Dice il generale Roberto Vannacci in un’intervista alla Stampa che il suo partito, Futuro Nazionale, cresce «in modo astronomico». Parola sua, ovvero di chi di understatement non ha mai sofferto. Magari sulle ali dell’entusiasmo (chi si accontenta gode) per l’ultimo acquisto, Laura Ravetto, già forzista, poi leghista, ora nazional-futurista, una insomma che cambia partito con la stessa velocità delle mise con cui si autoritrae nel suo profilo Instagram. Ma tanto basta perché Vannacci cavalchi il suo arruolamento come il segnale di una inarrestabile tendenza. Presto, infatti, arriveranno altri sbarchi importanti, non solo dalla destra che implode ma da tutti i partiti. Insomma, a sentire il generale ne vedremo delle belle. Intanto lui si muove con lo stesso piglio con cui si comanda una colonna corazzata: avanti tutta, e boia chi molla. A meno che a mollare siano quelli della diaspora politica che sgomitano per arruolarsi sotto le sue insegne.
— Laura Ravetto (@lauraravetto) May 19, 2026
La piaga è sempre lì, nello zelig della Lega
Ravetto veniva da Salvini, e non per girare il coltello nella piaga è sempre lì, nello zelig della Lega, che si annida il problema. Con metaforica allusività, la di lui fidanzata Francesca Verdini si è fatta instagrammare mentre compie un funambolico testacoda corporale, mani a terra e piedi in alto che spingono verso il muro creando un perfetto angolo di 90 gradi. L’interpretazione, direbbe Freud, oltre che interminabile è naturalmente libera. Molto più della storia del generale e del segretario, dove il mago viene mangiato dal coniglio che ha tirato fuori dal cilindro.

Salvini si era illuso di poter ‘domare’ il generale…
Salvini accolse Vannacci nella Lega con mossa ardita ma a suo dire efficace, inglobare il suo rumoroso mondo al contrario per ribaltare le sorti di un partito in vistosa crisi di consensi. Non pago, lo impose come vicesegretario, assieme all’altra voce soave di Silvia Sardone, come dire che nella Lega di lotta c’era poco o nessuno spazio per quella di governo. Vicesegretario anche perché, sospettando il non proprio lucidissimo Matteo che il generale non avrebbe recitato a lungo la parte del gregario, seppur di lusso, avrebbe preso altre strade. Se lo faccio vice, questo il ragionamento, gli do un ruolo e un peso politico che dovrebbe placarne le ambizioni.

… È finita con Vannacci che si è portato dietro un pezzo di elettorato
Risultato: Vannacci se n’è andato portandosi dietro un pezzo di elettorato che ora guarda Salvini come un rammollito tutto chiacchiere e distintivo, incendiario di giorno e pompiere di notte, imbrigliato com’è dentro una maggioranza che sulle cose che contano (Europa, Ucraina) pensa e fa all’opposto di lui. Le conseguenze si vedono nei sondaggi, che restituiscono impietosi l’immagine della beffa. Lega ultima nella coalizione di governo, sorpassata da Forza Italia, un partito che porta il nome di un morto nel suo simbolo, al contrario del vivissimo Salvini che si danna l’anima per risalire la china. Sorpassata, peraltro, anche dal duo di Avs Bonelli-Fratoianni, i Bouvard e Pécuchet del ribellismo nostrano.

Solo una soglia malandrina potrà fermare Futuro Nazionale
Destino cinico e baro, nemesi. Non quella greca, tragica e implacabile ma quella di un uomo politicamente ridicolo, che pensava di usare Vannacci come utile idiota salvo ritrovarsi poi l’essere lui l’utile idiota del generale. Il quale, sempre a giudicare dalle sue esternazioni, sembra euforico. Se non lo fermerà una legge elettorale con la soglia malandrina, Vannacci non sembra destinato a essere l’ennesima meteora della politica italiana. Anche perché può sempre contare sull’onda mediatica che lo tiene a galla, e che trasforma protagonisti numericamente insignificanti (lui, Calenda, Renzi) in leader con tanto di folle al seguito.
