendo una nuova ondata anticoloniale della quale stanno risentendo le potenze europee. Per questo, ha spiegato, è un’opportunità per dare nuovo slancio al loro posizionamento.

Cambio di paradigma rispetto a logiche di aiuto ed estrattivismo neocoloniale

Il Global Gateway, nell’idea delle istituzioni europee, oltre a rafforzare l’autonomia strategica dell’Ue in politica ed economia, dovrebbe infatti rappresentare un cambio di paradigma netto nei rapporti con il Sud del mondo rispetto sia alle logiche dell’aiuto che dell’estrattivismo neocoloniale. In quest’ottica, ancora secondo Procopio, il Global Gateway «è un’occasione per inaugurare un nuovo modello di cooperazione che risponda meglio alle necessità africane mantenendo saldi gli interessi europei». Sarà il “volto esterno” dell’Unione per proporre uno sviluppo più sostenibile e reciprocamente conveniente per le parti. Per Antonio Parenti, direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, il piano rappresenterà anche un tentativo di rispondere in modo globale alle sfide di oggi, ma non in ordine sparso come fatto finora in ambito di politiche di sviluppo. Altro passo cruciale sarà poi quello di favorire l’apporto del settore privato con l’apertura di mercati per aziende italiane ed europee soprattutto in Africa.

I partner della Cina pagano un pezzo alto su indebitamento e sostenibilità

Von der Leyen, aprendo il forum di Bruxelles, ha spiegato che «Global Gateway significa dare ai Paesi una scelta, e una scelta migliore, senza condizioni scritte in piccolo», sostenendo che in molti casi, in cambio dello sviluppo infrastrutturale promesso, questi pagano un prezzo alto in termini di indebitamento, diritti dei lavoratori, sostenibilità ambientale e sovranità nazionale. Il riferimento è ovviamente al modus operandi della Cina che ha festeggiato i risultati della sua Belt and Road Initiative da quasi 1 trilione di dollari con un vertice a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro ungherese Viktor Orban e diversi leader africani. Nonostante la scala minore degli investimenti promessi e il ritardo ormai di 10 anni con l’iniziativa di Pechino, il forum di Bruxelles ha assistito alla firma di ulteriori accordi per 3,2 miliardi di euro tra Africa, Asia e vicinato europeo. Tra questi, l’Ue ha siglato partnership su materie prime con la Repubblica Democratica del Congo e lo Zambia. Inoltre, secondo Josep Borrell, il capo della politica estera europea intervenuto durante il secondo giorno del vertice, altri 100 progetti saranno annunciati entro la fine del 2023.

Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo
Josep Borrell (Getty).

Perplessità e critiche: rischio di un colonialismo 2.0

L’ambizioso piano, come si vede da questi sviluppi, è in divenire, ma non sono mancate in questi mesi perplessità e critiche. Alcuni Paesi si sono per esempio lamentati del fatto che le offerte dell’Ue non vengono decise in coordinamento con le autorità statali e non tengono conto delle reali esigenze locali. D’altra parte nel Global Gateway Business Advisory Group, il gruppo che comprende 60 delle più grandi aziende europee, tra cui Total Energies, Volvo, Bayer e Sparkle come unica italiana, non compare però alcuna impresa pubblica o privata dei Paesi del Sud del mondo. Jean Saldanha, direttrice della Rete europea sul debito e lo sviluppo (Eurodad), citata da EuObserver, ha criticato a questo proposito la mancanza di impegni chiari a investire nella creazione di valore nei Paesi ricchi di risorse, paventando un colonialismo 2.0. Molto meno netta l’analista Procopio che, collegata da Bruxelles con Roma, ha sottolineato però il bisogno di «maggiore coordinamento, dialogo e collaborazione tra istituzioni e privati».

Perché l’inflazione è crollata all’1,8% in Italia e cosa cambia davvero per chi fa la spesa


L'inflazione in Italia ha toccato il livello più basso dal luglio 2021: i prezzi sono saliti solamente dell'1,8% rispetto a un anno fa. Il motivo, però, ha poco a che fare con il trimestre anti inflazione del governo Meloni e molto con i prezzi dell'energia, che a ottobre 2022 ebbero un boom. Per il carrello della spesa, l'inflazione è rallentata ma in modo molto meno pronunciato.
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Codacons: «La guerra spinge il gas, in arrivo gli aumenti»

Dallo scoppio del conflitto in Israele «le quotazioni del gas sui mercati internazionali sono salite del +34 per cento, passando dai 38 euro al megawattora del 6 ottobre ai 51 euro di venerdì scorso», un incremento che, «se traslato sulla voce ‘approvvigionamento materia prima energia’ nelle prossime bollette di luce e gas, determinerebbe sul mercato tutelato una spesa aggiuntiva pari a +355 euro su base annua a famiglia». Lo ha affermato il Codacons in una nota, plaudendo alla proroga del mercato tutelato che lunedì 23 ottobre verrà varata dal Cdm.

Gli aumenti della bolletta media

«Con il nuovo fronte di guerra», spiega l’associazione, «la bolletta media del gas potrebbe salire di 210 euro, attestandosi a 1.537 euro annui a nucleo, mentre quella dell’elettricità aumenterebbe, nell’ipotesi di prezzi costanti, di 145 euro, portandosi a quota 909 euro annui, con una spesa complessiva per le forniture energetiche di 2.446 euro e un incremento complessivo del +17 per cento rispetto alle tariffe attualmente in vigore.

Per risollevare Confindustria serve il contrario di un Bonomi

Sorpresa, ma non tanto. Confindustria non conta più nulla. I quattro anni della presidenza Bonomi (quasi all’unanimità una delle più incolori di quelle passate ai piani alti di viale dell’Astronomia) stanno finendo e il sindacato degli imprenditori si trova per l’ennesima volta al bivio: scegliere un leader forte e carismatico che ridia lustro a un’organizzazione arrivata ai minimi, o pescare un altro «professionista di Confindustria», come li chiamava con un certo sprezzo Gianni Agnelli, un imprenditore senza impresa che ne perpetui l’ineluttabile declino.

Il progressivo distacco del governo e della politica da Confindustria

D’accordo, in questi tempi liquidi bisogna fare i conti con la crisi della rappresentanza, l’evanescenza dei corpi intermedi che ne mette in discussione ruolo e identità. Però mentre la triplice sindacale si agita, vuol dare segni di viat e far vedere che, indipendentemente da quale sia il suo peso reale, l’antagonismo al governo è sempre un buon collante, Confindustria resta avvolta nel suo esiziale torpore. Qualche intervista, qualche dimenticabile convegno, qualche uscita spesso relegatasolo  tra le pagine rosa del giornale di casa. Ma al dunque, quando il gioco si fa duro, resta ai margini del campo. Sarà forse perché, eravamo agli inizi della sua presidenza, Bonomi si lanciò incautamente a dire che la politica era peggio del Covid, ma da allora il distacco con i suoi palazzi che gliel’hanno giurata  è stata una costante. Basta, dialogo ai minimi, non ci confrontiamo con chi ci considera più deleteri di un’ epidemia. Al punto che, quando lo scorso febbraio Giorgia Meloni decise di passare un colpo di spugna sul Superbonus edilizio, che pur coinvolgeva migliaia di aziende del settore, in viale dell’Astronomia non arrivò nemmeno una telefonata di cortesia. Si dirà che quando l’organizzazione celebra la sua assemblea generale, leader di partito e cariche istituzionali sono sempre lì a far passerella. Ma  è diventata seempre più una partecipazione di circostanza, un rito cui sembra troppo non presenziare (lo fece una volta Matteo Renzi, quando da premier ancora infervorato nel suo afflato rottamatore, disertò l’assise al Parco della Musica). Vuoi mettere la corrispondenza di amorosi sensi con Coldiretti, il caldo abbraccio degli iscritti, la confort zone dove Meloni si rifugia quando ha bisogno di sentirsi coccolata e acclamata?

Per risollevare Confindustria serve il contrario di un Bonomi
Carlo Bonomi (Imagoeconomica).

L’identikit del successore ideale di Bonomi

Ma Confindustria, oltre che essere in crisi col mondo esterno, ha problemi anche con se stessa. L’ultimo episodio di cui questo giornale ha dato notizia, ossia il furibondo scazzo tra Bonomi e Francesca Mariotti, la direttrice generale, una testa finissima in fatto di fiscalità, culminata con il siluramento della manager, è la spia che la struttura sta cadendo a pezzi. Ma se dai un’immagine di profonda spaccatura al tuo interno come puoi pensare che la tua rappresentatività non ne esca intaccata? Quello di Mariotti è solo l’ultimo di una sequela di scontri dove a far da teatro è stata anche la Luiss, ovvero la Bocconi di Confindustria, l’università da sempre suo fiore all’occhiello. Così, alla vigilia della campagna elettorale da cui uscirà il nuovo presidente, viale dell’Astronomia è dilaniata da un tutti contro tutti che ne intacca gravemente l’immagine. Per colui che succederà a Bonomi, sarà un compito ingrato e faticoso. Ma serve un requisito imprescindibile da cui partire. Dovrà essere un imprenditore che vive del suo lavoro, che può per la durata del mandato distaccarsene senza averne nocumento. Dovrà essere qualcuno che si dedica anima e corpo a recuperare l’identità e il prestigio perduti, e che non veda Confindustria solo come un trampolino di lancio a uso e consumo della sua carriera.

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Pagamento Assegno Unico a ottobre 2023: date accredito Inps e ultime no


L’assegno unico di questo mese verrà erogato il 17, 18 e 19 ottobre 2023 ai genitori che hanno già ricevuto la prestazione negli scorsi mesi oppure nel caso in cui la mensilità non abbia subito variazioni. Invece, i beneficiari che hanno presentato la domanda a settembre o il cui assegno sarà oggetto di un conguaglio riceveranno l’accredito durante l’ultima settimana di ottobre 2023.
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Cos’è il bonus colonnine e come richiederlo

Il governo, per incentivare il passaggio alla mobilità elettrica di cittadini e imprese, ha previsto il bonus colonnine che permette la copertura del 40 per cento delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione dei dispositivi di ricarica.

Il bonus copre le spese effettuate dopo il 4 novembre 2021

A poter beneficiare del bonus colonnine, come detto, sono le imprese nazionali di qualsivoglia dimensione e i singoli professionisti che, accedendo alla misura, possono ottenere il rimborso del 40 per cento delle spese sostenute per le colonnine di ricarica elettrica acquistate dal 4 novembre 2021 e oggetto di fatturazione elettronica. Le spese coperte dal bonus riguardano l’installazione:

  • delle colonnine;
  • degli impianti elettrici;
  • delle opere edili strettamente necessarie;
  • degli impianti;
  • dei dispositivi per il monitoraggio.

Inoltre, il contributo governativo copre fino al massimo del 10 per cento delle spese sostenute per l’acquisto e la messa in opera degli impianti, così come quelle relative alla connessione della rete elettrica e alla progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudi.

Le domande entro il 30 novembre

I cittadini e le imprese interessati al bonus colonnine devono farne espressa richiesta ed inviare la domanda nel periodo compreso tra il 10 e il 30 novembre 2023. Già dalle ore 10 del 26 ottobre 2023, tuttavia, sarà possibile compilare la richiesta sulla piattaforma digitale di Invitalia. La stessa agenzia governativa mette a disposizione dei cittadini un numero verde gratuito, 800 77 53 97, e una scheda contatto online nell’area riservata sul sito www.invitalia.it.

Bonus colonnine
Colonnine elettriche per la ricarica delle auto (Pixabay).

87,5 milioni di euro a sostegno del bonus colonnine

A sostegno della misura sono stati stanziati dal governo 87,5 milioni di euro, 70 dei quali volti a sostenere le imprese che acquistano colonnine elettriche di ricarica per un valore complessivo inferiore ai 375 mila euro. Altri 8,75 milioni di euro sono riservati alle imprese che superano nel costo complessivo la suddetta soglia, mentre ulteriori 8,75 milioni sono rivolti ai professionisti.

Il ministro Pichetto Fratin: «Vogliamo accompagnare la crescita della mobilità elettrica»

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si è così espresso sul bonus colonnine: «Vogliamo accompagnare la crescita della mobilità elettrica nel Paese, già fortemente sostenuta dal Pnrr». A tal proposito si ricorda che il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede un investimento di 700 milioni di euro che, entro il 2026, consentiranno lo sviluppo di oltre 20 mila infrastrutture fra aree urbane e superstrade.

Osservatorio Birra: con l’aumento delle accise, a rischio la filiera

I dati diffusi dall’Osservatorio Birra contestualmente alla presentazione del 7/mo rapporto realizzato da Althesys non lasciano dubbi: «Un aumento di pochi centesimi di euro dell’accisa sulla birra finirebbe per far male a tutti. Anche al consumatore». In particolare viene sottolineato come l’incremento colpisce i produttori, già alle prese con costi sempre più insostenibili, riduce i margini degli esercenti e ricade anche sul consumatore, perché viene gravata d’Iva.

Quanto incidono le accise

Nel rapporto si evidenzia come «in una birra al bar circa 80 centesimi sono imputabili all’accisa mentre su una bottiglia da 0,66 in offerta al supermercato questa tassa incide per circa il 40 per cento sul prezzo di vendita». L’Osservatorio Birra inoltre ricorda che si tratta dell’unica bevanda da pasto gravata da accise, e in passato – fa presente – «lo Stato, quando ha abbassato l’accisa sulla birra, ha incassato di più: +27 per cento di entrate erariali nel 2017-2019 rispetto al triennio precedente, che aveva visto gli aumenti di questa tassa».

Ridurre la pressione fiscale

Con una minor pressione fiscale, evidenziano gli analisti, i produttori sono stati in grado di «fare investimenti, lanciare nuovi prodotti, generando crescita e quindi gettito». Una riduzione delle accise, segnala l’Osservatorio, «potrebbe alleggerire la pressione inflattiva per i consumatori e aumentare il gettito Iva grazie all’aumento delle vendite. L’alleggerimento della pressione fiscale» si apprende in conclusione «potrà fornire al mercato lo stimolo per riprendere la sua parabola di crescita».

Perché il prezzo del gas sta salendo e cosa c’entra il conflitto in Israele: lo spiega un economista


Il prezzo del gas è aumentato improvvisamente all'inizio di questa settimana. Il professor Dario Guarascio, docente di Economia e politiche dell'innovazione all'università La Sapienza di Roma, ha spiegato a Fanpage.it che ruolo ha lo scontro tra Israele e Palestina in questo rialzo, quali sono le altre cause, e perché probabilmente ne vedremo gli effetti ancora per molto tempo.
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L’Fmi taglia le stime sulla crescita del Pil in Italia

Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime del Pil dell’Italia per il 2023 e il 2024 nell’ambito della generale frenata dell’economia globale e in particolare di quella europea. La previsione è stata presentata martedì 1o ottobre al World Economic Outlook a Marrakech.

Nella media del periodo giugno-agosto +0,4 della produzione rispetto al trimestre precedente

Per il 2023 l’Fmi ha delineato una crescita dello 0,7 per cento, con un taglio dello 0,4 per cento rispetto alle previsioni di luglio, quando le stime erano state invece corrette al rialzo. Anche per il 2024 per il nostro Paese è prevista una crescita dello 0,7 percento, con una limatura di 0,2 rispetto alle precedenti stime. Ad agosto 2023 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,2 per cento rispetto a luglio, mentre nella media del periodo giugno-agosto il livello della produzione è cresciuta dello 0,4 per cento rispetto ai tre mesi precedenti.

L’economia globale è in frenata, tra le cause la guerra in Ucraina e la crisi climatica

La crescita dell’economia mondiale sta frenando nel 2023 e si ridurrà ulteriormente il prossimo anno, con un rallentamento che investe maggiormente i paesi sviluppati e meno gli emergenti. L’Fmi ha previsto che il Pil globale segnerà un +3 per cento dal 3,5 del 2022 per limarsi a +2,9 per cento nel 2024 (la precedente stima era di +3 per cento). Tra le cause del rallentamento il rapporto ha indicato la guerra in Ucraina, la crescente frammentazione dell’economia e alcune più cicliche come la stretta monetaria anti inflazione, il ritiro degli aiuti pubblici e gli eventi climatici estremi.

Finanze vaticane: l’Apsa ha un nuovo presidente

Don Giordano Piccinotti è il nuovo presidente dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica. Il salesiano prende il posto del vescovo Nunzio Galantino, che ha terminato lo scorso giugno il quinquennio come presidente. Piccinotti è il primo presidente Apsa, considerata la banca centrale del Vaticano, che non sia stato vescovo o cardinale.

Chi è don Giordano Piccinotti

Classe 75, il nuovo presidente Apsa è nato a Manerbio, in provincia di Brescia. Nel 2004 ha emesso la professione perpetua nella società salesiana di San Giovanni Bosco e il 17 giugno 2006 ha ricevuto l’ordinazione presbiterale. Nel suo percorso di studi, ha conseguito la licenza in Teologia spirituale presso l’università pontificia salesiana a Roma. È stato inoltre economo delle case salesiane di Lugano, dal 2007 al 2011 e dal 2016 al 2017; e ha ricoperto il ruolo di economo anche a livello ispettoriale, nel sessennio 2011-2017.

È inoltre direttore della fondazione Opera don Bosco nel Mondo a Lugano, Svizzera; procuratore della fondazione Istituto Elvetico Opera don Bosco, sempre a Lugano; direttore esecutivo della fondazione Opera Don Bosco onlus a Milano; membro del Consiglio della Stiftung Don Bosco in Der Welt a Schaan, Liechtenstein; tesoriere del consiglio di amministrazione della ONG Volontariato Internazionale per lo sviluppo (VIS).

 

Sanatoria sugli scontrini: al via la regolarizzazione con sanzioni ridotte

Al via la regolarizzazione degli scontrini. Con la pubblicazione del decreto energia nella Gazzetta ufficiale di venerdì 29 settembre, diventa operativa la norma che consente di sanare la mancata certificazione dei corrispettivi da parte dei soggetti con partita Iva.

In regola con ravvedimento operoso

Ad annunciarlo è l’Agenzia delle Entrate ricordando che, in base a quanto disposto dal dl, i contribuenti che dal primo gennaio 2022 e fino al 30 giugno 2023 hanno commesso una o più violazioni, possono mettersi in regola beneficiando delle sanzioni ridotte previste dal ravvedimento operoso anche se le stesse violazioni sono state già constatate con un processo verbale.

Arera: a settembre aumento del 4,8 per cento della bolletta del gas

Rispetto al mese di agosto, la bolletta del gas a settembre ha subito un aumento del 4,8 per cento sul mercato tutelato. A renderlo noto con un comunicato è l’Arera, l’autorità pubblica che fissa le tariffe di luce e gas sul mercato di maggior tutela, che riguarda 10 milioni di utenti, un terzo del totale.

A cosa è dovuto il rincaro

Le ragioni del rincaro sono legate all’aumento rispetto ad agosto del prezzo medio del metano. Sul mercato italiano all’ingrosso, il Psv, la quotazione media di settembre è stata di 37,05 euro al megawattora. Sono rimasti invariati gli oneri generali e la tariffa legata alla spesa per il trasporto e la misura.

La spesa gas per le famiglie

L’aumento, nella spesa gas per la famiglia tipo nell’anno scorrevole (ottobre 2022 – settembre 2023), è pari dunque a 1.459 euro circa, al lordo delle imposte, e risulta in calo del 13,9 per cento rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (ottobre 2021 – settembre 2022). Confermati per settembre e per tutto il 2023, l’azzeramento degli oneri generali e la riduzione Iva al 5 per cento, come anche per la gestione calore e teleriscaldamento. Lo scorso 28 settembre, l’Arera aveva comunicato l’aggiornamento della tariffa dell’elettricità sul mercato tutelato, che è salita del 18,6 per cento nel quarto trimestre del 2023 rispetto al trimestre precedente.

Codacons: aumenti di 181 euro a famiglia

«L’aumento delle tariffe del gas del 4,8 per cento disposto da Arera porta la bolletta media di una famiglia del mercato tutelato a quota 1.327 euro annui che, sommati ai 764 euro della luce dopo i rincari scattati nell’ultimo trimestre, fanno salire la spesa per luce e gas a un totale di 2.091 euro annui a nucleo, +181 euro all’anno rispetto le precedenti tariffe». Ad affermarlo è il Codacons che, attraverso le parole del presidente Carlo Rienzi, spiega: «Al di là dell’entità degli aumenti di settembre, ciò che più preoccupa è il rischio di una nuova escalation dei prezzi dell’energia nei mesi invernali, quando cioè si concentra l’80 per cento dei consumi di gas delle famiglie».

Porto di Gioia Tauro: manifesto unitario contro la chiusura

La Piana di Gioia Tauro e l’intera Calabria si mobilitano contro il rischio di una possibile chiusura del grande porto transhipment, a causa delle restrizioni in materia ambientale disposte con una recente direttiva dell’Unione europea. Per il prossimo 16 ottobre è stato organizzato un flash mob al quale prenderanno parte lavoratori portuali, imprese che svolgono la loro attività nello scalo, istituzioni, sindaci, sindacati e associazioni di categoria.

Il manifesto: «Chiuderà Gioia Tauro?»

È stato intanto elaborato un manifesto per la difesa del porto di Gioia Tauro dove si legge: «Chiuderà Gioia Tauro? Riusciranno le istituzioni e la politica italiana a far cambiare tempistica all’Unione europea che con una direttiva, nell’ambito del pacchetto Fit For 55, ha imposto la riduzione delle emissioni in atmosfera anche in ambito marittimo, disponendo che gli armatori compensino annualmente le emissioni inquinanti prodotte. L’interrogativo attanaglia coloro che ritengono che Gioia Tauro possa, nel volgere di qualche mese, essere a rischio chiusura. O, quanto meno, a rischio di una drastica riduzione di occupazione e investimenti, causa il nuovo sistema di tassazione che potrebbe verosimilmente indurre le linee di navigazione a spostare i traffici in scali extra-europei. Il pericolo è veramente imminente. E la mancanza di concreta sensibilità su questo tema ci preoccupa».

Rischio «navi verso scali competitors»

«Il porto di Gioia Tauro» – si legge ancora nel manifesto – «il più grande d’Italia per transhipment e che quest’anno si appresta a segnare il record della movimentazione dei container nella sua storia breve ma intensa, potrebbe ritornare a essere un deserto, con le gru smontate e le navi dirette verso scali competitors che si trovano nei Paesi del Nord Africa, dove la direttiva UE non verrebbe applicata o si applicherebbe solo in parte. Difendere l’ambiente dai cambiamenti climatici in corso» – si afferma ancora nel documento – «è un dovere delle Nazioni e degli uomini, ma occorre farlo tutti insieme riavviando il nastro delle azioni da intraprendere con la massima responsabilità. Perché non si può accettare che vengano adottati drastici provvedimenti in Europa per inquinare meno e non si faccia altrettanto negli scali direttamente concorrenti a quelli europei”.

Marelli, stabilimento di Crevalcore: sospesa la procedura di chiusura

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, Marelli ha fornito la disponibilità a sospendere a tempo indeterminato la procedura di chiusura della fabbrica di Crevalcore. Il segretario nazionale Uilm Gianluca Ficco, responsabile del settore automotive, e Stefano Lombardi, segretario generale della Uilm di Bologna, hanno così dichiarato: «Un primo, seppur piccolo, risultato conseguito grazie alle mobilitazioni dei lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani e grazie alla solidarietà dimostrata dalle istituzioni pubbliche».

Per l’azienda «difficoltà oggettive»

Dopo l’incontro tenutosi martedì 3 ottobre al ministero delle Imprese e del made in Italy con i sindacati, l’azienda «ha condiviso la proposta del ministro Urso al fine di lavorare a un tavolo congiunto con il governo, la regione Emilia-Romagna e le parti sociali, per l’identificazione di una soluzione che preservi la continuità industriale del sito di Crevalcore». Inoltre, avrebbe parlato di «difficoltà oggettive legate alla transizione, alla mancanza di commesse e alla scelta di Stellantis di lavorare su piattaforme ex Peugeot e non ex Fiat». La proposta di sospendere la procedura di chisura dello stabilimento di Crevalcore servirebbe dunque ad avere il tempo di «cercare un investitore per una reindustrializzazione del sito».

Per la Fiom «impegno insufficiente»

«La sospensione a tempo indeterminato della procedura di chiusura dello stabilimento è un primo importante risultato, frutto anche della mobilitazione dei lavoratori di tutto il gruppo, ma non è sufficiente. La vertenza è tutt’altro che risolta» ha spiegato la Fiom con una nota congiunta a firma di Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Simone Selmi, segretario generale Fiom-Cgil di Bologna. La mobilitazione prosegue. Decideremo insieme ai lavoratori le iniziative da mettere in campo fino a quando sarà scongiurata la chiusura del sito e non verrà garantita l’occupazione».

Enel cede il 50 per cento di Enel green power Australia a Inpex

È stato perfezionato l’accordo di joint venture tra Enel e Inpex corporation con la cessione del 50 per cento di Enel green power Australia (Egpa) per un corrispettivo totale di circa 142 milioni di euro, pari a un enterprise value di 426 milioni di euro.

La cessione di Enel green power Australia

A rendere pubblica la joint venture è stata Enel green power attraverso un comunicato in cui viene specificato che l’operazione ha generato complessivamente un impatto positivo pari a circa 95 milioni di euro sull’Ebitda del Gruppo Enel. L’iniziativa ha anche generato un effetto positivo sull’indebitamento netto consolidato del Gruppo di circa 142 milioni di euro nel 2023, che non include circa 203 milioni di euro di indebitamento netto deconsolidati nel 2022, in quanto Egpa era già stata classificata come held for sale.

La strategia Enel

Il nuovo accordo raggiunto da Enel è in linea con il Piano Strategico che prevede «la realizzazione di partnership in alcuni business e aree geografiche per incrementare la creazione di valore» e porta alla gestione congiunta di Egpa da parte di Egp e Inpex. Le due realtà, entrando più nello specifico «supervisionando l’attuale portafoglio di generazione da fonti rinnovabili di quest’ultima (Egpa, ndr) e continuando a sviluppare la sua pipeline di progetti, allo scopo di ottenere un incremento della capacità installata di Egpa. In questo modo, Egpa continuerà a guidare la transizione energetica in corso in Australia, accelerando il suo contributo al raggiungimento dell’obiettivo Net Zero del Paese».

Cassa depositi e prestiti approva nuove operazioni per 1 miliardo di euro

Il consiglio di amministrazione di Cassa depositi e prestiti ha approvato nuove operazioni in favore di imprese, territori, infrastrutture e cooperazione internazionale per un valore complessivo di 1 miliardo di euro. Nella stessa sede, inoltre, è stato dato il via libera alla Politica Generale sul Responsible Procurement, che stabilisce i principi cardine e le modalità operative per promuovere la sostenibilità ambientale, sociale e di buona governance presso le l’intera catena dei fornitori di Cdp.

Operazioni in sostegno delle imprese

Le attività decise da Cdp in sostegno di imprese, territori e infrastrutture fanno nello specifico riferimento a fondi di investimento alternativo e finanziamenti, anche in pool con altre istituzioni finanziarie, che mirano ad agevolare le imprese italiane nell’accesso al credito, nell’internazionalizzazione e nei piani di crescita delle imprese. I destinatari della misura possono essere le realtà economiche di ogni dimensione che rappresentano un’eccellenza del Made in Italy e che mirano allo sviluppo di nuovi programmi di investimento che abbiano impatti positivi sulle filiere strategiche del Paese.

La Politica Generale sul Responsible Procurement

Nello stesso consiglio di amministrazione, e in linea con gli obiettivi ESG del Piano Strategico 2022-2024, Cassa depositi e prestiti ha approvato anche la Politica Generale sul Responsible Procurement. Si tratta di un insieme di standard etici, economici, sociali e ambientali che diventano le linee guida dell’istituzione nella scelta dei propri fornitori. Si segue, dunque, l’ottica della premialità, che include anche la verifica del fatto che i fornitori stessi applichino i principi di sostenibilità in tutta la loro catena di approvvigionamento.