di Erika Noschese «
Nessun intento di umiliare la magistratura, tantomeno di sottoporla al potere esecutivo. La legge costituzionale è molto chiara: la magistratura resta e resterà, sia nella funzione requirente sia in quella giudicante, assolutamente indipendente e autonoma. Ogni polemica in questo senso è inutile e sterile». Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo a Salerno per partecipare a un’iniziativa a sostegno del sì al referendum promossa dalla Camera Penale di Salerno. Il ministro è stato accolto dal commissario prefettizio del Comune di Salerno Vincenzo Panico, dal questore Giancarlo Conticchio, dal prefetto Francesco Esposito e dal presidente facente funzioni Giovanni Guzzo. «Si tratta di attuare il progetto portato avanti quarant’anni fa dal professor Giuliano Vassalli, grande giurista socialista ed eroe della Resistenza, che introdusse il processo accusatorio modellato su quello anglosassone, dove la separazione delle carriere è ordinaria e naturale – ha aggiunto Nordio –. È una riforma che si sarebbe dovuta fare quarant’anni fa, ma che allora non fu possibile realizzare a causa dell’instabilità dei governi e del Parlamento. Oggi, invece, stiamo portando avanti una riforma costituzionale che, come sapete, richiede almeno due anni di iter». Il Guardasigilli ha sottolineato come la riforma possa incidere anche sui tempi della giustizia: «Inciderà eccome, perché responsabilizzerà maggiormente i magistrati attraverso un’Alta Corte disciplinare composta in grandissima parte da magistrati stessi. Inoltre renderà più efficiente il Consiglio Superiore della Magistratura: separando le carriere sarà più semplice procedere alla nomina dei capi degli uffici giudiziari, oggi spesso rallentata da difficoltà interne al Consiglio». Nordio ha poi ricordato gli altri interventi in corso: «Abbiamo stabilizzato gran parte dei componenti dell’Ufficio del processo e contiamo di colmare entro la fine dell’anno l’organico dei magistrati: per la prima volta dall’inizio della Repubblica avremo tutti i 10.500 posti coperti. Abbiamo inoltre stabilizzato i giudici onorari, che rappresentano una colonna portante degli uffici giudiziari e che finora non avevano adeguate garanzie previdenziali e di stabilità». Il ministro ha infine anticipato i prossimi passi: «Dopo il referendum lavoreremo anche alla revisione del codice penale, ancora formalmente firmato da Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III e tuttora in vigore. Le priorità riguardano la struttura del reato e delle cause di giustificazione. Interverremo anche sul codice di procedura penale per riportarlo alle sue origini, quelle volute da Vassalli, in parte modificate negli ultimi quarant’anni». A ribadire le ragioni del sì è stato il presidente della Camera Penale di Salerno, l’avvocato Michele Sarno: «Il ministro sta conducendo un’opera non di persuasione, ma di verità. In questa campagna referendaria abbiamo assistito a molte affermazioni non corrispondenti al testo della legge. Invito i cittadini a leggere il provvedimento: molte critiche del fronte del no sono smentite dal dato normativo. Questa non è una riforma di matrice politica, ma culturale, nell’interesse della collettività». Sarno ha concluso sottolineando che con la vittoria del sì «cambierà immediatamente il sistema di parità tra accusa e difesa: avremo un pubblico ministero sullo stesso piano del difensore, con un giudice realmente terzo ed equidistante, in grado di decidere con piena autonomia e serenità».
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