Dopo l’incontro a livello di ambasciatori tenutosi a Washington, Donald Trump ha annunciato su Truth che Israele e il Libano terranno colloqui oggi, giovedì 16 aprile, a distanza di 34 anni dall’ultima volta. Sebbene il tycoon non abbia esplicitamente nominato i partecipanti alla conversazione prevista, tutto lascia pensare che si riferisse al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al presidente libanese Joseph Aoun. Nessuno dei due, però, ha ufficialmente confermato l’imminente colloquio.
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) April 16, 2026
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Gila Gamliel, membro del Gabinetto di Sicurezza e ministra della Scienza e della Tecnologia, ha dichiarato alla radio dell’IDF che Netanyahu e Aoun avranno un colloquio diretto nel corso della giornata. Tuttavia, sia Agence France-Presse che Reuters citano una fonte ufficiale libanese che, commentando l’annuncio di Trump, ha affermato di non essere a conoscenza di alcuna conversazione imminente tra i due leader.

Gli ultimi colloqui diretti risalgono all’inizio degli Anni 90
Un colloquio diretto tra Netanyahu e Aoun sarebbe in effetti una circostanza peculiare, anche se fosse solo una telefonata. Vero, il 14 aprile a Washington si sono incontrati l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e l’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Mouawad: le parti, dopo decenni di silenzio diplomatico, hanno concordato di avviare negoziati diretti, i primi dal 1993. Ma l’incontro è stato mediato dal segretario di Stato Usa Marco Rubio.

Beirut chiede un cessate il fuoco prima di avviare negoziati
L’ultimo precedente di colloqui diretti risale alla Conferenza di Madrid del 1991, che aprì a negoziati bilaterali proseguiti per due anni, i quaali non sfociarono però in un accordo di pace. Da allora, i contatti sono avvenuti solo in forma indiretta, anche a causa della legislazione libanese che vieta rapporti con lo Stato ebraico. E poi c’è il fattore-Hezbollah, che ha un enorme peso politico (e non solo) nel Paese dei cedri. La notizia di possibili colloqui diretti arriva in un momento in cui l’IDF ha intensificato le operazioni contro il gruppo islamista nel Libano meridionale. Beirut esige un cessate il fuoco come precondizione per qualsiasi colloquio pubblico e diretto a un livello così elevato, mentre Tel Aviv, in questa fase, rimane riluttante a impegnarsi per una tregua, adducendo la necessità di proseguire gli attacchi contro Hezbollah.
