L’abusivismo commerciale? 41 miliardi e 284mila posti di lavoro

Ernesto Pappalardo

Alla fine sono sempre i numeri che sintetizzano, alla perfezione, le cose, i concetti, le teorie, e tutto quello che accade. Riescono, i numeri, – se letti bene, con attenzione cioè – a delineare il quadro reale della situazione. L’indagine della Confcommercio sui fenomeni illegali ci segnala che crescono abusivismo e contraffazione, oltre che i furti di merce esposta in un negozio: sono a rischio 284mila posti di lavoro regolari nel 2025.  E, sempre nel 2025, l’illegalità è “costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi circa 41 miliardi di euro. È questo

il quadro che viene fuori da un’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio.

L’abusivismo commerciale pesa per 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione 8,5 miliardi, la contraffazione 5 miliardi e il “taccheggio” 5,4 miliardi. A queste perdite, poi, bisogna aggiungere anche i costi legati alla criminalità organizzata e alla cyber criminalità.

Secondo l’indagine, il 29% delle imprese del terziario ritiene che “la sicurezza sia peggiorata”. I fenomeni criminali “percepiti come più in crescita sono i furti, seguiti da vandalismi, aggressioni e rapine”. Inoltre, tre imprenditori su dieci “temono che la propria attività possa essere colpita da episodi criminali”.

Al centro dell’attenzione anche il fenomeno delle baby gang, “segnalato dal 22,8% delle imprese intervistate”. Un’attività su tre “teme gli effetti della cosiddetta mala movida, soprattutto per il degrado urbano, i danneggiamenti e l’aumento della microcriminalità”.

L’abusivismo e la contraffazione “penalizzano quasi sette imprese su dieci”. Le conseguenze segnalano “la concorrenza sleale, la riduzione dei ricavi e la perdita di competitività”. Sono, quindi, questi fenomeni che rappresentano “una delle principali criticità per il settore del commercio e dei pubblici esercizi”.

Tra i comportamenti, purtroppo, più diffusi si inserisce il “taccheggio”: “oltre sei imprese del commercio su dieci dichiarano di subirlo e quasi una su cinque ne è vittima più volte a settimana o addirittura ogni giorno”. I prodotti maggiormente rubati: cosmetici, abbigliamento, accessori moda, piccola elettronica e alimentari confezionati.

Ma cosa si può mettere in campo contro questi fenomeni? “Quasi nove imprese su dieci hanno investito in sistemi di sicurezza, soprattutto in videosorveglianza e allarmi antifurto”. L’indagine, poi, sottolinea il “forte legame tra commercio e sicurezza urbana”.

Secondo la maggioranza degli imprenditori, “una città con negozi aperti è percepita come più sicura”. E “la chiusura delle attività commerciali favorisce il degrado urbano, il vandalismo e la diffusione della microcriminalità”.

Questi sono i numeri, che descrivono con precisione la situazione. Poi tutto il resto è solo chiacchiera, senza, purtroppo, conseguenze pratiche, per sostenere chi è esposto e in primo piano.

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