La Stampa sta attirando molti giornalisti. Il nuovo corso della storica testata sabauda sembra favorire la fuga da altri quotidiani famosi, con Antonio Di Rosa alla guida pronto a imbarcare nuovi “neo-torinesi”. Nel gruppo Sae è arrivato Vito Ribaudo, nuovo direttore generale del gruppo di Alberto Leonardis ed ex numero uno delle risorse umane di Rcs–Corriere della Sera. A Roma si parla molto dell’uscita dal quotidiano Il Messaggero di un big delle pagine dell’economia, Rosario Dimito, pronto dal primo settembre a entrare nel gruppo Sae e a fare contenuti per tutto il digital. Già orfana di Osvaldo De Paolini, che lasciò il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone per approdare a il Giornale e dirigere anche il settimanale Moneta, la redazione economica di via del Tritone ora ha come capo Andrea Bassi, ex di Milano Finanza. Come lo era De Paolini, che era stato il direttore del giornale di via Marco Burigozzo, a Milano. E pure Dimito è un altro ex MF. Tutti professionisti che in tempi lontani hanno lavorato nello stesso giornale, e con la stessa “filosofia giornalistica”. Ma la diaspora è destinata a continuare…
Corriere, chi entrerà alle 6 del mattino?
A settembre si cambia, al Corriere della Sera. La nuova direttiva di Luciano Fontana, alla guida di via Solferino, prevede la chiusura obbligatoria del giornale alle 22.30. Sì, perché risparmiando sulla notte così si può “alimentare” la mattina, anche a beneficio delle altre realtà del gruppo di Urbano Cairo che comprende pure l’emittente televisiva La7. E il sito del Corriere ha bisogno di battere la concorrenza, con i lettori che si collegano a internet appena svegli e vogliono essere aggiornati con news fresche. I contenuti digitali vengono ritenuti strategici per far crescere la testata. Allora che si fa? Dalle 6 del mattino scatterà il primo turno, già definito come quello degli “avanguardisti”, un drappello di scalpitanti giornalisti che vedrà aumentare la consistenza alle 7. Quindi, secondo turno alle 11, per dare corpo al giornale, e ultimo alle 15, che sgobberà fino all’orario di chiusura. Una faticaccia, aprire all’alba: chi si assumerà questo ingrato compito di “alzare la saracinesca”? Lo schema 6-11-15 nella realtà sarà un 30-30-40, vista la percentuale di utilizzo del lavoro nei diversi turni. Il più consistente è dedicato al giornale su carta. Sperando sempre che non ci siano notizie importantissime alla fine della giornata, quando il quotidiano ormai è chiuso…

Buttafuoco al Lirico. Come Mussolini
Il Teatro Lirico di Milano è un luogo fondamentale nella storia d’Italia: proprio lì il 16 dicembre 1944 si tenne l’ultimo discorso e l’ultima apparizione pubblica di Benito Mussolini in qualità di capo della Repubblica Sociale Italiana. «Vogliamo che tutta l’Italia sia repubblicana», disse ai “camerati milanesi”: e Mussolini era appena sfuggito da Salò, dove era tenuto sotto controllo dal generale tedesco Karl Friedrich Wolff (quello che l’anno successivo liberò il capo partigiano Ferruccio Parri). Fatto sta che per la destra italiana quel discorso di Mussolini è storico, e viene ritenuto ancora un “testamento politico”, una linea da seguire (a cominciare dal ripudio dei regnanti di casa Savoia). Non a caso, visto che Sky Tg24 Live torna a Milano per una nuova tappa del suo percorso itinerante tra le principali città italiane, al canale all news diretto da Fabio Vitale non poteva dire di no un uomo di destra come Pietrangelo Buttafuoco: il 6 luglio il Teatro Lirico, che oggi porta il nome di Giorgio Gaber, vedrà la presenza di protagonisti della politica, dell’economia, della cultura e della ricerca. Buttafuoco parteciperà in qualità di presidente della Fondazione La Biennale di Venezia. Il Teatro Lirico ha sempre il suo fascino, a destra. Magari ci scappa pure una lacrima…

Fs, per qualcuno c’è «Strisciuoglio»
Nominarlo è difficile, tanto che sembra uscito da una commedia di Eduardo de Filippo, ma anche dalle barzellette di Uccio De Santis, pugliese doc: Gianpiero Strisciuglio conosce fin da piccolo questo tema, avendo un cognome complicato. L’ingegnere barese che è stato indicato dai più come il successore di Stefano Antonio Donnarumma alla guida di Fs se la deve vedere anche con i giornalisti che storpiano il suo cognome: Veronica Gervaso, per esempio, durante il Tg5 lo ha fatto diventare «Strisciuoglio». Senza nessuna rettifica. Urgono comunicati ufficiali dell’azienda con il nome scritto in stampatello, e con un formato gigante per chi ha problemi di vista, per evitare gaffe di ogni tipo. Che poi con Strisciuglio ci manca pure quel nome, «Gianpiero», con la “enne” invece che con la “emme”, come succede a tutti gli altri «Giampiero» sparsi nel territorio nazionale.







