Tigri in fiamme, mostri dagli occhi blu, dragoni. E tanto altro. Sui caschi dei corridori di skeleton di Cortina-Milano 2026 c’è spazio per ogni tipo di immagine. Ma non per i ritratti degli atleti ucraini caduti durante l’invasione russa. Lo ha denunciato su Instagram Vladyslav Heraskevych, uno dei portabandiera dell’Ucraina, che aveva in precedenza presentato sui social il suo casco, indossato in allenamento, con appunto sopra le immagini di alcuni atleti uccisi, pensato come un tributo agli sportivi morti a causa degli attacchi della Russia.
Heraskevych: «Decisione che mi spezza il cuore»
«Il Comitato Olimpico Internazionale ha vietato l’uso del mio casco nelle sessioni ufficiali di allenamento e nelle competizioni. Una decisione straziante che mi spezza il cuore», ha scritto Heraskevych, spiegando di avere la sensazione che il Cio «stia tradendo quegli atleti che hanno fatto parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell’arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede».
Quattro anni fa, a Pechino, Heraskevych aveva esposto uno striscione con la scritta “No alla guerra in Ucraina” in segno di protesta contro l’imminente invasione russa, che sarebbe poi iniziata due giorni dopo la conclusione dei Giochi olimpici invernali del 2022.
Zelensky: «Promemoria di cosa sia la Russia»
Sulla questione si è espresso anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Ringrazio il portabandiera della nostra nazionale alle Olimpiadi invernali, Vladyslav Heraskevych, per aver ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere sconveniente, inappropriata o definita una “manifestazione politica durante un evento sportivo”. È un promemoria per il mondo intero di cosa sia la Russia moderna», ha scritto su X il presidente dell’Ucraina. E poi: «E questo è ciò che ricorda a tutti il ruolo globale dello sport e la missione storica del movimento olimpico stesso: è tutto per la pace e per il bene della vita. L’Ucraina rimane fedele a questo. La Russia dimostra il contrario».
