Di Olga Chieffi
Torna primavera e ri-torna il Premio Salerno Jazz il 29 aprile al teatro Verdi di Salerno. L’evento che avrà una sua significativa coda il giorno successivo, il 30 aprile con un concerto della Salerno Jazz Orchestra sulla Spiaggia dei poveri, come definiva Alfonso Gatto l’arenile di Santa Teresa, con super Ospite Raphael Gualazzi, è stato presentato ieri mattina a Palazzo di Città. E’un contrabbasso che travolge la nostra città vomitando acqua, il simbolo di Lorenzo Giuliano e il premio, una ceramica di Antonio D’Acunto, che verrà consegnato agli otto musicisti premiati, un po’ come i soldati americani nel giorno del D-Day fuoriuscirono a valanga dai mezzi anfibi sulla nostra linea costiera. In quel settembre del 1943 gli americani sbarcarono a Salerno e, con essi, sull’Italia soffiò il vento del jazz, divenuto un vero e proprio inno della libertà nel mondo, colonna sonora della fine della guerra e di un’epoca, e simbolo dell’inizio di un’altra era, quella della libertà. Per essere più esatti, il sogno, l’illusione della libertà. Questo sogno, questa illusione permise alla muscolatura Italia di ricostruire le proprie macerie, il proprio “Domani”. I musicisti salernitani, che a queste cose si interessavano, si buttarono sui “V” discs e, quindi, sulle prime incisioni regolari disponibili, per fare una scorpacciata di jazz. Inghiottirono in un sol colpo anni di musica e cercarono di capire. Forse, trovandosela dinanzi tutta insieme, poterono comprendere meglio degli americani, che cosa fosse questa musica e che cosa, di tutto quanto era stato registrato negli anni della “swing craze”, valesse la pena di essere ricordato e conservato. Quel “vento” è giunto fino a noi, insieme agli ardimenti tecnici, in primis delle ance e degli ottoni e su tutti il sassofono che, insieme al jazz, è lo strumento che meglio ha interpetrato il “cambiamento” del secolo breve, del quale il Conservatorio Martucci vanta la fondazione della prima cattedra nazionale. Introdotto dal Commissario Prefettizio, Vincenzo Panico, il quale nel suo personale ricordo di questa musica e nell’augurio per l’evento, ha fatto rivivere l’amico che lo aveva avvicinato e convinto a partecipare ad Umbria Jazz, Stefano Giuliano ha svelato gli otto nomi del panorama internazionale che otterranno il prestigioso riconoscimento, ovvero Joe Barbieri, Raphael Gualazzi, Francesca Tandoi, Giovanni Falzone, Daniele Scannapieco, Leila Duclos, Giuseppe Milici e Sulene Fleming nel corso della serata diretta da Stefano Giuliano. Il Premio Salerno Jazz è promosso dall’Associazione DeArt di Anna Maria Fortuna, la quale è vicina all’evento sin dalla prima edizione, con il contributo della Regione Campania, del Comune di Salerno e il partenariato della Confcommercio Salerno. Il leitmotive di questa due giorni sarà la contaminazione. Nulla è più contaminato del jazz, musica fatta dai rappresentanti di tutte le minoranze che fecero nascere questo genere, unitamente all’America, bianchi, neri, ebrei, creoli, italiani, sud-americani, lanciarono uno dei primi inni di pace, musica che come i suoi esecutori, non era stata accettata nella sua terra natale, bandita e disprezzata in mille modi, che ha dovuto, per buona parte della sua storia, cercare di sopravvivere, spiegare e difendere la propria esistenza, e che solo dopo decenni potette lanciare il suo Urklang di libertà, da un tempio della musica seria la Carnagie Hall il 16 gennaio del 1938, lo stesso messaggio di pace che vorremmo fosse lanciato dal palcoscenico del Teatro Verdi. Il tratto distintivo che unisce i premiati è la capacità di attraversare e fondere linguaggi diversi: dal jazz al soul, dalla canzone d’autore italiana alla musica cinematografica, fino alle influenze internazionali e contemporanee. Una visione che si traduce in un continuo sconfinamento tra generi, dove la tradizione diventa materia viva e il jazz si conferma linguaggio capace di accogliere e trasformare. A condurre la serata saranno Simona Bencini e Concita De Luca. Figura tra le più riconoscibili del panorama musicale italiano, storica voce dei Dirotta su Cuba, Simona Bencini porta sul palco un’identità artistica costruita nel tempo tra acid jazz, soul e canzone d’autore, capace di coniugare eleganza interpretativa e forza comunicativa. La sua presenza non è soltanto quella di una conduttrice, ma di un’artista che attraversa il racconto musicale dall’interno, restituendo profondità e ritmo alla narrazione della serata. Definirei quasi classico il programma della serata che verrà aperto dall’armonicista Giuseppe Milici il quale omaggerà il suo Maestro Toots Thielemans con uno dei suoi brani più amati, Blusette, un tre quarti, caratterizzato da rapide modulazioni e la discesa armonica continua, che creano un movimento armonico fluido e accattivante, secondo in pedana, il tenor sax di scuola salernitana, è Daniele Scannapieco che ringrazierà del premio con l’esecuzione di Leaving, di Richie Beirach dall’ atmosfera ritmicamente intensa e momenti di riflessione sul proprio background musicale. Sarà poi il turno di Joe Barbieri, finissimo arrangiatore, con un “respiro”, amplissimo ed iridescente donerà al pubblico salernitano “Con una rosa” di Vinicio Capossela, seguito da Leila Duclos, dedita alla musica gipsy europea e in particolar modo al “jazz manouche”, genere musicale che trae la sua origine dalla fusione tra l’antica tradizione musicale zingara del ceppo dei Manouches ed il jazz americano, dalla quale ascolteremo “1940”, un brano di Clay Boland. Omaggio a Duke Ellington da parte del trombettista Giovanni Falzone a Duke Ellington, con Sepia Blues, attraverso l’uso di frammenti tematici, giri armonici e altri spunti presi da “Sepia Panorama”, titolo evocativo, in cui ricordiamo protagonista proprio il contrabbasso di Jimmy Blanton. Dall’ Inghilterra giunge la vocalist Sulene Fleming, voce principale della band The Brand New Heavies, la quale si presenterà al pubblico salernitano, con una canzone del 1984 scritta e resa popolare da Jocelyn Brown, “Somebody Else’s Guy”, mentre il pianista e cantante Raphael Gualazzi si cimenterà con “More” uno dei massimi successi di Riz Ortolani, portato in vetta alle classifiche dal trombonista Kai Winding e di conserva da Frank Sinatra, il quale, è noto guardasse al suono del trombone di Tommy Dorsey, col suo passaggio di semitono, di prammatica. Finale riservato alla giovane pianista Francesca Tandoi con il suo “Lethargy”, un brano del suo ultimo progetto Bop Web, in cui si produrrà al Rhodes. Momento particolarmente significativo della serata sarà l’omaggio a Gino Paoli e Ornella Vanoni, pensato come tributo al cantautorato italiano e alla centralità della parola. Il brano “Senza fine” sarà proposto in una doppia chiave interpretativa: da un lato la lettura in purezza, affidata alla sola voce di Concita De Luca, che ne restituirà la forza poetica; dall’altro l’interpretazione musicale di Simona Bencini, accompagnata dalla chitarra di Carlo Fimiani, musicista che ha collaborato più volte con Gino Paoli. Un affondo sulle parole che diventa racconto, memoria e riscrittura emotiva.
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