Sono 16.510 le assunzioni programmate dalle imprese della provincia di Salerno nel mese di luglio, destinate a salire a 33.770 nel trimestre luglio-settembre. È il quadro che emerge dal sistema Excelsior della Camera di Commercio di Salerno, che fotografa un tessuto produttivo ancora dinamico, trainato soprattutto da turismo, ristorazione, servizi, agroalimentare e costruzioni. Numeri che, secondo Patrizia Spinelli, coordinatrice Uil Salerno e Segretario Generale FenealUil Salerno, rappresentano un segnale incoraggiante perché testimoniano la fiducia delle imprese e la capacità del territorio di continuare a generare opportunità occupazionali. Ma, sottolineano le organizzazioni sindacali, il dato quantitativo non basta più per misurare la reale crescita del mercato del lavoro. Il nodo principale resta infatti la qualità dell’occupazione. Secondo le stime, il 90% delle nuove assunzioni avverrà con contratti a tempo determinato o altre forme di lavoro non stabile, mentre soltanto il 10% riguarderà rapporti a tempo indeterminato o apprendistato. Una situazione che, pur registrando un incremento dell’occupazione, continua a lasciare aperta la questione della precarietà. La riflessione trova conferma anche nell’analisi nazionale elaborata sui dati Inps e Ispettorato nazionale del lavoro. La Campania continua infatti a registrare una delle retribuzioni medie più basse d’Italia: 18.710 euro annui contro una media nazionale di 25.387 euro, con uno scarto superiore ai 6.600 euro. A ciò si aggiunge una minore diffusione del lavoro a tempo pieno e dei contratti stabili rispetto alle regioni economicamente più forti. Per la Uil il problema non è più soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma garantire occupazione capace di assicurare condizioni di vita dignitose. Contratti brevi, salari insufficienti e percorsi lavorativi frammentati rendono infatti difficile acquistare una casa, costruire una famiglia, accedere al credito o maturare una pensione adeguata, alimentando il fenomeno del cosiddetto “lavoro povero”. Una condizione che pesa soprattutto sui giovani, spesso costretti a entrare nel mercato del lavoro attraverso rapporti precari, con il rischio di favorire la fuga di competenze verso territori in grado di offrire prospettive professionali più solide. Analoga attenzione viene rivolta all’occupazione femminile, ancora penalizzata dalle difficoltà di conciliazione tra vita privata e lavoro, dalla diffusione del part-time involontario e da livelli retributivi inferiori. Tra gli elementi positivi evidenziati dal sindacato figura invece la riduzione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Le imprese dichiarano infatti minori difficoltà nel reperire personale rispetto agli anni passati. Un risultato che, secondo la Uil, deve però essere consolidato attraverso un rafforzamento del rapporto tra scuola, università, ITS, enti bilaterali, formazione professionale e sistema produttivo, arrivando alla costruzione di un vero Patto territoriale per le competenze. La crescente richiesta di lavoratori stranieri conferma inoltre il fabbisogno strutturale di manodopera in numerosi comparti dell’economia salernitana. Da qui la richiesta di politiche che favoriscano ingressi regolari, percorsi di qualificazione professionale e piena integrazione, contrastando ogni forma di sfruttamento. Secondo la coordinatrice della Uil Salerno, Patrizia Spinelli, e il segretario generale della FenealUil Salerno, la qualità del lavoro passa anche attraverso relazioni industriali più solide: accelerare il rinnovo dei contratti collettivi, rendere strutturale la detassazione degli aumenti salariali, rafforzare la contrattazione di secondo livello e contrastare il dumping contrattuale rappresentano strumenti indispensabili per redistribuire i benefici della crescita e premiare le imprese che investono in innovazione, sicurezza e valorizzazione delle competenze. «La produttività – evidenzia Spinelli – non cresce comprimendo il costo del lavoro, ma investendo nelle persone». Per il sindacato, Salerno dispone oggi di tutte le condizioni per consolidare il proprio sviluppo grazie alle grandi opere, agli investimenti del Pnrr, al turismo, all’agroalimentare, al manifatturiero e alle costruzioni. Il vero obiettivo, però, è trasformare la crescita economica in sviluppo sociale, creando lavoro stabile, sicuro e ben retribuito e garantendo salari più alti, maggiore produttività e migliori condizioni di vita per lavoratori e famiglie.
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