Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan

Il mondo intero pesa le parole del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping. In prima fila c’è Taiwan, sempre a metà tra la speranza di continuare a essere ritenuta uno snodo strategico e il timore di diventare una pedina sacrificabile. Tra i presidenti di Stati Uniti e Cina, prova a incunearsi una donna, che può potenzialmente diventare una figura imprevedibilmente centrale. Si tratta di Cheng Li-wun, la leader del Kuomintang (KMT), principale partito d’opposizione a Taipei con posizioni ultra dialoganti con il Partito Comunista Cinese (PCC). Solo poche settimane prima del summit tra Xi e Trump, Cheng è stata a Pechino per incontrare il leader cinese, nel primo colloquio tra i capi di KMT e PCC dopo quasi un decennio. E, a giugno, Cheng sarà negli Stati Uniti, dove spera di incontrare anche Trump. Non sarà semplice riuscire ad “agganciare” il presidente americano, ma in caso di riuscita l’impatto sulle dinamiche della politica taiwanese e delle relazioni con le due superpotenze potrebbe essere notevole.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan

L’ascesa (con giravolta) di Cheng alla guida del KMT

L’ascesa di Cheng è stata rapida e inattesa. Nata 56 anni fa nella contea rurale di Yunlin, con radici familiari nello Yunnan, Cheng non proviene dall’élite tradizionale di Taipei. Dopo gli studi a Cambridge, entra nel Partito Progressista Democratico (DPP), ritenuto «secessionista» da Pechino. Sono gli anni della democratizzazione, della fine dell’egemonia assoluta del KMT e dell’ascesa di un movimento che si presentava come il simbolo della nuova identità taiwanese. In quel periodo Cheng parla apertamente di indipendenza e attacca il KMT dell’era Chiang Kai-shek. Poi arriva la svolta. Nel 2005 passa improvvisamente al ‘nemico’. Un salto politico e identitario enorme, quasi traumatico nella polarizzatissima Taiwan. È l’anno del celebre “viaggio di pace” di Lien Chan a Pechino, il primo incontro tra leader di PCC e KMT dopo la guerra civile. Cheng fa parte della delegazione.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
La leader del Luomintang, Cheng Li-wun (Ansa).

La sua carriera però non segue un percorso lineare. Viene eletta allo Yuan legislativo (il parlamento unicamerale di Taipei) nel 2008, nel pieno del ritorno al potere del KMT con Ma Ying-jeou. Poi diventa portavoce del governo, salvo uscire dal parlamento e condurre un talk show televisivo. Dopo un nuovo mandato parlamentare ottenuto nel 2020, alle elezioni del 2024 non viene rieletta, nonostante il KMT risulti il primo partito alle Legislative. La sua vittoria alla leadership del KMT nell’ottobre scorso è una grande sorpresa. L’establishment del partito aveva puntato su altre figure, ma Cheng vince facendo leva su uno stile completamente diverso: aggressivo, combattivo, iper-mediatico. Lancia la sua Opposition Alliance, promette di combattere il presunto “terrore verde” del DPP (concetto ribaltato dal “terrore bianco” dell’era della legge marziale di Cheng) e utilizza i social con un linguaggio molto più diretto rispetto ai vecchi dirigenti del KMT. Funziona.

Lo storico incontro con Xi a Pechino

Con Cheng, il partito smette infatti di muoversi in modo prudente sul dossier Cina. Il suo predecessore, Eric Chu, aveva cercato di mantenere un equilibrio delicato, evitando di apparire troppo vicino a Pechino in una fase in cui l’opinione pubblica taiwanese, soprattutto dopo Hong Kong, aveva preso ulteriori distanze da Pechino. Sin dal primo discorso da leader in pectore del KMT, Cheng dichiara invece di voler rendere i taiwanesi «orgogliosi di essere cinesi». Inizia a parlare di dialogo strutturato con Pechino, critica il riarmo accelerato di Taiwan e sostiene che la diplomazia possa essere «un deterrente tanto quanto le armi». Così si arriva al viaggio in Cina continentale, culminato nell’incontro con Xi, che ha ricevuto Cheng il 10 aprile, anniversario del Taiwan Relations Act firmato nel 1979 da Jimmy Carter, la legge che ancora oggi costituisce l’architrave dei rapporti tra Washington e Taipei. Non è una coincidenza. Xi ha sfruttato l’incontro per rafforzare la narrazione secondo cui la «riunificazione pacifica» resta possibile e per mostrare sia all’opinione pubblica cinese sia a Washington che esiste ancora una sponda politica dialogante a Taiwan. Cheng ha insistito sulla comune identità culturale cinese, sulla necessità di evitare che Taiwan diventi una «scacchiera per interferenze esterne». Il segnale è rivolto anche agli Stati Uniti. Xi può indicare il dialogo con Cheng come una prova che Taiwan è una «questione interna» che può essere risolta anche in modo politico.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
La presidente del Kuomintang Cheng Li-wun con Xi Jinping il 10 aprile 2026 (Ansa).

Il viaggio negli Usa e la speranza di incontrare Trump

Dopo il viaggio in Cina, Cheng ha intanto annunciato che a giugno visiterà gli Stati Uniti per oltre 10 giorni, incontrando funzionari americani, think tank e comunità taiwanesi. Ma soprattutto ha dichiarato apertamente di «sperare di incontrare Trump». Una mossa eccezionale per una leader dell’opposizione taiwanese. Non solo per la delicatezza dei rapporti tra Washington e Pechino, ma perché Cheng sta provando a costruirsi una legittimità internazionale parallela rispetto a quella del governo taiwanese in carica. La strategia è piuttosto chiara. Cheng vuole convincere gli ambienti Maga che la stabilità nello Stretto non passa necessariamente per il riarmo accelerato di Taiwan, ma attraverso il dialogo diretto con Pechino. Una narrazione pensata soprattutto per intercettare la componente meno interventista e più isolazionista del trumpismo. Non a caso, Cheng insiste sul fatto che la sua missione serve a evitare una crisi simultanea tra Stati Uniti e Cina e che una pace «istituzionalizzata» nello Stretto rappresenterebbe anche un vantaggio strategico per Washington. Pechino osserva con attenzione. Un eventuale incontro tra Trump e Cheng verrebbe inevitabilmente interpretato come un riconoscimento implicito della linea politica del KMT e, indirettamente, della strategia cinese sulla «riunificazione pacifica».

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Un eventuale, seppur complicato da prevedere, incontro tra Cheng e Trump avrebbe conseguenze rilevanti sulla politica taiwanese. L’opposizione potrebbe raccontarsi come l’unica forza in grado di dialogare sia con Pechino che con Washington, abbassando i rischi di un conflitto ed evitando che Taiwan diventi una “merce di scambio“. Soprattutto in una fase in cui il presidente Lai Ching-te, ritenuto un «secessionista» dal PCC, fatica a trovare spazio di manovra internazionale. Tanto che, la scorsa estate, la Casa Bianca gli avrebbe negato un transito negli Stati Uniti nell’ambito di un viaggio diplomatico in America Latina.

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Il presidente taiwanese Lai Ching-te (Ansa).

L’obiettivo è diventare la Signora della pace nello Stretto

Il DPP sostiene che Cheng stia erodendo la sovranità di Taipei, facendo il gioco di Pechino sul fronte della sicurezza. Dopo mesi di scontri e blocchi, il parlamento ha approvato un budget speciale per la difesa. Grazie alla maggioranza assoluta derivante dall’alleanza tra KMT e Partito Popolare (TPP), il partito di Cheng ha tagliato di oltre un terzo il bilancio proposto dal DPP. Lai ha a lungo insistito su un piano da 40 miliardi di dollari, utile ad acquistare nuove armi dagli Stati Uniti e rafforzare le capacità di guerra asimmetrica di Taipei. Alla fine, invece, il budget approvato è stato di 25 miliardi di dollari, pari a un taglio di circa il 38 per cento. Il tutto non incontra il gradimento di Washington, che ha più volte insistito sulla necessità di Taiwan di aumentare in modo esponenziale le sue spese di difesa, «prendendo esempio da Israele». Un potenziale ostacolo alla riuscita della missione americana di Cheng, che scommette sull’appeasement tra Xi e Trump per ritagliarsi il ruolo di signora della pace sullo Stretto di Taiwan, canale d’acqua cruciale tanto quanto (se non più) quello di Hormuz.