Questa sera, alle ore 21, presso il Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, sarà in scena lo spettacolo di Ctrl + Alt + Canc, scritto e diretto da Alessandro Paschitto, con Raimonda Maraviglia, Francesco Roccasecca e lo stesso autore. La performance, che apre la decima edizione di Mutaverso Teatro, progetto di Vincenzo Albano, prenderà forma nelle menti degli spettatori, chiamati a partecipare attivamente alla costruzione della scena, dando vita ogni volta a un’esperienza diversa e irripetibile
Di Olga Chieffi
La decima edizione di Mutaverso Teatro, progetto ideato e diretto da Vincenzo Albano, a cura di Ablativo, riprende il suo percorso con i sette appuntamenti in programma da marzo a maggio, diversi per linguaggi, poetiche e visioni. Venerdì 13 marzo, alle ore 21, presso il Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, sarà in scena “Afànisi”, di Ctrl + Alt + Canc, scritto e diretto da Alessandro Paschitto, con Raimonda Maraviglia, Francesco Roccasecca e Alessandro Paschitto. Lo spettacolo in programma è un dispositivo scenico che mette in discussione il rapporto tradizionale tra palco e platea. Attraverso una serie di domande rivolte direttamente agli spettatori, i performer guideranno il pubblico in un processo di immaginazione e associazione mentale che diventa parte integrante dell’esperienza teatrale. Lo spettacolo prenderà forma nelle menti degli spettatori, chiamati a partecipare attivamente alla costruzione della scena, dando vita ogni volta a un’esperienza diversa e irripetibile. «Non c’è soggetto senza, in qualche modo, afanisi del soggetto. (…) Il soggetto appare qui come senso e altrove come fading, ovvero sparizione» (Jacques Lacan, ll Seminario XI – I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi). Si può fare uno spettacolo in cui non c’è niente da vedere? Si può chiedere a te che leggi – sì esatto proprio tu, tu che ora te ne stai qui con queste parole davanti: cosa vuoi vedere? Qual è la prima cosa che ti viene in mente? Ecco, quella. Questo spettacolo parla di quella, e di molte altre che ancora non hai pensato. Afànisi, deriva dal greco, dove aphánǐsis significa propriamente “sparizione”, “nascondimento” o “soppressione”, ovvero la “risonanza” di ciò che non si vede, rovesciando il rapporto tra spettacolo e spettatore, una performance che rovescia i rapporti tra realtà e sguardo che la osserva. Lo spettatore non è più fruitore passivo ma creatore attivo dell’opera che ha di fronte. Gli viene proprio chiesto: ma tu cosa vuoi vedere? E poi lo si invita a rispondere privatamente, tra sé e sé, ma in modo fulmineo, non meditato. Libera associazione, la più classica delle regole della psicoanalisi: pensare la prima cosa che passa per la testa, quale che sia. Ciascuno spettatore risponderà dentro di sé a una sequenza di domande, con cui andrà materialmente a disegnare – con l’aiuto dei performer – il proprio spettacolo nello spazio vuoto. Le sue scelte improvvise, apparentemente immotivate, si riveleranno presto personali, lo riguarderanno in modo inatteso. Ciascuno vedrà uno spettacolo diverso da chi gli siede accanto. Ecco il rovesciamento: teatro non è più la cosa che si guarda, ma ciò da cui si è guardati. Per quel gioco delle associazioni che gli attori intendono attivare, la mente va a quel 1952 segnato dal ciclone 4’33” di John Cage, con il suo “tacet” nato per convincerci attraverso quella nuova musica, che ciò che veramente importa è conservare intatto, anzi, accrescere di continuo, nell’arte, il nucleo vivo e insopprimibile di quel messaggio civile, operando sopra la mente degli uomini attraverso i suoni e le immagini, le parole e i gesti, così da ricondurli, oltre ogni sospensione e rottura, empirica e provvisoria, alla volontà e alla capacità di modificare le proprie convinzioni e convenzioni, le idee e le percezioni, reinstaurando la fedeltà a quella visione del mondo che l’anarchia propone, e ristrutturando il consenso a quell’utopia, reinducendone la tangibile praticabilità. “Mutaverso Teatro è nato con l’idea di costruire una relazione viva tra il pubblico della nostra città e i fermenti della scena contemporanea, sottolinea il direttore artistico. In questi anni abbiamo cercato di tenere vivo questo nostro spazio di ricerca, e alimentare la curiosità e la partecipazione degli spettatori. Con questa decima edizione guardiamo avanti, con l’augurio di continuare a condividere questo percorso ancora a lungo. Afànisi inaugura questo nuovo ciclo e ne conferma la vocazione”. Al termine dello spettacolo, si resterà a teatro per un momento informale di confronto con la compagnia, una conviviale con un incontro moderato da Michele Di Donato.
L'articolo “Afànisi”, sulle tracce di 4’33’’ di John Cage proviene da Le Cronache.
