I briganti delle frazioni alte

di Vincenzo Benvenuto

Nell’iconografia romantica il brigante è colui che, a causa di un sopruso patito direttamente o per interposta persona (a lui cara), si dà alla macchia e si oppone al potere costituito. Anche a Giovi, nei primissimi anni del Novecento, ce n’è stato uno di brigante, tal Francesco Parisi, assurto agli onori della cronaca. È vissuto a Giovi, per l’appunto. I residenti delle frazioni alte, e lasciatevelo dire da uno che “ci è nato, cresciuto e pasciuto” qui, sono stanchi. Di cosa? Beh, ad esempio di portalettere che continuamente si perdono, loro e la posta che dovrebbero consegnare, tra vie dalla toponomastica cervellotica e ripetitiva; dei disservizi (ufficio comunale chiuso, postamat non pervenuto, parchi gioci inselvatichiti, strade dissestate non appena ci si allontana dai percorsi abitudinari, collegamenti dei bus con la città carenti, etc…); stanchi, in soldoni, i residenti delle frazioni alte, di essere a un tempo cittadini per le imposte e le tasse, e “cafoni” per la visione di uno sviluppo che, laddove concesso, continua a essere solo predatorio. Nei rioni collinari ci si viene per prendere un po’ d’aria pulita, per rifugiarsi “nell’ombra di quel folto di verzura”, per puntellare lo sguardo sui pennoni del 5G e lasciarlo spaziare verso le onde (elettromagnetiche) del progresso. Ci si viene, ancora, per amoreggiare col favor dell’abitacolo infrattato, per incamerare le rutilanti suggestioni dei fuochi di San Matteo visti dall’alto. Ma si viene anche per altro, beninteso: alle scadenze elettorali di ogni ordine e grado, si porta la propria faccia, strafottente e arrogante, per prendere l’ennesima caterva di voti. Prendi il bottino e scappa. Ovviamente fino alla successiva consultazione elettorale. Per poi ripresentarsi di nuovo, con la stessa faccia strafottente e arrogante a cui nemmeno qualche ruga in più è servita a ingentilirne il sembiante (anzi!). L’eterno gioco dell’oca. Ebbene, c’è un limite (“il varco è qui?”) oltre il quale a nulla valgono le persone sistemate nelle municipalizzate, i favori di piccolo e grande cabotaggio elargiti al notabile di turno, i diritti che vengono venduti come piaceri agli ultimi e ai penultimi della comunità. Quando si supera detto limite, è difficile tornare indietro. E gli abitanti delle frazioni alte ne sono perfettamente consapevoli. Sono pronti, quindi, a coalizzarsi per mettere in campo alternative che li vedano finalmente protagonisti del loro futuro (in tal senso, ad esempio, va letto la costituzione nel dicembre 2025 del Comitato Giovi Salute e Paesaggio). In altre parole, e per rimanere nell’incipit dell’articolo, sono pronti a darsi alla macchia per farsi briganti allo scopo di difendere un diritto di fondamentale importanza: il diritto alla rilevanza politica. Con un avvertimento: chiunque si troverà ad amministrare la nostra città, dovrà fare i conti con una parte di Salerno, quella delle colline, che non ha più spazio per incamerare sospiri ma solo per reclamare diritti. La verità è che ‘sti malnati delle frazioni alte (brutti ceffi davvero, non c’è che dire) non sanno che farsene della ordinaria amministrazione sufficiente, tutt’al più, per le problematiche comuni. Nossignore. Pretendono una cura speciale per disfunzioni, disservizi, malgoverno che traggono origine dalla notte dei tempi. Anche prima, quindi, di quando il brigante Parisi furoreggiava per le colline di Giovi.

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