Nel Consiglio dei ministri previsto per la mattinata di mercoledì 11 febbraio potrebbe arrivare il nuovo disegno di legge sui migranti annunciato dall’esecutivo. Nel provvedimento dovrebbero confluire sostanzialmente due elementi: le norme necessarie a recepire in Italia il Patto europeo su asilo e immigrazione, che adottato dall’Ue nel 2024 entrerà in vigore a giugno, e alcune disposizioni che non hanno trovato posto nel decreto Sicurezza appena approvato.

Le norme per recepire il Patto Ue su asilo e immigrazione
A dicembre il governo aveva lavorato a un ddl con otto articoli, che delegava al governo l’adozione di decreti legislativi per recepire la direttiva sull’accoglienza e adeguare la normativa nazionale ai regolamenti Ue in materia di asilo, procedure, gestione dei flussi, rimpatri, controlli alle frontiere e situazioni di crisi. Il testo, ad esempio, prevedeva la riorganizzazione del sistema di accoglienza, con la definizione delle condizioni materiali garantite, dei casi di riduzione o revoca dei benefici e delle possibili limitazioni alla libertà di circolazione. Disciplinava poi il riconoscimento della protezione internazionale, ridefinendo status, cause di esclusione e revoca. Attuava inoltre il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, le procedure di rimpatrio e l’uso del sistema Eurodac. Resta da chiarire quali di queste norme confluiranno effettivamente nel ddl.

Le misure rimaste fuori dal recente decreto Sicurezza
er quanto riguarda le misure stralciate dal decreto Sicurezza, secondo quanto fatto intendere dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel ddl immigrazione potrebbe rientrare il “blocco navale”, ovvero la possibilità di interdire (per non più di 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi) l’attraversamento del limite delle acque territoriali, «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», ma anche di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». In tali casi i migranti potrebbero essere «condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi». Secondo il governo queste misure (che però presentano diversi profili critici e problematici dal punti di vista giuridico) dovrebbero – tra le altre cose – far finalmente decollare i centri in Albania. Nel ddl potrebbe poi rientrare anche una stretta sui ricongiungimenti familiari.
