di Erika Noschese
È durata poco più di un’ora, nel carcere di Salerno, l’udienza di convalida del fermo di Ridha Rahmouni, il cittadino tunisino di 26 anni accusato dell’omicidio del giornalista sportivo salernitano Luigi “Luca” Esposito, il cui corpo carbonizzato fu rinvenuto nelle campagne di località Cioffi, a Eboli. Al termine dell’interrogatorio, tenutosi nel carcere di Fuorni, il giudice per le indagini preliminari, Giandomenico D’Agostino, confermando il quadro accusatorio e contestando al soggetto l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione, nonché soppressione di cadavere, ha disposto la misura cautelare in carcere. Il giovane, assistito dall’avvocato Giovanni Mauri, è accusato di aver ucciso il 53enne nella notte tra il 18 e il 19 luglio scorso e di aver successivamente dato alle fiamme il cadavere nel tentativo di cancellare ogni traccia del delitto. L’imputato ora rischia l’ergastolo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Rahmouni, irregolare sul territorio nazionale e già destinatario di un provvedimento di espulsione, sarebbe stato identificato al termine di un’articolata attività investigativa condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno. Nel corso dell’udienza l’indagato ha risposto alle domande formulate dal gip, fornendo la propria versione dei fatti e aggiungendo ulteriori elementi rispetto a quanto già dichiarato dopo il fermo. Un atteggiamento collaborativo, almeno sul piano processuale, che tuttavia non modifica, allo stato, il quadro accusatorio delineato dagli inquirenti. «Ci sono degli aspetti, già emersi durante l’interrogatorio a seguito del fermo, che devono essere sicuramente approfonditi – ha dichiarato l’avvocato Mauri al termine dell’udienza – Naturalmente, per eventi così drammatici e complessi è necessario, ma non ai fini di un gossip becero, approfondire alcuni aspetti della vita dei soggetti coinvolti. Poi ci sono elementi tecnici che riguardano effettivamente l’evento della morte della vittima e che potrebbero cambiare l’attuale capo di imputazione, che è comunque un capo di imputazione provvisorio». Il difensore ha preferito non entrare nel merito del possibile movente che avrebbe portato all’omicidio, sottolineando come le indagini siano ancora in una fase delicata e molti aspetti debbano essere chiariti attraverso gli accertamenti investigativi e gli esami tecnici disposti dalla Procura. «Il mio assistito – ha aggiunto Mauri – ha risposto alle domande e ha chiarito ulteriori dinamiche di quello che è accaduto». Il legale ha invece evitato qualsiasi commento sull’eventuale coinvolgimento di altre persone nella vicenda, senza confermare né smentire tale ipotesi, limitandosi a ribadire che sarà l’attività investigativa a fare piena luce sull’accaduto. Proseguono intanto gli accertamenti degli investigatori, chiamati a ricostruire con precisione tutte le fasi dell’omicidio, a definire il movente e a verificare se vi siano eventuali responsabilità di altri soggetti. Fondamentali saranno anche gli esiti delle consulenze tecniche e degli esami medico-legali, che potrebbero incidere sulla qualificazione giuridica dei fatti contestati all’indagato e fornire ulteriori elementi utili alla ricostruzione della dinamica del delitto.
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