Nuova offensiva Usa in Iran, Teheran risponde: «Colpite basi americane»

La tregua tra Israele e Iran regge, quella tra Stati Uniti e Repubblica Islamica è invece ancora lontana. Nella notte c’è stata infatti una nuova ondata di missili Usa: lanciati in tutto 49 Tomahawk per colpire target all’interno Iran, alcuni dei quali a 65 chilometri da Teheran.

I pesanti attacchi statunitensi in Iran

Gli Stati Uniti, come hanno fatto sapere i pasdaran, hanno attaccato «un complesso produttivo, un centro di intrattenimento e una fortezza militare nei pressi di Karaj e Nazarabad, nonché una base locale delle Guardie rivoluzionarie a Pishva». Il New York Times, sulla base di immagini satellitari, riporta che gli Stati Uniti hanno colpito un’infrastruttura per la fornitura di acqua potabile sulla costa dell’Iran, vicino allo stretto di Hormuz: i danni osservati sono compatibili con la Gbu-39, una bomba piccola di precisione. Esplosioni sono state udite nella città portuale meridionale di Bandar Abbas, sull’isola di Qeshm e nelle città di Minab, Kargan e Sirik. Il Centcom, ha sottolineato che i raid «di autodifesa» hanno riguardato i sistemi di comunicazione, sorveglianza e difesa aerea. Il Pentagono ha spiegato che gli attacchi all’Iran sono un atto di «diplomazia coercitiva», che punta a ottenere concessioni da Teheran.

La risposta di Teheran: nel mirino basi Usa

La replica militare del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica non si è fatta attendere. I pasdaran hanno annunciato di aver colpito «in due ondate di operazioni, 18 importanti obiettivi appartenenti all’esercito statunitense» presso le basi di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber in Kuwait e quella aerea di Sheikh Isa in Bahrein. Presa di mira, con 12 missili balistici, anche la base aerea e il centro di comando di Al-Azraq in Giordania: «Abbiamo distrutto le strutture e un gran numero di caccia».

Nuova offensiva Usa in Iran, Teheran risponde: «Colpite basi americane»
Donald Trump (Ansa).

Le parole di Trump e la smentita dei pasdaran

Donald Trump, parlando con Fox, ha affermato che i raid «riprenderanno domani se l’Iran non firmerà l’accordo» e che Israele non è stato coinvolto negli ultimi attacchi americani. Il presidente Usa ha anche detto che funzionari di Teheran gli hanno chiesto di fermare i bombardamenti, chiamandolo mentre era nella Situation Room. Una circostanza, questa, subito smentita dai Guardiani della rivoluzione: «Le affermazioni di Trump sono un pretesto per evitare la guerra. Continueremo a rispondere militarmente a qualsiasi aggressione». I pasdaran hanno poi ribadito che lo stretto di Hormuz è chiuso, smentendo le affermazioni Usa secondo cui il transito delle navi attraverso il canale sarebbe ancora in corso.