Tutti pazzi per Claude, l’IA “etica” di Anthropic che sfida il Pentagono

Tutti pazzi per Claude, l’intelligenza artificiale «umana ed etica» inventata da Dario Amodei, fondatore e Ceo di Anthropic. In principio era ChatGPT, un modello considerato oggi troppo “generalista”, subito insidiato dalla cinese DeepSeek, più efficiente, con uno schema open source più profondo, più rivolto a esperti e, dicono gli specialisti, con un’architettura più leggera e con meno dispendio energetico. Meglio di Gemini, secondo alcuni, creata da Google. Elon Musk, aggressivo come sempre, ha più volte dichiarato che «ChatGPT non funziona più» e che solo la sua IA, Grok, è «un vero e proprio compagno creativo e intelligente, multimodale e potente». Mark Zuckerberg pare non riesca a competere: ha subito messo in campo Metaintellince Lab, una divisione di ricerca che sviluppa realtà aumentate e intelligenze artificiali, ma la sua Meta AI per ora non vince. È solo considerata più performante per l’accessibilità e l’integrazione con le piattaforme social.

Tutti pazzi per Claude, l’IA “etica” di Anthropic che sfida il Pentagono
Il logo di Claude.

Da OpenAi alla nascita di Anthropic

Ma chi è Dario Amodei e perché tutti parlano di lui? Nato a San Francisco nel 1983, figlio di immigrati italiani di origini toscane, ha studiato fisica a Stanford e ha conseguito un PhD alla Princeton University. Con sua sorella Daniela è il fondatore di Anthropic. Entrambi avevano ricoperto ruoli apicali in OpenAI, prima di inventare Claude. Ospite all’ultima edizione del Davos Forum, Amodei ha spiegato che i modelli di intelligenza artificiale sono passati dal livello di uno studente delle superiori o dell’università a quello di un dottore di ricerca. Ma si è dichiarato, in un certo senso, frustrato perché lo sviluppo delle IA sarebbe rallentato dai problemi che la gestione di un cambiamento sempre comporta, tipo la sicurezza, la software legacy, la politica.

Amodei teme che l’IA inneschi una crisi sociale

Nel mondo tecnologico sta accadendo quello che è successo per l’emergenza climatica: così come Donald Trump (e con lui molti altri politici, anche a casa nostra) non distingue tra meteo e clima – per cui alla prima gelata rinfaccia agli scienziati di lanciare falsi allarmi – allo stesso modo si è convinti che poiché l’economia cresce, i rischi per l’occupazione non esistano. Amodei intravede invece una crisi sociale pericolosa e l’IA sostituirà le attività solitamente affidate agli entry level. L’IA, ha spiegato in una intervista a Axios lo scorso maggio, potrebbe eliminare la metà dei lavori d’ufficio di primo livello nei prossimi cinque anni, portando la disoccupazione americana al 10-20 per cento. Consapevole di questo pericolo, che ha esplorato nel saggio The adolescence of Technology, Amodei si dice irritato dal fatto che da un lato non ci si preoccupi di trovare soluzioni, dall’altro che questa “inazione” inibisca gli investimenti che sarebbero necessari. C’è però chi vede in questo atteggiamento una sorta di gioco al rialzo. L’imprenditore illuminato che si preoccupa per le sorti del mondo riesce a differenziarsi come narrazione dai competitor. La preoccupazione etica di Amodei, insomma, non quella di Zuckerberg o di Musk: ecco perché nel mondo dei professionisti di fede democratica e tra le persone che cercano una IA “più umana” Claude sta crescendo esponenzialmente, diventando la scelta preferita. Parola pure di Gemini, sua concorrente. Le risposte di Claude, dice, «sono meno robotiche, non ripete schemi predefiniti e ha uno stile più fluido». Inoltre è più collaborativa, consente di creare “al volo” app e prototipi che facilitano il lavoro in team e offre una memoria a breve termine enorme. Si possono caricare interi libri e ottenere risposte senza che dimentichi pezzi per strada, come succede alle altre IA.

Tutti pazzi per Claude, l’IA “etica” di Anthropic che sfida il Pentagono
La rivista statunitense Time ha designato l’Intelligenza Artificiale come ‘Persona dell’Anno 2025’. Sulla trave a sinistra Mark Zuckerberg, Lisa Su, Elon Musk, Jensen Huang, Sam Altman, Demis Hassabis, Dario Amodei e Fei-Fei Li. (Ansa).

Il braccio di ferro con il Pentagono

Pochi giorni fa il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha minacciato Amodei: porrà fine ai contratti stretti dal Pentagono con Anthropic se la società non aprirà la sua IA all’uso militare eliminando le restrizioni. Secondo Hegseth, Anthropic deve condividere la propria tecnologia innovativa in nome della sicurezza nazionale. Ma Amodei non pare disposto ad accettare l’ultimatum e sarebbe capace di rinunciare al contratto da 200 milioni di dollari se non verranno prese in considerazione le preoccupazioni relative all’uso della sua tecnologia per le armi autonome e la sorveglianza di massa a danno dei cittadini americani. Insomma, un imprenditore con (pare) un alto senso etico suona un campanello di allarme, illuminando la voracità dei tycoon della Silicon Valley, disposti a qualunque cosa per il profitto: manipolano gli utenti delle chatbot, facendoli credere di chattare con un essere umano o, nel migliore dei casi, con un programma privo di secondi fini, in un mondo che sarà sempre più popolato da persone che non saranno più in grado di distinguere ciò che è vero. Dice Amodei nel suo saggio: «L’umanità sta per ricevere un potere quasi inimmaginabile e non è ancora del tutto chiaro se i nostri sistemi sociali, politici e tecnologici abbiano la maturità necessario per esercitarlo».