di Irene Sarno
È già stato scritto e lo si ribadisce: l’Italia e il Cilento hanno innumerevoli tradizioni che vanno dal credo religioso alla tavola, dalla semina alla cura della persona e tanto altro. Altro uso ben radicato è la divisione, il frazionamento di idee, gruppi, movimenti.
Quanto accade ad Agropoli è un emblematico esempio di ciò e, alla vicenda ben nota dell’ospedale, si aggiungono nuovi capitoli. L’ultimo riguarda la lodevolissima iniziativa del comitato civico “Obiettivo Ospedale”, che ha lanciato una raccolta firme risultata partecipatissima nel giro di poche ore. Sulla petizione, tra l’altro, c’è anche un piccolo giallo di cui si parlerà a breve. Il fatto in sé è simile a quello che ha contraddistinto il corteo del 19 aprile ed anche, a dirla tutta, quello dell’8 agosto 2025. Il comitato di cui sopra sta capillarmente raccogliendo le firme di agropolesi, cilentani e di altri cittadini. Qualcosa di assolutamente legittimo, ma c’è sempre un però.
Alcuni attivisti del comitato, dai quali il direttivo dello stesso non ha mai preso le distanze, continuano ad alimentare il clima di odio e di tensione nei confronti dell’altra realtà riconducibile alla medesima lotta. Se c’è qualcuno che se lo stesse chiedendo, la risposta è sì: ad Agropoli esistono due comitati che lottano per la riapertura del nosocomio e del pronto soccorso ed esponenti di uno sono soliti attaccare gli omologhi dell’altro.
Oltre agli audio circolati in un gruppo WhatsApp riconducibile al comitato “Obiettivo Ospedale”, nei quali si attaccava una donna con frasi sessiste e si minacciava la stampa e per i quali si cerca redenzione con goffi messaggi rivolti all’universo femminile e ai giornalisti, è sui social che gli stessi attivisti si scatenano. In uno stentato italiano, di certo il male minore, c’è chi accusa a chiare lettere “gli organizzatori del corteo” di essere fautori di una campagna di boicottaggio nei confronti della petizione. “Noi chiediamo l’ospedale – la sintesi – non i voti”. Ciò fa capire che, nella tornata elettorale del prossimo anno che vedrà Agropoli alle urne per il rinnovo del consiglio comunale, nessun attivista del comitato “Obiettivo Ospedale” sarà candidato né impegnato a sostegno di qualcuno.
Apprezzabilissima presa di posizione. Tornando alla raccolta firme, emergono diversi dubbi. Innanzitutto, sono due i moduli sui quali si appongono le sottoscrizioni. Il primo non recava alcuna indicazione sugli estremi del documento di identità del firmatario, un errore grossolano che è stato poi corretto con una seconda tipologia di modulo nel quale campeggia lo spazio dedicato. Da qui, l’anatra zoppa del titolo. Sorge quindi il dubbio sulla validità delle prime firme raccolte. A questo interrogativo, però, se ne aggiunge un altro molto più importante: chi è il responsabile della riservatezza dei dati? Diversi attivisti hanno con orgoglio pubblicato la foto dei moduli firmati, con in bella vista i dati sensibili dei cittadini e la relativa firma.
Da sottolineare come questa iniziativa sia l’ennesima della lunga storia della lotta per l’ospedale. Legittima, giusto ripeterlo, ma anche ripetitiva. L’unica differenza con le altre del passato sono gli altrettanto legittimi interrogativi.
L'articolo Agropoli, il caso delle firme: tanti i dubbi proviene da Le Cronache.
