Il rapporto con i vice non sembra essere tra i punti forti di Matteo Salvini in questo inizio 2026. Il divorzio da Roberto Vannacci, il 3 febbraio, deve aver stressato troppo i nervi del segretario leghista, oggi poco propenso a «farsi concavo e convesso» (cit. Silvio Berlusconi) davanti alle intemperanze dell’altra neo-numero due, Silvia Sardone.

Malumori a denti stretti per la legge elettorale
Nella Lega raccontano che il capo sia letteralmente esploso la scorsa settimana dopo un intervento dell’europarlamentare milanese nel corso di una riunione tra dirigenti. L’incontro era a porte chiuse e, convocato dopo l’accordo di maggioranza sulla legge elettorale, è servito a spiegare ai dirigenti il senso del compromesso raggiunto sul nuovo sistema di voto. Nessuno tra i colonnelli che hanno partecipato alla riunione ha avuto realmente il coraggio di esprimere malumore rispetto a una legge che rischia di penalizzare fortemente la Lega (che risulterebbe dimezzata nei consensi in alcune simulazioni pubblicate dai quotidiani). D’altronde, il via libera al nuovo sistema proporzionale – molti fingono di dimenticarlo – fa parte del patto stretto da Salvini con Giorgia Meloni in cambio della candidatura di Alberto Stefani alla presidenza della Regione Veneto. Quindi, denti stretti, nessuno ha fiatato, tutti hanno ascoltato Roberto Calderoli spiegare che il compromesso raggiunto rappresenta il «male minore».

«Siamo riusciti a scongiurare le preferenze e la modifica dei collegi, che Meloni voleva, e che avrebbe ulteriormente danneggiato la Lega», avrebbe rivendicato l’autore del Porcellum, che ha condotto la trattativa insieme al senatore Andrea Paganella.

La vice Sardone contro Calderoli zittita da Salvini
Insomma, tutti in religioso silenzio. Finché non è intervenuta Sardone. La quale si è spinta a contraddire Calderoli facendo un intervento tutto a favore delle preferenze. Salvini non l’ha fatta finire. «Qui stiamo dando di matto, se volete le preferenze, io mi tiro indietro, gestiscano tutte le candidature i segretari provinciali, ci pensino loro, se hanno le risorse», è esploso, tra l’incredulità degli altri dirigenti. Sardone era livida. Per fortuna che Matteo può contare su altri due vice. Alberto Stefani che fa in Veneto tutto quello che Bellerio impone (come candidare il bergamasco Alberto Di Rubba a Rovigo). E, soprattutto, Claudio Durigon, che trasforma in oro tutto quello che tocca. Almeno così appare nella narrazione salviniana.

