Economia
Caregiver, chi e quanti sono: ecco qual è la possibile platea del nuovo sussidio di 400 euro
L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha presentato a Milano gli esiti di una ricerca biennale, coordinata dalla rettrice Elena Beccalli e dalla sociologa Donatella Bramanti, relativa al caregiver, figura che riveste un ruolo sempre più cruciale nel sistema di welfare italiano, rappresentando il pilastro – quasi invisibile – dell’assistenza domestica. Lo studio rivela che circa otto milioni di persone prestano cura a soggetti fragili. Il dato risulta fondamentale per avere un’idea di quale possa essere la platea del nuovo sussidio economico da 400 euro, approvato dal Consiglio dei ministri nella giornata del 12 gennaio 2026. Il provvedimento, sostenuto dalla ministra per le disabilità Alessandra Locatelli, punta a offrire tutele economiche e giuridiche a chi assiste congiunti non autosufficienti, cercando di ridurre il rischio di isolamento per migliaia di famiglie.
Cosa si intende per caregiver?

Il caregiver familiare è colui che assiste un congiunto in condizioni di non autosufficienza in modo prevalente, continuativo e gratuito. Grazie ai dati della ricerca, l’Università Cattolica ha tracciato un identikit preciso di questa figura in Italia. Infatti:
- l’86,8 per cento della popolazione ha fornito aiuto ad almeno una persona nell’ultimo anno;
- il 29 per cento circa assiste soggetti vulnerabili almeno una volta a settimana;
- il 56 per cento dei caregiver è composto da adulti, mentre più di un quarto degli assistenti, pari al 27,2 per cento, è costituito da anziani;
- il 16,8 per cento appartiene alla categoria degli young caregiver (sotto i 35 anni).
L’attività di cura non riguarda solo l’assistenza fisica, ma coinvolge anche la gestione amministrativa e il coordinamento dei servizi. Tuttavia, circa un terzo dei soggetti non dispone di una rete di supporto, operando in condizioni di isolamento.
Quanto prende al mese un caregiver
Il disegno di legge stabilisce un sussidio mensile che può raggiungere un importo massimo di 400 euro. Tale somma viene erogata ogni tre mesi dall’Inps ed è totalmente esente da tassazione. Per l’attuazione della misura, il governo ha stanziato 257 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028.
Il pagamento del bonus è vincolato alla situazione economica del nucleo familiare. Sebbene la procedura di mappatura e le domande inizino nel 2026, l’erogazione effettiva dei fondi avverrà a decorrere dal 2027.
Bonus caregiver 2026, che cos’è e a chi spetta
Il bonus caregiver è un sostegno economico nazionale destinato a chi si prende cura di familiari con gravi disabilità. Per accedere al beneficio, il richiedente deve essere formalmente riconosciuto tramite una piattaforma digitale dell’Inps, operativa entro settembre 2026. È indispensabile possedere requisiti di convivenza con la persona assistita. La normativa identifica come potenziali fruitori:
- il coniuge o la parte dell’unione civile;
- i conviventi di fatto;
- i parenti entro il secondo grado;
- gli affini entro il terzo grado (in casi specifici).
Il beneficio principale è riservato a chi presti assistenza per almeno 91 ore settimanali. Oltre al contributo monetario, sono previste agevolazioni come il lavoro agile per i lavoratori e l’esenzione dalle tasse universitarie per i giovani studenti impegnati nella cura.
Congedo parentale 2026, a chi spetta e come richiederlo
La nuova legge di Bilancio ha rivisto le tutele previste dal Testo unico su maternità e parternità, modificando anche il congedo parentale 2026 e prevedendo margini di flessibilità più ampi per i nuclei familiari. È fondamentale sottolineare che le nuove disposizioni mirano a sostenere i genitori lavoratori dipendenti nella gestione dei figli durante l’intero percorso delle scuole dell’obbligo. La misura, operativa dal 1° gennaio 2026, permette di beneficiare di periodi di astensione facoltativa dal lavoro con una maggiore ampiezza temporale rispetto al passato. Ecco, quindi, come si applicano le nuove norme del congedo parentale, considerando i requisiti di ammissibilità alla misura e le modalità di presentazione della domanda illustrate dall’Inps nel messaggio del 27 gennaio 2026.
Come cambia il congedo parentale nel 2026?

La legge di Bilancio 2026 ha innalzato il limite temporale per la fruizione del congedo parentale da 12 a 14 anni. L’estensione riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti, mentre restano invariati i termini per le altre categorie. Nel dettaglio, le scadenze aggiornate sono le seguenti:
- per i genitori lavoratori dipendenti la fruizione è possibile fino ai 14 anni di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia del minore;
- per gli iscritti alla Gestione separata il limite rimane fissato a 12 anni;
- per i lavoratori autonomi il termine resta confermato al primo anno di vita del bambino.
Se si tratta di lavoratori alle dipendenze, è bene distinguere la decorrenza dei termini a seconda che si consideri l’indennità della madre rispetto a quella del padre. Infatti, per le madri il conteggio inizia dalla fine del congedo di maternità obbligatorio, mentre per i padri decorre dalla nascita. In caso di adozione o affidamento, il termine di 14 anni scatta dall’ingresso nel nucleo familiare, purché il minore non abbia ancora raggiunto la maggiore età.
Come presentare domanda del congedo parentale 2026?
Le modalità di trasmissione della domanda di congedo parentale sono state chiarite dall’Inps con il messaggio del 26 gennaio 2026, n. 251. La procedura deve essere effettuata esclusivamente in via telematica attraverso il portale dell’istituto. In particolare, è necessario utilizzare il servizio aggiornato l’8 gennaio 2026, cercando la sezione «Domande di maternità e paternità». Al genitore che abbia fruito del congedo tra il 1° gennaio 2026 e la data di aggiornamento del software senza poter inviare la richiesta preventiva, è consentita la possibilità di regolarizzare la propria posizione presentando istanza per i periodi pregressi. L’Inps ha istruito le proprie sedi territoriali affinché tali istanze vengano accolte, riconoscendo l’impossibilità oggettiva dal punto di vista tecnico del cittadino di procedere anticipatamente. La domanda deve rispettare i consueti limiti individuali e di coppia stabiliti dal decreto legislativo numero 151 del 26 marzo 2001.
Quali sono i bonus per i figli nel 2026?
Oltre all’estensione del congedo, il sistema di welfare prevede diverse forme di sostegno economico per le famiglie, regolate in base all’Isee e alla condizione lavorativa. Di seguito si riporta una sintesi dei principali strumenti disponibili.
Sia il padre, sia la madre possono accedere a tali agevolazioni, purché in possesso dei requisiti contributivi richiesti. È opportuno verificare periodicamente le circolari dell’ente previdenziale per monitorare eventuali aggiornamenti sugli importi, che possono subire variazioni annuali legate al costo della vita.
Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati
Il tema delle pensioni e dei nuovi esodati torna di stretta attualità dopo la pubblicazione delle ultime proiezioni sull’adeguamento dei requisiti anagrafici alla speranza di vita. Un’analisi dettagliata è stata elaborata dall’Osservatorio previdenza della Cgil nazionale e indica che, a partire dal 1° gennaio 2027, oltre 55 mila lavoratori rischiano di trovarsi in una condizione di fragilità economica e previdenziale. Si tratta di soggetti che hanno già cessato il rapporto di lavoro aderendo a strumenti di accompagnamento alla pensione, confidando in un quadro normativo che allora appariva stabile. Il nuovo scenario delineato dalla legge di Bilancio 2026 e dal rapporto del ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) introduce, tuttavia, incrementi che spostano in avanti la data del pensionamento, generando un periodo di mancata copertura durante il quale i contribuenti coinvolti non percepiranno né l’assegno di accompagnamento, né la pensione.
Pensioni e nuovi esodati: gli effetti dell’adeguamento della speranza di vita dal 2027

Il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita subirà una variazione significativa rispetto alle previsioni utilizzate per gli accordi sottoscritti fino al 31 dicembre 2025. Inizialmente, infatti, si ipotizzava una stabilità dei requisiti per il biennio 2027-2028, con un incremento contenuto a soli due mesi per il periodo successivo (2029-2030). Invece, i nuovi dati indicano una progressione più rapida che porterà un incremento pari a:
- un mese dal 1° gennaio 2027;
- due mesi ulteriori dal 1° gennaio 2028.
Una dinamica di questo tipo comporta che chi matura il diritto nel 2028 dovrà attendere due mesi in più rispetto a quanto programmato al momento dell’uscita dal lavoro. Poiché i contratti di isopensione o di espansione sono stati calcolati sulle vecchie scadenze, si determina un vuoto temporale di reddito e di contribuzione.
Pensioni, chi è a rischio di rientrare tra i nuovi esodati?
Le categorie maggiormente esposte al rischio legato a una revisione dei requisiti di esodo sono quelle che hanno utilizzato strumenti di flessibilità in uscita per gestire crisi aziendali o ricambi generazionali. Si distinguono tre principali canali di esodo che, nel complesso, coinvolgono 55.400 lavoratori:
Per quanto riguarda i fondi di solidarietà, si stima che il 70 per cento della platea complessiva di 40 mila uscite effettuate tra il 2022 e il 2025 sia potenzialmente a rischio. Nel caso dell’isopensione, la percentuale sale all’80 per cento, poiché molti lavoratori hanno usufruito del massimo anticipo consentito di sette anni. Si tratta di una platea ampia che necessita di interventi correttivi per evitare che il costo dell’adeguamento ricada interamente sul lavoratore.
Le richieste della Cgil e l’assenza di salvaguardie normative

Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale, ha evidenziato come migliaia di persone abbiano lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole vigenti, firmando accordi basati su date certe. Il cambiamento delle regole a posteriori rischia di produrre effetti retroattivi sostanziali. Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha sottolineato che il governo aveva inizialmente vincolato l’Inps a non applicare gli incrementi dal 2027, salvo poi procedere diversamente nella legge di Bilancio 2026. La dirigente sindacale ha segnalato la necessità di:
- introdurre una salvaguardia immediata per chi ha già sottoscritto accordi di accompagnamento;
- rafforzare strutturalmente gli strumenti di tutela previdenziale;
- prevedere meccanismi automatici di adeguamento degli assegni di isopensione;
- riaprire il confronto istituzionale, fermo dal 18 settembre 2023.
Senza un intervento legislativo, il rischio è quello di creare una nuova generazione di soggetti privi di tutela in una fase della vita estremamente delicata.
Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo
L’accesso al fotovoltaico e al bonus per le batterie rappresenta una delle principali opportunità per ridurre i costi energetici domestici e favorire la transizione ecologica degli edifici residenziali. La normativa vigente, basata sull’articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), disciplina le modalità attraverso le quali i contribuenti possono recuperare una parte significativa della spesa sostenuta. La legge 207/2024, di Bilancio per il 2025, ha delineato i criteri di accesso, confermati poi da successivi interventi normativi. È fondamentale considerare che i sistemi di accumulo sono identificati come elementi funzionali all’impianto di produzione. Tuttavia, l’agevolazione varia in base alla destinazione dell’immobile e al soggetto che sostiene l’onere economico, rendendo necessaria una verifica dei requisiti tecnici e burocratici per evitare la perdita del beneficio fiscale.
La disciplina del fotovoltaico e il bonus per le batterie di accumulo

I sistemi di accumulo sono considerati parte integrante degli impianti di produzione energetica. Per questa ragione, la spesa per l’acquisto e la messa in opera delle batterie risulta detraibile. La misura dell’agevolazione dipende dal titolo di possesso e dalla destinazione dell’unità immobiliare. Il contribuente deve assicurarsi che l’installazione avvenga nel rispetto delle norme tecniche e che sia seguita dall’invio della comunicazione dei dati all’Enea. Per quanto riguarda le percentuali applicate, la normativa distingue tra abitazione principale e altre tipologie di immobili, prevedendo le due aliquote del 50 e del 36 per cento.
Inoltre, le procedure necessarie per l’accesso al bonus includono:
- l’acquisto e l’ installazione delle batterie di accumulo;
- l’invio dei dati tecnici tramite il portale dell’Enea;
- la conservazione delle fatture e delle ricevute dei bonifici parlanti;
- la ripartizione della detrazione in 10 rate annuali di pari importo;
- il limite massimo di spesa fissato a 96 mila euro per unità immobiliare.
Bonus fotovoltaico, ultime notizie sulle aliquote del 2026
Le prospettive per l’anno 2026 hanno subito delle variazioni significative rispetto alle previsioni iniziali. Si era ipotizzato, infatti, un calo delle aliquote al 36 per cento per le abitazioni principali e al 30 per cento per gli altri immobili. Tuttavia, l’articolo 1, comma 22, della legge 199/2025, di Bilancio per il 2026, ha modificato questo scenario. La nuova disposizione stabilisce che le percentuali maggiorate siano mantenute anche per le spese sostenute nel corso del 2026. Ciò significa che i proprietari possono continuare a beneficiare della detrazione del 50 per cento o del 36 per cento, a seconda dei casi, senza subire la riduzione precedentemente programmata. La conferma legislativa fornisce stabilità al mercato delle energie rinnovabili e permette una pianificazione a lungo termine per i privati che intendano completare i propri impianti.
Incentivi fotovoltaico 2026 privati

I privati che acquistano un immobile direttamente dall’impresa costruttrice possono beneficiare delle medesime agevolazioni. L’acquisto di una prima casa nel 2026 con aliquota Iva al 4 per cento, consente di fruire del bonus fiscale per le batterie di accumulo relative all’impianto installato durante la costruzione. La circolare 8/E/2025 dell’agenzia delle Entrate ha chiarito che il beneficio spetta nella misura massima quando l’immobile è adibito ad abitazione principale dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento. Se le spese sono sostenute da un soggetto differente o per immobili non principali, l’aliquota scende al 36 per cento. È importante ricordare che il limite di 96 mila euro deve essere rispettato per ogni singola unità immobiliare, includendo sia l’impianto sia i sistemi di accumulo collegati, per esempio per massimizzare l’autoconsumo energetico diurno e notturno.
Pensioni, come ricominciare a lavorare: fine dei divieti al compimento dei 67 anni
Ricominciare a lavorare è un tema centrale per migliaia di cittadini che hanno scelto una delle pensioni anticipate con quota 100, 102 o 103, ma desiderano rimettersi in gioco nel mercato del lavoro. Il sistema previdenziale italiano prevede regole rigide sulla cumulabilità dei redditi fino al raggiungimento dell’età per la vecchiaia, fissata a 67 anni. Tuttavia, una volta spenta questa candelina, i vincoli decadono, permettendo di percepire l’assegno previdenziale e lo stipendio senza subire sospensioni o decurtazioni.
Pensioni, come ricominciare a lavorare senza tagli: le novità per chi ha usato le quote

L’articolo 14 del decreto legge 28 gennaio 2019, stabilisce che la pensione ottenuta con i regimi sperimentali non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Questa restrizione resta valida dalla decorrenza del trattamento fino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Esiste un’unica deroga per il lavoro autonomo occasionale, ammesso entro il limite di 5 mila euro lordi annui. Superata questa soglia, l’Inps sospende l’erogazione dell’assegno per l’intero anno di percezione del reddito. I titolari devono presentare il modello “Quota 100” per dichiarare preventivamente eventuali attività, consentendo all’istituto di monitorare i flussi reddituali attraverso le banche dati dell’Agenzia delle entrate.
Chi è andato in pensione con quota 100 può lavorare dopo i 67 anni?
Al compimento dei 67 anni, la situazione muta radicalmente poiché si perfezionano i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria. In questa fase, i vincoli di incumulabilità previsti dalle quote cessano di esistere. È, dunque, possibile intraprendere nuove attività professionali o riprendere collaborazioni precedenti senza che l’assegno previdenziale venga intaccato. Per esempio, un soggetto che compie 67 anni a maggio 2026 potrà, dal mese successivo, aprire una partita Iva o essere assunto come dipendente. In questa fattispecie, i redditi percepiti non rilevano ai fini della sospensione del trattamento, garantendo piena libertà di movimento nel mercato del lavoro sia per i liberi professionisti, sia per chi opera nel settore privato.
Quota 100, cumulo con altri redditi
Non tutti i proventi finanziari determinano la sospensione della pensione anticipata. Esistono, infatti, specifiche tipologie di entrate che possono essere percepite anche prima dei 67 anni. Tra queste si la circolare dell’Inps n. 117 del 9 agosto 2019 ricorda:
- le indennità connesse a cariche pubbliche elettive;
- i redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro o le partecipazioni agli utili come soci di capitale;
- i compensi per la funzione sacerdotale;
- le indennità percepite dai giudici di pace o dai tributari;
- i rimborsi spese per trasferte e le missioni fuori dal territorio comunale;
- l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.
In mancanza di comunicazioni ufficiali da parte del pensionato, l’Inps imputa il reddito all’intero anno solare, salvo prova contraria dell’interessato.
Bonus riqualificazione energetica: chi può richiederlo e quali sono le novità del 2026
Il bonus per la riqualificazione energetica del 2026 rappresenta uno dei maggiori incentivi per l’attuazione della transizione ecologica degli edifici esistenti. Nelle ultime ore, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato l’aggiornamento della guida dedicata alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, confermando le disposizioni della legge numero 199/2025. Per le spese sostenute nel corso dell’anno, la normativa stabilisce un’aliquota ordinaria del 36 per cento, che sale al 50 per cento qualora l’intervento riguardi l’abitazione principale del contribuente. Il beneficio si applica a immobili di ogni categoria catastale, purché già esistenti e censiti. È fondamentale ricordare che la detrazione deve essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo, richiedendo una sufficiente capienza fiscale per l’intero decennio al fine di non perdere alcuna quota del beneficio.
Bonus riqualificazione energetica: requisiti e novità 2026

L’accesso alla detrazione del bonus per la riqualificazione energetica richiede il rispetto di precisi criteri tecnici e amministrativi per garantire l’effettivo miglioramento termico degli edifici. La norma esclude gli impianti a gas, favorendo sistemi a biomassa e pompe di calore. Gli interventi ammessi comprendono le seguenti categorie:
- l’acquisto e la posa in opera di finestre e infissi;
- l’installazione di schermature solari;
- la sostituzione di impianti con caldaie a condensazione di classe A dotate di sistemi di termoregolazione evoluti.
In quest’ultimo caso, la detrazione può raggiungere il 65 per cento, mentre per i semplici infissi si attesta sui valori ordinari. La corretta posa in opera è essenziale per il risparmio dei consumi. La tabella seguente riassume le aliquote principali previste per l’anno in corso.
Limiti alla cessione del credito e bonus riqualificazione energetica 2026

In merito alla gestione finanziaria del beneficio, le opzioni di sconto in fattura e cessione del credito risultano fortemente limitate dalle normative vigenti. Le restrizioni introdotte a partire dal 2023 hanno reso la detrazione diretta la modalità ordinaria di fruizione dell’incentivo. Sebbene esistano deroghe specifiche, la maggior parte dei contribuenti deve utilizzare il credito d’imposta nella propria dichiarazione dei redditi. Per i limitatissimi casi di utilizzo alternativo del bonus per la riqualificazione energetica, è possibile effettuare fino a tre cessioni ulteriori esclusivamente a favore di soggetti qualificati, quali:
- le banche e gli intermediari finanziari iscritti all’albo;
- le società appartenenti a un gruppo bancario;
- le imprese di assicurazione autorizzate.
Il divieto generale mira a stabilizzare i conti pubblici, pur mantenendo l’incentivo fiscale per chi possiede capacità di spesa. Per esempio, i correntisti delle banche possono ricevere il credito dai propri istituti, ma non possono cederlo ulteriormente. Risulta dunque opportuno verificare la propria posizione fiscale con un professionista prima di avviare i cantieri.
Oro, nuovo prezzo record: superati i 5 mila dollari l’oncia
Per la prima volta nella storia l’oro ha superato i 5 mila dollari l’oncia (unità di misura pari a 31,1 grammi), aggiornando il suo libro dei record. Il rally si inserisce all’interno di un contesto già piuttosto forte per il metallo prezioso, che ha guadagnato l’8 per cento nell’ultima settimana e il 17 per cento a partire dall’inizio dell’anno. Sommandosi a un 2025 già robusto, quando i prezzi erano schizzati di 65 punti facendo registrare il più grande guadagno dal 1979. Record anche per l’argento, il cui valore ha superato per la prima volta i 100 dollari l’oncia, il 150 per cento in più rispetto al 2025.

Cresce il prezzo dell’oro: le ragioni alle spalle dell’impennata
A spingere fortemente sull’aumento del prezzo dell’oro è soprattutto l’incertezza geopolitica globale, alimentata da tensioni in Groenlandia e Venezuela fino al Medio Oriente che hanno rafforzato il ruolo dei metalli preziosi come rifugio per eccellenza. A impattare sono anche le decisioni del presidente Usa Donald Trump sui dazi, tra cui la recente minaccia di imporre tariffe del 100 per cento al Canada qualora quest’ultimo decidesse di stringere un accordo commerciale con la Cina. Il mercato intanto attende che la Fed mantenga invariati i tassi, guardando con attenzione al discorso del presidente Jerome Powell per ottenere indicazioni sulle prossime mosse future.

Crescono anche argento e platino
Sostenuto dall’indebolimento del dollaro, il prezzo dell’oro è ormai in costante aumento da due anni: basti pensare che, solamente nel gennaio 2024, un’oncia valeva poco più di 2 mila dollari. Parallelamente, è in crescita anche quello degli altri metalli preziosi. L’argento è cresciuto di circa il 2 per cento issandosi a 106,56 dollari l’oncia e segnando un nuovo record storico. Discorso simile anche per il platino che si è spinto fino ai 2.798,46 dollari l’oncia, facendo registrare il nuovo massimo personale.
Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?
Il bonus mobili non può essere più richiesto se l’intervento edilizio riguarda esclusivamente la sostituzione della caldaia e, più in generale, gli impianti di climatizzazione invernale con modelli alimentati da combustibili fossili. Nelle ultime ore, infatti, l’Agenzia delle entrate ha rivisto le proprie indicazioni ufficiali, recependo le novità introdotte dalla direttiva europea sulle Case green. In precedenza, la sostituzione della caldaia era classificata come manutenzione straordinaria e permetteva di trainare l’incentivo per mobili e grandi elettrodomestici. Tuttavia, la pubblicazione della nuova guida esclude esplicitamente questi interventi dal novero di quelli agevolabili. La decisione riflette lo stop ai sussidi per le tecnologie meno sostenibili, limitando l’accesso al bonus mobili solo a chi realizzi ristrutturazioni edilizie o installi generatori di calore alimentati da fonti rinnovabili.
Come funziona il bonus mobili caldaia dopo le nuove Faq dell’Agenzia delle entrate?

Il cambiamento interpretativo fornito dall’amministrazione finanziaria segna un punto di svolta per i contribuenti. Nonostante la sostituzione della caldaia a condensazione fosse un tempo l’intervento più semplice per sbloccare la detrazione del 50 per cento assicurata dal bonus mobili e grandi elettrodomestici, dal 1° gennaio 2025 questa opzione è stata eliminata. Restano validi, come lavori trainanti, gli interventi di manutenzione straordinaria che prevedono:
- l’installazione di stufe a pellet e di impianti dotati di generatori di calore a biomasse;
- gli interventi finalizzati all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia;
- le ristrutturazioni edilizie sulle singole unità immobiliari;
- il restauro e il risanamento conservativo.
L’Agenzia delle entrate ha precisato che la detrazione spetta solo se l’intervento edilizio è iniziato a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei beni, rendendo necessaria la prova della data di avvio dei lavori.
Cosa cambia nel 2026 per chi vuole cambiare l’arredo e i grandi elettrodomestici
Il limite massimo di spesa del 2026 per il bonus mobili è confermato a 5 mila euro per singola unità abitativa. La detrazione Irpef del 50 per cento deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Per beneficiare dello sgravio è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico o carta di debito o credito. Tuttavia, è bene ricordare che le spese per il trasporto e il montaggio sono incluse nel calcolo totale, purché siano state pagate con le medesime modalità tracciabili richieste dalla norma.
Quali interventi non danno diritto al bonus mobili 2026?

Esistono specifiche categorie di lavori che, pur rientrando nel recupero del patrimonio edilizio, non consentono di accedere alla detrazione del bonus mobili. In particolare, l’amministrazione finanziaria ha chiarito che non tutte le spese edilizie fungono da traino per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici. I principali interventi esclusi sono:
- le misure dirette a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi, a meno che non siano inquadrabili in manutenzioni ordinarie o straordinarie;
- la realizzazione di posti auto o box pertinenziali rispetto all’abitazione principale;
- gli interventi di riqualificazione energetica per i quali si usufruisce dell’ecobonus.
Le limitazioni risultano fondamentali per evitare errori nella richiesta dell’incentivo. Per esempio, l’installazione di un sistema di allarme o di grate alle finestre, se non accompagnata da opere murarie strutturali riconducibili a manutenzione straordinaria, non permette di detrarre la spesa per i nuovi arredi. Allo stesso modo, chi ha installato pannelli solari o sostituito gli infissi avvalendosi unicamente dell’ecobonus non può agganciare il beneficio per i mobili.
La più grande beffa dei miliardari a Davos è convincerci che il nostro nemico siano i poveri

Mentre Trump e le destre si scagliano contro i migranti e le frontiere aperte, i miliardari sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E chi li segue nega persino l'evidenze, anche contro il suo interesse.
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Stipendi: bonus, sgravi e incentivi rischiano di saltare nella busta paga di gennaio 2026
L’applicazione delle nuove misure previste dalla legge di Bilancio nella busta paga di gennaio 2026 richiede estrema cautela a causa della mancanza di istruzioni tecniche ufficiali. Sebbene il testo normativo introduca diversi sgravi fiscali e incentivi contributivi, le aziende produttrici di software segnalano l’impossibilità di aggiornare i sistemi gestionali in assenza di chiarimenti dagli enti competenti. Per questa ragione, AssoSoftware invita i sostituti d’imposta, sia nel settore pubblico sia in quello privato, ad adottare un comportamento prudente e conservativo. L’obiettivo è quello di prevenire errori di calcolo che potrebbero generare sanzioni amministrative. La problematica coinvolge misure rilevanti, quali la detassazione dei rinnovi contrattuali e del lavoro notturno, rendendo indispensabile attendere le circolari interpretative prima di procedere con l’erogazione dei benefici spettanti ai lavoratori.
Busta paga di gennaio 2026, quando arrivano bonus e incentivi?

Il mancato rilascio delle specifiche tecniche impedisce alle software house di implementare le modifiche necessarie per gestire i nuovi flussi. Il rischio è quello di estendere dei benefici fiscali e contributivi nelle buste paga e poi di dover intervenire nuovamente con correzioni e integrazioni. Risulta infatti poco chiaro se alcune aliquote ridotte debbano essere applicate all’intera retribuzione o solo a specifiche componenti. Le principali novità soggette a rinvio includono:
- la detassazione dei rinnovi contrattuali;
- gli sgravi contributivi per le lavoratrici madri;
- la detassazione del lavoro notturno;
- gli incentivi sul reddito accessorio nel pubblico impiego.
Si ricorda che l’articolo 46 della legge 182/2025, in vigore dal 18 dicembre scorso, riconosce la necessità di tempi congrui per lo sviluppo e il test dei software.
Il recupero dei benefici nei mesi successivi
I lavoratori riceveranno comunque gli i bonus e gli sgravi spettanti non appena il quadro normativo sarà definito. Gli enti competenti, in costante dialogo con i produttori di software, stanno elaborando provvedimenti che consentiranno il recupero delle somme non erogate nel primo periodo di paga utile. Si ipotizza che le circolari del ministero dell’Economia e delle Finanze possano essere pubblicate entro il mese di febbraio 2026, permettendo così il conguaglio degli arretrati. Esiste inoltre un accordo consolidato con l’Inps che prevede il blocco degli interventi tecnici fino alla fornitura dei codici corretti per i flussi Uniemens. Questo approccio garantisce l’ordinato svolgimento degli adempimenti amministrativi e la qualità dei dati trasmessi. Tuttavia, nel breve termine, gli stipendi saranno calcolati sulla base delle regole fiscali consolidate, rimandando l’applicazione delle nuove agevolazioni al momento in cui i sistemi saranno aggiornati e testati in totale sicurezza.
Lavorare per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Ecco le posizioni ancora aperte
Lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 rappresenta un’occasione professionale senza precedenti per partecipare a un evento storico che per la prima volta vede la collaborazione tra due città e due regioni. La Fondazione Milano Cortina 2026, incaricata della gestione dei Giochi, collabora con Randstad in qualità di HR partner ufficiale. La collaborazione mira a selezionare profili che condividano i valori della determinazione, dell’inclusione e della sostenibilità, fondamentali per guidare le generazioni future attraverso lo spirito sportivo. Le attività di reclutamento riguardano diverse sedi strategiche, tra cui Milano, Cortina d’Ampezzo (Bl), Verona, Anterselva (Bz), Bormio (So), Livigno (So) e la Val di Fiemme (Tn). Partecipare alla candidatura per Milano Cortina 2026 consente di inserirsi in un contesto globale, dove i principi dello sport si integrano nei processi aziendali per favorire un ambiente lavorativo orientato all’eccellenza.
Lavorare per le Olimpiadi Milano Cortina 2026: quali sono le ultime opportunità?

Le ricerche attuali di personale da assumere per lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 coprono diversi settori operativi, dalla logistica alla gestione degli eventi. Le figure richieste devono possedere competenze specifiche per operare in contesti complessi e dinamici. Tra le posizioni aperte figurano:
- event assistant e event & protocol officer a Milano;
- coordinatore dei trasporti per la sede nel Milanese;
- specialista operazioni di trasporto e logistica presso Cortina d’Ampezzo (Bl);
- village communication centre supervisor a Cortina d’Ampezzo (Bl);
- event supervisor a Predazzo (Tn);
- operatore logistico con patentino a Tesero (Tn) e Rasun Anterselva (Bz).
Per questi ruoli si ricercano professionisti capaci di gestire i flussi di persone e materiali, garantendo l’efficienza organizzativa. Anche profili come hostess per Milano Cortina 2026 risultano determinanti per l’accoglienza e il supporto logistico durante le competizioni.
Come candidarsi per Milano Cortina 2026?
La procedura per sottoporre il proprio profilo avviene attraverso i canali ufficiali messi a disposizione dall’agenzia per il lavoro partner della Fondazione. Per accedere alla sezione «Lavora con noi Olimpiadi», gli interessati possono consultare il portale web di Randstad, dove sono pubblicati i dettagli dei singoli annunci. Tramite la piattaforma «Milano Cortina 2026 – Lavora con noi», è possibile filtrare le posizioni in base alla località e alla specializzazione desiderata. Tuttavia, è necessario verificare attentamente i requisiti tecnici, per esempio il possesso di patentini specifici per la movimentazione merci o la conoscenza delle lingue straniere per i ruoli di coordinamento. Le Olimpiadi di Cortina offrono contratti mirati a strutturare i vari dipartimenti della Fondazione in vista dello svolgimento delle gare, ma anche nei periodi successivi all’evento sportivo.
Il rendimento dei bond giapponesi a 40 anni supera il 4 per cento per la prima volta
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 40 anni ha superato il 4 per cento, un livello mai raggiunto dalla loro introduzione nel 2007 e il più alto per qualsiasi scadenza del debito sovrano negli ultimi trent’anni. L’aumento riflette un sell-off dei bond innescato dalle elezioni anticipate annunciate dalla premier Sanae Takaichi, fissate per l’8 febbraio, e dai suoi piani di stimolo fiscale. Takaichi ha chiesto un mandato per un «cambiamento di politica di ampia portata», che include una spesa pubblica da 135 miliardi di dollari e la sospensione per due anni dell’Iva dell’8 per cento sui prodotti alimentari.
Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil
Il mercato non ha reagito bene ai piani della premier. Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil, e nuovi stimoli fiscali e tagli alle tasse stanno spingendo gli investitori a chiedere rendimenti più alti per detenere bond a lunga scadenza. Di conseguenza, il prezzo dei titoli è sceso e il rendimento è salito, mentre l’asta di titoli a 20 anni ha registrato una domanda relativamente debole, con un rapporto di copertura pari a 3,29 inferiore alla media dell’ultimo anno. Il sell-off segna un cambiamento significativo nel mercato obbligazionario giapponese, tradizionalmente caratterizzato da tassi ultra-bassi. I rendimenti dei bond a lungo termine hanno superato quelli di alcuni pari scadenza europei, come i Bund tedeschi a 30 anni. Gli investitori restano cauti, aspettando segnali chiari sull’evoluzione dei piani fiscali e sul comportamento della banca centrale, mentre il governo cerca di rassicurare il mercato sul fatto che le nuove misure non comprometteranno la sostenibilità delle finanze pubbliche.
Cedolino scuola gennaio 2026, in busta paga aumenti degli stipendi e arretrati 2022-2024
Era particolarmente attesa l’emissione del cedolino del personale della scuola per il mese di gennaio 2026 in vista dell’applicazione pratica del rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024. E le aspettative sono state premiate. La firma definitiva del nuovo accordo, avvenuta il 23 dicembre 2025, ha sbloccato le risorse destinate a circa 1 milione 200 mila lavoratori tra personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata). È lo stesso ministero dell’Istruzione e del Merito a garantire l’arrivo degli aumenti degli stipendi mensili e il pagamento degli arretrati maturati negli anni precedenti per il ritardo del rinnovo stesso. Il dicastero di Viale Trastevere ha gestito le procedure in tempi ridotti per assicurare che i benefici economici fossero visibili già nel primo mese dell’anno, confermando una gestione amministrativa orientata all’efficienza. L’accordo si inserisce in un piano di interventi pluriennali che avranno quale obiettivo quello di stabilizzare il potere d’acquisto dei dipendenti del pubblico impiego degli istituti statali.
Cedolino personale scuola gennaio 2026: cifre e modalità di erogazione

La visione del cedolino degli insegnanti e del personale Ata del mese di gennaio 2026 permette di individuare le somme specifiche attribuite alle diverse categorie professionali. Per quanto riguarda gli aumenti a regime, i docenti percepiscono circa 150 euro mensili aggiuntivi, mentre per il personale Ata l’incremento si attesta su 110 euro. Parallelamente, il 13 gennaio 2026 è stata effettuata un’emissione straordinaria per il pagamento degli arretrati relativi al periodo 2022-2024. La distribuzione delle somme avviene secondo i seguenti parametri:
- gli arretrati per il personale docente ammontano a 1.948 euro;
- gli arretrati per il personale Ata sono pari a 1.427 euro;
- l’indennità una tantum, di circa 145 euro per i docenti, sarà erogata nel mese di febbraio 2026;
- la verifica degli importi è disponibile sulla piattaforma digitale Noipa;
- gli aumenti totali stimati dopo tre rinnovi contrattuali raggiungono i 416 euro mensili, considerando anche quello per il quale partiranno, a breve, i nuovi tavoli contrattuali all’Aran per il triennio 2025-2027.
Prospettive contrattuali e dichiarazioni del ministero
In merito alle operazioni in corso, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dichiarato: «Abbiamo mantenuto la promessa. Aumenti e arretrati già in pagamento da gennaio 2026. Un investimento concreto sul personale scolastico, con una tempistica senza precedenti. Il lavoro continua già sul contratto 2025–2027». Tuttavia, l’attività amministrativa non si esaurisce con i pagamenti di questo mese. Sono infatti già state avviate le procedure di rinnovo del contratto per il triennio successivo attraverso l’invio della proposta di atto di indirizzo alla Funzione pubblica. Questo passaggio permetterà all’Aran di convocare i rappresentanti sindacali per l’apertura delle nuove trattative. Contestualmente, è stato siglato un accordo per la distribuzione delle risorse del fondo di istituto, da assegnare al personale tramite una contrattazione specifica all’interno di ogni singola scuola e finalizzata a valorizzare le attività aggiuntive svolte in sede.
Riforma Isee 2026, quando arrivano i valori aggiornati per chiedere l’Adi e l’Assegno unico?
La corretta procedura di richiesta dei valori aggiornati dell’Isee 2026 rappresenta il quesito principale di migliaia di nuclei familiari che, a partire dal 1° gennaio scorso, hanno presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). L’Inps, con il messaggio del 12 gennaio 2026, numero 102, ha fornito chiarimenti cruciali sulla riforma introdotta dalla legge di Bilancio (L. 199 del 30 dicembre 2025). L’istituto previdenziale ha precisato che il nuovo valore dell’indicatore è indispensabile per accedere a specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione. Sebbene le domande siano state inoltrate, molti cittadini hanno notato che l’attestazione ufficiale non riporta ancora le cifre ricalcolate secondo i nuovi parametri. Si tratta di un’operazione tecnica complessa che l’ente gestirà in modo automatico. Chi ha già provveduto alla compilazione non deve presentare una nuova istanza, ma semplicemente attendere la conclusione delle procedure interne prevista entro la fine del mese di gennaio.
Isee, valori aggiornati 2026 dall’Inps: quando arrivano?

Per chi ha già sottoscritto la Dsu all’inizio dell’anno, la buona notizia è che non è necessario intraprendere alcuna azione aggiuntiva. L’istituto ha confermato che il calcolo del nuovo indicatore avverrà d’ufficio per tutti i richiedenti, indipendentemente dalla modalità di presentazione (precompilata od ordinaria). Tuttavia, al momento attuale, consultando la propria area riservata o scaricando l’attestazione ufficiale, non compare ancora il dato ricalcolato con i parametri della riforma 2026. Tale valore sarà comunicato ufficialmente ai richiedenti entro la fine del mese di gennaio mediante una comunicazione diretta da parte dell’Inps. L’intervallo tecnico è dovuto all’adeguamento dei sistemi informatici necessari per recepire le soglie più alte previste per le famiglie con tre o più figli. Una volta completata la migrazione dei dati, l’attestazione verrà integrata retroattivamente, garantendo la correttezza dei parametri economici.
Cosa cambia con il nuovo Isee 2026?
La riforma agisce su specifici parametri per abbassare l’indicatore delle famiglie numerose. Il messaggio numero 102 chiarisce che il nuovo calcolo si applica prioritariamente a cinque prestazioni specifiche erogate dall’ente. Per queste misure, la franchigia sulla casa di abitazione sale a 91 mila 500 euro, ovvero a 120 mila euro per chi risiede nei capoluoghi delle Città Metropolitane, con un ulteriore bonus di 2 mila 500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Le prestazioni interessate al calcolo agevolato sono:
- l’Assegno di inclusione (Adi);
- il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
- l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
- il bonus asilo nido e il supporto domiciliare;
- il bonus nuovi nati da 1.000 euro.
Questa differenziazione significa che una famiglia potrebbe trovarsi con due valori diversi: un Isee ordinario per prestazioni come le tasse universitarie e un Isee valori aggiornati 2026, più basso, per i sostegni alla genitorialità.
Domande Adi in istruttoria e scadenza Assegno unico

Le domande presentate per l’Assegno di inclusione (Adi) o per le altre prestazioni legate ai figli restano attualmente in uno stato di istruttoria. Questo non deve allarmare i richiedenti: l’ente ha previsto che tutte le istanze sospese vengano riesaminate non appena il valore successivo alla riforma della legge di Bilancio 2026 sarà disponibile. Per quanto riguarda l’Assegno unico universale, è fondamentale che la Dsu venga comunicata o aggiornata entro il 28 febbraio 2026. Se l’indicatore non risulta attestato entro tale data, da marzo l’erogazione avverrà con l’importo minimo previsto dalla legge. Presentando la domanda tempestivamente, le famiglie con tre o più figli potranno beneficiare delle nuove maggiorazioni della scala di equivalenza, che per i nuclei più numerosi passano da 0,25 per tre figli fino a 0,55 per chi ha cinque o più figli a carico, assicurando un sostegno economico proporzionato alle reali necessità del nucleo.
Bonus mamme, domanda integrativa entro il 31 gennaio 2026 per i mesi non riscossi
L’Inps ha aggiornato le procedure per la presentazione della domanda integrativa del bonus mamme, recependo le importanti novità introdotte dalla legge 30 dicembre 2025, numero 199. In particolare, il comma 207, dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2026 ha modificato i requisiti di accesso e l’entità del beneficio, elevando la quota mensile a 60 euro mensili. Mediante il messaggio numero 147 del 15 gennaio 2026, l’ente di previdenza ha confermato che le lavoratrici madri possono ora inviare un’istanza per recuperare le mensilità non percepite o non incluse nelle precedenti richieste. L’integrazione risulta fondamentale per allineare le nuove soglie di reddito previste, fissate a 40 mila euro annui, e per includere le categorie di lavoratrici autonome e professioniste precedentemente escluse. Il termine per regolarizzare la propria posizione scade il 31 gennaio 2026.
Domanda integrativa bonus mamme, quando bisogna farla?

Il termine perentorio per l’invio della richiesta di integrazione è fissato al 31 gennaio 2026. La data è cruciale per diverse tipologie di lavoratrici che intendano beneficiare delle nuove disposizioni normative. Innanzitutto, devono presentare l’istanza coloro che hanno già inoltrato una domanda entro il 9 dicembre 2025, ma che necessitino di includere mesi precedentemente omessi. Inoltre, la scadenza riguarda chi ha maturato i requisiti nel periodo compreso tra il 10 e il 31 dicembre 2025. L’Inps ha precisato che:
- le lavoratrici devono verificare l’esito dei controlli automatici sul portale;
- è possibile correggere i dati relativi al pagamento entro la fine del mese;
- la domanda integrativa serve a coprire i periodi di vigenza del rapporto di lavoro non richiesti;
- le somme spettanti da gennaio a novembre 2026 verranno liquidate in un’unica soluzione a dicembre 2026.
Come cambia il bonus per le mamme lavoratrici nel 2026?
La legge di Bilancio 2026 ha innovato la misura, estendendo la platea dei beneficiari e aumentando il valore del contributo. Innanzitutto, l’importo passa dai precedenti 40 euro a 60 euro mensili, risultando inoltre non imponibile ai fini fiscali e contributivi. La novità più rilevante riguarda l’inclusione delle lavoratrici autonome, delle iscritte alla gestione separata e delle professioniste iscritte alle casse di previdenza. Per accedere al beneficio, le madri lavoratrici devono possedere un reddito da lavoro non superiore a 40 mila euro su base annua. Per inoltrare la domanda integrativa del bonus mamme per l’anno 2026, è necessario seguire il percorso telematico:
- accedere all’area «Sostegni, Sussidi e Indennità»;
- selezionare «Per genitori»;
- cliccare su «Nuovo Bonus mamme».
Tuttavia, le lavoratrici domestiche restano escluse dal beneficio, indipendentemente dal numero di figli o dal reddito percepito.
Cosa spetta a chi diventa mamma nel 2026?
Per le donne che maturino i requisiti nel corso del 2026, la normativa stabilisce criteri precisi legati al numero dei figli e alla loro età. Il contributo di 60 euro mensili spetta per ogni mese di attività lavorativa, ma la durata del beneficio varia a seconda della composizione del nucleo familiare. In particolare, la legge stabilisce i seguenti parametri:
Le somme erogate non rilevano ai fini della determinazione dell’Isee, preservando così l’accesso ad altre agevolazioni sociali. È importante sottolineare che per le madri con più di due figli, il diritto al bonus sussiste a condizione che il reddito non derivi da un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In ogni caso, l’Inps procederà alle lavorazioni delle istanze entro il 31 gennaio 2026, permettendo il monitoraggio costante degli esiti attraverso i propri canali digitali.
Inps, misure di sostegno al reddito: ecco le novità del 2026 per lavoratori e famiglie
La legge di Bilancio 2026 ha delineato il quadro normativo inerente le modalità di sostegno al reddito da parte dell’Inps, introducendo modifiche strutturali per garantire una rete di protezione sociale più efficace. Secondo quanto illustrato nella circolare numero 1 del 15 gennaio 2026, l’Inps gestirà le nuove risorse destinate ai lavoratori e nuclei familiari, con particolare attenzione alla continuità dei trattamenti di integrazione salariale. Le misure di sostegno al reddito includono proroghe per le aree di crisi industriale e innovazioni nelle modalità di erogazione degli indennizzi. L’azione dell’istituto di previdenza si concentra sulla digitalizzazione dei processi e sulla semplificazione dell’accesso ai sussidi, dando priorità ai più fragili e ai percettori di Naspi, nonché ai soggetti disoccupati che intendano sfruttare le opportunità dell’autoimpiego.
A chi spetta il sostegno al reddito Inps 2026?
Il diritto a beneficiare degli interventi dell’Inps a sostegno del reddito previsti per l’anno 2026 riguarda una platea diversificata di destinatari, che spazia dai dipendenti di grandi gruppi industriali ai lavoratori dello spettacolo. In particolare, il trattamento straordinario di integrazione salariale è stato prorogato per le imprese operanti in aree di crisi complessa e per il gruppo ex Ilva. Una novità rilevante concerne l’indennità di discontinuità per il settore dello spettacolo, con il limite di reddito Irpef fissato a 35 mila euro. Per quanto riguarda la tutela della genitorialità, il congedo parentale è stato esteso, permettendo la fruizione fino ai 14 anni di vita del bambino. Di seguito si riportano le principali categorie interessate dalle proroghe e dalle nuove soglie:
- lavoratori di imprese in aree di crisi industriale;
- dipendenti di aziende del settore call center con oltre 50 unità;
- lavoratori socialmente utili, con convenzioni attive fino al 31 dicembre 2026;
- attori cinematografici con almeno 15 giornate di contributi nell’anno precedente;
- genitori lavoratori dipendenti, sia per le nascite sia per le adozioni.
Come posso richiedere il nuovo bonus dell’Inps
La presentazione delle domande delle misure di sostegno al reddito deve avvenire attraverso i servizi telematici dell’istituto previdenziale, rispettando i nuovi criteri di erogazione stabiliti dal legislatore. Per l’incentivo all’autoimprenditorialità, ovvero l’anticipazione della Naspi, il pagamento non avviene più in un’unica soluzione, ma in due rate. La prima rata, pari al 70 per cento dell’importo totale, viene corrisposta subito mentre la seconda, del restante 30 per cento, viene erogata dopo la verifica della mancata rioccupazione. Tuttavia, è fondamentale che il lavoratore comunichi tempestivamente al datore di lavoro e all’ente previdenziale qualsiasi variazione dell’attività lavorativa durante la fruizione degli ammortizzatori, al fine di evitare la decadenza dal beneficio. Le domande per i trattamenti straordinari richiedono spesso la stipula di accordi in sede governativa presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. È inoltre opportuno monitorare i messaggi procedurali che l’istituto pubblicherà nel corso dell’anno per gestire le singole scadenze.
Saras da raffineria a deposito? Sarroch e il rischio deindustrializzazione
Il nuovo anno, in Sardegna, è iniziato con il timore di una nuova crisi industriale. Secondo alcune fonti, lo storico impianto Saras di Sarroch, comune a una ventina di km a sud-ovest di Cagliari, potrebbe mettere fine alle attività di raffinazione del petrolio per diventare un semplice magazzino di stoccaggio. A un anno e mezzo dal passaggio di proprietà dalla famiglia Moratti alla multinazionale olandese con passaporto svizzero Vitol, il destino del polo pare segnato: deindustrializzazione. Il colosso energetico, che ha rilevato la Saras a giugno 2024, potrebbe così mettere mano alla strategia industriale dell’impianto, uno dei più importanti del Mediterraneo, da cui arriva un quinto dei carburanti usati in Italia.

Il passaggio dai Moratti alla Vitol
Fondata nel 1962 da Angelo Moratti, la Saras – Società Anonima Raffinerie Sarde – con l’inaugurazione dello stabilimento di Sarroch segnò l’industrializzazione della Sardegna diventando uno dei simboli dell’Italia del boom economico.

La società è rimasta nelle mani della famiglia milanese per 62 anni, scanditi nel 2006 da una a dir poco sfortunata quotazione in Borsa e poi da un mesto addio a Piazza Affari nel settembre 2024, con la scalata di Vitol a un prezzo da saldo di 1,75 euro per azione. Gli svizzeri-olandesi hanno pagato meno di 2 miliardi di euro, mentre Saras era sbarcata in Borsa a un valore di 6 miliardi.

Posti di lavoro a rischio
Finanza a parte, se davvero Vitol decidesse di chiudere le attività di raffinazione o ridimensionarle, per la Sardegna e per l’Italia l’impatto sarebbe pesantissimo. A Sarroch lavorano 1.500 dipendenti, la maggior parte dei quali si trasformerebbero automaticamente in esuberi, perché l’impianto fa perlopiù raffinazione (15 milioni di tonnellate di petrolio lavorato all’anno) oltre a produrre energia elettrica (più di 3,5 miliardi di kWh/anno nel 2023, pari a circa il 42 per cento dei consumi della Sardegna). Un deposito, anche avanzato, richiederebbe una forza lavoro ridotta (circa 3/400 unità). In più c’è tutto l’indotto attorno alla raffineria: si stima che la Saras dia indirettamente lavoro a circa 8 mila persone. Per Cagliari e la Sardegna sarebbe drammatico e per il governo Meloni un nuovo fronte aperto.
Bozza decreto Pnrr 2026: via all’obbligo di conservare le ricevute dei Pos per 10 anni
Nella bozza del decreto Pnrr 2026, si prevede l’eliminazione dell’obbligo di conservazione delle ricevute del Pos, misura che mira a snellire le procedure burocratiche delle attività produttive e a favorire i consumatori. Il testo è emerso come parte integrante delle riforme necessarie per la digitalizzazione e la trasparenza amministrativa. L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’articolo 8 del provvedimento, che punta a razionalizzare gli adempimenti previsti dal decreto legislativo numero 33 del 2013. Tale intervento legislativo riconosce che il mantenimento fisico degli scontrini emessi dai terminali di pagamento rappresenta un onere spesso gravoso e non più coerente con le moderne infrastrutture digitali. Pertanto, la semplificazione intende rimuovere i cosiddetti doppioni documentali che appesantiscono la gestione quotidiana senza apportare un reale beneficio ai fini della tracciabilità. Quest’ultima è garantita, invece, dai flussi bancari e dai documenti aventi valore fiscale.
Obbligo di conservazione delle ricevute Pos, quali novità nel 2026?

La principale novità introdotta dalla bozza del decreto Pnrr 2026, contenente le «Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano
nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di coesione» e recante, all’articolo 8, le «Semplificazioni in materia di obblighi amministrativi e di pubblicazione per amministrazioni e imprese», riguarda l’abrogazione dell’onere di conservare i supporti cartacei generati dai pagamenti con carta di debito, carta di credito o carta prepagata. La modifica è giustificata dal fatto che queste ricevute non costituiscano documenti contabili necessari per la redazione del bilancio o per la dichiarazione dei redditi. In sintesi, i punti principali della riforma prevedono:
- l’eliminazione dell’obbligo di archiviazione per cittadini e imprese;
- il superamento della valenza della ricevuta cartacea come prova fiscale esclusiva;
- la centralità dei documenti fiscali standard per i controlli delle autorità;
- la riduzione dei costi di gestione documentale per gli esercenti.
Le finalità di verifica possono essere perseguite tramite la documentazione fiscale ufficiale, rendendo inutile la sovrapposizione di ricevute non rilevanti ai fini del Codice civile.
Per quanto tempo bisogna conservare gli scontrini del Pos?
La normativa tuttora in vigore, reperibile all’articolo 2220 del Codice civile, prevede la conservazione della documentazione per 10 anni. Tuttavia, la bozza del decreto Pnrr 2026 stabilisce che questo termine non sia più applicabile alle ricevute dei terminali abilitati.
La scelta di eliminare il vincolo deriva dalla natura della ricevuta Pos, considerata una mera prova di avvenuto pagamento. Poiché non influisce direttamente sulla determinazione del reddito, il legislatore ha ritenuto opportuno sollevare i soggetti economici da un adempimento considerato oneroso e non strettamente necessario agli obiettivi di trasparenza.
Rottamazione 2026, stop ai pignoramenti: come bloccare i fermi amministrativi entro il 30 aprile
L’invio della domanda di adesione alla Rottamazione quinquies, da effettuarsi entro il termine perentorio del 30 aprile 2026, non rappresenta solo una scelta di risparmio economico, ma un vero «scudo legale» per il patrimonio del contribuente. Una volta presentata l’istanza, scatta un regime di protezione che congela le azioni aggressive del Fisco, garantendo al debitore l’ossigeno necessario per riorganizzare le proprie finanze.
Rottamazione 2026, stop ai pignoramenti: effetti immediati della domanda di adesione

Il primo effetto immediato dell’invio della domanda è il blocco delle nuove azioni cautelari ed esecutive. L’Agente della Riscossione non può iscrivere nuovi fermi amministrativi, né ipoteche sugli immobili, fatti salvi quelli già presenti alla data di presentazione. Ancora più rilevante è lo stop alle procedure esecutive: non possono essere avviati nuovi pignoramenti e quelli già in corso devono fermarsi, a meno che non si sia già tenuto il primo incanto con esito positivo. Sotto il profilo amministrativo, il debitore beneficia di uno status di “limbo positivo”: non è considerato inadempiente ai sensi degli articoli 28-ter e 48-bis del Dpr 602/73. Questo significa che le Pubbliche Amministrazioni non possono bloccare i pagamenti dovuti al contribuente a causa di debiti esattoriali pendenti. Inoltre, un vantaggio cruciale per le imprese è la possibilità di ottenere il Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva), essenziale per partecipare ad appalti e ricevere saldi contrattuali.
Aderire alla definizione agevolata 2026: pagamenti sospesi e rilascio Durc
Dalla data di presentazione dell’istanza e fino alla scadenza della prima (o unica) rata del piano di rottamazione, sono sospesi gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere. In parallelo, la legge prevede la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza dei carichi inseriti nella domanda, garantendo che il tempo necessario per la lavorazione della pratica non danneggi il credito dello Stato. Al contempo, il cittadino è tutelato da azioni improvvise.
Ripescaggio dei decaduti: chi può rientrare nella Quinquies dopo il fallimento delle precedenti sanatorie
Una delle novità più attese riguarda la possibilità di ripescaggio per chi sia decaduto dalle precedenti definizioni agevolate (come la Ter o la Quater). L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’accesso è consentito anche a chi non ha onorato i vecchi piani di rottamazione, a patto che i carichi rientrino nell’ambito applicativo della Quinquies. Tuttavia, il perimetro è circoscritto ai debiti per omessi versamenti di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali (per esempio, liquidazione e controllo automatico) e contributi Inps dichiarati e non versati. Restano esclusi gli importi derivanti da attività di accertamento (ovvero le somme chieste a seguito di verifiche e rettifiche degli uffici). Insieme con il proprio consulente, il contribuente deve quindi analizzare il Prospetto Informativo per isolare i carichi «ripescabili» e assicurarsi che la domanda venga inviata correttamente, trasformando il debito in un piano di rientro sostenibile e protetto.
Isee 2026 automatico per la domanda di bonus e prestazioni: ecco le novità in arrivo
La bozza del decreto Pnrr 2026 introduce l’acquisizione, in automatico, dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) per la domanda di bonus e prestazioni sociali. Il sistema prevede che il reperimento dei dati utili alla formulazione dell’indicatore reddituale sia un adempimento a carico degli enti erogatori, in modo da sollevare le famiglie e gli studenti da onerosi obblighi burocratici. Si tratta, quindi, delle prestazioni sociali agevolate gestite dai Comuni, dalle scuole, dalle università e dalle Amministrazioni pubbliche. Il testo del provvedimento è stato predisposto dal governo per definire le nuove modalità di accesso ai benefici economici, per la cui richiesta non sarà più necessaria la trasmissione manuale dell’Isee da parte del contribuente.
Dati Isee 2026, arriva l’acquisizione in automatico per la domanda di bonus

La bozza del decreto Pnrr 2026 prevede l’introduzione dell’Isee da acquisire in modalità automatica. È quanto si legge all’articolo 6 del provvedimento, in base al quale le istituzioni dovranno consultare autonomamente le banche dati dell’Inps attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (Pdnd). L’innovazione mira a trasformare il rapporto tra lo Stato e il cittadino, rendendo l’erogazione dei sostegni un processo fluido e immediato. Tuttavia, rimane fondamentale che i nuclei familiari provvedano alla compilazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) all’inizio dell’anno, affinché il sistema possa generare l’indicatore aggiornato. La misura punta a ridurre drasticamente i tempi di attesa per la concessione di bonus, sconti e sussidi, garantendo al contempo una maggiore precisione nei controlli amministrativi.
Quali sono i bonus per i quali non servirà più presentare l’Isee?
La riforma introdotta dal governo stabilisce un nuovo metodo operativo per l’accesso al welfare locale e nazionale. Innanzitutto, l’acquisizione d’ufficio dell’Isee 2026 diventa la procedura standard per tutte le istanze relative a servizi pubblici che prevedono una graduatoria o una riduzione tariffaria basata sul reddito. I principali settori interessati alla semplificazione sono:
- le agevolazioni per il diritto allo studio, come l’acquisto di libri di testo o il finanziamento di gite scolastiche;
- la riduzione delle rette per le mense scolastiche e i servizi di trasporto;
- le esenzioni o le riduzioni delle tasse universitarie per gli studenti meritevoli e in difficoltà;
- l’accesso a bonus sociali e sussidi economici erogati dai Comuni.
Attraverso l’integrazione digitale, le amministrazioni potranno verificare i requisiti in tempo reale, abbattendo il rischio di errori materiali nella presentazione delle domande.
Semplificazione e controlli: come cambia il rapporto con la pubblica amministrazione

L’acquisizione d’ufficio dei dati Isee tramite la piattaforma digitale nazionale dei dati (Pdnd) rappresenta un passaggio fondamentale per snellire il dialogo tra gli enti pubblici e i cittadini. Tale meccanismo permette a comuni, scuole e università di attingere direttamente alle informazioni depositate presso l’Inps, evitando che le famiglie debbano predisporre la dichiarazione sul portale o richiederla ai centri di assistenza fiscale (Caf), per poi consegnarla fisicamente. Tuttavia, il provvedimento non si limita a facilitare l’iter burocratico. La relazione tecnica che accompagna la bozza del decreto sottolinea, infatti, alcuni aspetti che appaiono centrali nel definire gli obiettivi della misura:
- la maggiore efficacia delle attività di verifica;
- l’efficienza nel contrasto all’ottenimento indebito di prestazioni sociali agevolate;
- la riduzione della discrezionalità nella presentazione dei documenti;
- la tracciabilità immediata dei requisiti economici del nucleo familiare.
In questo modo, l’incrocio automatizzato dei dati rende il sistema di welfare più equo, garantendo che le risorse siano destinate esclusivamente a chi ne possieda effettivamente il diritto.
I dati Istat: l’inflazione accelera, prezzi aumentano dell’1,5 per cento
Nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un incremento dello 0,2 per cento rispetto a novembre e dell’1,2 per cento su base annua, in lieve accelerazione rispetto al +1,1 per cento rilevato a novembre. I dati, diffusi dall’Istat, confermano le stime preliminari sull’andamento dell’inflazione. Considerando l’intero 2025, l’aumento medio dei prezzi al consumo si attesta all’1,5 per cento, in crescita rispetto all’1 per cento del 2024. Più marcato il rialzo del carrello della spesa: a dicembre i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona passano da +1,5 per cento a +1,9 per cento, mentre nella media annua l’incremento sale dal +2 per cento del 2024 al +2,4 per cento del 2025.
L’inflazione pesa soprattutto sulle famiglie meno abbienti
L’aumento dei prezzi nel 2025 coinvolge tutte le tipologie di famiglie, ma colpisce in misura più accentuata il 20 per cento dei nuclei con i livelli di spesa più bassi, per i quali l’inflazione Ipca passa dallo 0,1 per cento del 2024 all’1,7 per cento del 2025. Per il gruppo con la spesa più elevata l’indice cresce dall’1,6 per cento all’1,7 per cento. Secondo l’Istat, la differenza è legata al maggiore peso dei beni, in particolare energetici, nei bilanci delle famiglie meno abbienti, mentre i servizi incidono di più su quelle con livelli di spesa più alti. Il divario tra famiglie più ricche e più povere si è così quasi azzerato, dopo il forte scarto registrato nel 2022.
Franco Mari (Avs): «L’inflazione sale e il governo se ne frega»
Sul tema è intervenuto anche Franco Mari, capogruppo di AVS in commissione Lavoro alla Camera, affermando: «Nel 2025 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5 per cento, in accelerazione dall’1 per cento nel 2024. Lo conferma l’Istat, dati che il paese conosce sulla propria pelle, come sa che una persona laureata il Germania guadagna l’80 per cento in più di quanto può avere qui da noi, allarme lanciato ieri dal governatore della Banca d’Italia Panetta. Il paradosso è che il governo non ha alcun interesse ad affrontare queste piaghe, se ne frega, preferisce promuovere referendum per sfasciare la magistratura e cercare nemici ovunque».
Ape sociale 2026, domanda di chi ne ha diritto per andare in pensione: nuove indicazioni Inps
Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio contenente le istruzioni operative per presentare la domanda di Ape sociale 2026. La comunicazione interessa, in particolare, chi ha diritto di andare in pensione in anticipo quest’anno avendo compiuto l’età di 63 anni e cinque mesi e sia in possesso di specifici requisiti. Proprio questi ultimi sono oggetto di accertamento da parte dell’istituto di previdenza che, a tal proposito, informa gli interessati delle modalità di riconoscimento delle condizioni di accesso alla misura previdenziale. La proroga stabilita dalla legge di Bilancio 2026 (L. 199 del 30 dicembre 2025) garantisce continuità al sussidio per tutto l’anno in corso, stanziando nuove risorse finanziarie per coprire la spesa prevista fino al 2031. Tuttavia, per ottenere il beneficio, è necessario seguire un iter amministrativo preciso che prevede una doppia istanza nel caso in cui i requisiti siano già maturati.
Ape sociale, quali sono le modalità per andare in pensione prima nel 2026?

L’accesso all’Ape sociale, così come prorogato per quest’anno dalla Manovra 2026, richiede innanzitutto l’invio di una domanda di verifica delle condizioni. Il messaggio Inps numero 128 del 14 gennaio 2026 stabilisce tre finestre temporali entro cui presentare l’istanza:
- entro il 31 marzo 2026;
- entro il 15 luglio 2026;
- non oltre il 30 novembre 2026.
Le domande inviate oltre i primi due termini sono prese in considerazione solo se residuano le coperture finanziarie necessarie. Per inoltrare la pratica è possibile utilizzare il portale istituzionale tramite identità digitale, oppure rivolgersi ai patronati o al contact center. Se il richiedente possiede già tutti i requisiti al momento della certificazione, deve presentare contemporaneamente la domanda vera e propria di pensione 2026 per evitare la perdita di ratei pregressi.
Quali sono i requisiti per avere l’ape sociale?
Per ottenere l’indennità corrispondente a un trattamento di pensione anticipata, oltre all’età i soggetti devono appartenere a specifiche categorie tutelate. La normativa individua i profili meritevoli di tutela:
- nei disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali;
- nei i lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente con handicap grave;
- negli invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento;
- nei dipendenti che svolgono un lavoro usurante o attività gravose.
L’anzianità contributiva richiesta varia tra 30 e 36 anni a seconda della categoria di appartenenza. Per le donne è prevista una riduzione dei requisiti contributivi di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. È fondamentale che lo stato di bisogno o la condizione professionale siano certificati secondo le procedure indicate dall’istituto di previdenza.
Esenzione canone tv 2026: chi può presentare domanda entro il 31 gennaio
Anche per l’anno 2026, l’esenzione dal pagamento del canone tv rappresenta un’agevolazione fondamentale per diverse categorie di contribuenti, tra le quali le persone anziane, che possono alleggerire il carico fiscale attraverso la presentazione di una specifica domanda. È opportuno ricordare che l’imposta viene addebitata in maniera automatica nelle bollette dell’energia elettrica. Tuttavia, la normativa vigente permette di ottenere un esonero totale o parziale qualora sussistano determinati requisiti anagrafici o tecnici. In particolare, l’esonero spetta a chi non detenga apparecchi televisivi o a chi abbia superato i 75 anni con redditi contenuti. La scadenza per presentare la domanda di esenzione è fissata al 31 gennaio 2026.
A chi spetta l’esenzione dal pagare il canone tv 2026

Il diritto a beneficiare dell’esonero dal pagamento del canone tv 2026 spetta principalmente a due categorie di soggetti intestatari di un’utenza elettrica. In primo luogo, possono presentare domanda i cittadini che compiano l’età di 75 anni entro il 31 gennaio 2026, a condizione che la somma dei redditi del richiedente e del coniuge non superi la soglia di 8 mila euro annui. Inoltre, nel nucleo familiare non devono essere presenti conviventi con reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti. In secondo luogo, l’esenzione è prevista per i titolari di un’utenza elettrica residenziale che non detengano alcun apparecchio televisivo in nessuna delle abitazioni dove è attivata l’utenza. Altre categorie incluse nel beneficio sono:
- i diplomatici stranieri;
- i militari stranieri;
- i funzionari di organizzazioni internazionali.
Assieme a questi requisiti, occorre ricordare che per i non possessori di apparecchi riceventi l’istanza va rinnovata annualmente, poiché la validità è limitata alla singola annualità di riferimento.
Chi non paga il canone Rai 2026?
Per identificare correttamente i profili esenti, occorre valutare la situazione economica e la composizione del nucleo familiare in relazione alle scadenze temporali. Se il compimento del 75° anno di età avviene entro il 31 gennaio 2026, l’esonero copre l’intera annualità. Diversamente, per compleanni festeggiati tra il 1° febbraio e il 31 luglio 2026, si ha diritto all’esenzione dal pagamento del canone tv solo per il secondo semestre, ovvero per il periodo che va da luglio a dicembre. L’esonero deve essere comunicato tramite una dichiarazione sostitutiva. Per esempio, se un utente invia la richiesta entro il 15 del mese, l’addebito in bolletta viene interrotto dalla rata relativa al mese successivo a quello di invio.
Come presentare domanda di esonero?

In merito alle modalità di invio della domanda di esonero dal canone tv, l’Agenzia delle Entrate conferma i canali ufficiali già utilizzabili nello scorso anno. Il contribuente può procedere in modo autonomo o avvalersi dell’assistenza di intermediari abilitati. Le opzioni disponibili per i cittadini includono:
- l’applicazione web ufficiale dell’Agenzia delle Entrate;
- l’assistenza presso le sedi territoriali del CAF;
- l’invio di una raccomandata senza busta all’indirizzo di Torino.
Nel caso di spedizione postale, il plico va indirizzato alla Direzione Provinciale I di Torino, Ufficio Canone TV, Casella postale 22, 10121 Torino (To). Sia che si scelga la via telematica, sia quella cartacea, è fondamentale rispettare il termine del 31 gennaio 2026 per ottenere la copertura totale. Tuttavia, chi perde i requisiti segnalati durante l’anno, magari superando la soglia di reddito di 8.000 euro, ha l’obbligo di presentare una dichiarazione di variazione dei presupposti. La procedura rimane dunque incentrata sulla responsabilità del cittadino nel dichiarare periodicamente la propria situazione.
Isee 2026 famiglia con tre figli: cosa cambia
Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli rispetto all’indicatore del 2025? Il nuovo metodo di calcolo del valore della situazione economica equivalente è stato spiegato dall’Inps con un nuovo messaggio utile a fornire le indicazioni operative per l’adeguamento alle novità della legge di Bilancio di quest’anno. Presentare la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) nei tempi giusti è indispensabile per trasmettere la domanda di una prestazione erogata dall’Inps o per continuare a fruire di specifiche agevolazioni familiari. Rispetto al sistema precedente, la normativa stabilisce parametri sensibilmente favorevoli per i nuclei con più figli, facilitando il mantenimento dei sussidi. Pertanto, le nuove maggiorazioni e le soglie di franchigia ridisegnano l’accesso al welfare, premiando la natalità e riducendo il peso del patrimonio immobiliare nel calcolo finale.
Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli?

La presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) dal 1° gennaio 2026 è necessaria per tutti i nuclei che intendano accedere o confermare i sostegni economici. Nel messaggio numero 102 del 12 gennaio, l’Inps chiarisce che le modifiche di calcolo dell’Isee riguardano le maggiorazioni sui coefficienti della scala di equivalenza e la franchigia sulla propria abitazione. Rispetto al 2025, la maggiorazione del 2026 per i nuclei con tre figli passa da 0,20 a 0,25; per le famiglie con quattro figli, la maggiorazione sale da 0,35 a 0,40; infine, per le famiglie con cinque o più figli, la maggiorazione passa da 0,50 a 0,55. Inoltre, la corretta applicazione della scala di equivalenza permette di ottenere importi più elevati della prestazione richiesta. Il ricalcolo automatico operato dall’ente assicura che, laddove il nuovo indicatore risulti più favorevole, l’importo della prestazione venga adeguato senza necessità di una nuova istanza da parte del genitore o del richiedente.
Nuovo Isee 2026, maggiorazioni e franchigie di calcolo con tre figli
A prescindere dal numero dei figli, nel calcolo dell’Isee 2026 la soglia base di deduzione per l’immobile di residenza subisce un aumento significativo rispetto al 2025, passando dai 52 mila 500 euro dello scorso anno ai 91 mila 500 euro del 2026. Tuttavia, il valore della franchigia sulla casa situata in una Città Metropolitana viene elevato a 120 mila euro. Il numero dei figli conta per l’ulteriore incremento di franchigia sulla prima casa. Infatti, l’incremento del valore è di 2 mila 500 euro per ogni figlio successivo al primo. Pertanto, per famiglie di tre figli occorre considerare una franchigia aggiuntiva di 5 mila euro rispetto al valore da portare in detrazione sulla prima casa, di 91 mila 500 euro o 120 mila euro.
Chi deve fare domanda di Dsu per non perdere i bonus Inps?

Le prestazioni erogate dall’Inps che beneficiano del calcolo più vantaggioso sono limitate a cinque categorie specifiche. Per tutte le altre misure, restano validi gli indicatori ordinari. L’elenco comprende:
- l’Assegno di inclusione (Adi);
- il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
- l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
- il bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
- il bonus nuovi nati.
Si ricorda che per la Dsu precompilata si conferma l’esclusione automatica dal patrimonio mobiliare dei titoli di Stato e buoni fruttiferi postali fino a 50 mila euro per nucleo, come stabilito dal messaggio dell’Inps 1895 del 16 giugno 2025. Diversamente, per la modalità autodichiarata, l’esclusione deve essere effettuata dal richiedente secondo le indicazioni dell’istituto, reperibili nella circolare numero 7 del 3 aprile 2025.
5 bonus Inps che richiedono il nuovo Isee 2026 per non interrompere il pagamento
Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio nel quale elenca 5 bonus destinati alle famiglie che necessitano dell’aggiornamento dell’Isee alle novità e alle modalità di calcolo del 2026 per non subire l’interruzione del pagamento. Il rinnovo tempestivo dell’indicatore risulta indispensabile, pertanto, sia per presentare nuove istanze, sia per mantenere i pagamenti delle prestazioni di sostegno al reddito e all’inclusione già in corso. La normativa introdotta con la legge di Bilancio di quest’anno ha stabilito criteri di calcolo sensibilmente più vantaggiosi per le famiglie con figli, puntando a una maggiore equità sociale. A tal proposito, l’Inps ha già adeguato i propri sistemi informatici per applicare le nuove franchigie e le maggiorazioni previste. Questa operazione risulta determinante per definire correttamente la platea dei beneficiari dei bonus erogati dall’istituto di previdenza, in modo da assicurare che il sostegno economico raggiunga i nuclei che ne hanno effettivamente diritto.
Chi deve fare domanda del nuovo Isee 2026 per non perdere i bonus Inps

I soggetti che percepiscono prestazioni assistenziali o di sostegno al reddito devono presentare la nuova Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) a partire dal 1° gennaio 2026. L’aggiornamento è necessario per chi beneficia di bonus quali l’Assegno di inclusione o il Supporto per la formazione e il lavoro, poiché l’omissione del rinnovo potrebbe causare la sospensione dei pagamenti. L’Inps ha specificato che le procedure informatiche sono già pronte per accogliere i nuovi dati. Qualora una domanda presentata all’inizio dell’anno dovesse risultare respinta sulla base del vecchio indicatore, l’istituto procederà a un riesame d’ufficio non appena sarà disponibile il calcolo più favorevole. Questo meccanismo di tutela automatica evita che i cittadini debbano presentare ulteriori ricorsi o integrazioni, garantendo la continuità dei sussidi previsti dalla legge di Bilancio 2026 per le fasce più fragili della popolazione.
Quali sono i bonus 2026 per le famiglie
Le prestazioni che richiedono obbligatoriamente il calcolo del nuovo Isee, secondo quanto stabilito dal messaggio 102 dell’Inps, sono limitate a cinque specifiche categorie di sostegno. Pertanto, i bonus interessati sono i seguenti:
- Assegno di inclusione (Adi);
- Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
- Assegno unico e universale per i figli a carico;
- bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
- bonus nuovi nati.
Per tutte le altre prestazioni non elencate, continuano ad applicarsi gli indicatori calcolati secondo le modalità ordinarie. Risulta fondamentale distinguere queste misure poiché i nuovi criteri di calcolo, più vantaggiosi rispetto al passato, si applicano esclusivamente a questo pacchetto di interventi per il sostegno alla natalità e alla coesione sociale. La presentazione della Dsu precompilata rimane la via consigliata, poiché permette di escludere automaticamente dal patrimonio mobiliare i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali fino a un valore di 50 mila euro.
Cosa cambia nell’Indicatore della situazione economica equivalente 2026
La principale novità dell’Isee 2026 riguarda l’innalzamento delle franchigie sulla casa di abitazione e il potenziamento della scala di equivalenza per chi ha figli. Il valore dell’immobile in cui risiede il nucleo familiare viene ora abbattuto in misura maggiore, riducendo l’indice finale e permettendo a più famiglie di rientrare nelle soglie di accesso.
Oltre a questi importi, la scala di equivalenza viene corretta con maggiorazioni crescenti: si parte da 0,10 per due figli, fino ad arrivare a 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli. Tali parametri rendono il calcolo più favorevole per le famiglie numerose.
Quando si fa l’Isee 2026 per l’Assegno unico
Per quanto riguarda l’Assegno unico e universale, l’Inps ha previsto una fase transitoria per tutelare i percettori. Nei mesi di gennaio e febbraio 2026, l’importo dell’assegno viene calcolato sulla base dell’Isee valido al 31 dicembre 2025. Questa deroga temporanea serve a garantire la regolarità degli accrediti nelle more del rinnovo della documentazione. Tuttavia, a partire dalla mensilità di marzo 2026, l’erogazione della cifra corretta e delle eventuali maggiorazioni dipenderà esclusivamente dalla presenza di un indicatore aggiornato. Se la Dsu non viene presentata entro la fine di febbraio, l’istituto corrisponderà l’importo minimo previsto dalla normativa. Una volta ottenuto il nuovo valore, l’ente provvederà a conguagliare le somme spettanti a partire dal mese di presentazione della domanda, ricalcolando gli importi secondo i parametri più vantaggiosi definiti per l’anno 2026.
Bonus Inps di 1000 euro: a chi spetta

Il bonus nuovi nati, introdotto dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207, è destinato ai genitori per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026. Per ottenere questo beneficio, che ammonta a 1000 euro, è necessario possedere un Isee che rispetti i limiti reddituali stabiliti dalla normativa vigente. Grazie alle nuove regole di calcolo, molte famiglie che in precedenza superavano le soglie d’accesso potrebbero ora rientrare nel beneficio, proprio per via delle franchigie immobiliari più elevate e delle maggiorazioni per i figli conviventi. La domanda deve essere inoltrata telematicamente all’istituto per ricevere il pagamento in un’unica soluzione. È importante ricordare che, nel caso di presentazione della Dsu in modalità autodichiarata, il cittadino deve indicare manualmente l’esclusione dei titoli di risparmio postale o di Stato fino a 50 mila euro, operazione che invece avviene in automatico utilizzando i modelli precompilati messi a disposizione dall’ente.
Contributi innovazione imprese 2026, domanda dal 14 gennaio: instruzioni sugli incentivi Mimit
I contributi per l’innovazione delle imprese del 2026 rappresentano una risorsa strategica per il sistema produttivo nazionale a sostegno dei progetti per la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale a elevato profilo tecnologico. Le imprese sono chiamate a ultimare i preparativi per l’apertura della piattaforma telematica, prevista per le 10.00 del 14 gennaio 2026. Gli Accordi per l’innovazione si inseriscono in un quadro di politica industriale volto a rafforzare la competitività in settori chiave, grazie allo stanziamento del ministero delle Imprese e del Made in Italy di una dote di 731 milioni di euro. Il Mimit ha strutturato il bando per favorire sia la crescita delle singole realtà sia le collaborazioni sistemiche, garantendo una gestione dei flussi finanziari attraverso lo sportello di Mediocredito Centrale. La procedura rimarrà attiva fino al 18 febbraio 2026, salvo esaurimento anticipato delle risorse disponibili per le diverse aree di intervento previste dal provvedimento ministeriale.
Contributi innovazione imprese, quali incentivi domandare nel 2026?

La ripartizione dei fondi destinati ai contributi per l’innovazione delle imprese del 2026 è stata studiata per coprire otto ambiti tecnologici fondamentali. La quota principale degli Accordi per l’innovazione, pari a 530 milioni di euro, è indirizzata verso i comparti dell’automotive, dei trasporti, dei materiali avanzati, della robotica e dei semiconduttori. Un secondo pilastro da 161 milioni di euro riguarda le tecnologie quantistiche, le reti di telecomunicazione e i cavi sottomarini, mentre 40 milioni di euro sono vincolati a progetti relativi alla realtà virtuale e aumentata. Una clausola rilevante stabilisce che il 34 per cento della dotazione totale sia riservata a iniziative localizzate nel Mezzogiorno. Qualora tale riserva non venisse utilizzata interamente, i fondi residui saranno ridistribuiti tra le altre regioni. È fondamentale che ogni soggetto proponente non compaia come capofila in più di una singola istanza, sebbene le aziende collegate possano presentare progetti congiunti attraverso raggruppamenti temporanei di imprese.
Cosa sono gli Accordi per l’innovazione 2026?
Il bando permette alle imprese di qualsiasi dimensione, incluse quelle artigiane, di accedere alle agevolazioni per investimenti compresi tra cinque e 40 milioni di euro. Per partecipare è necessario aver approvato almeno due bilanci alla data di presentazione della domanda. La partecipazione è estesa ai centri di ricerca e, per specifici ambiti come il quantum computing e le tlc, anche alle imprese di servizi. I progetti devono avere una durata variabile tra 18 e 36 mesi e l’avvio delle attività deve avvenire obbligatoriamente dopo l’invio della candidatura. Le imprese interessate devono considerare, necesssariamente, che:
- la presentazione della domanda deve avvenire tramite il sito di Mediocredito Centrale;
- i soggetti co-proponenti per progetto devono essere al massimo cinque;
- non è previsto il cumulo degli Accordi per l’innovazione con altri aiuti di Stato, ovvero è consentito solo con agevolazioni non classificabili come tali e nel limite dei costi sostenuti;
- si può collaborare con organismi di ricerca;
- sono ammissibili le società di persone in contabilità ordinaria;
- le imprese partecipanti sono obbligate a firmare un accordo con il ministero e con le Regioni cofinanziatrici;
- deve essere definito l’avvio dell’investimento come primo impegno giuridicamente vincolante.
Cosa prevede la Finanziaria 2026?
La procedura di assegnazione dei contributi del Mimit prevede la possibilità di fruire di un mix di sovvenzioni dirette e, su richiesta, di finanziamenti agevolati. L’intensità dell’aiuto varia in base alla dimensione dell’impresa, con meccanismi di premialità che possono incrementare l’incentivo finale. Le spese ammissibili includono i costi del personale interno per le ore dedicate alla partecipazione al progetto e l’acquisto di attrezzature specifiche.
Il decreto attuativo della misura prevede anche la possibilità di beneficiare di una maggiorazione del 15 per cento che scatta se il progetto:
- viene realizzato integralmente nel Sud Italia;
- coinvolge attivamente le piccole e medie imprese (Pmi);
- prevede la partecipazione rilevante di organismi di ricerca.
Bonus caregiver 2026, arriva il sussidio di 400 euro al mese
Il Consiglio dei ministri del governo Meloni, nella giornata del 12 gennaio 2026, ha approvato il disegno di legge che dà il via libera al nuovo bonus caregiver, il nuovo sostegno economico a favore di chi si prende cura di familiari con gravi disabilità, e a tutta una serie di misure di supporto. Il provvedimento ha accolto la proposta della ministra per le disabilità Alessandra Locatelli al fine di istituire un quadro normativo che riconosca finalmente il valore sociale di queste figure. La platea interessata è ampia: secondo alcune stime, il Ddl interessa circa sette milioni di italiani impegnati quotidianamente nell’assistenza domestica a titolo gratuito. Durante la riunione a Palazzo Chigi, alla quale ha partecipato il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, è stato definito un percorso che prevede sia tutele giuridiche, sia aiuti monetari. La riforma mira a ridurre il rischio di isolamento delle famiglie fragili, garantendo dignità a un ruolo fondamentale per la coesione sociale. Il testo stabilisce criteri precisi per l’identificazione dei beneficiari, includendo coniugi, conviventi e parenti entro il secondo grado dei soggetti fragili.
Bonus caregiver 2026, che cos’è e a chi spetta

Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri definisce il ruolo del caregiver familiare come colui che assiste un congiunto non autosufficiente in modo prevalente e continuativo. Per accedere al bonus caregiver 2026, il richiedente deve essere formalmente riconosciuto tramite una procedura gestita dall’Inps, che verificherà la sussistenza dei requisiti di convivenza. La legge prevede quattro profili di tutela differenziati, basati sull’intensità dell’impegno richiesto. Il beneficio economico principale è riservato a chi presta assistenza per almeno 91 ore settimanali, garantendo una presenza costante di 13 ore al giorno. Le figure che possono ottenere il riconoscimento sono, pertanto:
- il coniuge o la parte dell’unione civile;
- i conviventi di fatto ai sensi della legge vigente;
- i parenti entro il secondo grado;
- gli affini entro il terzo grado in casi specifici.
Il riconoscimento formale avverrà attraverso una piattaforma digitale dell’Inps, operativa entro il mese di settembre 2026, necessaria per monitorare la spesa e assicurare uniformità di trattamento in ogni regione.
Quanto deve essere l’Isee per il bonus caregiver 2026?
L’erogazione del sussidio mensile è vincolata a parametri economici definiti per garantire l’aiuto ai nuclei familiari in condizioni di maggiore necessità. Il bonus caregiver 2026 prevede un importo massimo di 400 euro mensili, erogati ogni tre mesi dall’Inps e totalmente esenti da tassazione. La somma è destinata ai caregiver con un Isee familiare non superiore a 15 mila euro. Tuttavia, il disegno di legge stabilisce una corsia preferenziale per le situazioni di povertà estrema.
Le risorse stanziate ammontano a 257 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028. È importante specificare che, sebbene le domande partano nel 2026, i pagamenti effettivi saranno distribuiti a decorrere dal 2027, una volta completata la mappatura della platea dei beneficiari.
Locatelli: «Finalmente si riconosce al caregiver una dignità»
`Il pacchetto di aiuti inserito nel sussidio ai caregiver non si limita al solo trasferimento monetario, ma integra diverse agevolazioni per migliorare la qualità della vita dei nuclei familiari. Innanzitutto, chi assiste persone con disabilità gravissima potrà contare su servizi di sollievo e assistenza domiciliare integrata. La ministra Alessandra Locatelli ha sottolineato: «Ringrazio tutto il Consiglio dei ministri per l’approvazione di questo importantissimo intervento normativo che riconosce, finalmente, al caregiver familiare, una dignità. Partiamo, sicuramente, dal caregiver familiare, convivente, colui che ama, che cura, che non vuole essere sostituito e che si dedica 24 ore su 24 alla persona che assiste. È una maratona continua e quotidiana – prosegue Locatelli – Ma garantiamo misure di sostegno e tutele a tutti i caregiver familiari, anche di diversa intensità. Questa è la prima volta che una legge, con risorse certe, raggiunge l’approvazione in Consiglio dei ministri e inizia l’iter parlamentare».
Quali bonus ci sono nel 2026 per le famiglie?

Tra le misure principali figurano il supporto psicologico e l’accesso prioritario alle prestazioni sanitarie per il caregiver. Per le famiglie con studenti impegnati nella cura, sono previsti esoneri dalle tasse universitarie e il riconoscimento di crediti formativi. Inoltre, il provvedimento assicura il raccordo tra le tutele statali e quelle territoriali, evitando sovrapposizioni e garantendo che il «progetto di vita» della persona assistita includa formalmente il nominativo del caregiver. Questo meccanismo permette di attivare tutele previdenziali e agevolazioni lavorative, come lo smart working o la modifica dell’orario di lavoro, per chi deve conciliare l’impiego con l’attività di cura domestica.
Indennità di discontinuità 2026: requisiti e domanda Inps per i lavoratori dello spettacolo disoccupati
Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato una nota per ricordare ai lavoratori dello spettacolo che siano rimasti disoccupati o che abbiano subito dei periodi di inattività involontaria, della possibilità di richiedere l’indennità di discontinuità anche nel 2026. L’ammortizzatore sociale, introdotto originariamente dal decreto legislativo 175/2023, mira a sostenere sia i lavoratori autonomi sia i subordinati a tempo determinato che operino in un settore caratterizzato da cicli lavorativi frammentati. Attraverso la prestazione, il legislatore riconosce la peculiarità delle professioni artistiche e tecniche, fornendo un aiuto concreto per affrontare le pause contrattuali. L’Inps, inoltre, chiarisce che il beneficio viene erogato in un’unica soluzione, previa presentazione di un’apposita istanza telematica. Risulta dunque essenziale monitorare le scadenze e i criteri di accesso stabiliti dalla normativa vigente, onde evitare la perdita di un diritto maturato nel corso dell’anno solare precedente a quello di presentazione della domanda.
Quali sono le istruzioni Inps per l’indennità di discontinuità nel 2026?

Le indicazioni fornite dall’Inps chiariscono i parametri necessari per accedere all’indennità di discontinuità del 2026. La misura è rivolta a diverse categorie professionali iscritte al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo. Innanzitutto, è previsto un limite reddituale Irpef fissato a 35 mila euro per l’anno di imposta 2025. In secondo luogo, il richiedente deve dimostrare la prevalenza del reddito derivante dal settore dello spettacolo. Infine, il decreto 175/2023 fissa ulteriori requisiti contributivi e di residenza. Pertanto, il richiedente deve:
- essere cittadino dell’Unione europea o straniero con regolare permesso di soggiorno;
- risiedere in Italia da almeno un anno;
- aver maturato almeno 51 giornate di contributi nel 2025. Per gli attori di cinema e audiovisivo, la soglia è di 15 giornate nel 2025 oppure 30 giornate nel biennio precedente;
- non essere titolare di pensione diretta o di contratti a tempo indeterminato, salvo i casi di lavoro intermittente senza indennità di disponibilità.
L’importo erogato copre un terzo delle giornate accreditate nell’anno precedente.
Come richiedere l’indennità di discontinuità?
La procedura per ottenere l’Indennità di discontinuità è esclusivamente telematica. La domanda deve essere inviata entro il 30 aprile 2026 attraverso il portale ufficiale dell’Inps. In alternativa, i soggetti interessati possono avvalersi del supporto dei patronati o chiamare il contact center multicanale. Quest’ultimo è raggiungibile al numero gratuito 803 164 da rete fissa o al numero 06 164 164 da rete mobile. Si consiglia di preparare tempestivamente la documentazione relativa ai redditi e ai contributi versati, verificando la corretta iscrizione al Fondo Pensione Lavoratori nello Spettacolo. Una volta presentata l’istanza, l’istituto procede alla verifica dei dati e, in caso di esito positivo, liquida la somma spettante direttamente sul conto corrente indicato dal beneficiario. Per agevolare la compilazione, è disponibile un tutorial ufficiale dell’Inps in formato pdf che illustra i passaggi necessari per il corretto invio della richiesta.
Quali sono le novità per i disoccupati nel 2026?
Le recenti modifiche normative hanno introdotto alcuni aggiornamenti rilevanti per il comparto. Per esempio, la legge di bilancio 2026 ha confermato l’estensione della platea dei beneficiari, includendo diverse figure professionali tecniche e amministrative. Per maggiore chiarezza, si propone una sintesi delle principali categorie ammesse:
Tuttavia, è fondamentale ricordare che l’Indennità di discontinuità 2026 non è cumulabile, nello stesso periodo, con altre prestazioni relative alla disoccupazione, come la Naspi. Per questo motivo, l’Inps raccomanda a chi svolge più attività durante l’anno di prestare attenzione a non sovrapporre le giornate già indennizzate o coperte da altri contributi.
Scadenze gennaio 2026, ecco il calendario dei pagamenti fiscali
La puntualità nell’adempiere alle scadenze fiscali di gennaio 2026 è un segnale di correttezza e trasparenza verso il sistema tributario. A inizio anno, il calendario prevede una serie di obblighi che coinvolgono sia le famiglie sia i soggetti titolari di partita Iva. Innanzitutto, entro il 12 gennaio 2026, i datori di lavoro domestico devono provvedere al versamento dei contributi previdenziali per il quarto trimestre del 2025. L’obbligo riguarda chi impiega assistenti familiari, colf o baby sitter. Successivamente, entro il 15 gennaio 2026, i datori di lavoro sono tenuti a comunicare ai propri collaboratori la volontà di prestare assistenza fiscale diretta per la presentazione del modello 730/2026.
Scadenze fiscali, Cosa si paga il 16 gennaio 2026

Tante le scadenze fiscali alle quali i contribuenti devono prestare attenzione in questo inizio anno. Scaduto il pagamento dei contributi previdenziali a favore dei lavoratori domestici, l’adempimento successivo riguarda i contribuenti con liquidazione mensile che devono versare l’imposta dovuta per il mese di dicembre 2025 entro il 16 gennaio 2026. Inoltre, si prevede l’invio telematico degli elenchi Intrastat entro il 26 gennaio prossimo. L’invio accurato dei dati relativi agli scambi comunitari previene anomalie nelle banche dati europee. Nello specifico, tale adempimento riguarda:
- le cessioni di beni effettuate nel mese di dicembre 2025;
- gli acquisti di servizi ricevuti nel corso del quarto trimestre 2025;
- le prestazioni rese a soggetti passivi stabiliti in altri Stati dell’Unione europea.
Pertanto, le imprese devono monitorare con attenzione la documentazione commerciale per rispettare i termini previsti. La conformità a queste regole assicura la regolarità delle operazioni transfrontaliere ed evita contestazioni durante i controlli doganali o fiscali.
Quali sono le scadenze per il pagamento delle tasse
Un appuntamento rilevante è fissato per il 29 gennaio 2026, termine ultimo per sanare eventuali inadempienze dell’anno precedente. In questa data scadono i termini per la presentazione tardiva dei modelli che non sono stati inviati entro il 31 ottobre 2025. Le scadenze fiscali di gennaio 2026 permettono quindi di regolarizzare la posizione di persone fisiche e società tramite l’invio telematico. La trasmissione entro 90 giorni dalla scadenza originaria è l’ultima opportunità per evitare la qualifica di dichiarazione omessa. Nello specifico, il termine riguarda:
- il modello Redditi 2025 relativo all’anno 2024;
- il modello Irap 2025 per i soggetti con esercizio solare;
- il modello 770/2025 per i sostituti d’imposta.
Tuttavia, il versamento delle imposte dovrà includere le sanzioni e gli interessi previsti dal ravvedimento operoso. Questo meccanismo consente di limitare l’impatto economico delle dimenticanze amministrative avvenute nel corso dell’anno precedente.
Calendario fiscale, cosa si paga a fine gennaio 2026
Gli ultimi giorni del mese richiedono attenzione sia sul canone televisivo sia sulla conservazione documentale. Entro il 31 gennaio 2026, i cittadini privi di apparecchio televisivo devono inviare la dichiarazione di non possesso per escludere l’addebito in bolletta per tutto l’anno corrente. Inoltre, entro la stessa data del 31 gennaio 2026, è necessario procedere alla conservazione digitale della contabilità del 2024.
La digitalizzazione dei registri e delle fatture garantisce la reperibilità e l’integrità dei dati in caso di accertamento. Le scadenze fiscali di gennaio 2026 si chiudono quindi con il consolidamento degli archivi fiscali, assicurando che tutta la documentazione obbligatoria sia messa in sicurezza secondo le norme vigenti.

