Il Ministero della Cultura ha formalmente sancito l’impossibilità di esprimere un parere positivo, allo stato attuale, in merito al progetto per la realizzazione del porto turistico “Marina di Pastena” sul litorale orientale di Salerno. Attraverso una nota ufficiale pubblicata nell’ambito della complessa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, la Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio ha trasmesso le corpose richieste di integrazione formulate dalla Soprintendenza competente per i territori di Salerno e Avellino. Il documento ministeriale, reso noto alla cittadinanza attraverso una comunicazione del Comitato “Giù le mani dal Porticciolo”, evidenzia lacune strutturali e gravi carenze all’interno della documentazione paesaggistica presentata dalla società proponente l’infrastruttura. L’atto formale recepisce molte delle istanze sollevate negli anni da residenti e associazioni, certificando a livello dell’amministrazione centrale dello Stato l’attuale incompatibilità dell’opera ingegneristica con il preesistente tessuto urbano, ambientale e paesaggistico che caratterizza l’intera fascia costiera del capoluogo campano. L’analisi tecnica condotta dagli organi periferici del dicastero della Cultura entra nel dettaglio delle mancanze progettuali individuate nel fascicolo depositato. La Soprintendenza ha stabilito in via ufficiale che la relazione paesaggistica fornita risulta inidonea a consentire una verifica accurata circa l’impatto che i nuovi imponenti moli e le volumetrie commerciali previste avrebbero sui valori tutelati della costa salernitana. I funzionari ministeriali hanno pertanto imposto ai proponenti di produrre un aggiornamento minuzioso relativo allo stato attuale dei luoghi, ritenendo obsolete, frammentarie o del tutto parziali le informazioni fornite fino a questo momento. Un elemento di assoluta rilevanza tecnica inserito nel documento risiede nella perentoria richiesta di nuove indagini visive. Il Ministero impone infatti di allargare il bacino di valutazione, chiedendo approfondimenti specifici e mirati sulla percezione del futuro approdo turistico persino dalle alture e dai punti panoramici strategici della vicina Costiera Amalfitana. Questa singola prescrizione certifica come un intervento urbanistico e marittimo di tale portata non possa essere in alcun modo decontestualizzato, ma debba essere obbligatoriamente soppesato considerando le ripercussioni sull’intero ecosistema visivo del Golfo di Salerno. Oltre alle palesi mancanze relative allo studio dell’inserimento nel paesaggio, il documento ministeriale prescrive la presentazione di elaborati grafici e rendering aggiornati, imponendo l’utilizzo di tecnologie contemporanee che siano effettivamente in grado di simulare con esattezza matematica l’ingombro reale dei volumi sull’orizzonte marino. A questo fondamentale passaggio si aggiunge la necessità, peraltro sancita dalla normativa nazionale vigente in materia di opere pubbliche e private di grande impatto, di elaborare una seria e documentata comparazione delle alternative progettuali. Tale analisi deve includere necessariamente anche la valutazione approfondita della cosiddetta “opzione zero”, ovvero gli scenari derivanti dalla mancata esecuzione dell’opera. Sotto il profilo strettamente procedurale e giuridico, la Soprintendenza ha sollevato un ulteriore ostacolo di natura formale rispetto all’iter autorizzativo pregresso. Nelle carte si precisa in modo inequivocabile che la vecchia autorizzazione paesaggistica, ottenuta dalla società nel corso dell’anno duemiladodici, non possiede più alcuna validità applicativa ai fini della procedura odierna. L’odierno stallo procedurale all’interno dei palazzi governativi romani costituisce un risultato amministrativo strettamente e direttamente connesso alla costante partecipazione civica registrata negli anni attorno alla vertenza del porto di Pastena. Le numerose richieste di integrazione e chiarimento formulate da entrambi i dicasteri traggono infatti evidente spunto, linfa e substrato argomentativo dalle innumerevoli osservazioni formali depositate nei ristretti tempi previsti dalle normative in materia di trasparenza. Il Comitato “Giù le mani dal Porticciolo”, lavorando in stretta e produttiva sinergia con svariate sigle associative, gruppi spontanei di cittadini e professionisti qualificati del settore urbanistico, ingegneristico e ambientale, ha saputo produrre contro-dossier tecnici di assoluto spessore analitico. Questo certosino lavoro di revisione indipendente ha smontato progressivamente la narrazione rassicurante fornita dalla società proponente, portando all’attenzione dei funzionari istruttori ministeriali tutte le debolezze strutturali e le stridenti incongruenze paesaggistiche celate nelle pieghe del piano. L’intera vicenda assume dunque i netti contorni di un caso studio esemplare sull’importanza nevralgica del dibattito pubblico informato e sull’efficacia reale degli strumenti di democrazia partecipativa. La mobilitazione territoriale non si è mai esaurita nella mera e sterile protesta di piazza, ma ha saputo strutturarsi attraverso una rigorosa e puntuale opposizione tecnica e giuridica. Questo approccio metodologico ha trovato pieno e inconfutabile riscontro nei carteggi ufficiali degli organi di massimo controllo statale, andando a influenzare concretamente le tempistiche, le modalità e gli esiti del procedimento amministrativo ancora in itinere. Con l’iter autorizzativo attualmente sospeso in attesa delle risposte che l’azienda dovrà fornire ai ministeri romani, l’attenzione dell’intero fronte civico salernitano torna a spostarsi in maniera decisa verso le istituzioni locali e le stanze della politica cittadina. Il contesto storico e temporale in cui si inseriscono queste ultime novità burocratiche è fortemente segnato dal recente insediamento del nuovo Sindaco di Salerno, eletto a margine di una lunga campagna elettorale durante la quale il controverso tema della cementificazione della costa orientale ha occupato un ruolo di primissimo piano nel dibattito pubblico e mediatico. In diverse e documentate occasioni pubbliche, l’attuale vertice dell’amministrazione comunale aveva espresso chiari orientamenti politici contrari alla prosecuzione dell’intervento infrastrutturale. Alla luce delle pesanti conferme critiche giunte nei giorni scorsi dai dicasteri governativi, il comitato di quartiere sollecita oggi l’esecutivo locale a compiere il necessario e irrevocabile passaggio definitivo, transitando dalle semplici dichiarazioni di intenti all’emanazione di atti amministrativi tangibili, vincolanti e coerenti. La richiesta formale avanzata dalla cittadinanza attiva punta dritto al cuore della pianificazione urbanistica territoriale. L’obiettivo conclusivo della mobilitazione, infatti, non si limita al mero rallentamento o all’ostruzionismo temporaneo della singola procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Il traguardo finale mira alla cancellazione ufficiale, formale e irreversibile della previsione dell’infrastruttura marittima direttamente dalle tavole progettuali del Piano Urbanistico Comunale. Soltanto attraverso l’approvazione di una specifica e mirata variante al documento programmatico che regola lo sviluppo della città, sarà possibile apporre definitivamente la parola fine sull’intero progetto, garantendo così la tutela a lungo termine della fragilità costiera, salvaguardando il diritto inalienabile all’utilizzo e alla libera fruizione del mare pubblico e tutelando in maniera permanente l’identità storica, sociale e paesaggistica dell’intero quartiere. Il severo pronunciamento giunto dal dicastero della Cultura non rappresenta affatto un caso isolato all’interno del percorso di Valutazione di Impatto Ambientale in corso di svolgimento. Soltanto poche settimane addietro, un’analoga e altrettanto rigorosa presa di posizione era stata formalizzata dai vertici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Anche in quella specifica circostanza istituzionale, gli uffici competenti in materia di tutela ecologica avevano richiesto ai progettisti una massiccia mole di integrazioni, giudicando altamente insoddisfacenti e lacunosi gli elaborati tecnici depositati ai fini dell’ottenimento del via libera definitivo.
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