«La politica non può essere esercitata soltanto attraverso storie di Instagram o comunicati stampa. Serve ascolto, confronto e presenza fisica costante». Non le manda certamente a dire il senatore di Forza Italia, Raffaele Silvestro, tra i sette dissidenti campani che di recente hanno chiesto, attraverso una lettera aperta, un cambio di passo nella gestione regionale del partito.
Senatore Silvestro, nella sua riflessione lei parla della necessità di ricostruire una vera classe dirigente e critica un modello politico troppo autoreferenziale. Che cosa è mancato, secondo lei, in questi anni a Forza Italia in Campania e perché oggi tanti dirigenti chiedono un cambio di passo?
«In questi anni è stato svolto un grande lavoro sui territori ma insistono criticità di gestione alquanto evidenti. Un grande partito come Forza Italia non può vivere soltanto di comunicazione, di rapporti personali o di dinamiche interne. Ha bisogno di una classe dirigente selezionata sul campo, tra amministratori, professionisti, giovani e militanti che ogni giorno rappresentano il partito nelle comunità locali.
Molti dirigenti oggi chiedono un cambio di passo perché avvertono l’esigenza di tornare a una politica più partecipata e più collegata ai bisogni reali dei cittadini. Lo ribadisco ancora una volta: non si tratta di mettere in discussione le persone, ma di aprire una riflessione sul metodo. I risultati elettorali ci impongono di farlo con serietà e senza pregiudizi».
Lei denuncia il rischio di una politica fatta più di propaganda e dinamiche comunicative che di presenza reale nei territori. Ritiene che Forza Italia abbia progressivamente perso il rapporto con amministratori, militanti e comunità locali?
«Non credo che il rapporto sia stato perso del tutto, ma certamente si è indebolito in molte realtà. Gli amministratori locali, i consiglieri comunali, i militanti rappresentano la spina dorsale del partito e quando non vengono coinvolti adeguatamente si crea inevitabilmente una distanza. La politica non può essere esercitata soltanto attraverso storie di Instagram o comunicati stampa. Serve ascolto, confronto e presenza fisica costante. Dobbiamo tornare a valorizzare chi ogni giorno affronta i problemi delle comunità e costruisce consenso con il lavoro e non con le appartenenze».
Dopo le ultime elezioni amministrative, molti esponenti del partito mettono apertamente in discussione la leadership regionale di Fulvio Martusciello. Crede che la gestione attuale abbia esaurito la propria funzione politica oppure pensa che esistano ancora le condizioni per una ricomposizione interna?
«Non mi interessa alimentare processi alle persone. Mi interessa discutere dei risultati e delle prospettive. Le ultime elezioni amministrative hanno evidenziato criticità che non possono essere archiviate con leggerezza e che meritano una riflessione approfondita. Forza Italia è sempre stata forte quando ha valorizzato amministratori, dirigenti e comunità locali, costruendo il consenso dal basso. Quando invece si perde il contatto con i territori e si pensa che le scelte possano essere determinate esclusivamente da dinamiche interne o da figure prive di un reale radicamento politico e amministrativo, il rischio è quello di allontanarsi dai cittadini. Per questo ritengo che il partito debba recuperare la propria vocazione originaria: ascoltare i territori, valorizzare il merito, premiare chi costruisce consenso ogni giorno e ricostruire una classe dirigente autenticamente rappresentativa delle comunità locali. Per questo motivo serve una riflessione vera, che coinvolga l’intero gruppo dirigente regionale e che metta al centro il futuro di Forza Italia e non le posizioni individuali».
Lei è stato recentemente bersaglio di una serie di articoli pubblicati da un quotidiano campano che si sono poi rivelati essere messaggi pubblicitari a pagamento. Ha compreso da dove nasce questa operazione e ritiene grave, sul piano democratico e della trasparenza dell’informazione, che contenuti politici possano essere presentati ai lettori in modo così ambiguo?
«Non conosco chi abbia promosso quell’operazione e sinceramente non è questo l’aspetto che mi interessa maggiormente. Mi preoccupa invece il principio. In una democrazia matura è fondamentale che i cittadini siano sempre messi nelle condizioni di distinguere chiaramente tra informazione e pubblicità. Quando contenuti di natura politica vengono presentati in modo ambiguo si rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra lettori e organi di informazione. Io continuerò a confrontarmi sul terreno delle idee, della politica e dei risultati, senza lasciarmi distrarre da campagne che considero poco edificanti, sicuramente sponsorizzate da soggetti che nulla hanno a che fare con il nostro territorio».
Sul piano elettorale, il risultato delle ultime amministrative consegna un centrodestra campano apparso spesso diviso e poco competitivo. Qual è, secondo lei, l’errore politico più grande che è stato commesso negli ultimi anni e come si può ricostruire una coalizione credibile in vista delle prossime sfide regionali?
«In troppe occasioni il rapporto con le altre forze della coalizione è stato gestito in modo non efficace e questo, nonostante gli sforzi compiuti da tanti dirigenti locali, ci ha portato ad arrivare divisi o indeboliti in diverse realtà amministrative. Quando prevalgono logiche di autosufficienza o si alimentano frizioni nei confronti degli alleati, il risultato è che si disperdono energie e consenso. Le recenti competizioni elettorali ci consegnano una lezione che dobbiamo saper cogliere con umiltà: nessuno vince da solo e nessuna forza politica può pensare di prescindere dal contributo degli altri».
Da presidente della Commissione bicamerale per le Questioni regionali, lei osserva quotidianamente le difficoltà del rapporto tra Stato centrale e territori. Quali sono oggi le priorità assolute per il Mezzogiorno e cosa rischia la Campania se continua a prevalere una politica più concentrata sugli equilibri interni che sui grandi temi dello sviluppo?
«Le priorità sono chiare: infrastrutture, lavoro, sanità, formazione, sicurezza e sostegno alle imprese. Il Mezzogiorno ha enormi potenzialità ma ha bisogno di una classe dirigente concentrata sulle soluzioni e non sulle dinamiche interne ai partiti. La Campania rischia di perdere occasioni decisive se il dibattito politico continuerà a essere assorbito da questioni di potere. I cittadini chiedono risposte concrete, non discussioni infinite sugli assetti. La buona politica deve tornare a occuparsi dei problemi reali delle persone».
In una fase internazionale ed economica così complessa, molti cittadini chiedono alla politica serietà, stabilità e competenza. Quale deve essere oggi il ruolo di un partito moderato come Forza Italia dentro il centrodestra di governo e quale spazio politico ritiene ci sia ancora per l’area liberale e popolare?
«Credo che oggi ci sia più che mai bisogno di una forza moderata e centrista come la nostra. Forza Italia deve continuare a rappresentare il punto di equilibrio della coalizione, la forza politica capace di dialogare con il mondo delle imprese, delle professioni, del lavoro e del volontariato. Esiste uno spazio politico importante per chi propone serietà, competenza e pragmatismo. È il patrimonio lasciato da Silvio Berlusconi e che abbiamo il dovere di valorizzare e aggiornare alle sfide del presente. Non possiamo rischiare di distruggere tutto quello che di buono è stato fatto per difendere gli interessi personali dei pochi».
Come immagina la Forza Italia dei prossimi mesi? Quale dovrà essere, secondo lei, il profilo del partito dopo questa fase delicata: un partito più radicato nei territori, più aperto al confronto interno e capace di costruire una nuova classe dirigente?
«Immagino una Forza Italia più forte perché più aperta. Un partito che torni a investire nei territori, che valorizzi il merito, che favorisca il confronto interno senza timori e che sappia coinvolgere nuove energie. Abbiamo bisogno di una nuova stagione politica fondata sulla partecipazione, sul radicamento e sulla competenza. Non servono divisioni, servono idee. Non servono appartenenze cieche, servono risultati. Se sapremo intraprendere questa strada, Forza Italia potrà tornare a essere protagonista in Campania e nel Mezzogiorno».
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